{"id":1764,"date":"2017-03-19T16:13:17","date_gmt":"2017-03-19T16:13:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=1764"},"modified":"2017-03-19T16:13:17","modified_gmt":"2017-03-19T16:13:17","slug":"europa-sogno-deve-continuare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=1764","title":{"rendered":"Europa, il sogno deve continuare"},"content":{"rendered":"<p>Documento della rete nazionale <a href=\"http:\/\/www.c3dem.it\"><em>C3dem<\/em><\/a><\/p>\n<p><strong>Premessa<\/strong><\/p>\n<p>In occasione del 60\u00b0 anniversario della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957) le Associazioni e le persone aderenti alla rete di cattolici democratici \u201cCostituzione, Concilio, Cittadinanza &#8211; c3dem\u201d presentano questo documento come \u00a0contributo al rilancio della prospettiva europea e come spunto per un dibattito sia interno che pubblico.<!--more--><\/p>\n<p>Il documento non ha naturalmente la pretesa di affrontare i tanti, complessi problemi che l\u2019UE ha di fronte, ma di individuare alcuni nodi significativi.<\/p>\n<p>Percepiamo infatti, anche in Italia, preoccupanti segnali di sfiducia: dovuti in parte a ragioni legittime, che meritano attenta considerazione affinch\u00e9 si trovino risposte adeguate, ma anche a forme di propaganda demagogiche, che trasformano l\u2019Unione Europea in un comodo \u201ccapro espiatorio\u201d per ogni tipo di difficolt\u00e0. Nel formulare alcune valutazioni, idee e proposte, siamo consapevoli che per dare un futuro all\u2019Europa non bastano, ancorch\u00e9 siano indispensabili, un migliore assetto e una pi\u00f9 forte coesione sul piano istituzionale. E\u2019 necessario coltivare un <em>ethos<\/em> comune, che si fondi su valori condivisi, sulla disponibilit\u00e0 al dialogo e all\u2019incontro culturale. Questo percorso, che si poggia sulla ricchezza di tradizioni culturali che hanno radici antiche e profonde, ha bisogno dell\u2019apporto e dell\u2019impegno di tutti. E in questo \u201ctutti\u201d vogliamo qui segnalare il contributo che pu\u00f2 e deve venire anche dalle diverse fedi religiose e, considerata la nostra specifica sensibilit\u00e0, dai cristiani, ai quali \u00e8 sempre chiesto un impegno attivo e responsabile per il bene comune.<\/p>\n<p><strong>Europa: il \u201csogno\u201d deve continuare \u2013 <em>the dream must go on<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo un immenso bisogno di Europa, mentre abbiamo troppo poca Europa e un\u2019Europa troppo debole e incerta. Questa \u00e8 la contraddizione in cui ci dibattiamo, come italiani. Ma non solo, anche come democratici e persone che hanno a cuore libert\u00e0, giustizia, pace, futuro dei nostri figli.<\/p>\n<p>Tutti i segnali concordano in questa direzione. Non \u00e8 da oggi che il mondo sembra in preda a un\u2019altra delle sue crisi di transizione: la drammatica crisi finanziaria del 2008 con i suoi cascami europei (e italiani) del 2011 ci avevano gi\u00e0 fatto capire che una certa stagione di globalizzazione, al tempo stesso ingenua e trionfante, era al capolinea. Ovunque si attrezzavano di nuovo poteri statuali per salvare il sistema (ed era ben necessario), rimettere la barca in assetto, inserire almeno qualche nuova forma di governo e regolazione dei processi economici, finanziari e sociali cos\u00ec pericolosamente instabili. Ora la Brexit e l\u2019elezione di Trump ci hanno dato l\u2019impressione improvvisa di un processo che pu\u00f2 accelerare drammaticamente, forse anche con scossoni conflittuali. Ed assumere forme pericolosamente legate alle culture di destra. Mentre nuove forme autoritarie si affermano in paesi cruciali (India, Turchia, Egitto, per non parlar della Russia) e sembrano addirittura infiltrarsi in quello che era ritenuto il sacrario democratico europeo, come si vede dai casi ungherese e polacco.