{"id":2966,"date":"2020-03-18T07:28:06","date_gmt":"2020-03-18T07:28:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=2966"},"modified":"2020-03-21T19:43:14","modified_gmt":"2020-03-21T19:43:14","slug":"romero-un-nome-da-ricordare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=2966","title":{"rendered":"Romero, un nome da ricordare"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Il 24 marzo 1980 veniva ucciso a San Salvador mons. Oscar Romero. Riportiamo il suo ricordo di Paolo Giuntella pubblicato nel primo numero della rivista &#8220;Il Margine&#8221; (n.1 \/1981).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>di Paolo Giuntella<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Oscar-Romerod.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2967\" width=\"259\" height=\"171\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Oscar-Romerod.jpg 640w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Oscar-Romerod-300x198.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 259px) 100vw, 259px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Oscar Arnulfo Romero: un nome, \u00e8 asprissimo doverlo ammettere, gi\u00e0 dimenticato, inciso indelebilmente in poche carni. Il suo paese e i suoi contadini gli sopravvivono devastati, fra i cadaveri calpestati dai militari, dai miliziani. Eppure \u00e8 stato un vescovo ucciso in chiesa al momento dell&#8217;elevazione: ma i primi a dimenticarlo sono gi\u00e0 i cattolici, la sua Chiesa cui fu sempre serenamente fedele, fino al martirio. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Conobbi Romero a Roma, in una disadorna saletta di pensionato cattolico, nella quale l&#8217;intervistai. Un uomo vivace, che portava qualche segno indio nel volto, e che ricordava La Pira nei gesti espressivi e rapidi, in quelle mani mai ferme che accompagnavano, quasi a volerle illustrare, le parole. Non dimenticher\u00f2 mai i suoi occhi, cos\u00ec neri e intensi. Un piccolo uomo energico, cos\u00ec diverso dalla fragilit\u00e0 profetica di Helder Camara. Raccontava con naturalezza, con il sorriso che pu\u00f2 nascere solo dopo la contemplazione \u00abattiva\u00bb della croce, la scelta della sua Chiesa, la scelta dei poveri come scelta pastorale anzitutto. Ed anche la sua testimonianza nonviolenta, aveva qualcosa di diverso dalla cultura gandhiana di Luther King, Danilo Dolci e dello stesso Esquivel. La sua era una scelta nonviolenta \u00abpastorale\u00bb, cio\u00e8 popolare, senza fronzoli eccessivi e memorie, sia pure nobilissime, di esperienze diverse. Una sorta di nonviolenza meno \u00abspiritualista\u00bb, pi\u00f9 latina.<br>La Chiesa per Romero non poteva che scegliere in una direzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Per essere la Chiesa del popolo,\nper stare con il popolo. Questa, certo, diventava anche una scelta politica, un\ngiudizio sul regime, una scelta di campo. Ma nasceva da una lettura pastorale\ndei segni dei tempi. Questa forse la diversit\u00e0. Insomma Romero non voleva assolutamente\nessere un pastore politico. Ma un pastore. E perci\u00f2, perch\u00e9 pastore, nella\ncrudelt\u00e0 dello sfruttamento del suo popolo, la sua azione diveniva \u00abpolitica\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Soffrire, morire\ncon il popolo<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mi pare, ripensando a lui, che egli abbia messo in pratica con coerenza le parole di Maritain: \u00abPrima di fargli del bene, prima di lavorare per il suo bene, prima di assecondare o meno la politica di questi o quegli altri che ne esaltano il nome e gli interessi, prima di giudicare in coscienza il bene e il male delle dottrine e delle forze storielle che lo sollecitano o di farne una scelta \u2014 o forse anche di rifiutarla in certi casi eccezionali \u2014 o necessario scegliere di esistere con il popolo, di soffrire con lui, assumendone sofferenza e sorte\u00bb. Romero, scegliendo con la sua Chiesa di esistere con, di soffrire con il suo popolo, ne ha assunto appunto, a livello fisico e simbolico, la sofferenza e In sorte. Il suo popolo \u00e8 calpestato e crocifisso, ed egli ha gridato questa verit\u00e0 fino a quando anche lui \u00e8 stato crocif\u00ecsso con i chiodi dei mitra.