{"id":3188,"date":"2020-07-03T03:42:47","date_gmt":"2020-07-03T03:42:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3188"},"modified":"2020-07-03T03:42:47","modified_gmt":"2020-07-03T03:42:47","slug":"lavoro-ed-economia-%e2%80%8bgig","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3188","title":{"rendered":"Lavoro ed economia \u200bgig"},"content":{"rendered":"\n<p><em>\u200bL\u2019itinerario della Rosa Bianca di Pisa: lavoro, societ\u00e0, digitalizzazione, economia, relazioni di genere nella modernit\u00e0 descritta dal sociologo britannico.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La lettura di Colin Crouch, docente emerito dell\u2019Universit\u00e0 di Warwick e dell\u2019Istituto Universitario Europeo di Fiesole, membro del \u200b<em>Max Planck Institute for Social Research<\/em> di Colonia, fornisce dati interessanti di grande attualit\u00e0, specie rispetto alle ferite post Covid-19.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, una lettura troppo superficiale potrebbe apparire una litania semplicistica di affermazioni note: il lavoro cambia, serve flessibilit\u00e0, la \u201ctradizione\u201d dei diritti deve cedere il passo ad una \u201cinnovazione\u201d, asimmetrie e produttivit\u00e0 vanno applicate al reddito, \u200bet cetera\u200b. Di certo, il contributo di un autore di cos\u00ec consistente peso deve incrociarsi con intelligenza nei percorsi che scelgono di attingere alla singola opera: decontestualizzare determinate riflessioni, tentando operazioni di estrazione ed astrazione, sarebbe ipocrisia autentica. Perch\u00e9 parlarne? <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>In una intervista rilasciata alla rivista digitale \u200bPandora nel gennaio 2019, Crouch \u00e8 invitato a riflettere, in modo particolare, sulle diverse formule di azione collettiva possibili nelle societ\u00e0 cosiddette post-democratiche. \u200b\u00c8 un invito che risuona utile per cogliere la validit\u00e0 del contributo dell\u2019autore, la sua attualit\u00e0 e l\u2019inserimento del testo nel percorso che abbiamo svolto e svolgiamo come gruppo\u200b. Il sociologo britannico dice:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Da un lato, c\u2019\u00e8 il tema della \u200bdisuguaglianza di reddito\u200b. Un fenomeno in crescita, in parte a motivo della predominanza del settore finanziario e di quei settori che generano profitti elevati per pochi. La disuguaglianza \u00e8 nettamente pi\u00f9 alta nell\u2019economia dei servizi di quanto non lo fosse nell\u2019economia manifatturiera. La si pu\u00f2 affrontare facendo ricorso alla regolamentazione fiscale. Uno dei problemi maggiori degli ultimi anni \u00e8 la corsa degli Stati a rendersi il pi\u00f9 attrattivi possibile per gli investimenti esteri, con il conseguente crollo della tassazione sul capitale delle grandi aziende. Io penso che si possa correggere questa tendenza, ma con tutta probabilit\u00e0 sar\u00e0 possibile solo attraverso l\u2019internazionalizzazione delle strategie fiscali, sperando che i governi si rendano conto che la situazione attuale non \u00e8 realmente nel loro interesse. Dall\u2019altra parte \u200boccorre restituire forza agli stati sociali\u200b, facendo s\u00ec che servizi vitali come istruzione e sanit\u00e0 restino fuori dall\u2019economia di mercato. Se sanit\u00e0 e istruzione sono fuori dall\u2019economia di mercato, la disuguaglianza pesa un po\u2019 meno. La seconda questione \u00e8 il \u200blavoro\u200b. L\u2019aumento del lavoro temporaneo, il lavoro illegale o forzato, questi fenomeni generano disuguaglianza nelle condizioni di vita e nel grado di insicurezza, il che a sua volta tende a creare conflitto sociale fra lavoratori con status differenti. \u00c8 essenziale che i sindacati trovino la maniera di risolvere questo problema, \u00e8 cruciale trovare il modo di garantire alle persone che il loro reddito non varier\u00e0 pi\u00f9 in queste proporzioni enormi e a questo ritmo cos\u00ec rapido.