<\/p>\n<p>In tutto ci\u00f2 l\u2019Europa come istituzioni e come soggetto \u00e8 sempre pi\u00f9 silente e divisa, quindi impotente. Al di l\u00e0 della capacit\u00e0 tecnica di salvarci dalla crisi del debito (grazie soprattutto alla Banca centrale di Mario Draghi), si \u00e8 riusciti in questi anni a far sembrare irrisolvibile la crisi greca, a spaccarsi sulla gestione di un serio ma non cos\u00ec enorme problema di immigrazione, ad assistere impotenti alla secessione britannica, a continuare una politica di austerit\u00e0 che ha depresso il tono dell\u2019economia continentale. Il tutto mentre le forze pi\u00f9 reazionarie hanno continuato a crescere in vari turni elettorali, anche di paesi cruciali, identificando falsamente ma con successo crescente la \u201ctecnocrazia\u201d europea come il nemico delle popolazioni stressate da diseguaglianza, diversit\u00e0 e incertezze.<\/p>\n<p>Una tale situazione e la diffidenza di tanti cittadini verso l\u2019Unione sono fenomeni di cui \u00e8 necessario capire le ragioni (e le responsabilit\u00e0) per poter dare risposte credibili; \u00a0nello stesso tempo non bisogna mai dimenticare il cammino compiuto dall\u2019Europa dal secondo dopoguerra ad oggi.<\/p>\n<p>Dopo secoli di terrificanti conflitti e disumani stermini abbiamo infatti avuto pace, rispetto dei diritti, collaborazione fra stati e popoli, libert\u00e0 di scambio e circolazione, istituzioni e moneta comuni, accordi sempre pi\u00f9 importanti, riequilibri economici tra aree del continente\u2026\u00a0 L\u2019Europa (e non solo ogni singolo paese di cui \u00e8 composta) \u00e8 vista da milioni di persone nel mondo come una meta ambita e agognata, come uno spazio di libert\u00e0, \u00a0di rispetto dei diritti umani, di garanzie sociali, di cultura, di efficienza, di opportunit\u00e0, \u00a0di benessere\u2026 Mentre alcuni gruppi politici e sociali bersagliano continuamente l\u2019Europa, migliaia di nostri giovani vivono, studiano e lavorano avendo come \u201cperimetro\u201d mentale e operativo il continente europeo e non solo il loro Paese o quello in cui andranno a risiedere.<\/p>\n<p>A tutto questo hanno contribuito leader illuminati, forze politiche e sociali, intellettuali, \u00a0lavoratori, cittadini carichi di speranza e di progetti positivi. A immaginare e sostenere questa comune impresa sono stati importanti filoni culturali, tra i quali, con un ruolo e con protagonisti di fondamentale importanza, quello cattolico-democratico.<\/p>\n<p>Nonostante i risultati ottenuti, il \u201csogno\u201d di un\u2019Europa sempre pi\u00f9 forte e unita, sempre pi\u00f9 capace di essere protagonista di pace e sviluppo per se stessa e nel mondo, sembra oggi essersi appannato.<\/p>\n<p>E\u2019 per questo che oggi, a 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma, sentiamo il dovere e la necessit\u00e0 di riproporlo: il \u201csogno\u201d deve continuare &#8211;<em> the dream must go on<\/em>.<\/p>\n<p>Non con appelli retorici o, peggio, nostalgici,\u00a0 ma \u2013 sull\u2019esempio dei Padri fondatori \u2013 sostenendo una visione \u201calta\u201d con la concretezza di scelte e progetti. Dicendo a noi stessi e ai nostri concittadini che il nostro futuro di italiani, ma anche quello dei cittadini dei Paesi che si sentono illusoriamente pi\u00f9 forti e in grado di competere da soli, sar\u00e0 molto pi\u00f9 difficile e incerto senza Unione Europea. Tra nuovi e vecchi giganti statuali e imperiali, infatti, ogni stato europeo \u00e8 un fuscello. Se questo vale persino per la Germania, ancora di pi\u00f9 per l\u2019Italia, con la sua statualit\u00e0 ancora incompiuta e fragile.