{"id":4131,"date":"2022-04-01T14:10:00","date_gmt":"2022-04-01T14:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4131"},"modified":"2022-04-02T14:21:15","modified_gmt":"2022-04-02T14:21:15","slug":"bibliografia-storica-delle-lotte-nonarmate-e-nonviolente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4131","title":{"rendered":"bibliografia  storica  delle  lotte  nonarmate  e  nonviolente"},"content":{"rendered":"<p>D I F E S A S E N Z A G U E R R A<br \/><strong>a cura di Enrico Peyretti<\/strong><\/p>\n<p>(Ultimo aggiornamento parziale e correzioni della bibliografia: 15 ottobre 2021)<\/p>\n<p>Questo testo sostituisce i precedenti ed \u00e8 sostituito dai successivi.<\/p>\n<p>\u00abGli storicisti debbono riconoscere che sul piano storico non \u00e8 vero che il nonviolento perde sempre e il violento vince sempre, se \u00e8 vero che i partigiani giudei antiromani furono sopraffatti e venivano crocifissi, e solo si vendic\u00f2 magnificamente su Cesare uno di questi crocifissi che era per la nonviolenza, e anche Spartaco e i suoi non vinsero affatto; mentre Gandhi ha vinto senza toccare un capello ai soldati inglesi e alle loro famiglie nell\u2019India, e William Penn, quando si present\u00f2 con i suoi amici quaccheri ai pellirosse, e senza alcuna arma, i capi gettarono via le proprie armi, e sorse uno stato di pace, a differenza di tutti gli altri dell\u2019America del Nord. Esistono vittorie senza violenza\u00bb. Aldo Capitini, La nonviolenza oggi, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0 1962, ora in Aldo Capitini, Le ragioni della nonviolenza, Antologia degli scritti a cura di Mario Martini, Pisa, Edizioni ETS 2004, p. 136. \u00abEsiste una storia della nonviolenza, che \u00e8 anche la storia delle lotte contro la violenza degli \u201cuomini irragionevoli\u201d. \u00c8 sorprendente che questa storia non abbia maggiormente attirato l\u2019attenzione degli uomini \u201cragionevoli\u201d che raccomandano e giustificano la violenza\u00bb.<!--more--><\/p>\n<p>Jean-Marie Muller , Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace Edizioni Plus, Pisa University Press, 2004, p. 297 \u00abE&#8217; un&#8217;idea malsana che quando c&#8217;\u00e8 guerra c&#8217;\u00e8 storia, e non quando c&#8217;\u00e8 pace. Il sangue risparmiato fa storia come il sangue versato\u00bb. Anna Bravo, La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet. Storie di sangue risparmiato, Laterza 2013<\/p>\n<p>Questa bibliografia non \u00e8 una bibliografia generale sul pacifismo e sulla nonviolenza, ma soltanto sui casi storici che ho potuto reperire di difesa di diritti umani e di diritti dei popoli, e di liberazione da tirannie, senza uso della violenza armata. Essa comprende fino ad ora 61 gruppi di libri, opuscoli, articoli, nella prima parte e circa 25 nella seconda. Ogni gruppo indica per lo pi\u00f9 diversi titoli, che quindi arrivano ad essere alcune centinaia. Questa raccolta \u00e8 sempre in corso di completamento e aggiornamento. \u00c8 nata come appendice ad una mia relazione Possibilit\u00e0 del pacifismo nonviolento, tenuta al Centro Studi Piero Gobetti, di Torino, in dialogo con Norberto Bobbio, il 21 gennaio 1994. Una redazione aggiornata alla primavera 1995 \u00e8 comparsa, insieme a quella relazione, su Testimonianze n. 376, giugno-luglio 1995, pp. 7-26. Un aggiornamento al marzo 1996 \u00e8 stato pubblicato in appendice alla mia lezione dell&#8217;aprile 1995, La Resistenza civile nelle ricerche storiche, in Fascismo-Resistenza-Letteratura, I Quaderni del Museo Nazionale del Risorgimento, n. 2, Torino 1997, pp. 61-87. Una breve presentazione delle principali opere indicate nella presente bibliografia e dei relativi casi storici \u00e8 contenuta in un mio articolo dal titolo Nonviolenza pubblicato in Effe, rivista delle librerie Feltrinelli, n. 