{"id":3233,"date":"2020-07-10T06:50:55","date_gmt":"2020-07-10T06:50:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3233"},"modified":"2020-07-15T06:55:13","modified_gmt":"2020-07-15T06:55:13","slug":"fare-la-propria-parte-per-far-ripartire-il-paese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3233","title":{"rendered":"Fare la propria parte per far ripartire il paese"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Il necessario contributo delle lavoratrici e dei lavoratori<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Testo a cura del gruppo <em>Rosa Bianca di Pisa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il presente documento inquadra il tema del lavoro all\u2019interno della situazione economica generale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><em>Intendiamo in questo modo venire incontro alla reiterata richiesta della presidenza in proposito e rispondere alla sua preoccupazione che un aumento della quota parte dei salari sul Prodotto Interno Lordo possa pregiudicare lo sviluppo del paese. Preoccupazione che sembra riecheggiare una vetusta polemica sul salario come \u201cvariabile indipendente\u201c. Allo scopo di inquadrare il contesto economico a partire da una dimensione europea, la riflessione generale che abbiamo fatto parte da una presa in carico dei rapporti di forza dei sistemi produttivi europei, in cui ha una parte preponderante la Germania, stante l\u2018identificazione dell\u2018area dell\u2018Euro come una nuova area del Marco. Evidenzieremo molto presto il nesso tra questi punti di riflessione e le politiche del lavoro.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La\n<strong>stagnazione tedesca del 2019 <\/strong>,\nche quest\u2019anno si sarebbe tramutata in recessione anche senza l\u2019emergenza\ncoronavirus, unita alla profonda crisi del settore automobilistico teutonico,\nche non aveva voluto affrontare la sfida dell\u2019elettrificazione lanciata dalla\nCina, ha chiarito anche alla cancelliera Merkel (che da post-cristiano\ndemocratica avvezza alle politiche liberiste concepisce lo Stato come mero\nsupplente da far entrare in azione a seconda di singoli eventi) la necessit\u00e0 di\nun cambio di rotta a livello europeo su alcuni temi per evitare ben pi\u00f9\nprofondi cambiamenti <strong>sul piano economico e politico <\/strong>. Cambiamenti che avrebbero comportato turbolenze e\nincertezze, condizione sempre sgradita alla classe media tedesca, che fa della\nstabilit\u00e0 la sua regola di vita e non a caso vede nei Verdi, con il loro mantra\ndella sostenibilit\u00e0, uno dei suoi partiti di riferimento. Turbolenze e\nincertezze particolarmente sgraditi in questa fase storica, con la Germania e i\nsuoi satelliti che ancora raccolgono i frutti delle vittorie nella guerra\nfredda e nel dopo guerra fredda<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cambiamenti\nsul piano economico <\/strong>.\nMantenere il dogma liberista del non intervento dello Stato in economia\n(ideologia predicata ma mai applicata dai nostri concorrenti americani, come i\nlibri della Mazzucato dimostrano) impedirebbe all\u2019industria tedesca di\nammodernarsi e reggere la concorrenza di Cina e Stati Uniti: come ci ha\nraccontato Marta Fana nel corso di una presentazione pubblica del numero dedicato\nall\u2018ambiente della rivista Jacobin Italia a Pisa con Andrea Roventini e Lorenzo\nZamponi, non possiamo davvero credere che nella competizione fra la Volkswagen\ne la Cina la prima abbia qualche possibilit\u00e0 di vittoria. Perdere la sfida\ndella modernizzazione comporterebbe un forte ridimensionamento della base\nindustriale tedesca e la decadenza della Germania, con conseguenze analoghe a\nquelle che noi italiani sperimentiamo quotidianamente sulla nostra pelle. La\ncancelliera ha cos\u00ec deciso di far intraprendere all\u2019Europa politiche\nindustriali attive. Bisogna precisare un elemento di contesto\npolitico-culturale: rifiutiamo <em>in toto <\/em>la tesi della destra secondo cui tale cambiamento \u00e8 dovuto\nall\u2019estrema debolezza di Francia e Italia, concorrenti della Germania, che\nquindi approfitteranno in maniera molto limitata di queste politiche. Questo\ncambiamento, per chi avesse voluto leggerlo, era in corso dal 2018, con la\nnomina di Mariana Mazzucato a <em>special advisor <\/em>della Commissione Europea. Da quel momento la sfida per la\nclasse dirigente italiana, come dicevamo nell\u2019incontro col prof. Mario Morroni\nad ottobre, era diventata prepararsi all\u2019appuntamento con questo nuovo\nscenario: una forte differenza nella quantit\u00e0 o nella qualit\u00e0 delle destinazioni\ndei fondi investiti dai vari paesi dell\u2019Unione avrebbe infatti fatto crescere\nil divario fra il Nord ed il Sud dell\u2019Europa a livelli ottocenteschi. Una\nvicenda analoga rispetto a quella del secondo dopoguerra in Italia, quando i\nfondi della ricostruzione furono concentrati nel nord del Paese, come\nrammentato dal prof. Guido Pescosolido nell\u2019incontro del marzo 2018.