<\/p>\n<p>Abbiamo il dovere di ribadire con chiarezza che mettere in discussione la moneta unica e addirittura proporre l\u2019uscita dell\u2019Italia dall\u2019Euro non solo non \u00e8 la soluzione ai nostri problemi e comporterebbe oneri pesantissimi per le nostre finanze, oltre a profonde difficolt\u00e0 per i cittadini e le imprese, ma rappresenta anche, sul piano politico e culturale, un colpo, forse esiziale, alla stessa idea di unit\u00e0 europea. L\u2019Euro da solo non poteva e non pu\u00f2 essere sufficiente a una matura coesione politica dell\u2019Unione, ma rinnegarlo significa minare alle radici le possibilit\u00e0 di un progresso in quella direzione.<\/p>\n<p>Non ci \u00e8 permessa quindi la facile rassegnazione. Occorre l\u2019ottimismo della speranza, collegato al realismo dell\u2019analisi e della ricerca di alleati. La politica italiana degli ultimi anni ha infatti seguito alcuni orientamenti corretti (la \u201cbarra diritta\u201d su immigrazione e accoglienza, la critica dell\u2019austerity, la ricerca di un ruolo pi\u00f9 determinato e di un dialogo pi\u00f9 serrato con i partners), ma a volte dato l\u2019idea di scaricare sull\u2019Europa le proprie debolezze. Abbiamo invece bisogno di costruire disegni condivisi, su alcuni punti cruciali, che non siano sospettabili di strumentalit\u00e0.<\/p>\n<p>Vogliamo quindi provare a indicare alcuni punti su cui lavorare.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Progettualit\u00e0 delle istituzioni<\/strong><u>. Rilanciare una progettualit\u00e0 delle istituzioni, capace di investire risorse nuove nello sviluppo economico reale<\/u>. Bisogna definitivamente andare oltre l\u2019austerit\u00e0 immobilista e deleteria, ma non semplicemente immaginarsi di tornare a una stagione fordista irripetibile. Le istituzioni europee devono perci\u00f2 diventare promotrici e sostenitrici di sviluppo comune, buono, giusto e sostenibile. Ben oltre le briciole del piano Juncker. La Banca europea degli investimenti pu\u00f2 raccogliere capitali, sottraendoli alla speculazione finanziaria e potrebbe procedere &#8211; anche con un apposito ente di sviluppo che non comporti maggior oneri e che sia ben identificabile dai cittadini europei &#8211; al loro investimento selettivo su progetti qualificati e di ampio respiro, in spirito di trasparenza e competizione, privilegiando i giovani e il loro bisogno di formazione, di lavoro e di servizi.<\/li>\n<li><strong>I valori irrinunciabili.<\/strong><u> Stringere le scelte sul rispetto dell\u2019acquisizione democratica comune europea<\/u>. Alla base del progetto europeo c\u2019\u00e8 certamente il libero confronto delle idee, ma, nello stesso tempo, ci sono anche i valori umanitari di solidariet\u00e0 e accoglienza dei profughi e dei poveri. Nessun cittadino si deve sentire \u201cescluso\u201d dalla comune casa europea a causa della politica dei proprio governo, ma non \u00e8 accettabile che vi siano governi che beneficiano del trasferimento di fondi europei e nel contempo praticano politiche discriminatorie e autoritarie o rifiutano di accettare le strategie comuni, anche sul terreno dell\u2019immigrazione: occorre perci\u00f2 esigere il rispetto degli obblighi derivanti dalla partecipazione all\u2019UE.