Sophie Scholl - 'Sento una pulsazione segreta'
di Silvio Mengotto
Un ritratto di Sophie Scholl e dei giovani della Rosa Bianca.
Non taceremo
I falsi maestri sono i seduttori che promettono di sgravarci dai nostri problemi , possono anche identificarsi in un partito, un’ideologia. Una promessa che chiede la contropartita della delega assoluta e la de-responsabilizzazione cieca. In Hitler convergono due realtà: il seduttore ( falso maestro ) e l’ideologia della razza superiore. Se non si assume la responsabilità di diventare cittadini, il rischio è di diventare sudditi privi di libertà. L’importanza dell’educazione, sin dalla tenere età, era ben presente nei programmi “educativi” hitleriani. L’obbiettivo era quello di formare non più cittadini pensanti, ma sudditi combattenti nell’obbedienza cieca. Il Fuhrer sa che : “ la psiche della massa è insensibile a tutto quanto è debole e non assoluto. Come la femmina, i cui sentimenti sono determinati non tanto da motivazioni astrattamente razionali, quanto da una certa indefinibile e sentimentale nostalgia di una forza integratrice e che perciò preferisce piegarsi di fronte al forte, che dominare il debole, così anche la massa ama chi più la domina”. La Hitler-Jugend ( gioventù hitleriana ) contava solo 108 mila iscritti nel 1932, vigilia dell’ascesa al potere, ma sale repentinamente alla cifra di 3 milioni e mezzo nell’arco di due anni, arrivando nel ’36 all’ impressionante cifra di 5 milioni e 400 mila aderenti. L’indottrinamento della gioventù era esercizio martellante e quotidiano. All’età di soli dieci anni i ragazzi dovevano prestare questo aberrante giuramento al Fuhrer: “In presenza di questo vessillo di sangue, che rappresenta il nostro Fuhrer, giuro di dedicare tutte le mie energie e la mia forza al Salvatore del nostro paese, Adolf Hitler. Sono disposto e pronto a dare la mia vita per lui, con l’aiuto di Dio”. La resistenza e l’opposizione dei cinque giovani della “Rosa Bianca” nasce da questo desiderio di non rimanere intrappolati in questo cammino di sangue che, giorno dopo giorno, si rivela un’autentica follia collettiva. I sei resistenti sono: Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell, Willi Graf e il professore Kurt Huber. Nella Germania in preda al furore nazista, cinque ventenni seguiti dal loro professore universitario, si oppongono al nazismo con la non violenza. In loro è maturato il desiderio insopprimibile di conquistare la libertà, di ridestare il popolo tedesco da un collettivo sonno che ha generato mostri. Ci sono parole che possono costare la vita come quella di “freiheit”, cioè libertà, che i cittadini di Monaco trovano scritte con catrame indelebile sui muri dell’Università opera dei cinque studenti che sfidano la vigilanza notturna della polizia. Per i giovani della Rosa Bianca i punti di riferimento sono pochi, ma preziosi: “un papà antinazista, un paio di preti, un professore che osava parlare anche dei filosofi ebrei, una biblioteca dove un vecchio pubblicista indicava loro i libri importanti ( da Aristotele a Maritain, da Schiller a Bernanos ). Niente di più, e anche niente di meno”. La resistenza di questi giovani di Monaco, città in cui il nazismo nasce e compie i suoi primi passi organizzativi e propagandistici, fu anche un’assunzione di responsabilità verso il futuro del proprio popolo, della libertà attraverso azioni non violente. Alla fine del 1942 Dietrich Bonhoeffer, pastore evangelico, nel culmine del suo impegno contro Hitler scrive: “Chi parla di soccombere eroicamente di fronte ad un’inevitabile sconfitta, fa un discorso in realtà molto poco eroico, perché non osa levare lo sguardo al futuro. Per chi è responsabile, la domanda ultima non è: come me la cavo eroicamente in quest’affare, ma: quale potrà essere la vita della generazione che viene”. Tra il 1942 e il febbraio 1943 i giovani della