{"id":3075,"date":"2020-05-10T16:09:40","date_gmt":"2020-05-10T16:09:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3075"},"modified":"2020-05-22T17:23:03","modified_gmt":"2020-05-22T17:23:03","slug":"in-salute-giusta-sostenibile-litalia-che-vogliamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3075","title":{"rendered":"\u00abin salute, giusta, sostenibile. L&#8217;Italia che vogliamo\u00bb"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Un documento proposto da \u201cSbilanciamoci\u201d <\/em> <em>il 18 aprile 2020<\/em> <em>e promosso da 42 studiosi ed esponenti della societ\u00e0 civile<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&nbsp;&nbsp; 1.&nbsp;&nbsp;<\/strong><strong>La ricostruzione di un sistema produttivo di qualit\u00e0 con un nuovo intervento pubblico<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019emergenza ci ha fatto pensare alle attivit\u00e0 \u201cessenziali\u201d e a quelle di cui si pu\u00f2 fare a meno. I beni alimentari, le produzioni sanitarie e i servizi pubblici da un lato; le grandi navi al centro del contagio, la produzione di armi, il calcio in tv tutte le sere dall\u2019altro. \u00c8 una riflessione da cui partire nel progettare la ricostruzione dell\u2019economia del paese. Non pu\u00f2 essere \u201cil mercato\u201d \u2013 com\u2019\u00e8 stato in passato \u2013 a stabilire che cosa produrre sulla base dei profitti ottenibili. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Il che cosa e come produrre deve emergere da una visione del bene comune, da scelte sociali e politiche che definiscano un modello di sviluppo di qualit\u00e0, con attivit\u00e0 ad alto contenuto di conoscenza e tecnologia, alta qualit\u00e0 del lavoro, e piena sostenibilit\u00e0 ambientale. Dopo vent\u2019anni di recessione e ristagno dell\u2019economia italiana, un nuovo sviluppo ha bisogno del ritorno all\u2019\u201ceconomia mista\u201d del dopoguerra, con un forte intervento pubblico nella produzione, nelle tecnologie, nell\u2019organizzazione dei mercati, orientando in modo preciso le scelte delle imprese attraverso le politiche della ricerca, industriali, del lavoro, ambientali.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019azione pubblica nell\u2019economia deve appoggiarsi su una pubblica amministrazione rinnovata, efficace, capace di operare per l\u2019interesse pubblico. Occorre riordinare la presenza dello Stato nelle grandi imprese italiane in un gruppo industriale pubblico. Serve una Banca pubblica d\u2019investimento che rinnovi e estenda la Cassa Depositi e Prestiti. Serve una rinnovata azione pubblica che ridimensioni, controlli e regoli la finanza privata. Serve una radicale trasformazione del ruolo del CIPE. Serve un\u2019Agenzia nazionale per l\u2019industria e il lavoro che intervenga per far ripartire le imprese messe in ginocchio dalla crisi e ne rilanci le produzioni. Serve un\u2019Agenzia per la ricerca e sviluppo, l\u2019innovazione, gli investimenti in nuove tecnologie. Serve un\u2019Agenzia pubblica che indirizzi le produzioni legate al sistema sanitario del paese. Serve un soggetto economico pubblico che guidi la transizione verso la sostenibilit\u00e0 ambientale. Nuove imprese possono nascere con capitali privati e partecipazioni pubbliche iniziali. La domanda pubblica pu\u00f2 essere utilizzata per stimolare innovazioni e investimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla politica di questi anni fondata sul sostegno indiscriminato alle imprese, attraverso facilitazioni e incentivi fiscali, bisogna passare al sostegno selettivo e mirato di produzioni e attivit\u00e0 economiche strategiche e utili al paese: infrastrutture materiali e sociali, attivit\u00e0 ad alta intensit\u00e0 di conoscenza, innovazione e lavoro qualificato. Al posto delle politiche \u201corizzontali\u201d che lasciavano fare al mercato, l\u2019impegno pubblico per la ricostruzione dell\u2019economia potrebbe concentrarsi in tre aree: la sostenibilit\u00e0 ambientale, le attivit\u00e0 per la salute e il welfare, le tecnologie digitali. I primi due ambiti sono discussi nei punti successivi. Le tecnologie digitali hanno applicazioni in tutta l\u2019economia: il web, l\u2019informatica, il software, le comunicazioni, le apparecchiature elettroniche, i servizi digitali pubblici e privati. Qui l\u2019Italia ha perso grandi capacit\u00e0 produttive e si \u00e8 abituata a importare quasi tutto dall\u2019estero; si devono ricostruire le competenze necessarie per uno sviluppo di qualit\u00e0 e occorre garantire a tutti gli italiani un servizio universale di banda larga minima.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019opposto, ci sono produzioni da ridimensionare e riconvertire, utilizzando gli stessi strumenti di politica industriale: innanzi tutto l\u2019industria delle armi, che non producono sicurezza, ma nuovi conflitti, poi le produzioni ambientalmente insostenibili (punto 2) e le attivit\u00e0 e i servizi di pi\u00f9 bassa qualit\u00e0 sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono grandi imprese in difficolt\u00e0 da anni \u2013 come Ilva e Alitalia \u2013 per cui \u00e8 essenziale un intervento diretto dello stato per realizzare le necessarie riconversioni e mantenere le attivit\u00e0 economiche. L\u2019estensione del \u201cgolden power\u201d del governo a diversi settori produttivi essenziali per l\u2019economia italiana \u00e8 un passo significativo per proteggere l\u2019industria nazionale di fronte ai rischi di acquisti da parte di imprese straniere. Occorre per\u00f2 una programmazione pi\u00f9 ampia con le imprese; vanno sviluppati accordi di lungo periodo con gruppi di imprese italiane e con le multinazionali che producono in Italia, offrendo i benefici di queste politiche e della domanda pubblica in cambio di piani precisi di produzione, garanzie contro la delocalizzazione all\u2019estero delle produzioni, mantenimento della sede nel nostro paese e pagamento delle tasse in Italia, reinvestimento dei profitti, ricerca, occupazione qualificata.