9, estate 1998, pp. 35, 37, 39. La bibliografia, aggiornata a quella data, \u00e8 pubblicata anche nell\u2019Annuario di pace, Italia\/maggio 2000-giugno 2001, ed. Asterios, Trieste 2001, pp. 339-352 ed \u00e8 comparsa pi\u00f9 di una volta nel quotidiano telematico La nonviolenza \u00e8 in cammino (nbawac@tin.it). Una selezione della bibliografia \u00e8 pubblicata in Assessorato all\u2019Istruzione, Regione Campania, Ponti di pace sul Mediterraneo, Agenda 2004, a cura di Giuliana Martirani, Edizioni Qualevita, Torre dei Nolfi, AQ, 2003. Una versione ridotta \u00e8 uscita in appendice al volume (da me tradotto) di Jean-Marie Muller, Il principio nonviolenza. Una filosofia della pace, editrice Plus, Pisa University Press, 2004.<\/p>\n<p>Intera, e via via aggiornata, la bibliografia si dovrebbe trovare ora (ma non sempre nella versione pi\u00f9 aggiornata) nei seguenti siti: http:\/\/www.peacelink.it\/tools\/author.php?u=63 <a href=\"_wp_link_placeholder\" data-wplink-edit=\"true\">http:\/\/www.serenoregis.org<\/a> (e anche direttamente cliccando in Google \u201cDifesa senza guerra\u201d), come nel mio blog: http:\/\/enricopeyretti.blogspot.com<\/p>\n\n\n<p>Questa bibliografia raccoglie elementi di quella storia delle lotte nonarmate e\/o nonviolente, alternative alla violenza in conflitti politici acuti, alla cui scoperta un ramo della cultura di pace sta lavorando in questi anni. Dico <em>nonarmate<\/em> le lotte che fanno a meno delle armi per una ragione di fatto, per impossibilit\u00e0 o convenienza,&nbsp; e <em>nonviolente<\/em>&nbsp; le lotte che fanno questa scelta per una ragione di principio, pur potendo usare le armi. Anche le prime, comunque, dimostrano le possibilit\u00e0 e la relativa efficacia delle lotte condotte con l&#8217;arma semplice e potente della noncollaborazione popolare ad un potere ingiusto. Queste possibilit\u00e0 \u00e8 dimostrata anche nei casi in cui giuste rivoluzioni nonviolente hanno avuto in seguito delle involuzioni per altri versi negative.<\/p>\n\n\n\n<p>La dominante ideologia della violenza ha di fatto ignorato queste forme di resistenza e di liberazione, facendole apparire impossibili. Per quanto possa essere difficile, quel che \u00e8 fatto \u00e8 possibile. Ma anche se non vi fosse alcuna esperienza efficace di lotta nonviolenta, sarebbe un dovere e una necessit\u00e0 inventare oggi questa lotta, per chi vuole affermare la giustizia senza contribuire all\u2019ingiustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a singoli ricercatori, lavorano alla storia della pace istituzioni come quella diretta a Harvard&nbsp; da Gene Sharp (vedi sotto), come il Council on Peace Research in History, in Usa, lo European Working Group on Peace Research in History, lo Instituto de la Paz y los Conflictos de la Universidad de Granada, Espa\u00f1a. I &#8220;racconti di pace&#8221; presenti in tante culture sono punto d&#8217;appoggio per immaginare, volere, costruire la pace (cfr Elise Boulding, <em>Inventare futuri di pace<\/em>, Ed. Gruppo Abele, Torino 1998). Tutto questo lavoro dovr\u00e0 poter modificare la cultura della difesa ancora dominante, ristretta sull&#8217;esclusivo e riduttivo modello armista del monopolio militare.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima parte (p. 3-15) di questa bibliografia indica le opere generali o riguardanti momenti storici diversi, la seconda (p. 16-24) le opere relative alla Resistenza al nazismo e al fascismo. L&#8217;ordine \u00e8, per quanto possibile, quello di pubblicazione. La documentazione sulle lotte nonviolente di una determinata regione, o problema, pu\u00f2 trovarsi indicata in pi\u00f9 di una delle voci di questa bibliografia. Si consiglia di cercare col programma \u201ctrova\u201d: per esempio Palestina, palestinesi, oppure Kossovo (o Kosovo), oppure diritti civili.