Rosa Bianca, senza il concorso di chiese, partiti, organizzazioni, maturano la scelta di opposizione. Giovani di differente estrazione religiosa, cattolici e protestanti, che si riuniscono, discutono, leggono, pensano, poi decidono di agire in quella situazione di piombo. Eppure riuscirono a distribuire, non solo a Monaco, sei volantini, uno dei quali anche all’interno dell’Università. Fogli che incitano gli studenti e il popolo tedesco alla ribellione. Un volantino recita: “Noi non taceremo, noi siamo la voce della vostra cattiva coscienza: la Rosa Bianca non vi darà pace”. La Gestapo indaga e riesce a catturare i componenti del gruppo, li processa, il verdetto è l’impiccagione per alto tradimento. La resistenza della Rosa Bianca contrappose le parole dell’opposizione a quelle del regime: ” Libertà contro obbedienza, persona contro massa, coscienza contro fanatismo. Se la dittatura hitleriana e le sue nefaste conseguenze belliche e politiche sono soprattutto una vittoria della parola di propaganda e della intossicazione politica-ideologica, la resistenza della Rosa Bianca – sia pure schiacciata sul piano fattuale, con la forza brutale della ghigliottina - è la vittoria della cultura, dell’intelligenza e della libertà. Di pensiero e di parola”.
Nel giardino interiore
Sei persone riescono ad aprire gli occhi sul mostro, anche se hanno respirato la stessa atmosfera dei loro coetanei, frequentato la stessa scuola, gli stessi divertimenti, cantato le stesse canzoni, ascoltato le incitazioni del regime nazista. Perché solo sei persone riuscirono ad aprire gli occhi della coscienza nella notte nazista ? Le biografie dei sei giovani hanno tratti comuni importanti come quello di coltivare una vita interiore ricca di spiritualità, di cultura classica, di avanguardia. Una formazione un po’ anarchica, curiosa e indagatrice,ma non omologante. Nel gruppo nasce il seme dell’etica della responsabilità e dell’amore per la verità. Il nazismo, al contrario, estirpa il concetto di responsabilità individuale, anche per questo gli episodi di resistenza in Germania furono un’esigua minoranza perché erano senza popolo. Sono poche, timide, isolate non coordinate le voci che si oppongono al nazismo. Al teologo evangelico Dietrich Bonhoffer che allo scoppio della guerra si dedica alla attività cospirativa e, nei suoi confronti, si intensificano le restrizioni, nel 1941 viene impedito di pubblicare i propri scritti. Per amore del suo popolo Bonhoffer lascia gli Usa, dove svolgeva un’attività di insegnamento teologico, rientra in Germania sapendo che il suo futuro sarebbe stato l’incontro con la morte. All’indomani del fallito attentato a Hitler ( 20 luglio ’44 ) Bonhoffer viene accusato di aver partecipato al complotto e incarcerato. Trasferito in diversi campi di concentramento viene impiccato la mattina del 9 aprile 1945 nel campo di Flossenburg.
Il vescovo von Galen di Muster si oppone apertamente all’eutanasia di massa per i soggetti deboli ( portatori di handicap, malati, zingari, rtc. ) ritenuti non meritevoli di vivere. La resistenza dell’operaio berlinese Quangel che prende coscienza della crescente brutalità del nazismo e, insieme alla moglie, scrive per due anni: “cartoline che depone davanti alle porte di case vicine e lontane” nelle quali scrive appelli alla resistenza contro il male perverso del nazismo. Quangel viene scoperto dalla Gestapo, interrogato e giustiziato. La resistenza dei giovani della Rosa Bianca era doppiamente pericolosa al regime perché, con stupefacente semplicità, metteva il dito nella piaga : la riconciliazione tra la morale e la politica, cioè il superamento della politica machiavellica con la quale il fine giustifica sempre qualsiasi mezzo. La resistenza dei cinque giovani è anche: “politica perché voleva risvegliare il senso morale di un popolo: e la politica senza morale è morta”.
