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Un Paese senza eros?

di Luisa Broli

   Introduzione al dibattito dal titolo "Un Paese senza Eros?" svolto alla Scuola della Rosa Bianca di Rimini

   Un Paese senza Eros?

Amore, inconquistabile in battaglia,
Amore, che trasformi la ricchezza in desolazione,
che vegli sulla morbida guancia di una fanciulla;
tu vaghi sul mare e tra le dimore più selvagge;
nessun immortale può sfuggirti,
e neppure nessuno tra gli uomini,
quand’anche vivesse un giorno solo;
e colui al quale infine giungi,
rendi folle.” (SOFOCLE, Antigone)


Nella vita politica, ma anche professionale, avviene un momento in cui tutto si fa chiaro: ti viene conferito potere solo se rinunci all’amore. Alla fine, per raggiungere il punto più alto, devi addirittura rinunciare al ricordo dell’amore.”

Queste parole, pronunciate all’apertura della XXVI Scuola della Rosa Bianca , servono forse a comprendere scelte esistenziali rimaste, sino ad ora, parzialmente oscure. Alcune persone infatti, invece di precludersi a priori la possibilità d’amare, si allontanano progressivamente dal potere. Naturalmente esso conserva un certo fascino e può accadere che la questione relativa alla bontà di tale scelta si riproponga. La questione, allora, non può essere elusa. Si scopre così che, in alcune circostanze, il prezzo da pagare per il conseguimento del potere risulterebbe così elevato da comportare la rinuncia all’amore. In questi casi la decisione si impone: l’amore è irrinunciabile e la scelta non lascia spazio neppure al rimpianto.
La riflessione sul tema dell’amore costituisce dunque una sfida molto impegnativa e rappresenta un punto di snodo per l’affascinante e misterioso itinerario di ogni persona.

Se la filosofia occidentale ha tentato di essere un amore della sapienza, ha però trascurato o dimenticato di diventare una sapienza dell’amore. Manchiamo di una cultura della prossimità o della vicinanza che dovrebbe accompagnare generalmente la scoperta dell’altro in quanto altro. L’attrazione tra noi esiste generalmente a causa della differenza tra due soggettività, tra due mondi, a causa del mistero che l’uno rimane per l’altro.

Non è ovviamente possibile analizzare qui le diverse accezioni semantiche del temine ‘amore’. Forse l’eros non si può nemmeno dire: è ineffabile. Lo si può solo vivere e ad ognuno, prima poi, viene concessa la fortuna di vivere l’incontro amoroso in una delle sue molteplici forme.

E’ presumibile che, salvo rarissime eccezioni, ogni persona umana abbia avuto nell’intero percorso della sua vita un’esperienza d’amore: amore desiderato e non avuto, amore vissuto pienamente per lunghi periodi o frustrato rapidamente dopo poco tempo, amore-passione sconvolgente e rischioso o amore rassicurante, amore fusionale che distrugge il soggetto a favore dell’oggetto idealizzato o che conferma la stima di sé e dell’altro nella valorizzazione reciproca.


Certo l’arte riesce a offrire una rappresentazione di Eros: si pensi alla poesia, da Saffo fino ai contemporanei e poi alle arti figurative. Memorabili le donne dipinte da Reni, Ingres , Klimt e Schele, e le sculture di Canova dedicate ad Amore e Psiche. Per avvicinare un tema complesso come quello dell’eros e declinarlo poi nel contesto politico, viene in soccorso il mito. Eros, è protagonos, primo nato fra gli dei, figlio dell’Abbondanza (Poros) e della Povertà (Penia). Ama ciò che non possiede e ha la capacità di cercare ciò di cui è privo, trovando la via per arrivarci. E’ pulsione di vita, come già sosteneva Freud, è slancio, fascinazione, capacità seduttiva, è passione viscerale, divorante e lacerante, è un’ energia che tormenta il corpo e rode e scava e fruga. E’ turbamento e sconvolgimento. Ed insieme è gioco fuggevole, guizzo luminoso. Non c’eros senza capacità ludica, senza ironia ed autoironia. Eros esige dagli amanti un duplice riconoscimento e richiede un duplice movimento: l’uscita da sé e la capacità di restare in sé.
Interessante sarebbe l’analisi del linguaggio erotico. Significativo il titolo di un romanzo che ha riscosso grande successo tra gli adolescenti: Ho voglia di te . Tale espressione indica il desiderio, la richiesta, espressa da un “io” al femminile o al maschile, di “essere presi”, non indica la pretesa di prendere, afferrare o tanto meno dominare. In effetti la capacità di sedurre e la disponibilità a lasciarsi sedurre implicano la possibilità di portare l’altro con sé, come suggerisce l’etimologia stessa del verbo. Nel linguaggio amoroso ricorre la modalità esortativa tipica dell’invito “Alzati amica mia, mia bella, e vieni!
Si affronterà ora l’argomento suggerendo una serie di interrogativi con la speranza che qualcuno voglia farli propri per allargare i confini della ricerca comune. Si tratta di semplici sollecitazioni, esposte in modo non sistematico, che possono forse costituire chiavi di lettura, frammentarie ed incomplete, della sfera esistenziale individuale. Ove possibile si tenterà anche una successiva trasposizione a livello politico.
Un primo ordine di problemi riguarda la natura di Eros. Ci si domanda, in proposito, se il desiderio sia davvero una mancanza da colmare, secondo la teoria espressa da Platone nel Simposio, oppure derivi da eccesso che esige uno sfogo, come ritiene qualche filosofo contemporaneo.
Un altro interrogativo si presenta circa la natura di Eros: esso è davvero un demone mediatore oppure è contraddistinto dall’ineludibile impossibilità di mediare? Certo Eros è capace di creare lacerazioni profonde, ferite insanabili nelle persone. Così afferma una scrittrice albanese che si sta affermando nel panorama letterario europeo:

Gli amanti in questi miei libri ardono a fuoco lento di un amore che fa dire a Lermontov: “Chi è bruciato una volta non si accende più”. Sono segnati per sempre.