<\/li>\n<li><u> Operare gesti immediati e simbolici sulla democratizzazione delle istituzioni<\/u>. L\u2019Europa deve tornare vicina ai cittadini: non bastano le elezioni ogni cinque anni di un Parlamento che poi scompare dai radar dei mezzi di comunicazione. Il Parlamento Europeo deve essere valorizzato nel suo ruolo e riconosciuto come soggetto fondamentale nella vita dell\u2019Unione. \u00a0Nell\u2019immediato, va intensificato l\u2019impegno delle Istituzioni europee (ma anche nazionali) nella comunicazione, informazione e per strumenti di consultazione e partecipazione dei cittadini. Anche a livello di singole nazioni, va dato pi\u00f9 spazio al ruolo svolto dai Parlamenti nel discutere e recepire le direttive europee. Su un piano pi\u00f9 di medio termine, vanno messe in agenda \u00a0forme di rafforzamento della legittimazione del \u201cgoverno europeo\u201d (cio\u00e8 della Commissione), fino all\u2019introduzione di una designazione diretta del suo Presidente. Occorre qualche sfida all\u2019idea dell\u2019 \u201cEuropa dei banchieri\u201d, che convinca sempre pi\u00f9 persone che l\u2019Europa \u00e8 dei popoli. Sfida rischiosa, certo, ma che proprio per questo costringer\u00e0 a politiche pi\u00f9 visibili e pi\u00f9 popolari.<\/li>\n<li><strong>Politica estera europea.<\/strong><u> Rafforzare immediatamente gli strumenti per una politica estera e della sicurezza comune<\/u>. L\u2019occasione del neonazionalismo trumpiano pu\u00f2 essere anche in questo caso uno stimolo indiretto. Ma vanno superate gelosie, sovrapposizioni, incertezze dei singoli eserciti e delle singole burocrazie, con forme di collaborazione e razionalizzazione che portino a una complessiva riduzione delle spese per la difesa \u2013 a vantaggio di altri settori di intervento \u2013 e a un miglioramento delle funzioni di peacekeeping \u201ctargate\u201d UE. Occorre provare finalmente parlare con una voce sola su capitoli cruciali per noi europei, come il Mediterraneo, l\u2019Ucraina, la Siria, anche rafforzando la figura dell\u2019 Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. L\u2019Europa deve credere fino in fondo che promuovere, in modo unitario, la pace e la cooperazione nel mondo \u00e8 non solo un dovere etico nei confronti delle popolazioni in conflitto o in difficolt\u00e0, ma \u00e8 nel suo stesso interesse. \u00a0La pace \u00e8 infatti condizione essenziale per lo sviluppo e per il commercio e sono prima di tutto i conflitti a provocare la fuga di migliaia di persone. Pensare di puntare ancora, come Europa o come singoli paesi, su approcci \u201cneocolonialisti\u201d significa negare quei diritti che pure vengono solennemente affermati (e che vigono nei nostri Paesi) e acuire quei problemi che, a parole, si vorrebbero risolvere.<\/li>\n<li><strong>Sapere per valutare.<\/strong><u> Costruire una narrazione pi\u00f9 convincente rispetto ai benefici e ai \u201cfardelli\u201d da condividere e redistribuire<\/u>. E\u2019 fondamentale non lasciare che si consolidino i luoghi comuni diffusi nei paesi mediterranei sull\u2019arroganza dell\u2019Europa tedesca, o in quelli nordici sugli sprechi dei paesi del Sud. Ognuno faccia la propria parte, in un quadro in cui risulti chiaro che conviene a tutti essere europei e che senza l\u2019Europa il destino di ciascuno sar\u00e0 peggiore.<\/li>\n<\/ol>\n<p>In troppe occasioni \u2013 a volte in malafede, a volte per superficialit\u00e0 di comodo \u2013 si tende a mettere in luce pesi e vincoli e non i tanti vantaggi che l\u2019esperienza del cammino europeo ha portato a migliaia di europei. In Italia, poi, pu\u00f2 succedere che milioni di euro disponibili dai fondi europei non siano reperiti a causa di progettualit\u00e0 inadeguate o, una volta ottenuti, non vengano spesi o siano stati usati male (o addirittura in modo truffaldino). Occorre un severo monitoraggio sulle strutture regionali e nazionali che operano in questo ambito, perch\u00e9 \u00e8 anche dalle modalit\u00e0 di gestione dei finanziamenti UE che dipende la fiducia dei cittadini nei confronti delle politiche europee (e del nostro stesso Stato).