“Sento una pulsazione segreta?”
Sophie Scholl ha la vita più breve dei giovani della Rosa Bianca, innamorata della natura, sente vibrare il suo corpo sino al midollo. In un tema così scrive le sue emozioni con la natura: “Non riesco a vedere un ruscello limpido senza entrarci almeno con i piedi, e tanto meno riesco a passare oltre un prato nel mese di maggio ( … )Quando giro la testa, vado a toccare il tronco ruvido di un melo, vicino a me. Com’è protettivo quello stendere i suoi buoni rami sopra di me! Non sento forse salire incessantemente la linfa dalle sue radici, finchè anche la più piccola fogliolina ne viene rifornita? Forse sento una pulsazione segreta?”
Come tanti bambini Sophie non colleziona giocattoli, ma giochi all’aria aperta, scrive molto ed è un’abile disegnatrice. Nasce il 9 maggio 1921 a Forchtenberg, quarta figlia di Magdalena e Robert Scholl. Papà Robert è borgomastro di idee liberali e progressiste, nella prima guerra mondiale è obiettore al servizio militare, in alternativa viene inquadrato nella Croce Rossa dove incontra l’infermiera Magdalena, i due si innamorano e si sposano. Tra le prime letture preferite di Sophie c’è una Bibbia illustrata e poesie, fiabe raccolte in un classico dell’epoca il “Libro di Ludwing Richl”. Legge autori come Daniel Defoè, autore del romanzo “Robinson Crousè”, poeti come Rilke e Holderlin. Sin da adolescente Sophie esprime un pensiero anticonvenzionale, oggi diremmo poco conformista. Si irrita perché una amica ebrea viene allontanata dalla classe, pur avendo occhi azzurri e capelli biondi, non capisce perché non può leggere poeti ebrei. Non si esalta più di tanto per la retorica nazista anche se, come tutti i giovani dell’epoca, ne subisce il fascino dovuto alla martellante e capziosa propaganda di Gobels, fatta di oceaniche adunate in coreografie perfette. Più della politica la passione di Sophie è l’arte dei classici e degli espressionisti. La sua casa è frequentata, di tanto in tanto, da pittori. Si diverte a illustrare storie, racconti che gli amici scrivono e leggono tra loro. In Sophie arte e natura sconfinano in una ricerca inevitabile di armonia, di equilibrio compensativo. Sophie ha 16 anni quando, nel dicembre 1937, la Gestapo irrompe in casa Scholl accusando i genitori di “intrighi federali”. Il fratello Hans e la sorella Inge vengono arrestati per cinque settimane, Sophie evita il carcere perché minorenne.
La luna tra le nuvole
Sino alla vigilia della guerra Sophie conduce una vita normale, ma il crescente conformismo imposto da una sistematica e spietata propaganda, reagisce con il suo spirito anticonformista creandole anticorpi che stimolano Sophie alla ricerca di una sua vita, un suo stile di vita quale luce interiore e cammino di ricerca. Il compagno di classe Oti Aicher favorisce questo cammino, che è anche fame di verità, distacco dalle menzogne naziste. Oti, che frequenta casa Scholl, porta letture importanti e invise al regime come “L’Apologia” di Socrate, “Le Confessioni” di S. Agostino, i “Pensieri” di Pascal, le opere di Bernanos, i primi libri di Maritain dal quale Sophie prende come motto: “bisogna avere uno spirito duro e un cuore tenero”. Attraverso la lettura dei greci Sophie arriva ai padri della Chiesa come San Tommaso d’Aquino e S. Agostino, legge Kierkergard, Guardini, Bloy Wenner, Confucio, il Corano e Lao-Tse un filosofo cinese che verrà citato nel secondo volantino. Tramite l’amico Fritz Hartnagel, con il quale Sophie si fidanza, apprezza musiche proibite dal regime come tanghi, fox-trot, valzer inglesi e diventa un’abile ballerina. Tra i due nasce una corrispondenza vivacissima, specie quando Fritz si trova sul fronte russo. I due giovani si confidano dubbi, perplessità, speranze, giudizi. Concluso il liceo Sophie continua gli studi universitari ma, contrariamente alla sue spiccata indole artistica, si iscrive alla facoltà di biologia perché è convinta che l’arte non si possa imparare. Anche in questa scelta Sophie svela il suo anticonformismo. E’ il periodo in cui Sophie lavora molto su stessa e innaffia il giardino dove spunterà un petalo di rosa bianca.