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Cosa significa? Che le disuguaglianze di reddito e la ricostruzione di un orizzonte di dignit\u00e0 nel campo del lavoro sono perni necessari per una democrazia con un autentico valore umano e che spetta alla politica costruire, nella consapevolezza dei tempi, gli strumenti necessari. Abbiamo costruito per questo le letture collettive di saggi come quelli di Marta Fana (\u201c<em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento<\/em>\u201d) o il pamphlet scritto a quattro mani con Simone Fana (\u201c<em>Basta salari da fame<\/em>\u201d). \u00c8 per aver cognizione piena dei paradigmi del quadro macro-economico che abbiamo affrontato la lettura antica e sempre nuova di John Perkins (\u201c<em>Confessioni di un sicario dell\u2019economia. La costruzione dell\u2019impero americano nel racconto di un insider<\/em>\u201d). Allo stesso tempo, per restare attenti ai problemi circa le fonti primarie delle economie illegali e criminali nel nostro Paese abbiamo ripreso l\u2019intervista di Marcelle Padovani a Giovanni Falcone (\u201c<em>Cose di Cosa Nostra<\/em>\u201d). Da qui l\u2019interesse per il saggio di Crouch pubblicato col titolo originale \u201c<em>Will the Gig Economy prevail?<\/em>\u201c (Polity Press, 2019), letto attraverso il coinvolgimento di quattro profili, diversi per biografia, studi ed impegno:<\/p>\n\n\n\n<p>Zaccarias Gigli,\ngiovane laureando in filosofia politica dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa; Francesco Lauria,\nricercatore e formatore del Centro Studi nazionale CISL, Fondazione Tarantelli;\nTania Benvenuti, operaia, sindacalista ed esponente della segreteria\nprovinciale della CGIL di Pisa; Bruno Settis\u200b, assegnista di ricerca in storia\ncontemporanea della Scuola Normale Superiore, gi\u00e0 autore del saggio \u200bFordismi.\nStoria politica della produzione di massa\u200b(Il Mulino, 2016).<\/p>\n\n\n\n<p>Nella discussione svoltasi in tutto il mese di giugno 2020 attraverso le letture informali, il gruppo ha avuto possibilit\u00e0 di maturare ed approfondire punti di vista, incrociando una dimensione teorica con i problemi concreti della quotidianit\u00e0: hanno infatti preso parte alle riunioni giovani precari che affrontano le complessit\u00e0 reali della vita e del lavoro, che declinano nella carne viva del proprio tempo le ansie e le speranze enucleate nei saggi [ Cfr. Nicola Quondamatteo, \u201c<em>A che punto \u00e8 la consegna? I rider dopo la legge<\/em>\u201d, \u200bJacobin Italia\u200b, 23 dicembre 2019 &lt;\u200bhttps:\/\/jacobinitalia.it\/a-che-punto-e-la-consegna-i-rider-dopo-la-legge\/\u200b>. ] . L\u2019appello per una dignit\u00e0 integrale della persona umana attraverso diritti, reddito e lavoro \u00e8 stato al centro di una omelia di Papa Francesco nella messa mattutina in Santa Marta, 1\u00b0 maggio 2020.<\/p>\n\n\n\n<p><em>La schiavit\u00f9 di oggi \u00e8 la nostra \u201cin-dignit\u00e0\u201d, perch\u00e9 toglie la dignit\u00e0 all\u2019uomo, alla donna, a tutti noi. [..] \u200bOgni ingiustizia che si compie su una persona che lavora \u00e8 calpestare la dignit\u00e0 umana\u200b; anche la dignit\u00e0 di quello che fa l\u2019ingiustizia: si abbassa il livello e si finisce in quella tensione di dittatore-schiavo. Invece, la vocazione che ci d\u00e0 Dio \u00e8 tanto bella: creare, ri-creare, lavorare. Ma questo si pu\u00f2 fare quando le condizioni sono giuste e si rispetta la dignit\u00e0 della persona. Oggi ci uniamo a tanti uomini e donne, credenti e non credenti, che commemorano la Giornata del Lavoratore, la Giornata del Lavoro, per coloro che lottano per avere una giustizia nel lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quali temi sono stati