{"id":3757,"date":"2021-04-21T18:20:00","date_gmt":"2021-04-21T18:20:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3757"},"modified":"2021-04-21T18:20:01","modified_gmt":"2021-04-21T18:20:01","slug":"dalla-crisi-pandemica-a-una-proposta-il-contributo-di-solidarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3757","title":{"rendered":"Dalla crisi pandemica a una proposta: il contributo di solidariet\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p><em>L&#8217;Azione Cattolica ambrosiana e l&#8217;associazione Citt\u00e0 dell&#8217;uomo propongono una riflessione di fronte alle drammatiche conseguenze sociali della pandemia e un &#8220;contributo di solidariet\u00e0&#8221; di durata biennale per attenuare almeno in parte le disuguaglianze<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1) La sfida da vincere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La pandemia da Coronavirus Covid-19, che molti pensavano di potersi lasciare alle spalle dopo pochi mesi, continua a mietere vittime e a colpire inesorabilmente, soprattutto le persone pi\u00f9 fragili. Nel nostro Paese la campagna vaccinale procede lentamente, con deprecabili intoppi di vario genere. Ci\u00f2 non permette, ad oggi, di fare previsioni precise sulle possibili ripartenze a pieno regime di molte attivit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Nelle ultime settimane, il disagio \u00e8 cresciuto in modo esponenziale e l\u2019iniziale crisi sanitaria, diventata poi crisi economica, si sta trasformando sempre pi\u00f9 in profonda crisi sociale. Le manifestazioni di piazza, fortunatamente ancora contenute, sono segnali preoccupanti di gravi difficolt\u00e0 da parte di categorie di lavoratori e lavoratrici che fanno fatica ad andare avanti. Al netto di deplorevoli ritardi, gli interventi straordinari di sostegno economico erogati dallo Stato rivestono un significato apprezzabile, ma soltanto lenitivo di condizioni variamente precarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Accanto alla campagna vaccinale, da potenziare e accelerare sull\u2019intero territorio nazionale, superando le troppe inefficienze e \u201cfurbizie\u201d registrate, il punto decisivo per rimontare la china di una crisi senza precedenti resta la questione lavoro. Comprensibilmente, le categorie pi\u00f9 penalizzate da mesi di direttive governative e regionali stop and go (commercio, ristorazione, servizi alla persona, turismo, cultura, sport, spettacolo\u2026) mordono il freno. Attendono dalle autorit\u00e0 competenti parole che offrano certezze sulla pur graduale riapertura, nel rispetto dei vincoli di sicurezza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lavoro, dunque, con il suo ventaglio di attivit\u00e0 produttive e commerciali da rimettere in assetto di marcia, resta volano decisivo per l\u2019improcrastinabile rilancio del sistema-Paese.<\/p>\n\n\n\n<p>La proroga della cassa integrazione e del blocco dei licenziamenti tempera, momentaneamente, le tensioni latenti fra molti lavoratori e lavoratrici, consapevoli, una volta ripiegate le reti di protezione, del rischio di \u201cfinire sulla strada\u201d. Con esistenze personali e vite familiari inevitabilmente sconvolte. E il rischio, nel caso di dismissioni complete di attivit\u00e0 aziendali, di vedere messi di colpo sottosopra consolidati assetti socio-territoriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Bisogna inoltre fare i conti con sensazioni, sentimenti e disagi diffusi, che la pandemia ha ingigantito, intaccando la fiducia personale e quella collettiva, \u201cbeni\u201d immateriali indispensabili per ogni ripresa. La paura del futuro e il timore di non farcela, come naufraghi alla deriva, stanno fiaccando molti. Anche questo fronte di malesseri \u201cnascosti\u201d, eppure tanto insidiosi, va, dunque, presidiato e monitorato con cura.