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Cambiamenti\nsul piano politico <\/strong>.\nElencando le varie esternalit\u00e0 che il sistema delle imprese, idealizzato dall\u2019ideologia\nliberista e progressivamente costruito in Italia e in Europa in questi anni,\ntende sempre a scaricare sulla societ\u00e0 se lasciato a se stesso, Colin Crouch\n(nel libro \u201cWill the Gig Economy prevail\u201d studiato dal gruppo di Pisa) indica\nnell\u2019insicurezza la decisiva esternalit\u00e0 finale, quella pi\u00fa importante e che le\nriassume tutte. <strong>\u00c8 il reale impoverimento o la paura dell\u2019impoverimento\nfuturo che spinge la classe media, abbandonata dai partiti socialdemocratici,\nnelle braccia della destra neofascista in tutta <\/strong><strong>l\u2019\n<\/strong><strong>Europa. <\/strong>\u00c8 degno\ndi nota che le stesse persone che reclamano continuamente leggi ed interventi\nstatali per azzerare l\u2019insicurezza del fare impresa, ripudiando nella prassi il\nrischio d\u2019impresa del capitalismo alla cui retorica esteriormente si\nrichiamano, lavorino per accrescere continuamente l\u2019insicurezza dei propri\nconcittadini. La scommessa dei liberisti \u00e8 di riuscire a contenere le\nconseguenze di questa insicurezza tramite un apparato ideologico forte, diffuso\ncapillarmente dalla camera dell\u2019eco dei social- e dei mass-media. Apparato ideologico\nche, come ci raccontava Marta Fana nel 2019, disarticola le opposizioni\ncolpevolizzando il singolo lavoratore e dividendo i buoni e bravi che \u201cce la\nfanno\u201d dagli altri ignoranti e risentiti \u2013 i <em>gufi <\/em>di renziana memoria. Esattamente come si dividono i\ncittadini buoni degli Stati frugali e parsimoniosi (che sarebbe opportuno\niniziare a chiamare <em>antieuropeisti <\/em>visto che minano alla base la convivenza nell\u2019Unione) dai\npigri e fannulloni cittadini dei PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), la\ncui esatta traduzione resta \u201cporci\u201d. <strong>L\u2019esempio dell\u2019Unione\nCristiano-Democratica tedesca \u00e8 particolarmente importante perch\u00e9 governa il Paese\nguida dell\u2019Europa. <\/strong>Punta\nanch\u2019essa a cavalcare la tigre e controllare la formazione di partiti di estrema\ndestra, fenomeno che per lei presenta evidenti ricadute positive: <em>Alternative f\u00fcr Deutschland <\/em>in\nGermania ha creato un partito con base operaia di destra e impedito che il\ncrollo della Merkel venisse capitalizzato dai partiti di sinistra esattamente\nnel momento in cui Schulz dichiarava di non voler ripetere gli errori del 2005\ne del 2013 <strong>, <\/strong>quando\nin parlamenti con maggioranze di sinistra i socialdemocratici preferirono consegnare\nil paese alla Merkel che allearsi con i Verdi e la Sinistra. La scommessa per i\ndemocristiani tedeschi \u00e8 evitare che una profonda crisi economica le faccia\nperdere il potere portando un partito neonazista al governo. Da qui il\ncambiamento di politiche industriali a livello continentale voluto dalla Merkel,\ntardivo ma benvenuto. Cambiamento in marcia assunto nel 2018 per ragioni\nsquisitamente economiche e solo accelerato dalla crisi del coronavirus, crisi\nche fra l\u2019altro permette un cambio di direzione senza dover giustificare alla\npopolazione gli errori e le scelte politiche degli ultimi anni. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Se\nle politiche industriali sono cambiate, nessun vero mutamento \u00e8 all\u2019orizzonte\nriguardo alle politiche del lavoro, che mirano sempre a tenere questo fattore\ndi produzione il pi\u00f9 possibile a buon mercato <\/strong>. Non c\u2019\u00e8 quindi nessun vero programma per ridurre l\u2019insicurezza\ndelle classi medie, unico metodo per togliere l\u2019acqua in cui nuota la destra.