<\/p>\n\n\n\n<p>Per favorire il miglioramento tecnologico delle produzioni italiane \u00e8 necessario un massiccio investimento nella scuola, nella ricerca pubblica e nell\u2019universit\u00e0, ritornando ai livelli di spesa e personale di dieci anni fa e favorendo il ritorno dei ricercatori italiani emigrati all\u2019estero. Nella pubblica amministrazione e nelle imprese occorre aumentare le competenze e le capacit\u00e0 innovative, spingendo le aziende sulla via della ricerca e delle nuove tecnologie.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel ricostruire la base produttiva del paese \u00e8 essenziale rovesciare la divergenza tra poche aree dinamiche \u2013 in Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Piemonte \u2013, un Centro-nord che ristagna o declina e un Mezzogiorno abbandonato a se stesso. La riduzione dei divari, nelle capacit\u00e0 produttive prima ancora che nei redditi, tra le regioni italiane dev\u2019essere un obiettivo prioritario della nuova politica industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019eliminazione dei divari tra i territori del nostro paese \u00e8 lo strumento pi\u00f9 efficace per combattere mafie e criminalit\u00e0 organizzata. \u00c8 inoltre necessaria la tracciabilit\u00e0 ai fini antimafia dei pagamenti legati ai fondi pubblici per l\u2019emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un ritorno all\u2019intervento pubblico non \u00e8 privo di difficolt\u00e0 e rischi. Serve una nuova generazione di politiche che evitino di cadere negli errori passati: la collusione tra potere economico e politico, la corruzione e il clientelismo, la mancanza di trasparenza e di controllo democratico. Servono una politica e una pubblica amministrazione con alte competenze, capacit\u00e0 di organizzare le risorse del paese e dare risposte ai bisogni. Per cominciare, \u00e8 necessario ripristinare regole sul meccanismo delle \u201cporte girevoli\u201d, e rompere cos\u00ec la pratica del passaggio continuo di manager e banchieri a responsabilit\u00e0 pubbliche e di politici a responsabilit\u00e0 aziendali, una fonte di collusione e corruzione; passaggi di questo tipo possono essere possibili solo dopo almeno cinque anni di interruzione degli incarichi precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Per assicurare la coerenza delle politiche realizzate \u00e8 necessario prevedere meccanismi di valutazione \u2013 trasparenti e partecipativi \u2013 degli impatti a breve e lungo termine degli strumenti messi in campo.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto all\u2019esigenza di un nuovo modello di crescita economica, c\u2019\u00e8 bisogno di cambiare il metro di misura che abbiamo. Vanno sviluppate misure efficaci del benessere e della sostenibilit\u00e0, a partire dal BES (il Benessere Equo e Sostenibile documentato dall\u2019Istat) per poter valutare i progressi del paese verso un nuovo sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>Un\u2019economia sostenibile sul piano ambientale<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>L\u2019economia del dopo-emergenza dovr\u00e0 essere basata su prodotti, servizi, processi e modelli organizzativi capaci di utilizzare meno energia, risorse naturali e territorio e di avere effetti minori sugli ecosistemi e sul clima. Il blocco della produzione legata alla pandemia ha portato a ridurre le emissioni di CO<sub>2<\/sub>; la ripresa dell\u2019economia deve mantenere le emissioni sotto le soglie necessarie per evitare il cambiamento climatico.<\/p>\n\n\n\n<p>La prospettiva del&nbsp;<em>Green New Deal,<\/em>&nbsp;aperta anche dalla Commissione europea, deve diventare un aspetto chiave delle politiche di cambiamento, con una visione d\u2019insieme e grandi risorse. Occorrono per\u00f2 obiettivi precisi e misure concrete. Per l\u2019energia si pu\u00f2 fissare l\u2019obiettivo del 100% di elettricit\u00e0 prodotta da fonti rinnovabili entro il 2050 e prendere misure che aumentino radicalmente l\u2019efficienza energetica di abitazioni, uffici, motori, elettrodomestici, eccetera.<\/p>\n\n\n\n<p>Per le auto, si pu\u00f2 fissare l\u2019obiettivo di eliminare la produzione di motori a combustione interna entro il 2030. Per i trasporti delle persone si deve passare dal modello dell\u2019auto privata individuale alla mobilit\u00e0 integrata sostenibile, sviluppando forme alternative di mobilit\u00e0, il trasporto pubblico locale e i servizi ferroviari sulla media e corta distanza, dove si concentra l\u201980% dell\u2019utenza. Per il trasporto merci si devono ridimensionare le reti della logistica e scoraggiare il trasporto merci di lunga distanza su gomma. Entrambi i progetti richiedono grandi programmi di investimenti pubblici, centrati sulle \u201cpiccole opere\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre ridimensionare le posizioni di rendita, in particolare dei monopoli che controllano le reti elettriche e energetiche, che rappresentano un ostacolo alla conversione energetica. Bisogna puntare sull\u2019agricoltura biologica \u2013 con produzioni sostenibili e di piccola scala \u2013 sulla chimica verde, su una cantieristica che sviluppi il trasporto merci via mare al posto del turismo su enormi navi da crociera che hanno un gravissimo impatto ambientale. L\u2019intero ciclo di vita delle merci va riorganizzato sulla base dell\u2019\u201ceconomia circolare\u201d, avvicinandosi all\u2019obiettivo di \u201crifiuti zero\u201d, favorendo il recupero e riuso dei materiali, moltiplicando gli impianti di riciclaggio al posto di inceneritori e discariche.