sviluppati nelle letture? Anzitutto, la riflessione \u00e8 partita con l\u2019assunzione delle categorie interpretative fornite dall\u2019autore per delineare l\u2019economia dei \u200b<em>gigs<\/em>\u200b,inizialmente operatori dello spettacolo e dell\u2019intrattenimento: sostituzione di una supposta rigidit\u00e0 di oneri sociali dei contratti a tempo indeterminato con la libert\u00e0 di scelta, proposta dal<em> free market liberalism <\/em>e al centro di numerose teorie neoliberali sulla societ\u00e0; libert\u00e0 di scelta unita ad un contesto potenzialmente totalizzante, per cui l\u2019intera giornata pu\u00f2 essere pervasa da oneri e legami con piattaforme di relazione smaterializzata di scala anche multinazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019economia <em>\u200bgig<\/em> \u200b\u00e8 ritenuta da Crouch come punto inevitabile del futuro del lavoro in cui, peraltro, la presenza femminile assume una sua prevalenza e in cui ritorna, con chiave diversa, la dialettica \u200bservo-padrone resa affascinante nel quadro anglosassone dal \u200b<em>popular Capitalism<\/em> thatcheriano, ove i vizi privati &#8211; sulla scorta dell\u2019idea di Mandeville &#8211; possono corrispondere a pubblici benefici, se chiave per una massimizzazione dei profitti. \u200bL\u2019economia <em>\u200bgig<\/em>\u200bafferma il mito individuale di un rapporto paritetico in seno al capitalismo contemporaneo:<\/p>\n\n\n\n<p>la speranza di rimodulare i rapporti di lavoro arrivando a definire l\u2019operatore come \u200bnon dipendente\u200b. Da qui alla costruzione ideologica del dualismo oppositivo tra complessi universi precari e \u201cstrutturate\/i\u201d genericamente intese\/i il passo \u00e8 breve\u200b, tanto quanto risulta breve la dequalificazione di concetti fatti passare per anti-moderni e relativi alle contrattazioni collettive nazionali, al ruolo delle strutture sindacali, alle dinamiche di relazione di classe. Una dequalificazione il cui ulteriore prodotto \u00e8 la rimessa in questione del welfare state.\u200bUna intelligente rimessa in questione, poich\u00e9 fa leva sui limiti inevitabili &#8211; in forza dei progressi storici: \u00e8 il caso del modello antropologico del \u200bmale<em> breadwinner<\/em> &#8211; dei modelli europei emersi nei Paesi nordici ad inizio Novecento e durante i Trenta Gloriosi nel secondo dopoguerra europeo per negare, in s\u00e9, l\u2019utilit\u00e0 di un Stato Sociale &#8211; <em>\u200b\u00c9tat Providence<\/em> laddove esso non si rivolga, in forma del tutto flessibile, all\u2019individuo. Una rimessa in questione che avviene assieme a legislazioni simili in tutta Europa: promozione dei licenziamenti individuali nel segno di una maggiore ricattabilit\u00e0, compartimentazione delle protezioni sociali a seconda delle imprese e dei livelli di produzione, promozione del lavoro temporaneo e delle derogabilit\u00e0 ai contratti collettivi nazionali. Una tendenza, quest\u2019ultima, che non agevola battaglie importanti come la \u200briduzione dell\u2019orario di lavoro e che apre alle \u201cforme cangianti del precariato\u201d analizzate da Crouch. L\u2019autore non si pone alcune condizioni che sono pi\u00f9 note in Italia: lavoro in somministrazione e realt\u00e0 degli appalti alle cooperative, per esempio. Egli fornisce tuttavia delle chiavi interpretative importanti e generali: la prospettiva di rapporti di lavoro \u200bpart time involontari, triplicati in Europa tra 2000 e 2016 secondo OCSE, la presenza di numerose donne in questi comparti &#8211; specie rispetto alle pulizie e al lavoro di cura &#8211; e l\u2019elevata incisione dei rapporti irregolari. Il discorso apre il tema dell\u2019economia sommersa e del bisogno delle rappresentanze sociali di raggruppare i mondi frammentati del lavoro, anche nel tempo di \u200bsmart e \u200bhome working\u200be