\nQuesto perch\u00e9, come nel primo dopoguerra, a certi ambienti l\u2019ideologia neofascista\ne i partiti che la esprimonono, bench\u00e9 condannati nella retorica, tornano utili\nnella pratica. Ma giocare col nazismo \u00e8 pericoloso. Ed \u00e8 proprio da questo risorgente\npericolo che parte la riflessione e l\u2019azione politica della Rosa Bianca pisana,\nche richiamandosi ai ragazzi di Monaco ha nell\u2019antinazismo la sua ragion d\u2019essere.\nFu \u00c1gnes Heller al Pisa Book Festival nel 2013 che ci esort\u00f2 a studiare i\nmeccanismi che portano all\u2019ascesa dei fascismi. Per questo abbiamo affrontato\nprima il ciclo crisi economica = &gt; impoverimento\ndella classe media =&gt; bisogno dell\u2019uomo forte e successivamente ci siamo\ninterrogati sulle radici della crisi del \u201929.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;Come ci ha ricordato il prof. Cesare Pozzi nel 2018, poco\nprima della Grande Guerra Henry Ford cambi\u00f2 il paradigma culturale negli Stati\nUniti: per lanciare la produzione di massa delle sue auto trasform\u00f2 i suoi operai\nin <strong>consumatori <\/strong>di beni\ndurevoli, raddoppiandone i salari e cambiando i contratti di lavoro, dandogli cos\u00ec\nla <strong>stabilit\u00e0 <\/strong>che\nrendeva possibile la vendita a rate delle sue automobili. Trasfer\u00ec cio\u00e8 anche\nai lavoratori gli aumenti di produttivit\u00e0 conseguiti con la produzione di\nmassa, invece di incamerarli come profitti unicamente degli azionisti. Ponendo\ncos\u00ec le basi per un\u2019ulteriore crescita. I salari e gli aumenti di produttivit\u00e0\nnegli Stati Uniti cresceranno di pari passo fino all\u2019inizio degli anni \u201820,\nquando la ricerca di un guadagno immediato da parte degli imprenditori inizi\u00f3 a\nfar crescere nuovamente i salari meno dei loro profitti. La crescita continuer\u00e0\nancora per quasi un decennio sostenuta dall\u2019aumento del debito, ma nel \u201929 arriv\u00f2\ninevitabilmente la grande depressione.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8\nin questo una somiglianza con il <strong>meccanismo keynesiano <\/strong>che abbiamo visto funzionare in Europa nel secondo\ndopoguerra durante i Trenta Gloriosi, periodo espansivo in cui gli aumenti di\nproduttivit\u00e0 erano distribuiti anche ai lavoratori in modo da far aumentare la\nquota parte dei salari sul PIL e sostenere la domanda, come abbiamo imparato\nleggendo \u201cIl Capitale nel XXI secolo\u201d di Thomas Piketty nel 2014. La dinamica\nespansiva, che ha avuto impatti positivi anche sul piano dei diritti sociali e\ndel miglioramento delle politiche del lavoro, \u00e8 stata interrotta da un\u2019offensiva\ndella destra che ha portato alla riduzione della parte dei profitti che andava\nal lavoro e dalle crisi petrolifere. Ma gli errori pi\u00f9 grandi sono stati fatti\ndopo la caduta del muro di Berlino, nel ventennio che in Italia coincise con la\ncosiddetta Seconda Repubblica. Fu allora infatti che i potenziali dell\u2019entrata\nnell\u2019Euro sono stati doppiamente vanificati lasciando al Paese gli effetti\nnegativi. Ripercorriamo brevemente quella storia perch\u00e9 oggi corriamo il serio\nrischio di vivere la ripresa di quella composizione musicale tristemente nota.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il vincolo esterno, un sacrificio doppiamente vanificato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il\nvincolo esterno, consustanziale all\u2019Euro, doveva servire anche a mettere fine\nalla forma-sonata che aveva caratterizzato la politica italiana dalla fine\ndella cosiddetta Prima Repubblica: come in una sinfonia, con primo movimento la\ndestra spendeva in modo irresponsabile servendo le sue clientele, mentre con un\nsecondo movimento la sinistra riordinava i conti dello Stato con misure\nmassimamente a carico dei lavoratori facendo appello al loro senso di\nresponsabilit\u00e0 nei confronti del bene comune del paese. \u00c8 la triste storia dei\ngoverni da Amato a Monti, con l\u2019aggravante per la sinistra che, dopo i tagli\nnella prima fase della legislatura, l\u2019elemento melodico \u201cfase due\u201d, ossia una\nseconda parte della legislatura caratterizzate da politiche espansive e\nredistributive tanto attese dagli elettori, non \u00e8 mai arrivata in tal senso, e\npersino la politica limitata dei bonus, perseguita dal governo Renzi, appare\ncome un passo in avanti rispetto al quadro che abbiamo precisato.