Secondo la cultura Wandervogel i viaggi, gli incontri con altri studenti, sono parte della tradizione formativa della gioventù tedesca. Sophie con il fratello Werner e la sorella Inge nel 1938 scopre per la prima volta il mare: “un’avventura nel mistero e nell’imprevedibilità della natura: la descrizione che Sophie fa della notte su una barca di pescatori, passata a cantare, a vomitare l’anima, a scrutare la luna tra le nuvole, è un piccolo capolavoro letterario” . Soggiornando a Brema Sophie conosce nuovi artisti e pittori. Pochi giorni dopo il viaggio di vacanza Hitler invade la Polonia. In data 5 settembre 1939 Sophie scrive a Fritz questa confidenza: “Io non riesco ad accettare che ora la vita degli uomini sarà costantemente minacciata da altri uomini. Non riesco a capirlo e lo trovo spaventoso. Non dire che è per la Patria”. Prima di intraprendere gli studi universitari la giovane presta servizio ausiliario presso l’istituto Frobel di Ulm, il suo obiettivo è quello di ottenere la qualifica di maestra d’asilo, pensa che l’esperienza a Frobel sia sostitutiva del servizio obbligatorio prescritto dal regime, così trascorre – a suo malgrado – sei mesi nel campo di lavoro di Krauchenwes. Esperienza poco felice, sia per le condizioni di vita, sia per la difficoltà di instaurare relazioni significative con le compagne. Unica consolazione sono le lettere al fidanzato e la lettura di libri spediti dai genitori, in particolare Pascal e S. Agostino che Sophie legge ogni sera mentre le compagne scherzano. Sul diario il 1 maggio 1941 scrive: “ In sant’Agostino…ci sono molte cose che tralascio o che leggo solo in modo superficiale, oppure cose che colgo, per poi subito dimenticare, ma ci sono anche cose che sono per me come una risposta e questo mi riempie di gioia indicibile” . Dopo il campo di lavoro, per altri sei mesi, Sophie sarà maestra d’asilo in località Blumberg, giocando con le costruzioni per i bambini al posto del consueto cannone a sorpresa costruisce una macchina dei pompieri perché convinta che un’educazione verso la pace non deve favorire inclinazioni, simpatie belliche sin dalla tenera età.