nell\u2019aumento diffuso delle forme digitali di controllo del nostro tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quale \u00e8 quel \u200bnuovo approccio alla tutela del lavoro \u200bche si intesta l\u2019intellettuale britannico? \u200bQui la \u200b<em>pars construens<\/em> \u200bdel saggio, non scevra da rischi di astrazione ma capace di restituire alcune parole chiave utili per le disamine della modernit\u00e0. Se la parola chiave per comprendere i capitoli sino al penultimo era \u200basimmetria\u200b, inerente al rapporto di lavoro \u200bin s\u00e9 al di l\u00e0 della qualit\u00e0 della relazione, passibile di tamponature e tentativi regolativi tendenzialmente votati alla subalternit\u00e0 al liberismo, il quinto ed ultimo capitolo prende in esame le possibili soluzioni per una precariet\u00e0 concepita come dato caratterizzante di \u200btutta \u200bla storia del lavoro [ \u200bCfr. Eloisa Betti, <em>\u200bPrecari e precarie. Una storia dell\u2019Italia repubblicana\u200b<\/em>, Carocci, Roma, 2019. ] e non (solo) delle modifiche legislative introdotte in Europa occidentale dagli anni Ottanta in poi. Tra le fonti mobilitate da Crouch per immaginare un\u2019agenda alternativa c\u2019\u00e8 il rapporto di Alain Supiot del 2001 [ \u200bCfr. Alain Supiot (dir.), \u200b<em>Au-del\u00e0 de l\u2019emploi<\/em>\u200b, Flammarion, Paris, 2016. Nel 1999-2001 il giurista Supiot, ]  e che individua nel carattere di creativit\u00e0 e autonomia i dati caratterizzanti dell\u2019economia \u200bgig\u200b, cos\u00ec come le premesse poste da Philippe Van Parijs nella presentazione della proposta sul reddito di base  [<em>Cfr. Philippe Van Parijs, Yannick Vanderborght, \u200bBasic Income: a radical Proposal for a Free Societyand a Sane Economy\u200b, Harvard University Press, Harvard<\/em>, 2017], gli studi relativi al peso della automazione e i modelli<\/p>\n\n\n\n<p>3<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>4<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>docente al Coll\u00e8ge de France, aveva presieduto la redazione di un rapporto su richiesta della Commissione Europea, col titolo \u200b\u00ab<em>Les transformations du travail et le devenir du droit du travail en Europ<\/em>e\u00bb: a partire da un\u2019analisi comparativa delle evoluzioni sociologiche, economiche, giuridiche e manageriali dell\u2019organizzazione del lavoro nei Paesi membri, il rapporto aveva avanzato proposte di rinnovamento su quello che all\u2019epoca era chiamato \u200bmodello sociale europeo.<\/p>\n\n\n\n<p>5 <em>\u200b<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>3 socio-economici di \u200bflexsecurity \u200bin Olanda e Danimarca. Nella propria interpretazione, giova ricordarlo, Crouch non critica \u200bin s\u00e9 \u200blo Stato sociale e l\u2019idea di lavoro modellata nel Novecento, ma prova a coglierne i limiti per sancire nuove coperture. L\u2019agenda di interventi che propone \u00e8 indicabile in cinque punti: la creazione di un\u2019assicurazione sociale sul lavoro utilizzato dalle aziende, a partire dal concetto di \u200buse of labor e delle effettive ore lavorate; la riduzione degli oneri assicurativi e della fiscalit\u00e0 per le imprese che accettano una serie di oneri sociali; contributi sociali individuali verso lavoratrici e lavoratori; un fondo assicurativo sociale autofinanziato come strumento protettivo rispetto ai licenziamenti; un pi\u00f9 forte ruolo di contrattazione e presenza sociale del sindacato. Se molti degli spunti sono certamente utili ad approfondire proposte politiche anche dense di attualit\u00e0, come l\u2019idea di una legislazione sul salario minimo e i disegni per una implementazione del \u200bgood work\u200ba partire da maggiori tutele per gli ancora troppo pesanti squilibri di genere [ \u200bSull\u2019impatto sociale e nel lavoro delle donne da parte del coronavirus