E' morto Paolo Giuntella
di Fabio Caneri
Oggi è scomparso dopo una lunga malattia Paolo Giuntella.
Giornalista Rai, ha collaborato con diverse testate, tra cui Il Popolo, Avvenire e diversi settimanali e mensili. Ha diretto il mensile Appunti di cultura e politica.
Scrittore, è stato impegnato nel mondo dell'associazionismo cattolico e dello scoutismo.
Già Presidente della Lega Democratica, nel 1979 ha fondato l'associazione Rosa Bianca.
L'associazione si stringe attorno alla moglie Laura e ai figli Osea, Tommaso, Irene.
Riportiamo di seguito alcuni brani della Prefazione di Giovanni Bachelet al libro “Strada verso la libertà - Il cristianesimo raccontato ai giovani” di Paolo Giuntella (Edizioni Paoline 2004)
“Io voglio sapere / se Cristo è veramente risorto…” La Pasqua del 1972. Una veglia di Clan, poesie e canzoni, l’uomo fra disperazione e speranza, Turoldo e Pavese, Eluard, Merton, Quasimodo, Paolo VI, Martin Luther King. In quel Clan (e poi nel circolo Francesco Luigi Ferrari) Paolo Giuntella ci costringeva, incurante di chi esclamava ad alta voce “che palle!”, a leggere la Gaudium et Spes e Professione e Rivoluzione di Sergio Paronetto, a passare notti intere su Tocqueville o sugli anticonformisti cattolici degli anni ’30, a non disdegnare Fromm, a conoscere meglio dei nostri interlocutori comunisti o radicali le sfide del marxismo, di Freud, di Marcuse allora imperanti. A essere pronti a rendere ragione della speranza che è in noi. Ma anche a saper riconoscere e godere la Grazia di Dio nella convivialità, nell’amicizia, nelle risate, nei fuochi di campo, nell’amore che sboccia; nella musica, nell’arte, nella letteratura; perfino nella scienza e nell’economia. E a riconoscerla soprattutto nella libertà, quel quarto pilastro aggiunto da Giovani XXIII a sostegno della pace nella Pacem in Terris, che in un solo colpo spazzava via la secolare diffidenza della Chiesa Cattolica al riguardo ed escludeva con chiarezza ogni futura interpretazione totalitaria degli altri tre pilastri: verità, giustizia e amore.
Certo dai genitori riceviamo una gran parte di ciò che resta vivo anche nella vita adulta. Ma c’è un’età di passaggio nella quale consigli per la lettura e lezioni di vita e di fede risultano irricevibili anche dal piú santo dei genitori; un’età di passaggio nella quale, in quegli anni settanta, molti miei coetanei si sono smarriti, realizzando piú tardi, magari, il triste detto del paese di Silone: anarchici a vent’anni, conservatori a trenta. E’ anche grazie a Paolo Giuntella (e a Pio Cerocchi, Antonio Toffoli, Fortunato Zoppè, Mario Tedeschini...) se in quell’età di passaggio, per me e diversi amici di allora, il tizzone ardente non si è spento; se a cinquant’anni speriamo ancora di fare la rivoluzione e amiamo l’avventura – l’avventura cristiana, s’intende; se amiamo ancora la strada e la piazza, la Bibbia e la Chiesa, e non siamo chiusi in casa a fare zapping col telecomando; se sentiamo (nel nostro piccolo, come le formiche) non solo indignazione ma, malgré tout, anche rispetto e passione per la politica con la p maiuscola e per la tradizione con la t maiuscola, e per questo non ci limitiamo a servizi di bassa manovalanza (che pure svolgiamo con gioia nelle nostre parrocchie e altrove), né ad opere assistenziali o sociali, né a manifestazioni per la pace: continuiamo ad amare e studiare il Concilio e la Costituzione, e ad impegnarci pubblicamente, se necessario con qualche sacrificio, affinché siano conosciuti ed attuati, non messi in naftalina, o, peggio, demoliti.
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