<\/p>\n\n\n\n<p>Quasi tutti i lavori indicati si possono consultare presso la&nbsp; biblioteca (forse la pi\u00f9 ricca in Italia su pace, nonviolenza, ecologia) del Centro Studi &#8220;Domenico Sereno Regis&#8221;, via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel 011\/53.28.24, fax 011\/51.58.000; e-mail: <a href=\"mailto:info@serenoregis.org\">info@serenoregis.org<\/a> ; http:\/\/<a href=\"http:\/\/www.serenoregis.org\/\">www.serenoregis.org<\/a>. A questi indirizzi (o a quello del curatore: <a href=\"mailto:e.pey@libero.it\">enrico.peyretti@g<\/a>mail.com) sar\u00e0 gradita ogni segnalazione che integri l&#8217;attuale aggiornamento. Ringrazio i molti ricercatori che in tante occasioni mi hanno indicato opere a cui non sarei arrivato da solo.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidenzio con asterisco * i lavori che mi sembrano di maggiore importanza. (e.p.)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>I &#8211; OPERE GENERALI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>O SU CASI DIVERSI DALLA RESISTENZA 1939-45<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>pagg. 3-15<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>II &#8211; OPERE SULLA RESISTENZA AL NAZIFASCISMO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>pagg. 16-24<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>I &#8211; OPERE GENERALI<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>O SU CASI DIVERSI DALLA RESISTENZA 1939-45<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>1. Aldo Capitini, <em>Le tecniche della nonviolenza<\/em>, parte IV, Feltrinelli, MIlano 1967 (ripubblicato da <em>Linea d&#8217;Ombra, 1989<\/em>). Riporta casi storici da Roma antica repubblicana, al Sudafrica 1900-1910 e 1952, all&#8217;India 1917-1947, alla Norvegia 1940-43. Altri casi storici significativi, Capitini elenca nel brano citato in epigrafe, tratto da <em>La nonviolenza oggi<\/em>, Milano, Edizioni di Comunit\u00e0 1962.<\/p>\n\n\n\n<p>1 bis. Mulford Q. Sibley, <em>The<\/em><em> <\/em><em>quite<\/em><em> <\/em><em>battle<\/em><em> &#8211; <\/em><em>Writings<\/em><em> <\/em><em>on<\/em><em> <\/em><em>the<\/em><em> <\/em><em>theory<\/em><em> <\/em><em>and<\/em><em> <\/em><em>practice<\/em><em> <\/em><em>of<\/em><em> <\/em><em>non<\/em><em>&#8211;<\/em><em>violent<\/em><em> <\/em><em>rsistence<\/em>, pp.386. Beacon Press, Boston, 1963. Sibley era professore di scienze politiche all&#8217;Universit\u00e0 del Minnesota e un forte oppositore della guerra prima di Galtung e Sharp. Il libro \u00e8 notevole per la ricchezza di documenti allegati ad ogni personaggio\/evento (segnalazione di Piero P. Giorgi).<\/p>\n\n\n\n<p>2. Thich Nhat Hahn &#8211; Cao Ngoc Phong, <em>La lotta non-violenta del buddismo nel Vietnam<\/em>, Citt\u00e0 Nuova Ed., Roma 1970.<\/p>\n\n\n\n<p>* 3. Jean-Marie Muller, <em>Il vangelo della nonviolenza<\/em>, Prefazione di Matteo Soccio, Ed. Lanterna, Genova 1977 (1969). L&#8217;Autore analizza la resistenza morale francese all&#8217;occupazione nazista consistente nella noncooperazione col nemico, come mirabilmente esemplificata da Vercors (pseudonimo di Jean Bruller, 1902-1991), in <em>Le silence de la mer <\/em>(Ed. de Minuit, Paris, 1942, ora in Le Livre de Poche, n. 25, ed. Albin Michel, 1951; traduzione italiana Einaudi, Torino, numerose edizioni a partire dal 1945). Muller esamina poi altri casi storici: gli insegnanti norvegesi sotto il governo filo-nazista di Quisling, la resistenza danese all&#8217;occupazione nazista, gli avvenimenti della Cecoslovacchia nell&#8217;agosto 1968, le lotte operaie con metodi nonviolenti in vari momenti storici.