{"id":2843,"date":"2019-12-16T16:08:26","date_gmt":"2019-12-16T16:08:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=2843"},"modified":"2019-12-31T14:18:11","modified_gmt":"2019-12-31T14:18:11","slug":"sette-pensieri-per-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=2843","title":{"rendered":"Sette pensieri per Natale"},"content":{"rendered":"\n<p><em>articolo pubblicato su Il Trentino del 12 dicembre 2019<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>di Vincenzo Passerini<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/4915035_1242_presepe.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2844\" width=\"276\" height=\"150\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sul presepe, accanto alla capanna dove, privati di ogni altra accoglienza, hanno trovato rifugio Maria, Giuseppe e il Bambino, metteremo quest\u2019anno sette pensieri di altrettanti\ntestimoni e autori, tratti da libri che vale la pena leggere o rileggere. Gli\nospiti della capanna, presto perseguitati dal potere e costretti a fuggire dal\nloro paese, ben comprenderanno.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Cominciamo con un pensiero di Primo Levi, testimone di\nAuschwitz e grande scrittore. Da mandare a memoria: \u201cA molti, individui o\npopoli, pu\u00f2 accadere di ritenere, pi\u00f9 o meno consapevolmente, che \u2018ogni\nstraniero \u00e8 nemico\u2019. Per lo pi\u00f9 questa convinzione giace in fondo agli animi\ncome una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati,\ne non sta all\u2019origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene,\nquando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora\nal termine della catena sta il Lager. Esso \u00e8 il prodotto di una concezione del\nmondo portata alle sue estreme conseguenze con rigorosa coerenza: finch\u00e9 la\nconcezione sussiste, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di\ndistruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di\npericolo\u201d (prefazione a \u201cSe questo \u00e8 un uomo\u201d, 1947).<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo pensiero \u00e8 di Liliana Segre, anch\u2019essa\nsopravvissuta ad Auschwitz, persona luminosa, senatrice a vita, sotto scorta\nper le continue minacce da parte di neonazisti e neofascisti, tornati arroganti\ne pericolosi grazie al clima di odio e razzismo alimentato dal leghismo e dal\nresto della destra. In un libro autobiografico, Liliana Segre ricorda la\npersecuzione fascista degli ebrei: \u201cIn tutta questa storia delle leggi razziali\ne dei diritti che giorno dopo giorno ci toglievano come fossimo persone pericolose\ne da tenere lontane dagli altri cittadini, cominciai a realizzare una cosa, e\nfu quello a sembrarmi veramente assurdo. Quello che accadeva a noi ebrei,\navveniva nell\u2019indifferenza generale.\u201d (\u201cFino a quando la mia stella briller\u00e0\u201d,\n2018, pp.76-77).<\/p>\n\n\n\n<p>Illuminante un pensiero di Heinrich Mann, fratello di Thomas\ne, come questi, scrittore. Con Hitler al potere, nel 1933, Heinrich deve lasciare\nla Germania. Spiega ai popoli liberi il cuore della tecnica dei nazisti: \u201cSono\nriusciti a impadronirsi di questo paese per mezzo dell\u2019odio\u201d (da \u201cL\u2019odio.\nRiflessioni e scene di vita nazista\u201d, 1933, edizione italiana 1995, p. 30).<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli scrittori tedeschi costretti a fuggire c\u2019era anche il\npacifista Erich Maria Remarque che all\u2019estero, nel 1939, pubblica \u201cAma il\nprossimo tuo\u201d, un bellissimo romanzo sulla tragedia dei profughi, respinti,\nperseguitati, privati dei diritti in tanti paesi cosiddetti democratici,\naccolti e protetti da un pugno di giusti: \u201cViviamo fra lo sconvolgimento di\ntutti i valori, Kern. Oggi si insegna a considerare colui che assale come il\nguardiano della pace, le vittime e i perseguitati come i perturbatori della\npace nel mondo. E c\u2019\u00e8 una gran parte di popoli che credono in ci\u00f2\u201d (edizione\nitaliana 1945, p. 98).