{"id":3004,"date":"2020-04-10T18:47:35","date_gmt":"2020-04-10T18:47:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?page_id=3004"},"modified":"2020-04-10T18:47:36","modified_gmt":"2020-04-10T18:47:36","slug":"oscar-romero","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?page_id=3004","title":{"rendered":"Oscar Romero"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading\">Romero, un nome da ricordare<\/h1>\n\n\n\n<p><em>Il 24 marzo 1980 veniva ucciso a San Salvador mons. Oscar Romero.  <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In occasione del 40\u00b0 anniversario del martirio si \u00e8 tenuto l&#8217;incontro &#8220;<strong>Ho udito il grido del mio popolo<\/strong>&#8221; con l&#8217;intervento di Anselmo Palini.<br>La registrazione audio dell&#8217;incontro \u00e8 disponibile a questo <a href=\"https:\/\/drive.google.com\/file\/d\/1LEzS2aEYkbMbyqyvF1AIL1Lh2-QW916d\/view?usp=sharing\">link<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Riportiamo il ricordo di Paolo Giuntella pubblicato nel primo  numero della rivista \u201cIl Margine\u201d (n.1 \/1981).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>di Paolo Giuntella<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"640\" height=\"423\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Oscar-Romerod.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2967\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Oscar-Romerod.jpg 640w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Oscar-Romerod-300x198.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Oscar Arnulfo Romero: un nome, \u00e8 asprissimo doverlo ammettere, gi\u00e0 \ndimenticato, inciso indelebilmente in poche carni. Il suo paese e i suoi\n contadini gli sopravvivono devastati, fra i cadaveri calpestati dai \nmilitari, dai miliziani. Eppure \u00e8 stato un vescovo ucciso in chiesa al \nmomento dell\u2019elevazione: ma i primi a dimenticarlo sono gi\u00e0 i cattolici,\n la sua Chiesa cui fu sempre serenamente fedele, fino al martirio. <\/p>\n\n\n\n<p>Conobbi Romero a Roma, in una disadorna saletta di pensionato \ncattolico, nella quale l\u2019intervistai. Un uomo vivace, che portava \nqualche segno indio nel volto, e che ricordava La Pira nei gesti \nespressivi e rapidi, in quelle mani mai ferme che accompagnavano, quasi a\n volerle illustrare, le parole. Non dimenticher\u00f2 mai i suoi occhi, cos\u00ec \nneri e intensi. Un piccolo uomo energico, cos\u00ec diverso dalla fragilit\u00e0 \nprofetica di Helder Camara. Raccontava con naturalezza, con il sorriso \nche pu\u00f2 nascere solo dopo la contemplazione \u00abattiva\u00bb della croce, la \nscelta della sua Chiesa, la scelta dei poveri come scelta pastorale \nanzitutto. Ed anche la sua testimonianza nonviolenta, aveva qualcosa di \ndiverso dalla cultura gandhiana di Luther King, Danilo Dolci e dello \nstesso Esquivel. La sua era una scelta nonviolenta \u00abpastorale\u00bb, cio\u00e8 \npopolare, senza fronzoli eccessivi e memorie, sia pure nobilissime, di \nesperienze diverse. Una sorta di nonviolenza meno \u00abspiritualista\u00bb, pi\u00f9 \nlatina.<br>La Chiesa per Romero non poteva che scegliere in una direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per essere la Chiesa del popolo,\nper stare con il popolo. Questa, certo, diventava anche una scelta politica, un\ngiudizio sul regime, una scelta di campo. Ma nasceva da una lettura pastorale\ndei segni dei tempi. Questa forse la diversit\u00e0. Insomma Romero non voleva assolutamente\nessere un pastore politico. Ma un pastore. E perci\u00f2, perch\u00e9 pastore, nella\ncrudelt\u00e0 dello sfruttamento del suo popolo, la sua azione diveniva \u00abpolitica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Soffrire, morire\ncon il popolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare, ripensando a lui, che egli abbia messo in pratica con \ncoerenza le parole di Maritain: \u00abPrima di fargli del bene, prima di \nlavorare per il suo bene, prima di assecondare o meno la politica di \nquesti o quegli altri che ne esaltano il nome e gli interessi, prima di \ngiudicare in coscienza il bene e il male delle dottrine e delle forze \nstorielle che lo sollecitano o di farne una scelta \u2014 o forse anche di \nrifiutarla in certi casi eccezionali \u2014 o necessario scegliere di \nesistere con il popolo, di soffrire con lui, assumendone sofferenza e \nsorte\u00bb. Romero, scegliendo con la sua Chiesa di esistere con, di \nsoffrire con il suo popolo, ne ha assunto appunto, a livello fisico e \nsimbolico, la sofferenza e In sorte. Il suo popolo \u00e8 calpestato e \ncrocifisso, ed egli ha gridato questa verit\u00e0 fino a quando anche lui \u00e8 \nstato crocif\u00ecsso con i chiodi dei mitra.