<\/p>\n<ol start=\"6\">\n<li><strong>Fisco e bilancio.<\/strong><u> Riprendere in mano con coraggio i temi di un\u2019armonizzazione fiscale e di un vero bilancio europeo<\/u>, in grado di incidere positivamente sul miglioramento della vita dei cittadini dell\u2019Unione.<\/li>\n<li><strong>Lavoro giusto e sostenibile<\/strong>. <u>In molti Paesi europei \u00e8 tornato di drammatica attualit\u00e0, da ormai troppi anni, il problema della disoccupazione<\/u>, giovanile ma anche adulta. Occorrono politiche pubbliche &#8211; non solo dei singoli stati ma dell\u2019Unione nel suo insieme &#8211; in grado di rilanciare l\u2019occupazione, aprendosi ai nuovi ambiti di produzione, caratterizzati da innovazione e sostenibilit\u00e0 ambientale, e alle nuove opportunit\u00e0 nei servizi<\/li>\n<li><strong>Rilancio dei progetti per i giovani<\/strong>. <u>Dare nuovo slancio, con adeguati investimenti, ai progetti di scambio<\/u> culturale, lavorativo, di volontariato per i giovani, che costruiscono, con la loro esperienza e loro sensibilit\u00e0 aperta,\u00a0 il tessuto di base del \u201cpopolo europeo\u201d e <u>garantire livelli sempre pi\u00f9 alti di istruzione e formazione<\/u>, qualificando nel contempo i\u00a0 percorsi di tipo tecnico e operativo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Abbiamo bisogno di un nuovo grande investimento di energie politiche e culturali sull\u2019Europa.<\/p>\n<p>La qualit\u00e0 delle classi dirigenti \u2013 non solo politiche &#8211; di oggi e di domani si misura anche sulla loro capacit\u00e0 di essere all\u2019altezza di un disegno di rilancio dell\u2019Unione. Anche se gli antieuropeisti promettono nuovi paradisi nelle chiusure nazionalistiche e facendo leva su sentimenti di egoismo, la realt\u00e0 ci dice che a valle di un sempre maggiore indebolimento o addirittura di uno smembramento dell\u2019Unione ci sono un rancoroso declino, il rischio di nuovi conflitti, l\u2019emarginazione di ogni popolo europeo dalle correnti vitali della storia.<\/p>\n<p>Per tutti coloro che, come noi, non vogliono questo esito, \u00e8 il momento di impegnarsi con coraggio \u00a0&#8211;\u00a0 nel dibattito culturale, nel dialogo con i nostri concittadini, nel confronto esigente con chi ha ruoli di responsabilit\u00e0 a livello politico, economico, sindacale, associativo &#8211; \u00a0per dare un futuro all\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>Documento della rete nazionale<br \/>\n\u201c<strong>c3dem \u2013 Costituzione, Concilio, Cittadinanza<\/strong>\u201d <strong>www.c3dem.it<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Documento della rete nazionale C3dem Premessa In occasione del 60\u00b0 anniversario della firma dei Trattati di Roma (25 marzo 1957) le Associazioni e le persone aderenti alla rete di cattolici democratici \u201cCostituzione, Concilio, Cittadinanza &#8211; c3dem\u201d presentano questo documento come \u00a0contributo al rilancio della prospettiva europea e come spunto per un dibattito sia interno che &hellip; <a href=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=1764\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Europa, il sogno deve continuare<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-1764","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-28 10:06:56","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1764","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1764"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1764\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1765,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1764\/revisions\/1765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}