I sogni, i segni
Le annotazioni del diario, scritte nel 1941, dicono di una Sophie alla ricerca di Dio: “Il cuore..impreparato, perso in sciocchezze futili e meschine, potrebbe essere colto di sorpresa dalla sua ora, per amore di gioie piccole che hanno preferito vendere una gioia grande. Io me ne accorgo, il mio cuore no. Continua a sognare, incorreggibile, cullato da forze a me moleste, sempre oscillante fra il piacere e la tristezza. A me rimane la tristezza, l’incapacità e l’impotenza e una piccola speranza”. Sophie, come tutti i giovani del gruppo, pur non avendo una vocazione politica ha acquisito il senso di ciò che è giusto da ciò che è ingiusto e di remare controcorrente. Questa convinzione non solo è matura, ma diventa convinzione temeraria, audace: “in fondo però si tratta solo di tener duro, di resistere, nella massa che non tende a null’altro che al proprio tornaconto. Per loro, per raggiungere questo obiettivo, ogni mezzo è giusto. Questa massa è così travolgente, che si deve essere già cattivi semplicemente per restare in vita. Probabilmente solo un uomo finora è riuscito a percorrere tutta la strada, diritto fino a Dio. Ma chi lo cerca ancora, oggi?” La speranza dei giovani della Rosa Bianca non nasce in una situazione facile, ma dentro ha una prova che li supera. Prova e speranza sembrano abbracciarsi sul presente e per l’eternità. Sophie, in una lettera del 19 agosto 1940 a Fritz, di fronte agli orrori della guerra afferma esplicitamente che il dovere per un credente, che sia soldato o no, è quello di obbedire a Dio e alla propria coscienza: “un cristiano ( che può essere tale anche senza far parte di una Chiesa ) non può essere un soldato esemplare, perché il dovere di un soldato è eseguire l’ordine ricevuto, sia che lo trovi giusto sia che lo trovi ingiusto. La fedeltà a Dio ( e alla propria coscienza ) non può coincidere con la fedeltà a un sistema militare e politico”
I giovani della Rosa Bianca non erano dei politici, ma avevano capito che la politica ha una sua etica e che il nazionalsocialismo imponeva spiriti conformi, appiattiti, prigionieri e, in un certo senso, morti. Mentre loro erano diventati spiriti liberi, attenti, vigilanti, critici, cioè vivi. Non erano dei politici, ma neppure apolitici perché lottavano contro il male, in loro pensare e agire diventano dimensione unica, sentono che è l’inizio di un cammino rischioso, ma necessario. Davanti al Tribunale del popolo il giudice accusatore, che domandava a Sophie le motivazioni della sua azione, la ragazze risponde: “uno alla fine deve pur cominciare”. Richard von Weizsàcker dice: “ognuno è responsabile per ciò che fa e corresponsabile di ciò che lascia fare. La vera politica è l’impegno personale”. Nell’inverno del 1942 i giovani della Rosa Bianca passano all’azione. Il pericolo si è fatto acuto, carico di conseguenze per il futuro del popolo tedesco e per l’umanità. Dice Goya: “il sonno della ragione genera mostri”. Uno dei volti mostruosi è il conformismo degli spiriti che confezionata l’abito dell’indifferenza. L’indifferenza come consenso passivo alla violenza, simile al fumo passivo che si respira in un bar che, pur non volendolo, lo si respira procurandoci del male alla salute. I sei volantini, che i giovani distribuiranno nell’arco di pochi mesi, sono preceduti da una piccola rivista, una sorta di samidzat, chiamata “La lanterna” dove i giovani pubblicano i loro pensieri, brani di autori proibiti dal regime nazista, tra questi lo scrittore cattolico Haecker: “colpito dal divieto di parola fin dal 1935, e dal divieto di pubblicazione tre anni dopo. Le sue riflessioni del periodo bellico le consegnava a un diario…che sarà pubblicato dopo la guerra”. La pubblicazione dell’autore cattolico era un atto di sfida al regime. I giovani della Rosa Bianca prendono il coraggio della parola, entrano in azione e diventano la sorgente, la novità che rompe il generale inquinamento del disordine costituito in ordine. Hacecker, in un libro del 1933 già addita la via della resistenza: “Esige molto più coraggio dire una parola contro l’ingiustizia e la menzogna di un tiranno, che uno spirito intelligente, che correre istintivamente attraverso il fuoco di una mitragliatrice” .
