{"id":3741,"date":"2021-04-17T16:58:13","date_gmt":"2021-04-17T16:58:13","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3741"},"modified":"2021-04-20T02:46:11","modified_gmt":"2021-04-20T02:46:11","slug":"la-rivoluzione-di-penelope","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3741","title":{"rendered":"LA RIVOLUZIONE DI &#8220;PENELOPE&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Sulle pagine del giornale &#8220;Il Ribelle&#8221;, diffuso tra il 1944 e il 1945 erano apparsi alcuni articoli a firma di Battista o di Don Chisciotte o di Penelope, scritti da Laura Bianchini, resistente e madre costituente.  <\/em> <br><em>Una biografia su Laura Bianchini a cura di Daria Gabusi \u00e8 disponibile al seguente link: <a href=\"https:\/\/biografieresistenti.isacem.it\/laura-bianchini\">https:\/\/biografieresistenti.isacem.it\/laura-bianchini<\/a><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Riportiamo la testimonianza di Paolo Giuntella, che l&#8217;aveva conosciuta <em>a Roma<\/em><\/em> <em>come insegnante al liceo classico Virgilio. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>di Paolo Giuntella<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Laura-Bianchini.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3742\" width=\"206\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Laura-Bianchini.jpeg 711w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/Laura-Bianchini-300x263.jpeg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Laura Bianchini, una delle protagoniste assolute della grande avventura dossettiana (una delle poche donne, con Angela Gotelli e le stesse ospiti, le \u201csignorine\u201d Portoghesi, in un cenacolo di uomini s\u00ec eccezionali, ma certo un po\u2019 misogino), \u00e8 stata la mia insegnante di storia al liceo \u201cVirgilio\u201d. Era piuttosto scorbutica, scostante, burbera, ma sprizzava vita, intelligenza, passione civile e politica, e passione cristiana, da ogni poro. Fu lei ad introdurmi nella casa leggenda di Via della Chiesa Nuova 14, la casa dove per alcuni anni tra la Costituente e la prima legislatura soggiornarono Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, Giuseppe Lazzati, per breve tempo la giovane famiglia Fanfani e i giovani dossettiani di passaggio come Baget Bozzo o Achille Ardig\u00f2. Laura Bianchini, infatti, era la mia insegnante di storia, e spesso, un po\u2019 per interrogarci \u201cfuori dell\u2019aula\u201d, cio\u00e8 recuperando rispetto agli orari di lezione, un po\u2019 per proporci degli approfondimenti, ci convocava nella mitica casa della \u201ccomunit\u00e0 del Porcellino\u201d.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Fin da ragazzino ero vissuto con il \u201cmito\u201d di Giorgio La Pira e Giuseppe Dossetti, che mi aveva in parte suscitato pap\u00e0 (era stato segretario, come funzionario referendario, della famosa commissione dei 75 che redasse il testo della Costituzione) ed in parte la rivista molto speciale e molto \u201cprogressista\u201d del Movimento giovanile dc \u201cItaliacronache-mondo\u201d alla quale in seconda-terza media mi ero abbonato avendola conosciuta non ricordo pi\u00f9 dove non frequentando, allora, di certo ambienti partitici. Dunque per me quei pomeriggi erano una grande emozione, anche a detrimento della resa scolastica dell\u2019interrogazione in storia, perch\u00e9 non riuscivo a concentrarmi ed ero distratto da quella \u201cleggenda\u201d che era per me la materializzazione della \u201cstoria contemoranea\u201d. Se mi avesse interrogato anzich\u00e9 sulla storia medievale, dove mi fermavo ad un misero 6 o 6 e mezzo, sulla storia contemporanea avrei strappato sicuramente un otto o un nove.<br>Ricordo il sorriso permanente ed accogliente delle \u201csignorine\u201d Portoghesi, e qualche piccolo biscottino che arrivava mentre Laura Bianchini con il suo vocione concionava la nostra piccola rappresentanza della sua truppa ovvero con il suo ghigno burbero di interrogava. Ricordo il famoso e mitico porcellino (spero di non sbagliare) e la leggenda, forse parziale visto che eravamo discepoli della professoressa, che all\u2019origine del nome della \u201ccomunit\u00e0 del Porcellino, appunto, ci fosse proprio lei con la sua abitudine di sacramentare con un \u201cporco qui\u201d, e un \u201cporco l\u00e0\u201d, quando si lasciava infervorare dalle conversazioni e dalle polemiche politiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Da lei, in quella casa, ho appreso una lezione fondamentale per la mia vita: \u201cun cristiano non pu\u00f2 non essere anticlericale\u201d, diceva Laura Bianchini, la professoressa di filosofia laureata all\u2019Universit\u00e0 Cattolica, studentessa lavoratrice, in parte autodidatta e quindi insegnante di filosofia all\u2019Istituto Magistrale di Brescia e poi partigiana con le \u201cFiamme Verdi\u201d. Anzi, di pi\u00f9, per me che vivevo dei quei \u201cmiti\u201d: redattrice della rivista \u201cIl ribelle\u201d di Teresio Olivelli. E lo diceva battendo il pugno sul tavolo. Altre volte, dimenticando di averci gi\u00e0 sottoposto questo \u201cquiz\u201d, ci chiedeva: \u201cqual \u00e8 il libro pi\u00f9 anticlericale della storia?