L'acqua e la custodia del creato
di Emilio Molinari
Intervento del Presidente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’acqua nel corso del seminario promosso ad Assisi dalla Caritas
Riusciamo ad immaginarci un mondo nel quale tutta l’acqua sarà, come il petrolio, nelle mani di 6 o 7 multinazionali le quali la venderanno, la sposteranno, la convoglieranno, la imbottiglieranno, la distribuiranno o la faranno sparire a loro piacimento, tutto secondo i criteri di massificazione dei loro profitti e delle esigenze di uno spietato “Dio” mercato da loro stesse orientato?
Riusciamo ad immaginarci l’azione di corruzione, di minaccia, di condizionamento che faranno su governi, partiti, eserciti, polizie, magistrature di vari paesi ? Riusciamo ad immaginarci i conflitti che ne deriveranno, gli egoismi che si scateneranno da parte dei più forti o di chi sta a monte e vorrà imprigionare la “sua” acqua per venderla ecc…?
Riusciamo ad immaginarci l’acqua nelle mani del capitale criminale locale ed internazionale?
Riusciamo ad assumere veramente, e nel senso più profondo e totalizzante, cosa vuol dire ACQUA per la vita di tutti gli esseri viventi di questo nostro pianeta?
Riusciamo ad immaginare che se il petrolio ha prodotto tante guerre, tanti delitti e ha orientato la storia dell’umanità, e la orienta tutt’ora, cosa può determinare il dominio privato sull’acqua, la quale come il petrolio è indispensabile ed esauribile, ma ha come l’aria, qualcosa in più che la rende unica: è insostituibile
Ci riusciamo?
Vuol dire che siamo più bravi dei politici ed amministratori di gran parte del mondo.
Se poi la cosa ci angoscia sarà bene cominciare a preoccuparci, perché tutto questo è già in atto e pesantemente in tutto il mondo, compreso il nostro paese.
A questo punto permettetemi di non perdere l’occasione per di ribadire a tutti che viviamo il tempo dell’esaurirsi di questo straordinario bene comune che è l’acqua.
Un bene, che negli ultimi 40 anni di vita di questo pianeta è stato dimezzato, dai 17000 m/cubi all’anno per persona disponibili nel 1960, ai 7000 m/cubi del 2000, pompando dagli invasi più di quanto i cicli climatici potevano ricostruire, ed inquinando dissennatamente. Che nel 2025 vedrà un’ulteriore riduzione del 30%, tale da lasciare per il 48% inevasa la domanda di acqua.
Così l’acqua diventa un qualcosa da riscoprire nel suo valore più profondo sacrale, culturale ecc…
L’acqua presente in tutte le religioni come la sorgente della vita, che per gli indù viene dall’alto, scende dal cielo come pioggia, scende dai monti coi torrenti e diventa fiume e risale al cielo in un ciclo della vita e della morte, che per gli indios è la Pacha Mama a cui loro, gli uomini tutti, appartengono, l’acqua della purificazione dei mussulmani, che per il Corano non si può vendere, si può solo donare.
L’acqua del battesimo cristiano che cancella il peccato di non riconoscere l’altro come parte di noi stessi e noi come parte dell’umanità tutta, “amatevi come io vi amo, tutto il resto è vanità”.
L’altro, il creato che abbiamo avuto in “custodia comunitaria” o in “comunione”.
La domanda “sono forse io il custode di mio fratello?” ritorna in tutta la sua attualità.
Perché l’acqua, il principale indicatore ambientale, ci segnala che abbiamo varcato “il limite”, che siamo dentro ad una grande crisi che è crisi di civiltà, ci dice che una minoranza del pianeta vive in maniera insostenibile rispetto le disponibilità del pianeta stesso e sta “privando” gli “altri” della possibilità di vivere.
Che lo stile di vita occidentale sta “privando” il sud del mondo della vita e il modello “privatistico” ( le privatizzazioni) della proprietà e della gestione dei beni comuni, “priva” l’umanità dall’accesso e dalla partecipazione alla gestione dei beni fondamentali per la propria esistenza.
E tutto ciò segna il nostro tempo come il tempo dell’esauribilità di un bene e il tempo della sua mercificazione, e perciò il tempo della conquista e della guerra per conquistarla, per segnare una nuova geografia dell’esclusione.
Oggi questa dimensione è palese per il petrolio, ma non è più solo per le fonti energetiche, ma è dell’acqua, della biodiversità, del materiale genetico.
