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Adieu Anneliese

di Paolo Ghezzi

   Cara socia, caro socio,

ieri ho ricevuto una lettera dalla Germania con la triste notizia della morte della nostra amica, della Rosa Bianca e del Margine, Anneliese Knoop-Graf, sorella di Willi Graf della Weisse Rose.

   Conoscevo Anneliese dal 1993, dai tempi del primo libro sulla Rosa Bianca. Era una coetanea di Sophie Scholl, una ragazza del ’21: in una vita piena e intensa, dedicata alla famiglia (ha tre figlie e due nipoti) alla scuola (codirigeva un Internat, un collegio con suo marito) e alla politica (č stata impegnata con i liberali della Fdp), Anneliese ha “portato avanti”, come le aveva chiesto suo fratello nell’ultima lettera, il messaggio di resistenza e di libertą della Weisse Rose. Pur non essendo stata coinvolta, nel 1942-43, nell’attivitą del gruppo (suo fratello riteneva che non fosse una “cosa da donne”), fu arrestata con Willi e incarcerata per qualche mese, e per mezzo secolo poi - fino alla morte - č stata instancabile nel girare la Germania e l’Europa a fare memoria, a trasmettere memoria.
Ha firmato la postfazione del nostro libro su Willi Graf, di Paola Rosą, e nel febbraio dell’anno scorso ha fatto la sua ultima testimonianza in Italia, a Novara e poi a Rovereto: arrancando sulle gambe, rovinate anche dal diabete, ma sempre lucidissima di testa, di giudizi e di ricordi.
Il libro su suo fratello non aveva potuto leggerlo, non conoscendo l’italiano, ma aveva energicamente protestato per la foto, di lei oggi, che avevamo pubblicato: si era trovata brutta, e avevamo capito che la ragazza graziosa delle foto degli anni Quaranta, la “sorella piccola” del grande Willi, non era solo una tenace resistente, ma una donna ancora fiera della sua femminilitą, oltre che della sua storia e del suo carattere straordinariamente forte.

Il 26 settembre parteciperņ, anche a nome della Rosa Bianca e del Margine, alla commemorazione che la sua cittą di Būhl le dedicherą.
Fate girare la notizia, per favore, tra chi sapete che apprezza la storia della Rosa Bianca, che Anneliese ci ha tramandato cosģ bene: senza retorica, senza mitologia, come una storia di “normale” coraggio civile.

Non aveva - mi confessņ - il dono di una fede forte come quella del fratello, che andrņ incontro al boia nella certezza della resurrezione: mi disse che non sapeva che cosa pensare, che non era affatto sicura di ritrovare Willi al di lą della soglia oscura. Mi consola pensare invece che l’abbia gią riabbracciato, e che si siano stretti la mano, come quella notte del 18 febbraio 1943, a Monaco, seduti vicini nella macchina nera della Gestapo.

Paolo Ghezzi

(Nella foto l'incontro del 5 febbraio 2008 di presentazione del libro su Willi Graf con il presidente del consiglio comunale di Milano Manfredi Palmeri e alla presenza di Paola Rosą e Giovanni Colombo)

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