\u201d. Qualcuno ingenuamente rispondeva: <em>Le Candide<\/em> di Voltaire, o si avventurava in altre ipotesi\u201d. E lei, quasi sdegnata, da autentica cristiana integrale, libera, integerrima, \u201cfedelissima in Cristo anche alla sua Chiesa, rispondeva immancabilmente: \u201cIl Vangelo di Ges\u00f9 Cristo!\u201d. O poi argomentava: tutta la critica feroce e senza appello ai farisei, nel senso della doppiezza dei sepolcri imbiancati, ai sacerdoti del tempio, agli scribi, ai leviti\u2026 cui preferiva pubblicani prostitute e samaritani\u2026 Avete dimenticato la parabola del Buon Samaritano? Provate a sostituire con personaggi equivalenti di oggi il sacerdote del tempio, il levita e il samaritano\u2026\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Indimenticabile lezione di una cattolica democratica, di una cristiana personalista e comunitaria (e \u201crivoluzionaria\u201d rispetto agli stili di vita, ai luoghi comuni, agli stereotipi, ai modelli che gi\u00e0 allora stavano emergendo con gli effetti del boom, il primo consumismo e le polemiche anticomuniste dei perbenisti contro Moro, il Concilio, La Pira, lo stesso Fanfani\u2026). Del resto anche la sua scelta, dopo essere stata deputata alla Costituente e nella prima legislatura repubblicana dopo le elezioni del 1948, di lasciare la politica parlamentare come Dossetti, Lazzati e La Pira (che dopo la sua straordinaria esperienza di sindaco di Firenze, torn\u00f2 in parlamento per un brevissimo tempo solo con la segreteria dc di Benigno Zaccagnini, altro giovane dossettiano di allora, nel 1976, un anno prima di morire\u2026) e tornare all\u2019insegnamento, rientra in quel primato dell\u2019essere cristiani, in quel primato dell\u2019educazione e della libert\u00e0 di coscienza, della riforma della Chiesa rispetto ai tatticismi inevitabili della politica, che sono l\u2019essenza del principio di non appagamento del cristianesimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi, o almeno io, dalla saletta da pranzo dove immaginavamo si fossero svolte grandi discussioni tra Dossetti e Fanfani, La Pira e Lazzati, con gli interventi di puntualizzazione della Bianchini, e le visite di Moro e di tanti altri, con immaginabili battute nei confronti di De Gasperi e del governo \u201camico\u201d, sbirciavamo di tanto in tanto verso altre stanze dove sentivamo la voce di ospiti autorevoli. Un giorno c\u2019era lo storico Giuseppe Alberigo, che la Bianchini ci present\u00f2, un giorno sbirciai Ardig\u00f2, un\u2019altra volta Giorgio La Pira\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>E come dimenticare le scale, quelle scalette di via della Chiesa Nuova 14, quel clima di Roma profonda e bellissima, quasi a contrasto con quel cenacolo \u201cnazionale\u201d e cos\u00ec poco \u201cromano\u201d\u2026quella parentela di quelle mura con la Chiesa storica di san Filippo Neri, santo romano per eccellenza (ancorch\u00e9 fiorentino) insieme agli altri grandi santi \u201cromani\u201d ma anch\u2019essi forestieri, San Felice di Cantalice e san Benedetto Giuseppe Labre.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse, in un altro Paese la casa delle \u201csignorine\u201d Portoghesi sarebbe \u201cmonumento nazionale\u201d. Certo, se penso ai testimoni cristiani che ci hanno abitato e che ci sono passati, dalla Bianchini alla Gotelli, da Lazzati a La Pira e Dossetti, \u00e8 in ogni caso un monumento al miglior cattolicesimo italiano del \u2018900. E sono felice d\u2019aver varcato la porta di questo monumento e d\u2019aver respirato almeno l\u2019aria, il soffio, che quelle mura hanno raccolto, pur conservando, in molti casi, sogni e segreti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulle pagine del giornale &#8220;Il Ribelle&#8221;, diffuso tra il 1944 e il 1945 erano apparsi alcuni articoli a firma di Battista o di Don Chisciotte o di Penelope, scritti da Laura Bianchini, resistente e madre costituente. 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