basti fare riferimento al <em>\u200bPolicy Brief: the Impact of Covid 19 on Women <\/em>delle Nazioni Unite &lt;https:\/\/www.unwomen.org\/-\/media\/headquarters\/attachments\/sections\/library\/publications\/2020\/policy-brief-the-impact-of-covid-19-on-women-en.pdf\u200b>. ] , la riflessione del gruppo ha individuato alcuni punti su cui urge un approfondimento. Primariamente, la dimensione internazionale (o, almeno, europea) delle possibili delocalizzazioni delle sedi produttive o industriali che, assieme alle masse migranti di manodopera potenzialmente a basso costo costituisce &#8211; da tempo &#8211; un quadro in cui va declinata qualsiasi riflessione sul lavoro. Nel testo di Crouch sono ben profilate alcune suggestive \u200bpolicies\u200be azioni positive, ma \u00e8 latente o assente una \u200bpolitics intesa come visione del mondo e come conflitto tra interessi o idee. \u00c8 anche assente il potere pubblico (Stato) e il suo ruolo come soggetto controllore delle azioni previdenziali, legislatore circa standard giuridici, motore dell\u2019economia reale, punto che tuttavia ritorna in altri testi del sociologo britannico o in testi importanti per una messa in relazione, a partire dall\u2019opera di Mazzucato [ \u200bCfr. Mariana Mazzucato, \u200bLo Stato innovatore\u200b, Laterza, Bari, 2014 ]. Andrebbe anche preso in carico il senso della proposta del reddito di base &#8211; oggetto di una parziale apertura da parte di Papa Francesco, nella missiva del 12 aprile ai Movimenti Popolari &#8211; alla luce degli effetti importanti della legislazione sul Reddito di Cittadinanza in Italia, nell\u2019ottica di una misura non condizionale che, in un contesto di crisi economica, \u00e8 un importante stimolo al consumo. Esiste inoltre tutto il piano dell\u2019innovazione tecnologica [ Cfr. John Diebold, \u200bAutomation: <em>the Advent of automatic Factory\u200b,<\/em> Van Nostrand, New York, 1952; Alain Touraine, \u200b<em>L\u2019\u00e9volution du travail ouvrier aux usines Renault<\/em>\u200b, CNRS, Paris, 1955; Shoshana Zuboff, \u200b<em>In the age of the smart machine. The future of Work and Power<\/em>\u200b, Basic Books, New York, 1988; Luciano Gallino, Dizionario di sociologia,\u200bUTET, Torino, 2006. ]  con annesso potenziale di sostituzione di personale umano con \u200brobot\u200b, che tuttavia, come individuato anche nel recente libro dei Fana [\u200bCfr. Marta Fana, Simone Fana, \u200b<em>Basta salari da fame!<\/em>\u200b, Laterza, Bari, 2019. ] , non \u00e8 un dato che si accompagna tanto al progresso in nuovi macchinari, quanto piuttosto al tasso di profitto ottenibile al principio della convenienza economica per l\u2019impresa. Va comunque chiarito che l\u2019automazione non \u00e8 questione nuova in una riflessione storica sull\u2019evoluzione dei rapporti di lavoro, poich\u00e9 replica, in forme aggiornate, il tema pi\u00f9 classico toccato anche dalle economie pre-capitaliste circa il valore proprio dell\u2019opera umana in rapporto al principio di convenienza e allo sviluppo delle tecniche automatiche. Allo stesso tempo, il ruolo del genere nelle dinamiche dell\u2019economia \u200bgig\u200bmerita un approfondimento ulteriore, poich\u00e9 sono proprio le 6<\/p>\n\n\n\n<p>Nazioni Unite a\nsottolineare come uno degli effetti socio-economici pi\u00f9 gravi della epidemia\nsar\u00e0 a carico delle donne: a livello mondiale \u200bil divario di genere nelle\nretribuzioni \u00e8 fermo al 16%, con punte del 35% in meno in alcuni Paesi; 740\nmilioni di donne a livello globale lavorano nell\u2019economia informale, mentre le\ndonne dai 25 ai 34 anni hanno il 25% di possibilit\u00e0 in pi\u00f9 di vivere in estrema\npovert\u00e0. La situazione \u00e8 peggiore nelle economie in via di sviluppo in cui la stragrande\nmaggioranza dell&#8217;occupazione femminile &#8211; 70% &#8211; lavora nell&#8217;economia informale\ncon poche protezioni contro il licenziamento, senza congedi per malattia\nretribuiti e un accesso limitato alla protezione sociale. Il Covid-19 ha messo\nin risalto anche un altro elemento: la maggior parte di coloro che sono in\nprima linea nella lotta alla pandemia sono donne, perch\u00e9 le donne rappresentano\nil 70% di tutto il personale sanitario e dei servizi sociali a livello globale.