Il privato, colui che “priva” di qualcosa la comunità, oggi entra in conflitto con l’idea stessa di comunità e di “comunione”,
In questo momento in tutto il mondo la privatizzazione dei servizi idrici è diventata politica, oggetto di leggi, di direttive, di negoziati negli organismi internazionali del commercio.
Tutto il territorio italico, in tutti i suoi comuni, province e regioni, è investito da questa politica da almeno 10 anni.
E lo si è fatto tranquillamente, senza traumi e riflessioni, all’oscuro dell’opinione pubblica, si è deliberato di trasformare la natura pubblica del servizio idrico locale in società per azioni la cui natura è privata. Questo come primo passo, per poi quotarlo in borsa ed andare a gara con le multinazionali del settore idrico come Vivendi, Lyonnes, Thams Water ecc.., multinazionali che, come le “Sette Sorelle” petrolifere, ormai mondialmente scorazzano sul mercato finanziario e globalmente fanno affari, scandali e crisi di ogni genere.
I nostri politici e amministratori sembrano ignorare tutto ciò e stanno decidendo nel più completo silenzio.
L’informazione non esiste, l’unico giornale a parlarne diffusamente annunciando il businnes dell’acqua, è il Sole 24 ore.
La politica e l’informazione si dilungano e si scontrano ferocemente sugli argomenti più futili e si consumano fiumi di parole, di inchiostro e di immagini, ma sull’acqua che “mondialmente diventa una merce”, niente,…assolutamente niente, non c’è un servizio televisivo, nessun”Porta a Porta”, fino ad un anno fa non c’è stato nemmeno uno straccio di discussione, né dentro ne fuori il parlamento, ne nel sindacato, ne tra gli intellettuali.
E su queste cose, centro destra e centro sinistra sono andati via tranquilli…. assieme.
E se li interpellavate vi avrebbero detto che non bisogna essere ideologici, che il mercato non è un babau, che la gestione pubblica dei servizi è cosa vecchia, che solo il privato può garantire l’efficienza e la competenza, che solo il privato, stimolato dalla possibilità di fare dei profitti, potrà portare l’acqua a quel miliardo e quattrocento milioni di poveri cristi del sud del mondo.
Oppure, se sono amministratori di sinistra, vi avrebbero detto che loro aderiscono ai principi del Manifesto dell’Acqua, e che se trasformano in SPA il servizio idrico della loro città e lo mettono a gara d’appalto o lo quotano in borsa, come in Emilia con la società Hera, o vanno a fare affari con l’acqua di Lima, di Erevan, di Tirana come l’ACEA di Roma,… lo fanno da sinistra e quindi…è tutto diverso, non è privatizzazione, non è mercato!
E poi …tutti non avrebbero mancato di dirvi che le reti italiane disperdono acqua, che ci sono troppi enti, che l’amministrazione pubblica in Italia ha fallito ed è incapace di gestire la cosa pubblica…tutte cose che detta da dei politici e da degli amministratori che hanno loro, in prima persona, per anni gestito la cosa pubblica… fa accapponare la pelle.
Dico tutto questo fuori da ogni polemica politica, ma con profonda tristezza e la convinzione che tutti noi accumuliamo un abissale ritardo, che la politica italiana nel suo insieme ha gestito tangentopoli abdicando al proprio ruolo, distruggendo la propria funzione e alimentando nelle nuove generazioni la devastante sbornia degli anni ‘90 del “privato è bello”, che il capitano d’industria, il banchiere ecc…sono gli unici che non rubano, che sanno far funzionare lo stato, le città e la cosa pubblica, che hanno perciò il diritto di governare…..
Da questa sbornia è duro fuoriuscire.
Ma l’acqua ci impone questo cambiamento e ciò sta avvenendo, il nuovo governo dell’Unione ha dichiarato la propria volontà di tradurre in legge la nozione di gestione pubblica dell’acqua.
In Europa l’Olanda, il Belgio hanno già deciso in tal senso, in America Latina, la Bolivia nomina un ministro dell’acqua che viene dai movimenti, in Uruguay viene cambiata con un referendum la Costituzione, introducendo il concetto che l’acqua è un bene comune no mercificabile.
Ovunque un movimento di consapevolezza si va costituendo e conquista parte della politica la rifonda attorno al paradigma dei beni comuni.
