Famiglia e famiglie

famiglia1Oggi si può notare una crisi della famiglia come istituto, anche a livello di codice civile, e come sempre meno funzioni l’equivalenza matrimonio-famiglia, coppia-famiglia, genitori-famiglia. Se si parla di ‘famiglia’ oggi, nel nostro contesto, bisogna parlarne al plurale. Di qui la scelta di parlare di ‘famiglie’: la storia, la vita, il mondo è plurale e, oggi più che mai, ne facciamo l’esperienza in ogni ambito.

Famiglie non tradizionali, lontane dal modello unico fondato sul matrimonio, hanno offerto nuove prospettive a situazioni di convivenze oggi trascurate o negate dalle gerarchie. La prof.ssa Teresa Ciccolini il 17 marzo 2012 ha aperto i lavori del convegno “Famiglia e famiglie” promosso dal “Coordinamento 9 marzo” con una relazione introduttiva (ancora oggi di estrema attualità) di cui riportiamo un sunto a cura di Paolo Burgio.

Nel caso della famiglia ogni giorno ci confrontiamo con realtà che si definiscono o che potrebbero definirsi familiari, anche se lontane dal modello proposto dalla Chiesa (basta scorrere le statistiche). O meglio: questo modello è insufficiente a comprendere l’ampiezza della realtà attuale.
Vogliamo invece mettere a tema e discutere l’opportunità di modelli unici o prevalenti e la loro validità attuale, senza voler trascurare l’importanza dell’aspetto giuridico come fonte di diritti e dell’aspetto religioso come fonte di valori.


Che cosa “fa” famiglia?

Il campo di  questo incontro dunque,  parte dalla domanda che lo delimita:  che cosa sostanzialmente ‘fa’ famiglia? al di là di ogni realizzazione storica e culturale e al di là di ogni aggettivo (cristiana, monogamica, patriarcale, allargata……).   Non è questione di forma o di struttura, ma di sostanza, di qualità.
Proponiamo una riflessione che si colloca sul punto di partenza:  la famiglia e’ relazione, o meglio, l’insieme di relazioni che si vanno formando e si costituiscono all’interno delle convivenze, tant’è vero che quando la relazione manca o è fittizia e si incrina, allora vanno in crisi non solo i rapporti, ma la famiglia stessa, anche se regolarmente costituita.  Ed  è una constatazione ormai consueta.

Siamo del parere – e lo diciamo a voce alta – che le persone implicate, che vivono vere relazioni, non solo hanno diritto  ad un ascolto, e non formale; ma ne hanno diritto perché  se  ne riconosce la presenza e si riconosce il fatto che possono dire  qualcosa, perché hanno qualcosa da dire che interessa tutti, anzi, si potrebbe addirittura aggiungere, hanno qualcosa da insegnare.
Perciò vanno considerate come una risorsa, una ricchezza, anzi un arricchimento, e non come  qualcuno o qualcosa  da ricondurre all’ovile o da recuperare o da sanare, ponendosi così, inevitabilmente, anzi arbitrariamente in una posizione di giudizio.
Non vanno esclusivamente viste o giudicate come qualcosa di ferito: infatti, tutte le situazioni della vita, non solo quelle giudicate irregolari,  possono causare delle ‘ferite’, che ricadono in modo vario sulle persone.

Siamo “esseri relazionali”
Ecco perché ci soffermiamo sulla relazione:  infatti la radice di ogni rapporto umano sta nelle relazioni interpersonali,  ed è proprio il loro svelarsi che permette di vedere l’autenticità, non solo delle persone, ma anche delle famiglie.
E la relazione mette in gioco tutta la persona, in quanto il suo DNA è quello di “essere relazionale”.
Ma che cosa caratterizza la relazione che fa famiglia?   Ovviamente il punto di partenza è la coppia, che sceglie di entrare in un rapporto particolare basato sull’amore, sullo scambio di attenzione e accompagnamento, sul reciproco riferirsi ad un progetto comune,  ad una prospettiva di vita; e che considera la ‘relazione’ un cammino, un percorso, una specie di ‘lavori in corso’ da incrementare continuamente.   Non un dato da considerarsi scontato, ma appunto,un percorso dinamico che si caratterizza per alcuni aspetti.

Le relazioni svelano le famiglie
Una consapevole reciprocità, basata sul riconoscimento, sulla stima, sul rispetto della dignità dell’altro/a, sull’attrazione e sul desiderio (contro ogni minaccia di prevaricazione dell’uno/a sull’altro/a.
Il riconoscimento e la responsabilità della libertà di ciascuno/a (contro il prevalere arbitrario di una parte sull’altra e la conseguente repressione di uno dei due).
L’intimità, l’affettività, la sessualità, la corporeità da vivere e approfondire nella scoperta di sé e dell’altro/a  (contro la strumentalizzazione e la violenza del sesso e del piacere)
La progettualità, come un presente e un futuro da costruire insieme (contro la provvisorietà e l’istantaneità).
La capacità di riconoscere e affrontare conflitti e cambiamenti, fasi diverse di crescita (contro il misconoscimento del diritto/dovere di ciascuno a realizzarsi secondo le proprie capacità e opportunità).
L’apertura alla generatività e all’ospitalità della vita (contro il ripiegamento su di sé, la chiusura egoistica e l’invasivo individualismo).

Dove c’è una relazione vera, c’è una famiglia
Come si vede, si sta parlando di una relazione intensa, dinamica, dialogica e dialettica, spinta e mossa dall’amore, cioè da quel volere il bene dell’altro/a e pretendere che l’altro/a lo voglia per te, da quel donarsi totale, gratuito, senza calcolo e strumentalizzazioni, da quel ‘sempre’ che si costruisce giorno per giorno nella fedeltà di un desiderarsi che si rinnova.
Secondo il  nostro modo di vedere, amore è una relazione calda, fatta di emozioni, di sentimenti, di attrazione, di conoscenza, di corpo e di mente, di comprensione e di compassione, di condivisione e di autocoscienza, di intelligenza e di cuore, di libertà e di appartenenza, di risorse e di limiti, di apertura e di intimità.
Là dove si formano relazioni di questo tipo, non è forse possibile riscontrare una realtà di famiglia?

Famiglia è aprire il cuore all’ospitalità e all’incontro
Dalla centralità della relazione di coppia deriva l’altro aspetto della famiglia, cioè l’insieme e l’incrocio di relazioni dispari che si creano all’interno e all’esterno in un confronto, comunicazione e scambio di esperienze, che fanno casa, fanno mensa.
Sotto questo profilo potrebbero rientrare anche i singles, per circostanze o sorte, nella misura in cui aprono cuore e casa all’ospitalità e all’incontro.
Nella locandina di presentazione del convegno è scritto, e ci ritroviamo pienamente in questo:  “La storia e le relazioni ci interpellano al plurale: lo sguardo, l’ascolto e l’attenzione strappano dalla confusione, dal silenzio, dagli assolutismi.”

Milano, Chiesa di sant’Angelo, 16 marzo 2012
Convegno organizzato dal Coordinamento 9 Marzo,