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019entrata\nnella moneta unica, che rese disponibili ingenti capitali nel nostro Paese,\ndiede al blocco sociale a trazione imprenditoriale che ha portato e mantenuto\nBerlusconi al potere la possibilit\u00e0 di sviluppare pienamente il primo movimento\ndella sinfonia: quei capitali che una buona politica avrebbe dovuto incanalare\nverso la modernizzazione del sistema infrastrutturale e produttivo della\npenisola furono invece usati per finanziare una bolla speculativa edilizia\nincontrollata e i vent\u2019anni del carnevale berlusconiano a beneficio delle sue\nclientele.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u00c8\nevidente il parallelo con il momento attuale: nel post coronavirus il nostro\nPaese si trova nuovamente a gestire rilevanti fondi, interni e provenienti dall\u2019Europa.\n<\/strong>Come si \u00e8 trovato a gestirli\nin maniera indiretta dopo l\u2019entrata nell\u2019Euro. Ora come allora questo scatena\ngli appetiti della parte peggiore della classe imprenditoriale italiana, quella\nche nella cosiddetta Seconda Repubblica sosteneva compattamente Berlusconi ed\nora \u00e8 sempre pi\u00f9 egemonica in diversi partiti, tanto che Carlo Galli riassume l\u2019attuale\nfase politica italiana esclusivamente nella dialettica fra il neoliberisti di\ntendenza anglosassone e ordoliberalisti &nbsp;di tendenza tedesca. Dialettica lasciata ovviamente da\nparte quando si tratta di difendere i propr\u00ee interessi. Lo vediamo ogni giorno nella martellante campagna di\nConfindustria lanciata sui media, per cui ha mobilitato tutto il suo collateralismo.\nSono quegli imprenditori per cui, per citare Mariana Mazzucato, lo Stato deve\navere due funzioni: o quella meramente garantista e assistenzialista nei loro\nconfronti quando sono in difficolt\u00e0 oppure quella di concessionario acritico di\nincentivi fiscali a pioggia, incentivi di cui la letteratura economica ha ormai\nda tempo dimostrato l\u2019inefficacia. Senza precise condizionalit\u00e0 si traducono infatti\nin un mero aumento degli utili senza portare quell\u2019aumento degli investimenti\nprivati cui in teoria sarebbero finalizzati. Investimenti privati che in Italia\nsono fra i pi\u00f9 bassi in Europa malgrado gli ingenti patrimoni privati presenti\nnella penisola.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono\ngli stessi ambienti e interessi che pi\u00f9 in generale mantengono un approccio\nideologico liberista al dibattito sul ruolo dello Stato nel nostro Paese;\napproccio che non permette d\u2019interrogarci, ad esempio, sul perch\u00e9 l\u2019industria\nsiderurgica tedesca abbia ricevuto aiuti condizionati ad un miglioramento degli\nimpianti mentre in Italia siamo solo riusciti a produrre il disastro di\nTaranto, in cui il bilanciamento tra profitto di capitale, diritti delle\nlavoratrici e dei lavoratori, tutela dell\u2019ormai complesso ecosistema jonico \u00e8\nperseguito con sempre pi\u00f9 grande difficolt\u00e0, senza una visione globale e di\nlungo periodo capace di smarcarsi dalle mani del proprietario privato di turno.\nO ancora perch\u00e9 gli aiuti francesi a Renault siano legati ad una svolta ecologista\nmentre agli Agnelli-Elkann siano stati dati da Cassa Depositi e Prestiti con\nminori condizionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In\nquesto contesto <strong>bisogna anche evitare che i fondi del coronavirus\npost emergenza si trasformino in interventi a pioggia, siano essi la riduzione\ndell\u2019IVA o la riduzione simmetrica del cuneo fiscale <\/strong>. Proposte che dimostrano un deficit di di idee della\nnostra classe dirigente e la sua impreparazione di fronte al cambio di\npolitiche a livello europeo. La riduzione del cuneo sarebbe una ripetizione\ndella strategia di cortissimo respiro secondo cui l\u2019unico modo per mantenere la\nproduttivit\u00e0 italiana \u00e8 la riduzione del costo del lavoro, invece che l\u2019innovazione.