Lettera aperta al fratello Richard Williamson,
di Grazia Villa
la revoca della scomunica del 1988 ai vescovi allora illecitamente consacrati da mons. Lefebvre, tra i quali vi eri anche tu, non può non rallegrarci se questo significa – e non può significare altro – una vostra piena, sincera, pura e semplice accettazione (senza furbizie, nicodemismi tattici o “restrizioni mentali”) del Concilio Vaticano II.
Così auspichiamo che questa linea di misericordia si estenda anche verso chi non ha rifiutato il Concilio ma ne ha voluto affrettare, forse con qualche unilateralismo, l’applicazione e si possa giungere, pertanto, a sospendere ogni scomunica. Il Concilio, infatti, non ha emesso scomuniche, come invece allora chiedevano i prelati tradizionalisti. La strada della misericordia e dell’unità dei cristiani è la strada del Vangelo e perciò del Concilio. E tutti noi cattolici, oggi, non possiamo vivere la nostra fede se non nella via che lo Spirito ha indicato con il Concilio.
Tu ricorderai certamente che il papa Giovanni Paolo II, nel grande Giubileo del 2000, ha confessato le nostre colpe nei rapporti con Israele e ha chiesto perdono al Signore e ai nostri fratelli maggiori della Prima Alleanza. Ha pregato “perché, nel ricordo delle sofferenze patite dal popolo di Israele nella storia, i cristiani sappiano riconoscere i peccati commessi da non pochi di loro contro il popolo dell’alleanza e delle benedizioni, e così purificare il loro cuore”. Noi ci chiediamo se abbiamo purificato il nostro cuore. È arroganza se lo chiediamo, con semplicità, ma nella verità, anche a te? Dopo aver confessato il peccato, Giovanni Paolo II ha chiesto perdono: “Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perché il tuo Nome fosse portato alle genti: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso della storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli, e chiedendoti perdono vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’alleanza”. Noi ci sentiamo fortemente impegnati: le tue parole ci fanno seriamente temere che tu non vorrai stare a fianco a noi in questo impegno. Ci sbagliamo?
Qui c’è la radice “cristologica” della ferita che le tue parole ci hanno provocato. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (che tu chiedi al Papa di insegnare a noi come vescovo) c’è scritto che “la Chiesa non esita ad imputare ai cristiani la responsabilità più grave nel supplizio di Gesù, responsabilità che troppo spesso essi hanno fatto ricadere unicamente sugli Ebrei” (n. 598). Quale argomento catechistico utilizzerai per darci questo insegnamento che riguarda la Croce di Cristo?
Le tue dichiarazioni negazioniste della Shoa, in realtà, non sono dissimili da quelle che pronunziano esponenti neonazisti e neopagani. Non sono solo deprecabili opinioni politiche, sono la dichiarazione pubblica di un’infedeltà grave alla sequela di Cristo: sono il rifiuto dello scandalo della Croce, poiché la Shoa è stata – come affermò Giovanni Paolo II ad Auschwitz il 7 giugno 1979 – il Golgota del secolo XX. Negare la Shoa significa dire che non dobbiamo rinunciare a Satana e a tutte le sue seduzioni: intacca il nostro stesso statuto battesimale. In questo senso, non la durezza di cuore o la protervia del Figlio maggiore della parabola condizionano il nostro atteggiamento verso di te: ma la misericordia verso le vittime della violenza satanica nazista e la necessità di scegliere tra Dio e Satana.
Non vogliamo giudicarti: non ci permettiamo di giudicare nessuno e non vogliamo invadere la coscienza di nessuno. E neppure vogliamo coltivare nel nostro cuore sentimenti di ostilità o addirittura di odio. Preghiamo anzi perché lo Spirito Santo illumini tutti coloro che negano la Shoa: li amiamo e desideriamo la loro salvezza. Perciò preghiamo anche per te.
Non giudichiamo l’uomo, ma – permetticelo - giudichiamo invece le pubbliche dichiarazioni di chi si dice ‘vescovo cristiano’. Sappiamo che hai indirettamente ritrattato, dicendoti “rammaricato”. Ma, anche ammettendo che tale “rammarico” equivalga ad una ritrattazione, ci chiediamo come si possano dire cose così gravi e poi, dopo pochi giorni, sconfessarle? Forse ritieni che si tratti di argomenti di poco conto? O pensi che si tratti solo di chiedere scusa al papa per avergli causato un dolore personale e una grave angustia pastorale? Oppure ritieni – come da alcuni è stato affermato – che si tratti di opinioni politiche che non toccano l’ambito religioso? Oppure hai pensato di compiere un puro atto di obbedienza formale alle richieste dei Superiori, ritenendo che le affermazioni fatte non siano una questione di coscienza e di fede?
Ma invece proprio di questo si tratta! E se così è, proprio la repentinità della tua ritrattazione – lo capirai bene – apre più problemi di quanti non ne risolva.
Il problema infatti è ora per noi: puoi tu essere un prete e anzi addirittura un vescovo della Chiesa cattolica, nostro pastore, nostra guida spirituale?
Puoi aver negato la Shoa e celebrare la Messa “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”? Questo è il quesito cruciale che turba le nostre coscienze.
Crediamo che, se ti sta tanto a cuore l’essere in comunione con noi, tu ci debba queste risposte, in sincerità davanti al Signore e senza alcun rispetto umano.
Con l’augurio di pace e di bene,
Fulvio de Giorgi
Grazia Villa
Se vuoi inserire commenti entra oppure, se sei un nuovo utente, registrati
