{"id":2747,"date":"2019-10-15T19:03:15","date_gmt":"2019-10-15T19:03:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=2747"},"modified":"2019-10-16T07:13:36","modified_gmt":"2019-10-16T07:13:36","slug":"tra-lavoro-e-sfruttamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=2747","title":{"rendered":"tra lavoro e sfruttamento"},"content":{"rendered":"\n<p> <strong>L\u2019urlo della solitudine precaria, tra lavoro e sfruttamento<\/strong>. <br>Racconto del percorso di lettura collettiva del testo di Marta Fana. <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>di Ettore BUCCI <\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Fana1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2748\" width=\"255\" height=\"135\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Fana1.png 493w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Fana1-300x159.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 255px) 100vw, 255px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>\u00ab<em>\u201dIo non ho tradito, io mi sento tradito\u201d sono le parole di un ragazzo, appena trentenne, che decide di abbandonarsi al suicidio denunciando una condizione di precariet\u00e0, un sentimento di estrema frustrazione. Non \u00e8 l\u2019urlo di chi si ferma al primo ostacolo, di chi capricciosamente non vede riconosciuta la propria \u2018specialit\u00e0\u2019. \u00c8 l\u2019urlo di chi \u00e8 rimasto solo. Di precariato si muore. Tutto questo ha a che fare con le trasformazioni della nostra societ\u00e0, a partire dai diritti universali, dal lavoro, dall\u2019umanit\u00e0 e dalla solidariet\u00e0 negate<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><em>Quelle cose che si \u00e8 deciso di escludere dalle nostre vite, non potendogli dare un prezzo. C\u2019\u00e8 pi\u00f9 di una generazione a cui avevano detto che sarebbe bastato il merito e l\u2019impegno per essere felici. Quella di chi si \u00e8 affacciato al mondo del lavoro cresciuto a pane e ipocrite promesse, e quella di chi si affaccia oggi, quando la promessa assume il volto di un\u2019ipocrisia manifesta. Oggi ci si suicida perch\u00e9 derubati di possibilit\u00e0, di diritti, di una vita libera e dignitosa. Qualcosa \u00e8 andato storto e c\u2019\u00e8 chi continua a soffiare sul fuoco delle responsabilit\u00e0 individuali, delle frustrazioni che la solitudine sociale produce<\/em>\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p>Le parole di Marta Fana, PhD in <em>Economics a Sciences Po Paris<\/em>, attualmente ricercatrice presso il <em>Joint Research Center<\/em> (<em>Institute for Prospective Technological Studies<\/em>) della Commissione Europea a Siviglia e membra del <em>board<\/em> della rivista Jacobin Italia, sono altamente significative per comprendere la temperie che produce il libro \u201c<em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento<\/em>\u201d. Edito da Laterza nel 2017 e soggetto ad una seconda edizione nel 2019.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019opera richiama una serie di ritratti della solitudine precaria del nostro tempo, offrendo al contempo una raffigurazione delle disuguaglianze socio-economiche nelle forme affermatesi nel contesto dell\u2019ultima crisi ed una serie di dati macro-economici che inquadrano la situazione del lavoro in Italia. <\/p>\n\n\n\n<p>Il gruppo di Pisa della Rosa Bianca, dal dicembre 2018, si \u00e8 impegnato in una serie di letture collettive che, oltre ad esprimere una dinamica relazionale e di confronto a partire dal testo, ha costituito la base per l\u2019incontro pubblico con l\u2019autrice, svoltosi nel pomeriggio di domenica 6 ottobre presso la sala convegni della Stazione Leopolda nella nostra citt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Fana2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2749\" width=\"321\" height=\"144\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Fana2.png 688w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Fana2-300x135.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 321px) 100vw, 321px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A discutere con Marta Fana, oltre ai presenti, sono stati i due relatori selezionati dal gruppo: la sociologa Sandra Burchi (autrice di <em>Ripartire da casa. Lavori e reti dallo spazio domestico <\/em>nel 2014 e <em>Come un paesaggio. Pensieri e pratiche fra lavoro e non lavoro<\/em> nel 2013) e l\u2019economista Mario Morroni (autore di <em>What Is the Truth About the Great Recession and Increasing Inequality?<\/em> nel 2018). Due approcci e due tagli interpretativi differenti per comprendere gli aspetti complessi di un testo dal tono volutamente divulgativo ma dalle implicazioni cangianti, poich\u00e9 cangiante \u00e8 stata la legislazione sul lavoro in Italia tra la data di prima e seconda edizione del testo. L\u2019incontro \u00e8 stato arricchito dalla partecipazione di Marta Fana al dibattito con l\u2019economista Andrea Roventini (Sant\u2019Anna), il sociologo Lorenzo Zamponi (Scuola Normale), coordinato dalla dott.ssa Armanda Cetrulo (Sant\u2019Anna) svoltosi il 7 ottobre nei locali del circolo ARCI Rinascita di Pisa, nostra sede per incontri e casa comune di relazione sociale, interamente dedicato alla presentazione della nuova uscita della rivista <em>Jacobin Italia: Apocalypse NO<\/em>, un contributo sui movimenti ambientalisti e sulle nuove mobilitazioni giovanili. <\/p>\n\n\n\n<p>Tesi centrale del