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli interventi in tutti questi ambiti potrebbero essere coordinati da un\u2019Agenzia per la sostenibilit\u00e0, un soggetto economico pubblico che dia coerenza a strategie e investimenti, promuova la ricerca e l\u2019innovazione ambientale, organizzi la domanda pubblica, orienti l\u2019azione delle imprese private, facendo delle produzioni sostenibili un punto di forza dell\u2019economia del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre un\u2019eliminazione progressiva dei quasi 20 miliardi di sussidi pubblici che vanno ogni anno ad attivit\u00e0 che danneggiano l\u2019ambiente, in particolare i combustibili fossili. A parit\u00e0 di imposizione fiscale complessiva, occorre spostare il carico fiscale verso un ampio uso di tasse ambientali; in questo modo si possono \u201ccorreggere\u201d i prezzi dei beni e spingere produttori e consumatori a comportamenti pi\u00f9 sostenibili. Il principio di sostenibilit\u00e0 deve diventare un criterio pervasivo in tutte le scelte individuali e collettive.<\/p>\n\n\n\n<p>In parallelo, \u00e8 necessario intervenire sul fronte dei consumi. Accanto al che cosa e come produrre c\u2019\u00e8 il tema del che cosa e come consumare. Per spingere verso nuovi comportamenti \u2013 fondati su sobriet\u00e0 e sostenibilit\u00e0 \u2013 lo strumento fiscale pu\u00f2 essere fondamentale per favorire il passaggio da consumi individuali a consumi collettivi, da beni privati in beni pubblici, dallo spreco alla sostenibilit\u00e0 dell\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La tutela del lavoro, la riduzione della precariet\u00e0, la garanzia di un reddito minimo<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Il lavoro non \u00e8 una merce. Dev\u2019essere questo il punto di partenza per ricostruire le politiche del lavoro, in quattro dimensioni essenziali.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 la tutela dell\u2019occupazione durante la crisi e la creazione di nuovi lavori in attivit\u00e0 come quelle descritte nei due punti precedenti. Molti dei posti di lavoro attuali andranno persi e per questo \u00e8 necessaria un\u2019Agenzia per l\u2019industria e il lavoro che intervenga per far ripartire le imprese messe in ginocchio dalla crisi, ne rilanci le produzioni, operi come datore di lavoro di ultima istanza (punto 1). L\u2019intervento pubblico e i finanziamenti ai privati per nuove iniziative devono essere concentrati nelle attivit\u00e0 di qualit\u00e0 sopra delineate, con alta produttivit\u00e0, alti salari e adeguate tutele del lavoro. I nuovi investimenti devono essere distribuiti in modo da offrire opportunit\u00e0 di lavoro soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno e nelle aree periferiche pi\u00f9 colpite dalla crisi. In parallelo, l\u2019occupazione nel settore pubblico va allargata con un milione di assunzioni \u2013 attraverso concorsi \u2013 in tre anni, per compensare, non solo nella sanit\u00e0, le perdite di personale dovute al mancato rinnovo del turnover e per disporre delle nuove competenze necessarie a uno sviluppo di qualit\u00e0 del paese guidato da un nuovo intervento pubblico. Un modo ulteriore per mobilitare le energie dei giovani senza lavoro \u00e8 coinvolgere 200 mila giovani l\u2019anno nel servizio civile nazionale, specie nelle attivit\u00e0 che aumentano la solidariet\u00e0 sociale, la sostenibilit\u00e0 ambientale, la partecipazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo aspetto chiave \u00e8 la riduzione della precariet\u00e0, che in vent\u2019anni \u00e8 passata dal 12 al 24% dei lavoratori dipendenti del settore privato. Occorre discutere la proposta volta a ridurre le forme contrattuali a quelle essenziali: il tempo indeterminato, il tempo determinato (con maggiori vincoli di quelli attuali), le possibilit\u00e0 di part-time, l\u2019apprendistato, la collaborazione continuativa e occasionale. Va reintrodotta la tutela dal licenziamento prevista dall\u2019articolo 18. In questa cornice \u00e8 necessario l\u2019aggiornamento della legislazione sul lavoro inserendo la garanzia di eguali diritti fondamentali per tutti i lavoratori, a prescindere dalla tipologia di rapporto di lavoro. Dev\u2019essere drasticamente ridotto il precariato nelle pubbliche amministrazioni e nei servizi pubblici. La stabilit\u00e0 dei contratti di lavoro dev\u2019essere un criterio rilevante nella concessione di finanziamenti pubblici alle imprese. Allo stesso tempo occorre pensare alla riduzione dell\u2019orario di lavoro a parit\u00e0 di salario, utilizzando sgravi fiscali e altre misure, sia per estendere l\u2019occupazione, sia per favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro (punto 8).