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure lo stiamo\ndimenticando. Pensate a quanta diversa sorte hanno avuto, attraverso le\nmacchine dei mass media (che hanno questa terribile libert\u00e0 di selezionare,\nrinchiudere e gonfiare le notizie) i \u00abmiti\u00bb di Martin Luther King, \u00abChe\u00bb\nGuevara o Albert Schweitzer.<\/p>\n\n\n\n<p>Romero \u00e8 gi\u00e0\ninghiottito, con la complicit\u00e0, per dirla con le parole di un altro grande\ndimenticato \u2014 il premio nobel per la pace 1980, il cattolico Alfonso Perez\nEsquivel, gi\u00e0 \u00aboccultato\u00bb, prima ancora della consegna ufficiale e mondana del\nriconoscimento \u2014 con la complicit\u00e0, s\u00ec diceva del \u00absilenzio dei buoni\u00bb, del\nsilenzio dei fratelli nella fede.<\/p>\n\n\n\n<p>O forse o il destino\ndei \u00absanti\u00bb dei poveri. Come il nobel della pace sudafricano Albert Luthuli,\nperso nell\u2019oblio della storia, o il nobel della pace irlandese, ex militante\ndell\u2019 Ira convertito alla nonviolenza, Sean Mc Bride, o come l\u2019\u00aboscuro\u00bb indiano\nVinoba. C\u2019\u00e8 insomma anche una discriminazione dei buoni, dei martiri, che l\u2019industria\ndella retorica, l\u2019Imperialismo della commozione dei ricchi, amministrano\ninsieme al disordine costituito della fame, delle libert\u00e0 e dei sogni repressi,\ndelle utopie frantumate dei campesinos condannati dalle multinazionali e dallo\nsp\u00ecrito di Yalta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un giuramento di\nfedelt\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E no. Noi ci dobbiamo ribellare. Anche alla saggezza dei nostri padri\n e maestri. Anche allo scetticismo verso il terzomondismo nei nostri \nmaestri riformisti, sanamente realisti, cautamente progressisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci dobbiamo\nribellare all\u2019oblio. Diventare ostinati annunciatori, ostinati ripetitori di\nnomi, sin quasi alla nausea ed alla rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ho giurato nelle mani d\u00ec Romero. Lo giuro ancora quando ritrovo tra\n le mie carte il suo piccolo biglietto da visita: Oscar Arnulfo Romero, \nArcibisbo. Arcibisbobado de San Salvador. \u00abLa mia porta \u00e8 sempre aperta \nper te, vieni\u00bb. Giuriamolo insieme. Fino alla noia.<br>Perch\u00e9 non si \nstenda su lui, su loro, il velo fradicio dell\u2019obl\u00eco. L\u2019effetto Reagan \ngi\u00e0 comincia sentirsi sulle carni dei suoi campesinos.<\/p>\n\n\n\n<p>E i nostri ragazzi gi\u00e0 dicono \u00abRomero, chi era costui ?\u00bb perch\u00e9 tanti nomi non ci dicono pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo ultimo scritto, prima di morire, trent\u2019anni fa, Emmanuel \nMounier vergava il suo testamento: \u00abfidelit\u00e9\u00bb. Fedelt\u00e0. E\u2019 il giuramento\n che noi dobbiamo stabilire alla fine di questo maledetto e splendido, e\n maledetto ancora, decennio per il nostro avvenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Fedelt\u00e0. Fedelt\u00e0, padre vescovo Romero, volto futuro della Chiesa di \nDio. Fedelt\u00e0 padre vescovo Romero, \u00absegno\u00bb del militante cristiano.<br>\u00abFonderanno\n i loro bazooka in trattori, i loro mitra in motozappe. Un popolo non \nalzer\u00e0 pi\u00f9 cannoni contro un altro popolo. Miliziani, squadrones de la \nmuerte, militari non si eserciteranno pi\u00f9 nell\u2019arte della guerra\u00bb. <br>Que viva Romero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Romero, un nome da ricordare Il 24 marzo 1980 veniva ucciso a San Salvador mons. Oscar Romero. 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