Petali bianchi contro menzogne brune
Nel giugno del 1942 viene distribuito il primo volantino tramite posta ordinaria nella sola Monaco, in particolare nelle zone vicine all’Università. Sono un centinaio di copie. Lo Stato totalitario usa e abusa dei cittadini ridotti a burattini al suo servizio. Questa è la denuncia che si legge nel primo volantino affermando il primato della coscienza e della vigilanza: “Ogni individuo è stato chiuso in una prigione spirituale mediante una violenza lenta, ingannatrice e sistematica…fate resistenza passiva, resistenza ovunque vi troviate…non dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera”. Nel secondo volantino si denuncia l’uccisione degli ebrei dopo l’invasione in Polonia, notizia che amici al fronte confermano ai giovani della Rosa Bianca. Sul volantino i giovani ricordano l’orrendo fatto: “cioè che dalla occupazione della Polonia sono stati trucidati in quel paese nel modo più bestiale trecentomila ebrei. In questo noi vediamo il più orrendo delitto contro la dignità dell’uomo”. Il fatto che i giovani non sono a conoscenza del genocidio pianificato del popolo ebraico rende la denuncia ancora più importante e profetica. In questo volantino c’è un’ampia citazione di Lao Tse, probabilmente suggerita da Sophie in quanto autore amato dalla giovane: “L’ordine si trasforma in disordine, il bene si trasforma in male. Il popolo cade nello smarrimento. Non è così forse ogni giorno, da tempo? Per questo l’uomo elevato è rettangolare, ma non urla, è spigoloso, ma non ferisce; esso è diritto, ma non brusco; è limpido, ma non vuole risplendere ( Lao Tse )”. Il terzo volantino descrive Hitler come il tiranno citato da Aristotele nel libro “Politica” e l’unica arma rimasta al popolo è quello della resistenza , che può assumere anche la forma attiva, concreta, del sabotaggio. L’invito al sabotaggio viene ripetuto, declinato in diversi ambiti della vita sociale: “Sabotaggio quindi nell’industria bellica e nelle fabbriche importanti per la guerra; sabotaggio di ogni adunata, manifestazione, festività, organizzazioni nate ad opera del partito nazionalsocialista….Sabotaggio in tutti quei settori scientifici e culturali che svolgono attività per la continuazione della presente guerra….Sabotaggio in tutti i rami delle arti figurative, che abbiano anche un minimo rapporto con il nazionalsocialismo e che ad esso servono…Sabotaggio in tutte le pubblicazioni, di tutti i giornali che siano al soldo del “governo” e che lottano per le sue idee e per la diffusione della menzogna bruna”. I volantini vengono spediti nell’ordine di un centinaio di copie nella sola Baviera. Dal quarto il numero sale ad un migliaio spediti per posta in altre città della Germania, in parte consegnati personalmente fuori Monaco. Alexander e Sophie intraprendono rischiosi viaggi in treno per poter spedire le buste, mai in coppia, ognuno per conto proprio ed eludendo sempre i frequenti controlli della polizia.
Millequattrocento volantini sono portati in Austria da Alexander, di questi quattrocento vengono spediti da Vienna a Francoforte, altri imbucati a Linz e Salismburgo. Sophie imbuca lettere a Ulm, Augusta e Stoccarda. Willi Graf compie l’episodio più rischioso del gruppo: “partendo in uniforme militare, ma senza permesso di viaggio, con un bagaglio pieno di volantini e pure con un piccolo ciclostile”. Questa notevole quantità di volantini, distribuiti con maggiore capillarità nella seconda metà di gennaio del 1943, fa scattare l’allarme delle autorità di polizia nazista. La Gestapo istituisce una commissione presieduta da Robert Mohr con lo scopo di perseguire, stanare, il gruppo della Rosa Bianca. Un appunto del commissario inquisitore dice che i volantini avevano suscitato nelle cariche dello Stato “inquietudine e scalpore”. Nel quarto volantino si afferma che bisogna attaccare il male dove è imperante, citando nientemeno che l’Ecclesiaste. Gli ultimi due volantini sono una acuta denuncia degli effetti deleteri della narcotizzazione delle coscienze con l’inevitabile risultato di una deresponsabilizzazione, l’uccisione della libertà dello spirito: “Decidetevi prima che sia troppo tardi. Non prestate fede alla propaganda nazionalsocialista che vi ha iniettato il terrore dei bolscevichi. Non crediate che la salvezza della Germania sia collegata alla vittoria del nazionalsocialismo a tutti i costi! Il crimine non può portare ad una vittoria tedesca….Verrà un terribile, ma giusto giudizio contro quelli che vili e indecisi si sono tenuti nascosti”. C’è anche la capacità di guardare in positivo al futuro della Germania, che viene tratteggiato come federazione e la libertà da riconquistare come seme di una nuova Europa: “La Germania futura potrà unicamente essere una federazione. Solo un sano ordinamento federalista può oggi ancora riempire di nuova vita l’Europa indebolita…Libertà di parola, libertà di fede, difesa dei singoli cittadini dall’arbitrio dei criminali stati fondati sulla violenza: queste sono le basi della nuova Europa”.