<\/p>\n\n\n\n<p>Esse costituiscono la maggior parte del personale di servizio delle strutture sanitarie \u2013 addette alle pulizie, lavanderia, \u200bcatering\u200b- con maggiori probabilit\u00e0 di essere esposte al virus. Modernit\u00e0 e complessit\u00e0, potenzialit\u00e0 e storture, bisogni di maggiori simmetrie in un mondo teso alla decomposizione &#8211; socio-economica, antropologica, giuridica e politica &#8211; delle relazioni nel nome di un \u200b<em>neoliberalism\u200b <\/em>con tratti ideologici forti ed una grande capacit\u00e0 di dispiegamento nelle forme di egemonia culturale e in ogni \u200bdecision making process\u200b. Asimmetrie che contemplano lo sfruttamento degli invisibili tanto quanto la fascinazione verso lo \u200bsmart\u200b, gli approcci esteriormente eco-compatibili con le priorit\u00e0 economiche, l\u2019innovazione digitale con la sostituzione degli operatori qualificati, il lavoro (pi\u00f9 o meno) autonomo messo in contrapposizione con le contrattazioni generali, la decomposizione del ruolo di pianificazione da parte del potere pubblico nel nome di una sussidiariet\u00e0 che diventa, da ottimo potenziale di impegno in economie civili e plurali, sostituzione becera e paternalista dei rapporti di lavoro con la smaterializzazione delle relazioni. In tal senso, la ripresa di parola sul tema del lavoro assume un imperativo non solo socio-economico, ma anche una qualificazione morale, ossia il bisogno di essere all\u2019altezza dei tempi e dei bisogni di masse di \u200b<em>working poors\u200b,<\/em> come evidenziato in recenti inchieste proprio sull\u2019economia <em>\u200bgig\u200b <\/em>come \u200b<em>Se lo schiavo sei tu<\/em>\u200b(La Repubblica, 10 giugno 2020) a cura di Carlo Bonini, Matteo Pucciarelli, Alessia Candito, Giuliano Foschini, Luisa Grion, Riccardo Staglian\u200b\u00f2. La ripresa di parola non pu\u00f2 esulare dalla lucida critica di schemi ideologici<em> \u200bneoliberal<\/em> accettati tra anni \u201880 e Duemila, che hanno contemplato un innalzamento dei livelli di precariet\u00e0 e che solo l\u2019assenza &#8211; sino al 2008-2011, per il nostro Paese &#8211; di crisi generalizzate non ha consentito anche ad una parte ampia dell\u2019opinione pubblica di leggere in tutta la sua drammaticit\u00e0. La ripresa di parola da parte della Rosa Bianca non pu\u00f2 esulare dai racconti degli invisibili: lavoratrici e lavoratori della \u200b<em>gig\u200b<\/em>, donne, migranti. Volti e rabbie delle invisibilit\u00e0 che sarebbe errato contemplare da una moralistica torre d\u2019avorio, ma con cui l\u2019incontro sar\u00e0 fruttifero solo nella misura in cui potrebbe rilanciare il racconto pubblico delle alternative possibili, generando intersezionalit\u00e0 positive e stimolando le forze politiche e sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>La tragedia del\ncoronavirus, in questo senso, costituisce il vero e proprio banco di prova per\ncui un \u200bpresente possibile \u200bnon costituisca una mera carezza verso l\u2019esistente,\nquanto piuttosto una ricostruzione generale di senso ancorata a prospettive\nsaggiamente conflittuali e positivamente operose.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u200bL\u2019itinerario della Rosa Bianca di Pisa: lavoro, societ\u00e0, digitalizzazione, economia, relazioni di genere nella modernit\u00e0 descritta dal sociologo britannico. 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