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2) Lezioni da apprendere<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il virus ha messo a nudo quanto abbiamo costruito negli ultimi decenni: l\u2019impalcatura, cio\u00e8, di una societ\u00e0 caratterizzata da profonde diseguaglianze, da un individualismo spinto e dalla cieca fiducia in un mercato libero di autoregolamentarsi, dove economia e finanza tendono a produrre ricchezza fine a s\u00e9 stessa, da spartirsi fra poche persone e poche imprese. Questa impalcatura ha finito con il produrre un sistema in cui privato e pubblico, profitto e \u201cbene comune\u201d risultano divisi. Con la persuasione, tanto ideologica quanto fallace, di un progresso indefinito per l\u2019individuo e la societ\u00e0 nel suo insieme, a patto di non \u201cfrenare\u201d la crescita economica dei liberi scambi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019emergenza pandemica ha inoltre evidenziato la crisi dei sistemi di welfare, indeboliti negli anni da crescenti tagli di spesa. Quanto al caso specifico del nostro comparto sanitario, soggetto negli ultimi decenni a una logica di privatizzazione e di competizione tra territori, abbiamo toccato con mano due limiti evidenti. Primo: la costruzione e il consolidamento di poli ospedalieri \u2013 privati e pubblici \u2013 di eccellenza, a scapito dello sviluppo di una sanit\u00e0 territoriale e di prossimit\u00e0, in alcune zone del Paese drammaticamente lacunosa (emblematico il caso-Lombardia); secondo limite: un\u2019organizzazione regionale della sanit\u00e0 impermeabile alle esigenze di coordinamento nazionale, anche perch\u00e9 ostaggio di una costante propaganda politica, che nella stessa vicenda pandemica non desiste dal perseguire interessi di parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte ai problemi scoperchiati dalla crisi si \u00e8 compreso che nessuno pu\u00f2 farcela da solo. La questione della solidariet\u00e0, intesa su larga scala, ha guadagnato spazio nel dibattito pubblico. \u00c8 riemerso, in particolare, il ruolo decisivo degli Stati nazionali e degli organismi internazionali (Unione Europea, in primis) per affrontare l\u2019emergenza sanitaria e sostenere quanti (persone, famiglie, imprese, enti) si sono trovati improvvisamente in difficolt\u00e0. Con la consapevolezza, tuttavia, che, accanto ai pur doverosi contributi di sostegno, occorrano interventi economici di ampio respiro per favorire una solida ripresa specialmente nei settori strategici ai fini dello sviluppo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3) Contributo di solidariet\u00e0. Perch\u00e9 no?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In questi giorni si torna a parlare di \u201criaperture\u201d. \u00c8 in s\u00e9 un buon segnale. Fra quelle pi\u00f9 urgenti, oltre ai gi\u00e0 citati comparti in grave sofferenza, vanno annoverate le scuole.<\/p>\n\n\n\n<p>La didattica a distanza ha in qualche modo tamponato il rischio irreparabile di chiusure ancora pi\u00f9 drastiche. Ma sono chiari anche i limiti intrinseci dell\u2019insegnamento\/apprendimento on-line. Il principale, ovviamente, \u00e8 che non consente la relazione personale dal vivo. Di alunni e studenti con maestri e professori, nonch\u00e9 con i propri coetanei. Solo la scuola in presenza assicura i rapporti fra pari, avvertiti, pur con diverso grado d\u2019intensit\u00e0, dai bambini\/fanciulli della primaria agli adolescenti\/giovani delle superiori, come esperienze indispensabili per la crescita.<\/p>\n\n\n\n<p>Istruiti, poi, dalla drammatica vicenda pandemica, ci siamo resi conto \u2012 si diceva sopra \u2012 delle falle del sistema di welfare: sul versante sanitario, ma non solo. Cosicch\u00e9, appena l\u2019emergenza consentir\u00e0 di respirare e svolgere analisi serie su quanto accaduto, occorrer\u00e0 predisporre gli adeguati interventi riformatori. Qui si misurer\u00e0 la capacit\u00e0 progettuale e decisionale della politica, delle istituzioni, degli apparati burocratici.<\/p>\n\n\n\n<p>Per l\u2019Italia, un vero e proprio banco di prova, che decider\u00e0 non poco del prossimo futuro, \u00e8 inoltre l\u2019opportunit\u00e0 offerta dai cospicui fondi previsti dal piano Next Generation Eu. Riusciremo a impiegarli con lungimiranti progetti nei settori (economia green, digitale, infrastrutture, pubblica amministrazione\u2026) decisivi per lo sviluppo e secondo modalit\u00e0 di efficiente trasparenza, resistendo ai presumibili tentativi di \u201cassalti alla diligenza\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p>Da ultimo, un punto che ci sta molto a cuore e in rapporto al quale scaturisce la nostra proposta. \u00c8 venuto il momento in cui politica, Governo e Parlamento, oltre ad avere dato il