La politica democratica e le istituzioni internazionali
Oggi la democrazia è caratterizzata da un forte malessere: la sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei rappresentanti, insensibili alle aspirazioni e ai problemi reali della popolazione, soprattutto in ambito economico e sociale.
Il disagio è stato veicolato da movimenti di protesta assai eterogenei che a livello globale e locale, utilizzando gli efficaci strumenti offerti da Internet, cercano con creatività di dare vita ad un vero e proprio risveglio delle coscienze di cittadini che, esasperati da strumenti della democrazia ritenuti ormai logori, avevano perso la speranza di riuscire ad esercitare qualche forma di pressione sul potere politico.
La vera difficoltà è dunque quella di creare efficaci strumenti istituzionali e procedurali che permettano di incanalare e fare emergere i pareri e le idee non convenzionali, suscettibili di turbare l’ordine interno dei partiti, delle istituzioni e dei centri di potere in generale.
L’allargamento della base partecipativa dei cittadini alla vita della politica costituisce un elemento essenziale della democrazia critica, la quale si apre alla costruzione di un percorso dove siano ammesse soste ed errori, in cui sia possibile cambiare direzione, in cui ciascuno trovi il modo di inserirsi al momento giusto.
La cosiddetta «comunità internazionale» che noi speriamo assuma sempre più come sua norma d’azione i diritti umani in senso globale (tutti i diritti di tutta l’umanità), è insomma e resterà una creatura complessa, in cui occorre trovare le sinergie migliori tra tutti gli attori: gli organismi sociali e politici, le istituzioni periferiche, le Ong, gli Stati istituzioni politiche statuali (che in gran parte del mondo sono troppo deboli, non troppo forti) e quindi anche le istituzioni internazionali. Nella convinzione che in ultima analisi se la pace non si farà strada nelle società, tra le persone e tra i popoli, attraverso forme molecolari di contenimento dell’aggressività umana, non sarà possibile imporla dall’alto nemmeno ad opera della più potente organizzazione internazionale.
L’influsso reciproco tra le scelte, le condizioni, i modelli di vita di popoli anche lontani, è crescente. Una crisi economica in un paese influenza sviluppo ed occupazione di paesi lontani. Le conflittualità locali interessano sempre più il mondo (almeno laddove non ci siano congiure del silenzio del sistema mediatico) e rischiano ad ogni pié sospinto di internazionalizzarsi. E in questa situazione, siamo a un bivio radicale.