<\/p>\n\n\n\n<p>La tutela dei salari \u00e8 un\u2019esigenza essenziale. Tra i lavoratori dipendenti del settore privato solo il 10% con i redditi pi\u00f9 alti ha mantenuto il potere d\u2019acquisto in termini reali che aveva 25 anni fa, tutti gli altri si sono impoveriti, con una perdita che \u00e8 stata del 20% per il 25% dei lavoratori con i salari pi\u00f9 bassi. Occorre rafforzare la contrattazione nazionale, limitando quella aziendale, e introducendo la validit\u00e0 erga omnes dei contratti collettivi di lavoro firmati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Occorre rafforzare il ruolo del sindacato con una legge sulla rappresentanza sindacale per stabilire in base al voto dei lavoratori quali sono i sindacati maggiormente rappresentativi. Occorre introdurre un salario minimo agganciato ai minimi previsti dai contratti nazionali, avvicinando i livelli di diverse categorie, in modo da offrire una tutela anche ai lavoratori non coperti dai contratti nazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>La garanzia di un reddito minimo va introdotta al di l\u00e0 dell\u2019emergenza, colmando la lacuna maggiore del nostro sistema di welfare universale. La pandemia ha mostrato i \u201cbuchi\u201d ancora presenti nel nostro sistema di tutela dei redditi e lotta alla povert\u00e0. Al di l\u00e0 di interventi temporanei come l\u2019estensione del cosiddetto reddito di cittadinanza e il \u201creddito di quarantena\u201d, occorre rinnovare ed estendere il reddito di cittadinanza eliminando la componente legata alla ricerca di un lavoro e assicurando in particolare la copertura di tutti i cittadini in condizioni di povert\u00e0 assoluta. La tutela del reddito minimo riguarda anche i pensionati. Le riforme pensionistiche degli ultimi anni, con il passaggio al sistema contributivo, garantiscono una pensione dignitosa solo ai lavoratori con elevate contribuzioni e un rapporto di lavoro continuativo. Il sistema pensionistico, l\u2019assegno sociale e la \u201cpensione di cittadinanza\u201d vanno ridefiniti e ampliati per garantire a tutti i pensionati un reddito dignitoso. Questi interventi sono strumenti essenziali per la riduzione delle disuguaglianze (punti 7 e 8).<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La centralit\u00e0 del sistema di welfare e dei servizi pubblici universali<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Il welfare state \u00e8 una componente essenziale del \u201cmodello sociale\u201d europeo costruito nel dopoguerra: sanit\u00e0, scuola, universit\u00e0, previdenza, assistenza e altre attivit\u00e0 essenziali sono servizi forniti in misura prevalente dall\u2019intervento pubblico nella forma di servizi pubblici universali, pensati per soddisfare i bisogni e garantire i diritti dei cittadini.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi decenni il welfare state \u00e8 stato molto ridimensionato: le privatizzazioni e i tagli di spesa hanno limitato universalit\u00e0, efficacia e qualit\u00e0 dei servizi. In molti casi i diritti sociali non sono pi\u00f9 stati garantiti, alcune attivit\u00e0 del welfare sono tornate a essere merci vendute sul mercato. Le attivit\u00e0 di imprese private si sono moltiplicate, a partire dagli ambiti pi\u00f9 profittevoli, come le pensioni, la sanit\u00e0 e le universit\u00e0 private. Varie ondate di \u201ccontro-riforme\u201d hanno imposto alle agenzie pubbliche di comportarsi sempre pi\u00f9 come imprese private \u2013 nella previdenza fondata sul sistema contributivo, nelle \u201cAziende sanitarie locali\u201d, nella gestione di scuola e universit\u00e0. Finanziamenti ridotti, blocco del turnover del personale, pressioni per \u201cfar pagare\u201d gli utenti hanno reso molti servizi di welfare pi\u00f9 simili alla produzione di merci vendute sul mercato a \u201cclienti\u201d in grado di pagare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il welfare non \u00e8 un \u201ccosto\u201d per il sistema economico privato, \u00e8 un sistema parallelo che produce beni e servizi pubblici e assicura la riproduzione sociale in base a diritti e a bisogni, anzich\u00e9 alla capacit\u00e0 di spesa. L\u2019economia stessa, con le sue rapide trasformazioni, richiede processi di formazione continua delle persone, una rete di protezione, assistenza e previdenza che assicuri a tutti una tutela che individui o categorie di lavoratori da soli non possono pi\u00f9 garantirsi. \u00c8 il welfare che rende possibile la qualit\u00e0 e competitivit\u00e0 dell\u2019economia e produce la qualit\u00e0 sociale e ambientale che il Prodotto Interno Lordo (Pil) \u2013 fondato sul valore delle merci \u2013 non \u00e8 in grado di misurare.<\/p>\n\n\n\n<p>Le lezioni della pandemia sono che il sistema di welfare pubblico universale \u2013 per quanto indebolito negli anni \u2013 ha saputo svolgere un ruolo essenziale nella tenuta del paese. Occorre ora riconoscerne il ruolo essenziale e rifinanziare in modo adeguato tutta l\u2019azione pubblica nella sanit\u00e0, scuola, universit\u00e0, ricerca, previdenza, assistenza, ambiente. Le infrastrutture sociali del paese devono essere largamente ricostruite e rinnovate, dopo decenni di tagli negli investimenti pubblici. Gli spazi per i privati e il mercato in questi campi vanno fortemente ridimensionati. Alcuni ambiti \u2013 gli asili, l\u2019assistenza all\u2019infanzia e agli anziani, i servizi per disabili, le residenze per anziani \u2013 vanno fortemente sviluppati recuperando decenni di ritardo dei servizi pubblici del nostro paese. Va abbandonata la logica del \u201cwelfare familiare\u201d che si \u00e8 tradotta in un enorme carico di lavoro di cura per le donne e in un milione di lavoratrici domestiche e familiari, in prevalenza migranti, le meno protette in questa crisi. Va abbandonata la logica del \u201cwelfare aziendale\u201d che crea nuove disparit\u00e0 tra i lavoratori. Un obiettivo ragionevole per l\u2019Italia \u00e8 di arrivare agli standard nord-europei in termini di spesa pubblica per abitante e di qualit\u00e0 in tutti i servizi pubblici.<\/p>\n\n\n\n<p>In questo quadro non vanno dimenticati i diritti di cittadinanza e accoglienza per i migranti, tra i gruppi pi\u00f9 esposti all\u2019emergenza. Nell\u2019immediato, occorre regolarizzare le migliaia di persone straniere che vivono stabilmente nel nostro paese ma sono prive di un titolo di soggiorno. Poi occorre abrogare i \u201cdecreti sicurezza\u201d, ripristinare la protezione umanitaria, sostenere il sistema di accoglienza diffusa, riconoscere la cittadinanza ai giovani di seconda generazione e garantire a tutte le persone migranti presenti in Italia l\u2019accesso ai servizi pubblici. L\u2019epidemia ha lasciato ancora pi\u00f9 sole le persone senza fissa dimora, i rom, i pi\u00f9 bisognosi: i servizi sociali devono attrezzarsi a riconoscere e dare risposte adeguate alle situazioni di marginalit\u00e0 pi\u00f9 grave.