Il governo dell'economia e la riforma dello Stato sociale
Quale modello di sviluppo ? Guardando al secolo appena trascorso, si vede che il modello capitalistico neo paesi occidentali ha funzionato per un breve periodo ( dal termine della II guerra mondiale fino agli anni settanta ) non solo assicurando l’aumento costante dei beni “privati”, ma anche , in misura minore eppure sostanziale, la riduzione delle disuguaglianze e l’espansione dei beni e dei servizi sociali, quando vi è stata l’azione compensatrice e riequilibratrice, rispetto al mercato, di due grandi forze democratiche: quella dei sindacati e quello dello Stato nazionale.
Eppure c’è qualcosa che non va nelle politiche liberiste, che iniziano a non convincere più come un tempo.
Per battere la concorrenza la strada più veloce pare sia quella di abbassare i costi. Si prende il machete, si tagliano i costi e alla fine della drastica operazione ci ritroviamo però prodotti e servizi insoddisfacenti, che mettono in pericolo la sicurezza, la salute e l’ambiente. La vita diventa una corsa sempre più dura e e per giunta la strada sotto i piedi è asfaltata male e quasi quasi non si respira più.
Nei Paesi dell’America Latina e, soprattutto, nell’Africa a sud del Sahara l’incidenza della povertà è aumentata, nonostante le opportunità che dovrebbe offrire la globalizzazione liberista.
A livello del mondo globalizzato, la possibilità del riequilibrio dovrebbe essere assunta da una autorità politica globalizzata: insomma da una qualche forma di governo mondiale.
la situazione attuale è insostenibile e deve essere sostituita da un nuovo equilibrio che tenga anche conto delle esigenze dei paesi più poveri, togliendo ad esempio le barriere commerciali protezionistiche.
Nella prospettiva di un welfare di cittadinanza attiva, a ciascuno va dato secondo necessità, tenendo conto che ad influenzare il percorso di inclusione sociale è sempre più l’intreccio tra la dimensione del lavoro, che rimane centrale nell’esistenza, con altre variabili non meno importanti, quali, ad esempio, la tipologia stessa del lavoro – che non è sempre stabile come in passato - le dotazioni personali, il capitale sociale, la rete relazionale, il contesto familiare, l’età, la condizione di genere, il livello di istruzione e formazione professionale, ecc.