\nStrategia che ci ha portato a competere con Turchia e Polonia per il ruolo di terzisti\nsul mercato tedesco invece che con Olanda e Germania per prodotti di punta sul\nmercato europeo. Strategia che ha vanificato un\u2019altra delle possibili ricadute\npositive del vincolo esterno. Un\u2019altra delle scommesse del vincolo esterno\nprevedeva infatti che le nostre imprese, non potendo pi\u00f9 contare sulle\nsvalutazioni competitive per poter restare sul mercato europeo, si sarebbero\ntrovate costrette a investire in innovazione. Purtroppo le <em>\u201cRelazione per Paese relativa all&#8217;Italia\u201d (Country Report) <\/em>della Commissione Europea lamentano da anni che questo non\nsi \u00e8 verificato. Come chiarisce Marta Fana nei suoi libri, si \u00e8 puntato tutto\nsulla svalutazione interna, sull\u2019abbassamento dei salari, spingendo ancora di\npi\u00f9 i meccanismi di accumulazione del capitale. <strong>\u00c8\nlo stesso ciclo liberista che ha prodotto la contrazione della domanda che ha\nprovocato prima la crisi del \u201929 e poi, tramite un approccio ideologico alla\nsua gestione, l\u2019avvitarsi della crisi su se stessa fino all\u2019ascesa del nazismo <\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Ciclo\nche noi della Rosa Bianca pisana vorremmo si interrompesse: lo dobbiamo ai\nragazzi di Monaco. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Ciclo\nche si pu\u00f2 spezzare facendo crescere la domanda aumentando sia gli investimenti\nche la quota parte dei salari sul PIL in modo da recuperare la capacit\u00e0 d\u2019acquisto\npersa in questi anni, dando alla Banca Centrale Europea un chiaro mandato di\nlotta alla disoccupazione e, non ultimo, facendo agire lo Stato come datore di\nlavoro di ultima istanza per ridurre l\u2019insicurezza che sta distruggendo il\nnostro tessuto sociale e riaprendo la strada alle tendenze autoritarie.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ci\nrendiamo perfettamente conto di come si tratti di un vasto programma e come\nservirebbero quantomeno una sinistra e un sindacato per realizzarlo, intesi\ncome complessit\u00e0 di spazi di rappresentanza politica e sociale, reciprocamente\nautonomi, che contribuiscono ad una diversa narrazione del mondo. Per il bene\ndell\u2019Italia e dell\u2019Europa dobbiamo impegnarci a superare la debolezza dei\nsindacati e costruire un &nbsp;soggetto\npolitico che riprenda un\u2019analisi di sinistra della realt\u00e0. Per evitare l\u2019avvento\ndi un nuovo fascismo \u00e8 urgente proporre un modello che sappia integrare i\nbisogni di emancipazione dei singoli e delle singole categorie sociali all\u2019interno\ndi un quadro di lotta progressivo di un blocco sociale compatto. A questo fine \u00e8\nfondamentale educare i singoli e le categorie, come ci insegna la comunicazione\nnon violenta, a riconoscere i propri bisogni e rivendicarli. Primo passo,\nspesso difficile e doloroso ma indispensabile, per poter portare il nostro\ncontributo alla crescita della collettivit\u00e0. Ed \u00e8 proprio qui che noi, come\ncittadine lavoratrici e cittadini lavoratori, dobbiamo fare la nostra parte per\nfar ripartire il Paese, come esortavamo nel titolo. Il nostro maggior apporto\ndev\u2019essere quello di <strong>prendere coscienza del nostro\nruolo per lo sviluppo del Paese, di ribadire che non esiste una prospettiva di\nsviluppo se non valorizzando le peculiarit\u00e0 di tutti i cittadini <\/strong>. Bisogna assolutamente evitare il tragico errore fatto ai\ntempi della legge Fornero, quando tutto il peso della crisi fu riversato sulle\nspalle <strong>delle lavoratrici e <\/strong>dei lavoratori e delle classi meno abbienti, con conseguenze\na cascata devastanti anche sul tessuto delle piccole e medie aziende italiane.\nBisogna far capire agli imprenditori che solo garantendo il potere d\u2019acquisto\ndei lavoratori possono garantire i propri profitti.<\/p>\n\n\n\n<p>Pur\nlavorando a questo programma di lungo respiro, nell\u2019immediato ci siamo rifatti\nalla lettura di Colin Crouch che nel suo libro rammenta come in Paesi con\nsindacati indeboliti da anni di egemonia culturale incontrastata del pensiero\nliberista, l\u2019introduzione del salario minimo sia stata il freno alla legge\nbronzea dei salari ed un metodo per aumentare la quota parte dei salari sul PIL\ne sostenere la domanda interna. Proprio per questo abbiamo invitato Marta Fana,\nche nel suo libro \u201cBasta salari da fame\u201c ha avanzato la proposta dell\u2019introduzione\nanche nel nostro paese di un salario minimo, accompagnato da un pacchetto minimo\ndi tutele in modo da evitare un livellamento verso il basso di salari e\ngaranzie, proposta che come Rosa Bianca Pisa vorremmo fosse occasione di\nriflessione e confronto per tutta La Rosa Bianca e, perch\u00e8 no, scelta condivisa\nper tutta l\u2018associazione. Allo stesso tempo, una discussione del genere\ncostituirebbe un avanzamento nella discussione, poich\u00e9 si metterebbe in\nrelazione con il tema della rappresentanza sociale nel nostro tempo, del ruolo\ndelle azioni collettive &#8211; in particolare nel campo dei nuovi lavori e dell\u2019economia\n<em>gig <\/em>&#8211;\nattraverso anche l\u2019esperienza mobilitativa sul campo delle precariet\u00e0 nei vari\ncontesti.