<\/p>\n\n\n\n<p>Pi\u00f9 in generale, la pandemia ha mostrato i punti pi\u00f9 deboli del welfare italiano: l\u2019inadeguata copertura universale, l\u2019insufficiente tutela del reddito delle persone pi\u00f9 povere e marginali, l\u2019assenza di servizi sociali, tutti ambiti su cui occorrono cambiamenti profondi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il sistema di welfare pu\u00f2 essere il motore di uno sviluppo ad alta qualit\u00e0 sociale e ambientalmente sostenibile, con un forte aumento dell\u2019occupazione regolare nel settore pubblico e una riqualificazione profonda del mondo delle cooperative sociali. Se consideriamo l\u2019insieme delle attivit\u00e0 che ruotano intorno al welfare troviamo la produzione di conoscenza, la ricerca, la cultura; l\u2019uso di tecnologie digitali nella didattica, comunicazione, organizzazione dei servizi; la produzione di macchinari e impianti utilizzati nella sanit\u00e0 e nell\u2019assistenza; le grandi risorse finanziarie che vanno alla previdenza. Si tratta di pensare lo sviluppo del welfare come un sistema di attivit\u00e0 avanzate, ad alta intensit\u00e0 di conoscenza e di lavoro con medie e alte competenze, un sistema verso il quale indirizzare programmi di ricerca \u201cmission-oriented\u201d e un piano per la ricostruzione delle infrastrutture sociali, facendone un motore della qualit\u00e0 dello sviluppo del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>La scuola, la formazione, l\u2019universit\u00e0, la cultura, il patrimonio artistico e scientifico hanno un ruolo centrale perch\u00e9 sono gli strumenti stessi che possono portarci verso una pi\u00f9 alta qualit\u00e0 sociale. Rilanciare la scuola pubblica come luogo di apprendimento, partecipazione e cultura civica, rilanciare la spesa per queste attivit\u00e0, rimotivare il personale, ridurre la dispersione scolastica, calibrare le attivit\u00e0 di formazione, finanziare il diritto allo studio, tornare a far crescere il numero di studenti universitari e laureati sono misure essenziali. Inoltre, con la pandemia \u00e8 tornata evidente la natura essenziale di un sistema dell\u2019informazione che sia capace di un approccio documentato, critico e pluralista.<\/p>\n\n\n\n<p>Quest\u2019impegno per il welfare pubblico si deve tradurre in obiettivi precisi sia della spesa, sia delle prestazioni fornite. L\u2019insieme della spesa per il welfare italiano in rapporto al Pil dovrebbe raggiungere entro il 2025 anni il livello dei paesi del nord Europa. Per le prestazioni, \u00e8 necessario il rafforzamento dei livelli essenziali di assistenza in ambito sanitario e l\u2019adozione dei livelli essenziali di assistenza negli altri ambiti, a partire dai servizi sociali (asili nido, non autosufficienza, edilizia pubblica, eccetera). Occorre considerare le medie nazionali esistenti e potenziare le capacit\u00e0 delle regioni pi\u00f9 arretrate per favorire una rapida convergenza in tutto il paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Dati i limiti delle risorse pubbliche, l\u2019espansione del welfare italiano deve andare in parallelo a un ridimensionamento di altri ambiti, in particolare la spesa militare, che deve essere portata sotto la soglia dell\u20191% del Pil, riconvertendo l\u2019industria bellica e liberando cos\u00ec risorse per le attivit\u00e0 sociali e sanitarie essenziali.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La centralit\u00e0 del servizio sanitario nazionale pubblico<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>All\u2019interno del sistema di welfare sopra discusso, l\u2019Italia vantava uno dei sistemi sanitari pi\u00f9 avanzati in Europa, un sistema pubblico e universale che ha portato gli italiani ad avere una delle pi\u00f9 alte speranze di vita del mondo, pur con un finanziamento inferiore a quello di paesi pi\u00f9 avanzati. Quello che ha permesso al Servizio Sanitario Nazionale di reggere di fronte all\u2019epidemia sono state le sue radici culturali e deontologiche, la sua natura di servizio pubblico definita dalla riforma istitutiva del 1978, la motivazione del personale della sanit\u00e0 che opera in questo contesto a tutela della salute di tutti.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto questo \u00e8 avvenuto nonostante le spinte alla privatizzazione della sanit\u00e0 di questi decenni, una strada sbagliata e pericolosa. La sanit\u00e0 privata \u00e8 stata del tutto irrilevante di fronte all\u2019epidemia e dove pi\u00f9 si \u00e8 sviluppata, come nella Regione Lombardia, pi\u00f9 grave \u00e8 stata l\u2019incapacit\u00e0 di dare risposte all\u2019emergenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche la frammentazione regionale del servizio sanitario ha portato a crescenti, gravi divari nelle prestazioni e nelle capacit\u00e0 d\u2019intervento; andrebbe discussa una riorganizzazione su base nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Intorno alla salute ruota una parte importante delle attivit\u00e0 del paese. La salute \u00e8 al centro della parte pi\u00f9 dinamica della ricerca scientifica, dell\u2019innovazione nelle biotecnologie, dell\u2019industria farmaceutica, delle produzioni di apparecchiature elettromedicali, dell\u2019uso di tecnologie digitali, di servizi avanzati in vari ambiti. Quest\u2019insieme di attivit\u00e0 va considerato come un sistema da sostenere attraverso