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La convivenza delle differenze

   

Nel concetto di identità ritroviamo un ché di rassicurante, in questo termine, che presuppone l’esistenza di una paura. Il timore è sempre lo stesso, oggi solo più accentuato dalle circostanze: il timore dell’altro.
La mentalità identitaria, per prendere in considerazione l’altro e percepirlo come integrato, ne pretende sempre la conversione al proprio modello di individuo, alla propria visione dei rapporti sociali ed economici. Come in ogni conversione che si rispetti, al convertendo è promessa la salvezza, o qualcosa di analogo, una sorta di guarigione dalla propria diversità e dalle conseguenze che essa comporta. A questa richiesta, una mentalità non identitaria può rispondere con la proposta di effettuare una contaminazione.
Una mentalità non identitaria e letteralmente comunitaria, nel cui fondamento c’è quindi la consapevolezza etimologica della virtuosa inevitabilità dello scambio, ammette che il contagio è la condizione obbligata per il risanamento.

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