Perché se parliamo di acqua, cambia tutto, perché parliamo di un bene i cui parametri non sono equiparabili a nessun’altra “cosa”. Parliamo di un diritto assoluto e i termini: bisogno, risorsa, merce, consumatori, azienda idrica, bene economico, servizio di carattere industriale, che si sprecano oggigiorno nel linguaggio amministrativo, sono errati.
L’uomo non può essere considerato un consumatore o un compratore di acqua . L’uomo è solo ed esclusivamente il detentore di un diritto, al quale le istituzioni devono rispondere obbligatoriamente e penalmente.
Se parliamo di acqua parliamo di un bene che si sta riducendo sotto l’impatto di consumi e di modelli produttivi agricoli ed industriali assolutamente INSOSTENIBILI.
Un bene il cui accesso è già segnato dall’iniquità della globalizzazione: un americano consuma 1000 litri al giorno, un africano mediamente 40 litri, mentre anche per l’acqua occorre segnalare che i paesi ricchi, il 20 % della popolazione mondiale, consuma l’80% delle disponibilità idriche della terra.
Un bene che è già rapinato e mercificato.
Chi vive nella bidonville di Soweto, se non vuole vedere i sui bambini morire di diarrea, come 2 milioni di persone muoiono ogni anno in questo nostro mondo, deve comprare il “boccione” di Bonacqua della Coca Cola, che incide per il 20-30 % sul suo reddito disperato, mentre dall’altro lato, della stessa strada, dietro ad un muro elettrificato, con scritto “risposta armata”,….l’acqua scorre, innaffia odiosi prati all’inglese, campi di golf e di cricket, piscine e giochi d’acqua per bambinoni bianchi di 40-50 anni.
100 metri di tubo di gomma, la larghezza di una strada, e un muro, separano la vita dalla morte.
Separano chi può pagare un servizio a Suez e chi non può farlo.
E intanto a Città del Messico il Forum Mondiale dell’Acqua, promosso ogni tre anni dal Consiglio Mondiale dell’Acqua un organismo privato , nelle mani delle multinazionali Suez e Vivendi, legittimato da tutti i governi del mondo, dichiara che l’acqua non è un diritto umano, incredibile ma vero, che il problema non è se è un diritto, ma basta pagarla.
Pensate, 144 governi di tutto il mondo dicono che l’acqua no è un diritto umano, c’è qualcosa di blasfemo in questo, ed è l’emblema di un tragico fallimento della politica.
Se poi pensate che gli stessi governi, impongono ai paesi poveri che se vogliono l’accesso all’acqua potabile, la politica deve essere quella della “Condizionalità”, cioè ti porto l’acqua se la privatizzi, se ti metti nelle mani delle multinazionali e se pratichi una politica di prezzi adeguata al mercato.
E intanto crescono l’odio, la separazione, i conflitti….
Non c’è più regole per vivere assieme se no la legge della sopraffazione del più forte.
L’acqua e i beni comuni ci chiedono invece di riscrivere un nuovo Contratto per Vivere Assieme su questo paese nel tempo dell’esauribilità delle risorse..
L’acqua ci chiede d’essere gestita, da una cultura politica e giuridica universale specifica: quella del Bene Comune e del Diritto Umano.
L’acqua ci chiede di essere governata da leggi ed istituzioni internazionali democratiche, collettive, solidali, con al centro l’interesse comune, avendo come orizzonte un Nuovo Stato Sociale Universale, concepito sui Beni Comuni fondamentali, irrinunciabili, quelli non contrattabili, come l’acqua, il cibo, l’energia, la conoscenza, la sanità la scuola. Una cultura tutta ancora da conquistare nella coscienza della gente, per diventare movimento, politica, cittadinanza attiva, istituzione e conquista democratica.
E’ questo che non vogliono capire i nostri politici, ed è ancor più grave, proprio perché sono dei politici e degli amministratori pubblici.
Il sud del mondo non è un’altra cosa a cui si esprime solidarietà, c’è un nesso tra ciò che stiamo decidendo in Italia e nel nostro comune, con la privatizzazione dei servizi idrici, e la decisione del WTO di mettere nell’agenda i GATs, ovvero la liberalizzazione del mercato di tali servizi e l’Europa che la iscrive tra i servizi contemplati dalla Bolkestein.
C’è un nesso tra la privatizzazione in casa nostra e la richiesta che l’Europa fa a 109 paesi in via di sviluppo di liberare il mercato dell’acqua al business delle proprie multinazionali.
