La formazione al sapere critico
Una civiltà sana, cioè capace di rigenerarsi, di creare benessere e futuro e quindi di infondere fiducia e speranza negli individui e nelle comunità che la compongono, è una civiltà che, pur tra limiti e imperfezioni, sa mantenere un sostanziale equilibrio razionale tra le insopprimibili spinte impresse dalle energie spirituali, morali e culturali e le ataviche, quanto incancellabili, pulsioni istintuali di autoconservazione, aggressività e distruttività. Insomma, una civiltà non malata dovrebbe essere in grado di coltivare e mantenere, attraverso la mediazione della ragione, l'equilibrio dinamico tra mente e corpo, tra spirito e materia.
Una civiltà che separi o addirittura subordini irrazionalmente una delle due radici costitutive dell'essere umano all'altra, è una civiltà squilibrata e malata che genera al suo interno insicurezza, sfiducia, esasperazione e decadenza fino al rischio estremo della perdita dell'identità dovuta al progressivo esaurimento del senso. Se non sbagliamo nell'analisi, è quello che sta accadendo oggi alla civiltà occidentale.