via libera agli indispensabili sostegni lenitivi una tantum per soggetti e categorie duramente colpiti dalla crisi, provino a interrogarsi e attivarsi su un problema centrale del sistema-Italia: le numerose diseguaglianze (socio-economiche, culturali, educative\u2026), inasprite nell\u2019ultimo anno e all\u2019origine di rabbie, rancori, frustrazioni, senso di estraneit\u00e0, dagli sbocchi imprevedibili e pericolosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ridurle? La questione \u00e8, notoriamente, molto complessa e, in prima istanza, riguarda \u2012 nientemeno! \u2012 il modello di sviluppo. Se nei settori economico-finanziari si procede con logiche di massimizzazione del profitto fine a s\u00e9 stesso, fuori da qualsiasi attenzione a forme di \u00abeconomie solidali\u00bb e di crescita \u00absostenibile\u00bb, si rimane in un vicolo cieco, di automatica riproduzione delle suddette diseguaglianze.<\/p>\n\n\n\n<p>Per favorire un\u2019inversione di tendenza, nel segno di una visione di societ\u00e0 pi\u00f9 equa come dovrebbe essere una democrazia degna di questo nome, la leva fiscale assume un ruolo fondamentale. Di riforma del fisco si parla da molto tempo, eppure non vi si \u00e8 mai posto mano in maniera organica e coerente con il dettato dell\u2019art. 53 della Costituzione: \u00abTutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacit\u00e0 contributiva. Il sistema tributario \u00e8 informato a criteri di progressivit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Sta di fatto che ci troviamo dinanzi a materia incandescente, nella quale si incrociano e scontrano interessi divergenti. Di conseguenza, i partiti procedono con i piedi di piombo, primariamente preoccupati di non compiere mosse a possibile detrimento del proprio consenso. Cos\u00ec il sistema fiscale langue. E i problemi sul tappeto (dalla stesura di un registro patrimoniale alla razionalizzazione delle varie detrazioni concesse, dalla rimodulazione delle aliquote a strumenti pi\u00f9 efficaci per far emergere l\u2019ingente e vergognosa evasione fiscale) restano fermi.<\/p>\n\n\n\n<p>Assodato che la questione fisco costituisce capitolo dirimente per una societ\u00e0 equa e solidale, aggiungiamo che la solidariet\u00e0 civica, in questi lunghi mesi di pandemia, ha avuto modo di manifestarsi sotto forme molteplici (e, a volte, altamente toccanti). Si \u00e8 assistito in tutto il Paese a una gara di generosit\u00e0 per alleviare le sofferenze materiali, psicologiche, spirituali, di un\u2019enorme quantit\u00e0 di persone, di ogni et\u00e0, ceto e condizione, duramente provate sui piani sanitario, economico e sociale. Chiese cristiane, rappresentanti di altre religioni, enti e associazioni laiche hanno fornito testimonianze encomiabili di prossimit\u00e0. N\u00e9, in tal senso, va sottostimato l\u2019impegno profuso dalle istituzioni dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali (non tutto era scontato!).<\/p>\n\n\n\n<p>Per amore di verit\u00e0, dobbiamo anche dire che l\u2019esperienza pandemica, pur avendo toccato da vicino un po\u2019 tutti i cittadini, coinvolgendoli in medesime fatiche, preoccupazioni, paure, sul versante espressamente economico, non ha inciso ovunque allo stesso modo. Dipendenti pubblici e pensionati, quanto alle entrate, hanno fruito di sicurezze impensabili per la generalit\u00e0 degli impiegati nel privato o dei lavoratori autonomi. Inoltre, per molti titolari d\u2019impresa e attivit\u00e0 legate alla produzione di dispositivi (sanitari e non) di contrasto al virus o connesse con il mantenimento di filiere indispensabili per la vita quotidiana dei cittadini (quella alimentare, innanzitutto) il giro d\u2019affari \u00e8 aumentato o comunque ha tenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ora, proprio pensando agli ultimi due \u201cquadri\u201d evocati \u2012 la grande catena solidaristica, da un lato, le diverse incidenze economiche della pandemia sulla popolazione, dall\u2019altro \u2012 e considerando l\u2019enorme bisogno di liquidit\u00e0 per uno Stato espostosi finanziariamente nei modi cospicui a tutti noti, ci sentiamo indotti a formulare una proposta consona con una visione di Paese solidale e, conseguentemente, sensibile a un\u2019opera di riduzione delle suddette diseguaglianze (consapevoli, per altro, che ulteriori forme pratiche d\u2019intervento, di medesimo significato, possano essere esperite).