Il futuro ci precede
Per la tradizione semitica i sogni hanno una grande importanza. Tutta la Bibbia è costellata di visioni e sogni attraverso i quali filtrano i messaggi privilegiati di Dio, che sembrano raggiungere la mente umana soltanto in stato di eclissi della coscienza solita, diurna e razionale. Nell’autunno del 1939 Sophie, annota sul diario, di avere avuto un sogno nel quale si vede prigioniera per tutta la durata della guerra con un grosso anello attorno al collo. Il 18 febbraio 1943 Hans e Sophie Scholl sono arrestati mentre nell’atrio dell’Università stanno volantinando l’ultimo foglio. La notte che precede il processo Sophie Scholl fa un sogno che confida alla compagna di cella. Sogno che ancora oggi stupisce: «Era un giorno di sole e portavo un bambino al battesimo, avvolto in una lunga veste bianca. La strada per la chiesa diventava un ripido sentiero di montagna. Ma io camminavo sicura, tenendo fisso il bambino. Improvvisamente però mi si aprì davanti un crepaccio. Ma ebbi il tempo per posare il bambino in un posto sicuro prima di sprofondare nell’abisso. Il bambino è la nostra idea, che si affermerà nonostante tutti gli ostacoli. Per quest’idea abbiamo dovuto preparare la strada, ma anche morire».Con Sophie vengono ghigliottinati il fratello Hans e Christoph Probst. I tre giovani della “Rosa Bianca” verranno sepolti insieme due giorni dopo l’uccisione: «nel cimitero della Perlacher Forst, nel bosco accanto al carcere, dopo l’ora di chiusura: un rito quasi clandestino per tre ribelli. Li mettono nella terra uno vicino all’altro. Il prete che benedice la bara di Christoph porta la stola bianca, come al funerale di un bambino appena nato». Nella cella della morte il 10 settembre del 1943 Willi Graf, prima dell’esecuzione, scrive: “Non potremmo essere quasi felici di dover caricarci in questo modo una croce che talvolta sembra superare la misura umana? In un certo senso questa è una “letterale” sequela di Cristo. Noi vogliamo provare a non portare semplicemente questa croce, ma ad amare e a vivere sempre più perfettamente fiduciosi nella decisione di Dio. Così si compie il pieno senso di questa sofferenza dolorosa. Per noi la morte non è la fine, ma un passaggio, la porta della vera vita”. Mentre i loro corpi sono inghiottiti dalla terra, dai microfoni di Radio Londra un Thomas Mann commosso, leggerà i volantini della Rosa Bianca a tutto il mondo e aerei inglesi, volando sopra il cielo di Monaco, lanceranno i testi di Sophie e compagni. Nei “Dialoghi delle carmelitane” di Bernanos, autore letto da Sophie, suor Bianca dice ad un cavaliere: “in verità c’è sempre stata una sola mattina, quella di Pasqua…ma ogni notte in cui si entra è quella della Santissima agonia”.
2 novembre ‘06