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SCHEMA RIASSUNTIVO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>1.\nNecessit\u00e0 di stabilire il quadro macro-economico su tre versanti:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\ndinamica storica dal secondo dopoguerra;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\ntrentennio post 1989 ed aspettative liberiste;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\ncrisi post Covid-19<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>2.\nQuadro sociale a livello europeo ed italiano. La Romania, un modello per tutta\nl\u2019Europa<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>periferica?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>3.\nLe aspettative sul lavoro da parte di generazioni diverse: aspettative,\npotenzialit\u00e0, sofferenze.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>4.\nLe possibilit\u00e0 dell\u2019azione collettiva in senso rivendicativo e il ruolo dei\ncorpi intermedi di<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>rappresentanza\nsociale.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>5.\nLe possibilit\u00e0 degli interventi sul lavoro intesi come:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\nlegislazione a brevissimo termine (indicando i soggetti di riferimento e le\nragioni);<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\npianificazione pubblica a medio-lungo termine (e relative fonti di\nfinanziamento);<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\ncosa produrre, come produrre, per chi produrre;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>5<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211;\nrelazione con i diversi soggetti economici privati (transnazionali e PMI).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Mariana\nMazzucato: \u201c <em>The Entrepreneurial State: Debunking Public vs.\nPrivate Sector Myths <\/em>\u201d\n(Anthem) 2013<\/p>\n\n\n\n<p>Colin\nCrouch: \u201c <em>Will the gig economy prevail? <\/em>\u201d (Polity Press) 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Guido\nPescosolido: \u201c <em>La questione meridionale in breve.\nCentocinquant&#8217;anni di storia <\/em>\u201d\n(Donzelli) 2017<\/p>\n\n\n\n<p>Thomas\nPiketty: \u201c <em>Le Capital au XXIe si\u00e8cle <\/em>\u201c (\u00e9ditions du Seuil) 2013<\/p>\n\n\n\n<p>Luciano\nGallino, Paola Borgna: \u201c <em>La lotta di classe dopo la\nlotta di classe <\/em>\u201d (Laterza)\n2012<\/p>\n\n\n\n<p>Lorenzo\nZamponi, Lorenzo Bosi: \u201c <em>Resistere alla crisi. I\npercorsi dell\u2019azione sociale diretta <\/em>\u201d\n(Il Mulino) 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Marta\nFana, Simone Fana: \u201c <em>Basta Salari da Fame <\/em>\u201c (Laterza) 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Marta Fana: \u201c <em>Non \u00e8 lavoro, \u00e8 sfruttamento <\/em>\u201c\n(Laterza) 2017<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il necessario contributo delle lavoratrici e dei lavoratori Testo a cura del gruppo Rosa Bianca di Pisa Il presente documento inquadra il tema del lavoro all\u2019interno della situazione economica generale.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-3233","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-29 09:37:20","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3233","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3233"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3233\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3235,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3233\/revisions\/3235"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3233"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3233"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3233"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}