Forse anche nella vita politica, come in quella affettiva, il crollo dell’illusione amorosa rende incapaci di ri-partire con lo stesso entusiasmo e con quel tocco di follia che le grandi avventure richiedono.
Un’ulteriore riflessione, con relativa trasposizione dalla sfera personale a quella civile, è la seguente: se davvero l’amore richiede la “rottura del guscio narcisistico” , il fatto di essere perdutamente innamorati della propria immagine provoca l’irrimediabile morte di Eros. Anche la sfera politica è frequentemente paragonabile ad un palcoscenico dove alcuni istrioni, cercando una personale affermazione, sono così auto-centrati e auto-referenziali da negare qualsiasi spazio ad una possibile ricerca dell’alterità.
Un altro nucleo di questioni riguarda il rapporto tra Eros ed empatia. L’interrogativo può essere cosi’ sintetizzato: senza empatia può esserci Eros? L’empatia è una sintonia profonda con l’altro, che consente di intuirne e condividerne le aspirazioni, i desideri profondi, le paure ed i relativi fantasmi. E’ uno scambio di emozioni e significati che permette di mettersi in contatto con l’immaginazione dell’altro. L’empatia è probabilmente una condizione necessaria, ma non sufficiente, nella relazione erotica. Senza empatia Eros può diventare pericolosamente aggressivo ed avido nei rapporti interpersonali. Nella sfera politica l’assenza di empatia rischia di innescare dinamiche di dominio dell’altro rendendo sudditi coloro che, a buon diritto, aspirano ad essere cittadini.
L’approfondimento della relazione tra Eros e bellezza potrebbe costruire il quarto filone di ricerca. Rarità assoluta è la bellezza; essa a volte si presenta all’improvviso, come una piacevole sorpresa, ma in molti casi richiede una lunga e faticosa ricerca. Per riuscire a rintracciare le orme del bello occorre infatti avere uno sguardo allenato all’ esercizio estetico in tutti gli ambiti dell’esistenza. Non si verifica forse che, di fronte al nascondimento della bellezza, Eros sia privo di quel contesto che ne favorisce la nascita e la crescita? Ed operando una trasposizione delle categorie erotiche alla sfera politica, ci si può interrogare sulla reale possibilità di conferire o riscoprire la bellezza nelle nostre città.
Un quarto ordine di problemi ruota intorno al rapporto tra Eros ed immaginario. Il popolato mondo delle fantasie, considerato assolutamente imprescindibile dalla vita erotica, assume a volte dimensioni così grandi da soverchiare il reale, da creare una vera e propria scissione tra la dimensione onirica ed il vissuto delle persone. La realtà appare così inadeguata che nella vita affettiva, così come nelle vicende politico-istituzionali, ci si rifugia nell’utopia alla ricerca di un nascondiglio sicuro o, talvolta, di un non luogo dove fuggire dal reale.
Un’ultima questione si riferisce al rapporto tra Eros e stabilitas: con riferimento alla vita delle persone, quale spazio trova Eros nel matrimonio o, più in generale, in un qualsiasi altro genere di relazione affettiva stabile? Eros in alcuni casi, essendosi consumato, è perduto. Talvolta trova luoghi diversi ove esprimersi liberamente. In altri casi ancora vive di una passione negata; raramente esso è presente, magari in forma latente e misteriosa, nelle relazioni affettive stabili. Nello stato di diritto, dove la democrazia è stabilizzata, Eros rischia di essere sistematicamente represso, è una passione negata: in questo caso la politica potrebbe definirsi “antierotica” perché noiosa e demotivante. La forza dell’eros è invece la radice delle rivoluzioni: il desiderio di cambiamento è così forte da rendere possibile il rovesciamento dell’ordine costituito. E nella pittura di Delacroix è una sensuale donna a seno nudo a rappresentare la libertà che guida il popolo.
Nell’evidente impossibilità di concludere un percorso solo abbozzato, si propone infine una rilettura della filosofia della carezza già suggerita da Levinas . La carezza infatti non è solo una delle massime espressioni del linguaggio erotico, ma è anche un gesto agapico che può accompagnare, con sapienza, la vita delle persone dalla nascita fino all’ultimo respiro.

La carezza è risveglio a una vita diversa dalla quotidianità laboriosa, è chiamata al ritorno a te, a me, a noi, come corpi viventi, come due, differenti e co-creatori…
La carezza è gesto-parola che oltrepassa l’orizzonte o la distanza dell’intimità con sé…
Il gesto di chi accarezza non è cattura, possesso, sottomissione della libertà dell’altro… ma diviene dono di coscienza, regalo di intenzione, di parola indirizzata alla presenza concreta dell’altro, alle sue particolarità naturali o storiche. Accarezzare è stare attenti alle qualità velate nella vita comunitaria.


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