Ciò che non capiscono i nostri politici è che non stiamo parlando di scelte locali e di privatizzazioni locali, ma che stiamo bensì parlando di un vero e proprio passaggio epocale, stiamo parlando della Mercificazione Universale di un Bene Comune…l’ACQUA, e che questo cambia tutto.
Stiamo parlando di oligarchie mondiali che perseguono con determinazione questo obbiettivo.
Stiamo parlando perciò delle scelte del capitalismo moderno, che ha vinto universalmente.
Stiamo parlando perciò dei grandi interessi strategici planetari, quelli che Colin Powel nel summit di Johannesburg del 2002 pose a cardine della politica americana e chiese all’occidente di uniformarsi e cioè:
1° lo stile di vita americano non si tocca.
2° i negoziati di Doha, cioè del WTO non si ridiscutono. Cioè non si ridiscute di privatizzazione dei servizi pubblici e di OGM.
3° la lotta per i diritti umani principale per cui investire risorse è la lotta al terrorismo. ( leggi anche alla reazione degli esclusi )..
Come leggere altrimenti ciò che sta succedendo tra Israele e il mondo arabo.
Questo eterno conflitto che sembra infiammare il mondo RIGUARDA anche i destini energetici del pianeta ma riguarda anche l’acqua in un area che ne scarseggia, che ha un deficit annuo del 15%, che è al di sotto di quel 1000 metri cubi anno per persona che l’ONU indica come limite del conflitto.
Israele ha fatto di un deserto un giardino, semplicemente prendendo l’acqua ai palestinesi e cacciandoli dalle terre e dai pozzi. Come leggere altrimenti la lunga guerra se non anche dall’angolatura della conquista delle fonti d’acqua per sé attraverso l’esproprio agli “altri”: il Golan, il Libano del sud….?
Anche per l’acqua del Tigri e dell’Eufrate, da imprigionare con le dighe nel Kurdistan turco e da convogliare con delle pipe-line e portarle in Israele e fonte di conflitto
Cosi USA, Turchia ed Israele, controllano l’acqua e il petrolio del Medio Oriente, controllano i destini politici e lo sviluppo umano di un’area e di una cultura.
Come ignorare che le attenzioni militari degli USA per la Colombia, e il conseguente Plan, altro non sono che l’interesse per l’Amazzonia, dove c’è il 25% di tutta l’acqua dolce di superficie del pianeta ed il 70% della biodiversità genetica?
Stiamo infine parlando del fatto che il capitalismo dell’era delle privatizzazioni planetarie trae proprio dall’indispensabilità umana di alcuni “servizi”, o beni come l’acqua e la sanità, i maggiori profitti permanenti.
Ecco cosa è la mercificazione dell’acqua, che si sta realizzando gradualmente sotto i nostri occhi,
gradualmente, con molte mistificazioni per non avere reazioni, con leggi volutamente involute difficili da comprendere, procedendo lungo tre direttrici:
- la privatizzazione dei servizi idrici locali in tutti i paesi del mondo e la formazione di holding multinazionali in grado di andare all’assalto del mercato.
- La privatizzazione del bere, che deve avvenire solo attraverso l’acqua in bottiglia, con la pubblicità e leggi che la favoriscano. ( Nestlè, Danone, Coca Cola, Pepsi Cola, controllano l’intero mercato del bere in bottiglia ).
- La privatizzazione degli invasi delle dighe, delle grandi opere di collegamento delle acque dei fiumi e dei laghi, ad opera degli stati forti e delle grandi imprese costruttrici e gestrici degli impianti, delle centrali idroelettriche, e delle multinazionali agrochimiche e biotech.
Credo questa grande partita che si sta giocando, è quella che ci permette di leggere ed interpretare la realtà, la politica, gli avvenimenti e le guerre, del nostro tempo, quella sulla quale si dovrebbe costituire la nuova politica e la nuova cultura di pace, di comunità, di partecipazione di condivisione e di “custodia del creato”.
L’unica che ci potrà permetter di stare ancora assieme su questo pianeta, la domanda perciò:”sono forse io il custode di mio fratello?” diventa di una drammatica attualità e ha una sola risposta : SI’ siamo tutti custodi!
E altrettanto attuale è chiedere senza ideologia alcuna a chi ci rappresenta : con chi stai, fratello ?
Diventa impegno di noi cittadini.
Emilio Molinari.
Presidente del Comitato italiano per un Contratto Mondiale sull’acqua.
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