libro \u201c<em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento<\/em>\u201d, preso in esame in una decina di incontri del nostro gruppo locale, \u00e8 quella per cui le tipologie contrattuali o di mero rapporto subordinato gratuito &#8211; si veda il ricco capitolo su <em>volontariato e lavoro gratuito<\/em> &#8211; adottate dalla fine degli anni Novanta ad oggi abbiano legittimato una formula di relazione lavorative sempre pi\u00f9 precaria e con impatti economici mai positivi nel quadro generale del Paese e nel contesto peculiare delle esistenze dei soggetti analizzati. Se la radice etimologica di <em>precariet\u00e0<\/em> \u00e8 nel latino <em>prex, precis<\/em> (preghiera), si definisce un rapporto tremendamente orante del subalterno, fattispecie che inaridisce la ricchezza immateriale e materiale che lo stesso lavoro dovrebbe creare. <\/p>\n\n\n\n<p>Esiste, nella riflessione di Fana, la coscienza di un rapporto di forza persistente e sempre pi\u00f9 forte di tipo classista &#8211; circostanza che le letture collettive hanno sottolineato &#8211; e che definisce una identit\u00e0 del soggetto \u201cclasse lavoratrice\u201d. Una identit\u00e0 costruita a partire da formule relazionali che si ritenevano \u201cpassate\u201d &#8211; il <em>cottimo<\/em> &#8211; e che l\u2019autrice riscontra nelle conseguenze della legislazione post legge Biagi-Maroni (2003). Il testo affronta dati che fanno impressione, come le assunzioni per un solo giorno o il volontariato sostitutivo del lavoro nella funzione pubblica, o ancora la quantit\u00e0 di categorie che funzionano in tal modo, moltiplicando la frammentazione del mondo del lavoro e smantellando una possibilit\u00e0 di contrattazione minimale. L\u2019esempio \u201cclassico\u201d e assunto dai media nell\u2019ultimo anno \u00e8 certamente quello dei <em>riders<\/em>, uniti in forme \u201csempre antiche e sempre nuove\u201d di sindacalizzazione (basti pensare a <em>Riders Union Bologna<\/em>) e oggetto di ben due dispositivi di legge nell\u2019ultimo anno e mezzo &#8211; \u201cdecreto dignit\u00e0\u201d e quello \u201cper la tutela del lavoro e la risoluzione delle crisi aziendali\u201d firmato da Mattarella all\u2019inizio di settembre &#8211; oltre ad un numero cospicuo di sentenze della magistratura, che nel gennaio ha definito per la vicenda torinese la dimensione non scontata di un rapporto subordinato rispetto al player Foodora, come riportato dal Sole 24 Ore (<a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/norme-e-tributi\/2019-01-11\/foodora-accolto-l-appello-cinque-ri der-sono-dipendenti-dell-azienda-175036.shtml\">https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/norme-e-tributi\/2019-01-11\/foodora-accolto-l-appello-cinque-ri der-sono-dipendenti-dell-azienda-175036.shtml<\/a>). <\/p>\n\n\n\n<p>Esiste, come rilevato nell\u2019incontro pubblico del 6 ottobre, la difficolt\u00e0 &#8211; specie per la parte sindacale, oltre che per quella politica &#8211; nel costruire una unitariet\u00e0 di intenti tra mondo del lavoro dipendente contrattualizzato e mondi precari: se le lavoratrici e i lavoratori si rivolgono contro i loro stessi simili o approdano a forma individualizzanti del rapporto col datore di manodopera, come \u00e8 possibile immaginare di risolvere la frantumazione e le solitudini? Forme come il <em>coworking<\/em> per le partite IVA e gli autonomi, pur utili, sembrano meri palliativi che non risolvono una precipitazione individuale, specie nel tempo in cui &#8211; come detto da Papa Francesco nel giugno 2017 ai sindacalisti &#8211; il tema dell\u2019innovazione nel lavoro si lega al bisogno di essere \u201cprofetici\u201d in quel campo. Il bisogno di una visione d\u2019insieme e nuovi strumenti risolutivi (la questione della riduzione dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario, la revisione al rialzo degli strumenti salariali, le forme pi\u00f9 ampie ed unitarie di contrattazione, la propriet\u00e0 pubblica degli algoritmi e dei robot che trasformano la vita lavorativa sempre di pi\u00f9) \u00e8 quindi lo spunto generale che offre il <em>pamphlet<\/em> di Marta Fana e che rilancia una discussione che non ha solo taglio economicista o di rappresentazione sociale, ma che abbraccia l\u2019<em>ubi consistam<\/em> complessivo e l\u2019identit\u00e0 del lavoro &#8211; e della classe lavoratrice &#8211; nel nostro tempo. Con un taglio ideale o ideologico, forse? Perch\u00e9 no, se \u00e8 un taglio che non banalizza gli elementi di complessit\u00e0 ma prova ad inscriversi in una cornice non forzata n\u00e9 demagogica, dinamica ma unitaria? Se la disarticolazione dei corpi sociali, a partire dal contesto del lavoro nel quadro delle conseguenze della crisi, ha prodotto una <em>escalation<\/em> di demagogia ed una messa in crisi dello stesso quadro di relazioni democratiche, non \u00e8 proprio dalla ricostruzione di identit\u00e0 diverse e da un\u2019analisi dei rapporti di forza che potrebbe tornare a rafforzarsi la democrazia in Italia ed in Europa? <\/p>\n\n\n\n<p> Al link seguente le registrazioni dell&#8217;incontro pubblico:&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCOEnJrcQOGSBFKsIpdOQq8g\" target=\"_blank\">https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCOEnJrcQOGSBFKsIpdOQq8g<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019urlo della solitudine precaria, tra lavoro e sfruttamento. 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