<\/p>\n\n\n\n<p>Il quinto pensiero \u00e8 tratto dal libro di Enzo Barnab\u00e0,\n\u201cAigues-Mortes, il massacro degli italiani\u201d (2015) dove si racconta il barbaro\nlinciaggio di dieci innocenti operai immigrati italiani nella Francia\nmeridionale. Il linciaggio accadde il 17 agosto 1893 in un clima esasperato di\nodio contro gli stranieri alimentato dalla destra i cui giornali scrivevano:\n\u201cLa presenza degli stranieri in Francia costituisce un pericolo permanente,\nspesso questi operai sono delle spie; generalmente sono di dubbia moralit\u00e0, il\ntasso di criminalit\u00e0 \u00e8 elevato\u2026gli italiani hanno esportato in Francia i costumi\ndel loro Paese: i furti, gli stupri, le risse, gli omicidi\u2026Sono sporchi,\ntristi, straccioni\u201d (p. 52).<\/p>\n\n\n\n<p>Pochi giorni fa, l\u20198 dicembre, \u00e8 scomparsa a 81 anni una\ngrande donna, Anna Bravo, storica, torinese. Con le sue ricerche e i suoi scritti\nha cercato, con enorme passione e onest\u00e0 intellettuale, di dar voce ai\ndimenticati della storia: le vittime, le donne, gli attivisti e i politici\nnonviolenti che hanno impedito spargimenti di sangue. Diede voce, lei donna di\nsinistra, alle vittime dei regimi comunisti, dimenticate dalla sinistra, e\nchiam\u00f2 la violenza della sinistra, anche quella dei nuovi movimenti (lei veniva\nda Lotta Continua), col suo nome, senza attenuanti. Nel libro, \u201cLa conta dei\nsalvati\u201d (2013), racconta storie poco ricordate di nonviolenza: da Gandhi agli\noppositori di Hitler, dal Kosovo al Tibet. Dal libro un pensiero di Anna Bravo\nsulla nonviolenza per il nostro presepe: \u201cNon \u00e8 pavidit\u00e0 n\u00e9 remissivit\u00e0:\nrichiede pazienza, mitezza e coraggio davanti alla ferocia altrui &#8211; esiste una\ncombattivit\u00e0 nonviolenta molto temuta da chi \u00e8 al potere. Non \u00e8 spontaneismo\ningenuo: inventa tattiche nuove\u201d (p. 11).<\/p>\n\n\n\n<p>Il settimo pensiero \u00e8 di un\u2019altra grande donna, Dorothy\nStang. Americana, suora missionaria nell\u2019Amazzonia brasiliana, fu uccisa a 73\nanni nel 2005 perch\u00e9 difendeva i contadini minacciati dai commercianti di\nlegname e dai latifondisti (secondo Global Witness, nel 2018 sono stati 164 i\ndifensori dei diritti umani delle persone e del loro, e nostro, ambiente uccisi\nnel mondo per questo impegno). Suor Dorothy era consapevole dei rischi che\ncorreva, ma non abbandon\u00f2 i suoi contadini (da R. Murphy, \u201cMartire\ndell\u2019Amazzonia. La vita di suor Dorothy Stang, 2009, p. 130): \u201cHanno avuto il\ncoraggio di minacciarmi e di esigere che venga espulsa da Anapu, solo perch\u00e9\nchiedo giustizia, sono amica della gente e apprezzo la sua sincerit\u00e0, capacit\u00e0\ndi condividere, ospitalit\u00e0, resistenza, risolutezza e disponibilit\u00e0. Tutto ci\u00f2\nche chiedo a Dio \u00e8 la grazia di aiutarmi a reggere questo peso, lottando per la\ngente affinch\u00e9 abbia una vita pi\u00f9 giusta e perch\u00e9 impariamo tutti a rispettare\ndi pi\u00f9 la creazione di Dio\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>articolo pubblicato su Il Trentino del 12 dicembre 2019 di Vincenzo Passerini Sul presepe, accanto alla capanna dove, privati di ogni altra accoglienza, hanno trovato rifugio Maria, Giuseppe e il Bambino, metteremo quest\u2019anno sette pensieri di altrettanti testimoni e autori, tratti da libri che vale la pena leggere o rileggere. 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