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure lo stiamo\ndimenticando. Pensate a quanta diversa sorte hanno avuto, attraverso le\nmacchine dei mass media (che hanno questa terribile libert\u00e0 di selezionare,\nrinchiudere e gonfiare le notizie) i \u00abmiti\u00bb di Martin Luther King, \u00abChe\u00bb\nGuevara o Albert Schweitzer.<\/p>\n\n\n\n<p>Romero \u00e8 gi\u00e0\ninghiottito, con la complicit\u00e0, per dirla con le parole di un altro grande\ndimenticato \u2014 il premio nobel per la pace 1980, il cattolico Alfonso Perez\nEsquivel, gi\u00e0 \u00aboccultato\u00bb, prima ancora della consegna ufficiale e mondana del\nriconoscimento \u2014 con la complicit\u00e0, s\u00ec diceva del \u00absilenzio dei buoni\u00bb, del\nsilenzio dei fratelli nella fede.<\/p>\n\n\n\n<p>O forse o il destino\ndei \u00absanti\u00bb dei poveri. Come il nobel della pace sudafricano Albert Luthuli,\nperso nell&#8217;oblio della storia, o il nobel della pace irlandese, ex militante\ndell&#8217; Ira convertito alla nonviolenza, Sean Mc Bride, o come l&#8217;\u00aboscuro\u00bb indiano\nVinoba. C&#8217;\u00e8 insomma anche una discriminazione dei buoni, dei martiri, che l&#8217;industria\ndella retorica, l&#8217;Imperialismo della commozione dei ricchi, amministrano\ninsieme al disordine costituito della fame, delle libert\u00e0 e dei sogni repressi,\ndelle utopie frantumate dei campesinos condannati dalle multinazionali e dallo\nsp\u00ecrito di Yalta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un giuramento di\nfedelt\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E no. Noi ci dobbiamo ribellare. Anche alla saggezza dei nostri padri e maestri. Anche allo scetticismo verso il terzomondismo nei nostri maestri riformisti, sanamente realisti, cautamente progressisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci dobbiamo\nribellare all&#8217;oblio. Diventare ostinati annunciatori, ostinati ripetitori di\nnomi, sin quasi alla nausea ed alla rabbia.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;ho giurato nelle mani d\u00ec Romero. Lo giuro ancora quando ritrovo tra le mie carte il suo piccolo biglietto da visita: Oscar Arnulfo Romero, Arcibisbo. Arcibisbobado de San Salvador. \u00abLa mia porta \u00e8 sempre aperta per te, vieni\u00bb. Giuriamolo insieme. Fino alla noia.<br>Perch\u00e9 non si stenda su lui, su loro, il velo fradicio dell&#8217;obl\u00eco. L&#8217;effetto Reagan gi\u00e0 comincia sentirsi sulle carni dei suoi campesinos.<\/p>\n\n\n\n<p>E i nostri ragazzi gi\u00e0 dicono \u00abRomero, chi era costui ?\u00bb perch\u00e9 tanti nomi non ci dicono pi\u00f9 nulla.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo ultimo scritto, prima di morire, trent&#8217;anni fa, Emmanuel Mounier vergava il suo testamento: \u00abfidelit\u00e9\u00bb. Fedelt\u00e0. E&#8217; il giuramento che noi dobbiamo stabilire alla fine di questo maledetto e splendido, e maledetto ancora, decennio per il nostro avvenire.<\/p>\n\n\n\n<p>Fedelt\u00e0. Fedelt\u00e0, padre vescovo Romero, volto futuro della Chiesa di Dio. Fedelt\u00e0 padre vescovo Romero, \u00absegno\u00bb del militante cristiano.<br>\u00abFonderanno i loro bazooka in trattori, i loro mitra in motozappe. Un popolo non alzer\u00e0 pi\u00f9 cannoni contro un altro popolo. Miliziani, squadrones de la muerte, militari non si eserciteranno pi\u00f9 nell&#8217;arte della guerra\u00bb. <br>Que viva Romero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 24 marzo 1980 veniva ucciso a San Salvador mons. Oscar Romero. Riportiamo il suo ricordo di Paolo Giuntella pubblicato nel primo numero della rivista &#8220;Il Margine&#8221; (n.1 \/1981). di Paolo Giuntella Oscar Arnulfo Romero: un nome, \u00e8 asprissimo doverlo ammettere, gi\u00e0 dimenticato, inciso indelebilmente in poche carni. 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