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Per uno statuto ecclesiale e civile del pluralismo politico dei cattolici

17/11/2007 - Milano - Fondazione Lazzati

   

Convegno di studio promosso dall'Associazione Città dell’uomo

   

Programma dell’incontro:

• Per un’analisi storica del nesso unità/pluralismo negli ultimi vent’anni
(Guido Formigoni, presidente di Città dell’uomo, docente di Storia contemporanea presso l’Università Iulm di Milano)
 
• Pluralismo politico e agire pastorale della Chiesa
(don Luca Bressan, docente di Teologia pastorale presso il Seminario arcivescovile della diocesi di Milano)

• Le condizioni e le regole della coerenza cristiana nel pluralismo politico
(Roberto Mancini, docente di Filosofia teoretica presso l’Università di Macerata)

Dopo anni di insistenza sull’unità politica dei cattolici, a partire dal convegno ecclesiale di Palermo del 1995 i vertici ecclesiali hanno preso atto della divisione delle scelte e delle militanze. In questi ultimi dieci anni non è però maturata una condizione adulta e matura su questo fronte. Da una parte si è sviluppato un «pluralismo leggero» tra i credenti, orientati al voto o alla simpatia politica in modo spesso acritico o superficiale. Dall’altra, nelle comunità cristiane si alterna il «richiamo all’ordine» imperativo e autorevole su alcuni temi identitari (insistenza sui «valori non negoziabili» come sviluppata nella Nota del 2002 della Congregazione della dottrina della fede), come la vita, la famiglia, la bioetica, al silenzio quasi imbarazzato su molti altri temi qualificanti della dinamica politica contemporanea (pensiamo ai temi della democrazia, delle sue forme e delle sue regole, oppure ai temi economico-sociali e al cruciale discorso fiscale, oppure ancora a quelli internazionali). Anzi, ha preso forma addirittura la prassi di scoraggiare ogni discussione sulle questioni politiche in sede ecclesiale, per evitare le divisioni tra credenti (soprattutto in prossimità delle elezioni, ma a maggior ragione in qualsiasi momento emergano temi controversi). Esistono quindi concreti rischi di una sorta di schizofrenia di comportamenti e alla fine c’è la prospettiva di una irrilevanza reale della fede nelle scelte storico-civili dei cristiani (attive o omissive che siano). La qual cosa consegna alla sola visibilità mediatica della gerarchia ecclesiastica la capacità di dire una parola cristiana sulla vita concreta delle nostre società complesse, con effetti problematici su diversi fronti. Occorre invece riflettere a fondo sulle scelte pastorali nuove che tale contesto suggerisce o richiede, e sulle sfide culturali e politiche conseguenti, per una nuova articolazione dell’incarnazione politica della fede.

Milano, Fondazione Lazzati - Largo Corsia dei Servi 4

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