nuove politiche che, accanto alla spesa per i servizi sanitari, valorizzino e rafforzino le capacit\u00e0 produttive del nostro paese in questi ambiti. Questo \u201csistema economico della salute\u201d dovrebbe essere guidato da un\u2019Agenzia nazionale che coordini strategie e investimenti, promuova la ricerca e lo sviluppo di nuove competenze produttive e di servizio, organizzi la domanda pubblica, orienti l\u2019azione delle imprese private, facendo di questo sistema un punto di forza dell\u2019economia del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Interventi specifici sono richiesti per quanto riguarda l\u2019industria farmaceutica e la protezione brevettuale dei farmaci. In questi decenni si \u00e8 consolidata una forte concentrazione mondiale in poche grandi imprese farmaceutiche \u2013 nessuna italiana \u2013 e sono cresciute in modo estremo le rendite legate ai brevetti sui farmaci, i quali si basavano largamente sui finanziamenti della ricerca pubblica per la salute. I monopoli farmaceutici hanno portato a un forte incremento della spesa pubblica per farmaci e all\u2019impossibilit\u00e0 per molti paesi \u2013 non pi\u00f9 soltanto i paesi poveri \u2013 di acquistare i farmaci necessari di fronte alle emergenze sanitarie locali, a epidemie come l\u2019Aids, a malattie come l\u2019epatite C. Ora si deve affermare che l\u2019interesse pubblico dev\u2019essere superiore alla logica dei profitti privati. Per il vaccino e le cure contro il coronavirus sono gi\u00e0 al lavoro moltissimi ricercatori pubblici, e occorre un accordo preliminare tra governi, ricercatori e imprese farmaceutiche per evitare brevetti privati in questo campo e assicurare l\u2019accesso a tutti a farmaci a basso costo, forniti gratuitamente dai servizi sanitari nazionali. Come gi\u00e0 in passato, in Italia si pu\u00f2 creare un forte polo pubblico dell\u2019industria farmaceutica, in grado di dare risposte ai bisogni del servizio sanitario nazionale, condizionare le dinamiche di mercato, favorire lo sviluppo della ricerca.<\/p>\n\n\n\n<p>Si deve guardare alla salute non solo su base nazionale. La salute \u00e8 un diritto e bene pubblico globale perch\u00e9 non pu\u00f2 essere prodotto come una merce venduta sul mercato a consumatori individuali e perch\u00e9 \u00e8 minacciato dalla mancanza di salute (o, appunto, dalla nascita di epidemie) in ogni punto del pianeta. Occorre coordinare le iniziative a livello mondiale attraverso l\u2019OMS e a livello di Unione Europea, stabilendo regole e standard sanitari comuni che aumentino la capacit\u00e0 di prevenzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche per il sistema sanitario pubblico occorre un significativo aumento di spesa, dall\u2019attuale 6,5% del Pil ai livelli di Francia e Germania che sono di due punti pi\u00f9 alti rispetto al Pil. Vanno ripensate molte politiche sanitarie: occorre puntare a politiche di prevenzione, alla creazione di una rete di presidi socio-sanitari a livello territoriale, ridimensionando l\u2019enfasi sulle prestazioni sanitarie e i grandi ospedali. Le disparit\u00e0 tra regioni vanno rapidamente ridotte: l\u2019aspettativa di vita in Campania \u00e8 di 2 anni e 6 mesi inferiore a quella del Trentino; il modello regionale del passato che ha portato a tali risultati va riconsiderato. Il settore socio-sanitario, i laboratori di analisi e la riabilitazione sono ambiti ora in gran parte occupati da logiche di mercato; vanno riportati all\u2019interno del servizio sanitario nazionale. Un\u2019altra crisi sanitaria che riceve pochissima attenzione in Italia \u00e8 quella delle morti e degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; occorre spostarsi verso un produzioni capaci di provocare meno danni alla salute di lavoratori e cittadini e verso un sistema di prevenzione pi\u00f9 forte. Nell\u2019attuale sistema sanitario, nonostante la copertura universale, restano ancora gravi disuguaglianze: le persone con livelli pi\u00f9 bassi di istruzione, qualifiche e reddito si ammalano di pi\u00f9 e muoiono prima degli altri. Un\u2019assistenza sociale e sanitaria ugualitaria ridurrebbe in modo significativo i costi della sanit\u00e0 pubblica.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La tutela del territorio e una casa per tutti<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Il territorio \u00e8 un patrimonio essenziale e una risorsa preziosa. Le immagini delle citt\u00e0 svuotate di questi giorni devono farci riflettere sugli errori di questi decenni. La speculazione e la rendita hanno eliminato gli abitanti, il piccolo commercio e gli artigiani dai centri delle citt\u00e0, occupati da uffici, negozi di lusso, turismo di massa, tutte attivit\u00e0 che vanno ora ridimensionate. Le campagne sono state cementificate con capannoni e centri commerciali, creando \u201cnon luoghi\u201d che hanno deturpato il paesaggio e creato danni alla natura e all\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Una nuova pianificazione delle citt\u00e0 e del territorio deve mettere al primo posto il blocco del consumo di suolo e il diritto a casa, con un piano per costruire migliaia di abitazioni popolari, riqualificare le periferie degradate e le aree suburbane. L\u2019agricoltura deve essere indirizzata verso la filiera corta, il \u201cchilometro zero\u201d e le produzioni biologiche. Il patrimonio paesaggistico e le aree protette possono essere valorizzate da un turismo responsabile. Ancora una volta, la bellezza del nostro paese, il patrimonio artistico e il paesaggio possono diventare un motore di uno sviluppo qualificato anche nelle aree prive di centri produttivi.