<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta, per la precisione, di un contributo di solidariet\u00e0 di durata biennale, tempo entro cui si spera di rimontare i danni prodotti dalla pandemia. Esso dovrebbe ricomprendere quell\u2019ampia parte di contribuenti con disponibilit\u00e0 di redditi e\/o di rendite di un certo rilievo, ai quali aggiungere, ovviamente, i detentori di grandi patrimoni. Con il duplice intento di ricavare un gettito adeguato e, nello stesso tempo, fornire un segno concreto di mobilitazione generale per soccorrere chi, a diverso titolo, non ce la fa. Una misura, evidentemente, da studiare bene, ma \u2012 riteniamo \u2012 da varare presto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci limitiamo a quattro avvertenze: 1. ovvio che ne siano esentati gli incapienti e i titolari di redditi modesti (fissando, per altro, una soglia anche in relazione ai carichi familiari); 2. altrettanto ovvio che la misura sia ragionevole, sostenibile e corrisponda a un principio di progressivit\u00e0; 3. a societ\u00e0 e imprese fruitrici, per le ragioni dette, di un sensibile incremento degli utili nel tempo della pandemia si potrebbe chiedere un contributo speciale e pi\u00f9 cospicuo; 4. infine, occorrerebbe introdurre un criterio che consideri le marcate differenze \u2012 tra lavoratori e pensionati, settore pubblico e privato, dipendenti e autonomi \u2012 nella percezione di reddito durante le chiusure (differenze attestate dalla circostanza che nell\u2019ultimo anno, a fronte della dilatazione di povert\u00e0 e precariet\u00e0, si \u00e8 avuta un\u2019impennata dei risparmi sui conti correnti).<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra proposta si ispira a un paio di precedenti: il contributo di solidariet\u00e0 (su tre anni, come da sentenza della Corte costituzionale) richiesto ai titolari di pensioni di elevato importo, a norma della legge di bilancio del 2019; la recente delibera con la quale papa Francesco ha chiesto un sacrificio a tutto il personale della Santa Sede, dai cardinali in gi\u00f9, proprio per farsi carico degli effetti della crisi pandemica.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci rendiamo conto che si tratta di proposta impegnativa e da soppesare attentamente. Ma siamo convinti che essa corrisponda all\u2019esigenza di fare fronte a un vero dramma sociale, dando prova, come Paese, di saper essere una comunit\u00e0 solidale. Se non ora quando?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Azione Cattolica ambrosiana e Citt\u00e0 dell\u2019uomo-Associazione fondata da Giuseppe Lazzati<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Milano, 21 aprile 2021<\/p>\n\n\n\n<p>Al link il <a href=\"https:\/\/www.c3dem.it\/wp-content\/uploads\/2021\/04\/Documento-PER-UN-PAESE-SOLIDALE-Ac-Citta-delluomo5685.pdf\">documento in pdf<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;Azione Cattolica ambrosiana e l&#8217;associazione Citt\u00e0 dell&#8217;uomo propongono una riflessione di fronte alle drammatiche conseguenze sociali della pandemia e un &#8220;contributo di solidariet\u00e0&#8221; di durata biennale per attenuare almeno in parte le disuguaglianze. 1) La sfida da vincere La pandemia da Coronavirus Covid-19, che molti pensavano di potersi lasciare alle spalle dopo pochi mesi, continua &hellip; <a href=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=3757\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Dalla crisi pandemica a una proposta: il contributo di solidariet\u00e0<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-3757","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-05-11 21:47:13","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3757","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=3757"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3757\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3758,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/3757\/revisions\/3758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=3757"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=3757"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=3757"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}