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La riduzione delle disuguaglianze economiche e sociali<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>In Italia le disuguaglianze di reddito e ricchezza sono gravemente cresciute. Il maggior potere del capitale sul lavoro, l\u2019ascesa di un \u201ccapitalismo oligarchico\u201d dominato dalle famiglie dei super-ricchi, l\u2019individualizzazione delle condizioni economiche e sociali, l\u2019arretramento della politica e della sua capacit\u00e0 di redistribuzione sono i meccanismi di fondo che hanno alimentato le disuguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Alla base della ricostruzione del paese dopo l\u2019emergenza ci dev\u2019essere un accordo su come si distribuiranno i risultati dei sacrifici fatti durante la crisi; la riduzione delle disuguaglianze dev\u2019essere al centro di un nuovo \u201cpatto sociale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato i redditi e la ricchezza dei pi\u00f9 ricchi devono essere ridimensionati con misure fiscali (discusse al punto 9) e con interventi sulle attivit\u00e0 \u2013 come la finanza e la grande propriet\u00e0 immobiliare \u2013 che generano posizioni di rendita e i cui benefici vanno in gran parte ai pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il numero di italiani che vivono in povert\u00e0 assoluta \u2013 con meno di 800 euro al mese al Nord, 600 euro al Sud per una famiglia composta da una persona \u2013 deve scendere a zero, con le misure di aumento dei salari e di garanzia del reddito minimo discusse al punto 3.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda i redditi da lavoro, si pu\u00f2 concordare che un divario accettabile tra il pi\u00f9 alto e il pi\u00f9 basso reddito sia di non pi\u00f9 di 20 volte. Era cos\u00ec negli anni Settanta, ora i divari sono dieci volte pi\u00f9 grandi. Nel settore pubblico si pu\u00f2 stabilire che gli stipendi dei manager pubblici non possono superare questo livello. Per le imprese private, quelle che non rispettino queste linee-guida possono essere escluse dalla possibilit\u00e0 di partecipare agli appalti pubblici e di godere di incentivi e sgravi fiscali: le disuguaglianze estreme pongono costi a carico della societ\u00e0 che prima o poi devono essere coperti da risorse pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre, garantire i servizi pubblici universali (punto 4) ha l\u2019effetto di aumentare l\u2019uguaglianza tra i cittadini che ricevono servizi pubblici in base ai loro bisogni e non in base alla loro capacit\u00e0 di spesa.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La riduzione delle disuguaglianze che colpiscono le donne e il riconoscimento del lavoro di cura<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>L\u2019emergenza ha messo in luce in modo drammatico il diverso impatto della pandemia sulle vite quotidiane di donne e uomini e la necessit\u00e0 di cambiare a fondo i rapporti tra donne e uomini, la vita delle famiglie e delle persone. Con la pandemia si \u00e8 aggravato il carico di lavoro domestico e di cura svolto dalle donne, anche questa un\u2019attivit\u00e0 essenziale per la societ\u00e0, ma che resta abitualmente invisibile e ignorata. Nella situazione di chiusura in casa, si moltiplicano inoltre i rischi di violenza sulle donne. Sul lavoro, occorre evitare che le donne siano le pi\u00f9 colpite dalla crisi dell\u2019economia in termini di occupazione, salari, protezione sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia dev\u2019essere l\u2019occasione per riconoscere la centralit\u00e0 della riproduzione sociale, della responsabilit\u00e0 della cura delle persone, ma anche dell\u2019ambiente. Occorre riconoscere pienamente l\u2019importanza del lavoro domestico e di cura e riorganizzare il welfare (come argomentato nel punto 5) per alleggerire il carico svolto dalle donne. Allo stesso tempo la conciliazione tra tempi di lavoro e di cura \u2013 sia per gli uomini che per le donne \u2013 deve ricevere pi\u00f9 attenzione, considerando anche la riduzione dell\u2019orario di lavoro (come segnalato al punto 3).<\/p>\n\n\n\n<p>Una prospettiva di uguaglianza tra donne e uomini, ma anche tra le donne che svolgono il lavoro domestico e di assistenza familiare \u2013 molte di queste migranti \u2013 e le donne che ricevono tali servizi, richiede una riconsiderazione complessiva delle forme della riproduzione sociale. Tuttavia, l\u2019obiettivo non pu\u00f2 essere semplicemente il conseguimento dell\u2019uguaglianza o della parit\u00e0 di genere, bens\u00ec \u2013 come ci ricorda il movimento femminista \u2013 il rovesciamento di un paradigma che non tiene conto dell\u2019ambito della cura come terreno fondamentale su cui ripensare le relazioni umane e sociali.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>La giustizia nell\u2019imposizione fiscale<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Oggi l\u201980% delle entrate delle imposte dirette viene dai lavoratori dipendenti, che guadagnano salari nel complesso modesti: oltre 10 milioni di dipendenti (il 50% del totale) hanno redditi tra 12mila e 29mila euro l\u2019anno, quelli che guadagnano pi\u00f9 di 29mila euro sono poco pi\u00f9 di 4 milioni. L\u2019evasione fiscale da parte dei lavoratori autonomi e delle imprese \u00e8 stata tollerata e a volte incoraggiata. La progressivit\u00e0 delle imposte \u00e8 stata ridotta al minimo. L\u2019imposta di successione \u00e8 stata quasi cancellata. Le rendite finanziarie hanno aliquote minime e grandi possibilit\u00e0 di elusione. I profitti delle imprese possono essere nascosti nei bilanci o trasferiti all\u2019estero, nei paradisi fiscali dove non sono tassati. Oggi ci sono 300mila italiani che hanno conti correnti nelle banche svizzere e 2.500 italiani sono elencati nei Panama Papers come titolari di conti nei paradisi fiscali.<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019Italia giusta deve trovare grandi entrate dove prima non erano cercate \u2013 i ricchi, i profitti e le rendite, le eredit\u00e0, l\u2019evasione fiscale \u2013 per finanziare la spesa necessaria a ricostruire l\u2019economia. Considerando la grande espansione del commercio elettronico, occorre introdurre un prelievo fiscale su qualsiasi transazione commerciale digitale, unica soluzione per una web tax che non sia eludibile da parte delle piattaforme digitali. In parallelo \u00e8 necessario uno spostamento strutturale dell\u2019imposizione fiscale dal lavoro alla ricchezza \u2013 immobiliare e finanziaria \u2013 e alle risorse naturali non rinnovabili. Si pu\u00f2 pensare a un\u2019imposta progressiva sui patrimoni finanziari e immobiliari superiori al milione di euro. Va considerata anche la possibilit\u00e0 di finanziare la spesa pubblica straordinaria legata alla ricostruzione con un\u2019emissione di titoli pubblici a lunghissima scadenza. Si devono trovare le forme per limitare fortemente l\u2019uso dei paradisi fiscali e per introdurre una tassazione dei profitti e della ricchezza a livello europeo, armonizzando le politiche fiscali. Occorre colpire le dinamiche speculative dei mercati finanziari, con il modello della Tobin tax, e incoraggiare lo spostamento verso una finanza responsabile.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019imposizione fiscale va collocata nel quadro delle politiche di spesa e della gestione del debito pubblico italiano, un tema che richiede nuove regole e una responsabilit\u00e0 comune a scala europea.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><strong>Un quadro europeo e internazionale coerente con un\u2019Italia giusta e sostenibile<\/strong><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Un\u2019Italia in salute, giusta e sostenibile non pu\u00f2 esistere in un\u2019Europa e in mondo ingiusto e insostenibile. Un\u2019Italia che percorra le strade fin qui delineate pu\u00f2 dare un grande contributo all\u2019Europa. Le regole e i vincoli europei sono ora in trasformazione e vanno ripensati per guidare tutto il continente verso uno sviluppo diverso, giusto e sostenibile. Tutti i paesi europei stanno espandendo la spesa pubblica finanziata in deficit; il peso del debito pubblico, particolarmente grave per l\u2019Italia e altri paesi, dev\u2019essere reso sostenibile con nuove misure comuni dell\u2019area euro e dell\u2019Unione europea. Non \u00e8 pensabile un\u2019Europa che non percorra questa strada, che ostacoli i cambiamenti richiesti.<\/p>\n\n\n\n<p>La natura globale dei problemi della salute, della giustizia e della sostenibilit\u00e0 richiedono un impegno dell\u2019Italia \u2013 del governo e delle istituzioni, ma anche delle organizzazioni e dei movimenti sociali \u2013 per ricostruire un\u2019attenzione alla dimensione globale e alle responsabilit\u00e0 che abbiamo. Il vecchio ordine mondiale si \u00e8 mostrato incapace di affrontare la pandemia, si sono moltiplicati i nazionalismi, affrontiamo una situazione di grande \u201cdisordine mondiale\u201d. Occorre costruire un sistema di diritti e responsabilit\u00e0 globali che si contrapponga alla globalizzazione neoliberista di questi decenni. Il potere globale di finanza e grandi imprese va ridimensionato e nuove autorit\u00e0 politiche e mobilitazioni sociali transnazionali devono darsi gli strumenti per affrontare i problemi della salute, della giustizia e della sostenibilit\u00e0 a scala mondiale.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre una nuova cooperazione internazionale su base paritaria, occorre rinnovare gli organismi sovranazionali, rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite e delle sue agenzie, a cominciare dall\u2019Organizzazione Mondiale della Sanit\u00e0. Le istituzioni europee possono svolgere qui un ruolo importante.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019azione internazionale non dev\u2019essere lasciata solo ai governi, alla finanza, alle imprese multinazionali. Un ruolo chiave dev\u2019essere svolto dalla societ\u00e0 civile e dai movimenti sociali, capaci di rivendicare salute, giustizia e sostenibilit\u00e0, e di praticare nuove forme di democrazia internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>***<\/p>\n\n\n\n<p>I dieci punti fermi qui delineati vanno approfonditi, le proposte che emergono vanno precisate attraverso l\u2019impegno del gruppo di lavoro, di esperti e delle organizzazioni che vorranno essere coinvolte. \u00c8 un percorso che ricorda quello che ha portato al Rapporto Beveridge nella Gran Bretagna della seconda guerra mondiale. E il profilo dell\u2019Italia da ricostruire che emerge \u00e8 in fondo quello \u2013 appena aggiornato \u2013 delineato dalla Costituzione italiana del 1948.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Per aderire, inviare una mail con il proprio nome, cognome ed eventuale affiliazione a:&nbsp;info@sbilanciamoci.org<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un documento proposto da \u201cSbilanciamoci\u201d il 18 aprile 2020 e promosso da 42 studiosi ed esponenti della societ\u00e0 civile &nbsp;&nbsp; 1.&nbsp;&nbsp;La ricostruzione di un sistema produttivo di qualit\u00e0 con un nuovo intervento pubblico L\u2019emergenza ci ha fatto pensare alle attivit\u00e0 \u201cessenziali\u201d e a quelle di cui si pu\u00f2 fare a meno. I beni alimentari, le &hellip; <a href=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3075\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">\u00abin salute, giusta, sostenibile. 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