<\/p>\n\n\n\n<p>* 4. M.K. Gandhi <em>Teoria e pratica della nonviolenza <\/em>(a cura di Giuliano Pontara), Einaudi, Torino 1973 e seguenti; ediz. economica Einaudi 1996, col saggio introduttivo di Pontara su <em>Il pensiero etico-politico di Gandhi <\/em>riveduto e rinnovato, nel quale l&#8217;Autore, a p. CXXIX, elenca otto serie di esempi storici di lotte nonviolente nel &#8216;900 in ogni parte del mondo, gi\u00e0 registrati in altri punti di questa bibliografia.&nbsp; Libro fondamentale, dal punto di vista storico utile soprattutto per il caso indiano, ma anche per gli interventi di Gandhi sugli altri grandi conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>5. AA.VV., <em>Difesa popolare nonviolenta<\/em>, atti del convegno di studio di Verona, ottobre 1979, Ed. Lanterna, Genova 1980. Casi storici del &#8216;900 &#8211; Germania, Paesi scandinavi, Olanda, Cecoslovacchia, Algeria, India, Vietnam, Iran &#8211; nelle relazioni di Soccio e Drago. Casi di lotte sociali, antimilitariste, antinucleari in Italia nei lavori delle commissioni.<\/p>\n\n\n\n<p>* 6. Theodor Ebert, <em>La difesa popolare nonviolenta<\/em>, Ed. Gruppo Abele, Torino 1984 (originali 1967-1982). Analizza i seguenti casi: Berlino 1920, Ruhr 1923, Danimarca 1940-45, Norvegia 1940-43, Finlandia 1948, Berlino 1953, Ungheria 1956, Cecoslovacchia 1968, Polonia dal 1980.<\/p>\n\n\n\n<p>7. Jacques Semelin, <em>Per uscire dalla violenza<\/em>, Ed. Gruppo Abele, Torino 1985 (1983). Casi considerati: Kady (Urss) 1937, testimonianze di generali nazisti nella 2a guerra mondiale, Norvegia 1942, Cecoslovacchia 1968, Italia 1974, Argentina 1977, Iran 1979, Polonia 1980, Irlanda 1916-1976 e 1981, opposizione di Sacharov 1981.<\/p>\n\n\n\n<p>* 8. Gene Sharp, <em>Politica dell&#8217;azione nonviolenta<\/em>, 3 volumi, Ed. Gruppo Abele, Torino 1985, 1986, 1996 (1973).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Nel vol 1\u00b0, <em>Potere e lotta<\/em>, cap.III, pp.133-136, Sharp propone sette spiegazioni del fatto per cui gli storici hanno trascurato ed ignorato questo genere di lotte.&nbsp; Egli presenta la teoria del potere come consistente essenzialmente nell&#8217;obbedienza dei sottomessi. Questa teoria ha illustri precedenti, p. es. Etienne de la Bo\u00e9tie con <em>Tirannia servit\u00f9 volontaria<\/em>, pubblicato tra il 1546 e il 1550. Ci\u00f2 permette di vedere le possibilit\u00e0 di controllo nonviolento del potere mediante la gestione del proprio consenso da parte della societ\u00e0 consapevole.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Nel vol 2\u00b0, <em>Le tecniche<\/em>, Sharp elenca 198 tecniche osservate nella storia di tutti i tempi e luoghi, per ognuna delle quali colleziona numerosi casi storici; si tratta dunque di una raccolta, pur sommaria, di <em>molte centinaia <\/em>di realt\u00e0 storiche di nonviolenza attiva in luogo della guerra. Da oltre 30 anni Sharp promuove questa ricerca nel Program on Nonviolent Sanctions in Conflict and Defense at the Center for International Affairs, Harvard University.<\/p>\n\n\n\n<p>9. W.H.Conser, R.M.McCarthy, D.J.Toscano, G. Sharp, <em>Resistance, Politics, and the American Struggle for Independence, 1765-1775<\/em>, Lynne Rienner Publishers 1986, Boulder, Colorado, 580 pages.<\/p>\n\n\n\n<p>10. Johan Galtung, <em>Gandhi oggi<\/em>, Ed. Gruppo Abele, Torino 1987. Vi si trovano riferimenti ad altre lotte oltre quelle condotte da Gandhi.<\/p>\n\n\n\n<p>* 11. Johan Galtung, <em>Palestina-Israele. Una soluzione nonviolenta?<\/em>, Ed. Sonda, Torino 1989 (1989). Insieme a scritti precedenti la prima Intifada (1987), il libro contiene una riflessione su questa lotta (violenza limitata, ma non ancora nonviolenza) e un&#8217;intervista e scritti di Mubarak Awad, il &#8220;Gandhi palestinese&#8221;, promotore di lotte nonviolente, cittadino di Gerusalemme Est, espulso da Israele nel &#8217;69 e nell&#8217;88. Sulla componente nonviolenta dell&#8217;Intifada e il ruolo delle chiese cristiane: Paolo Naso, <em>Come pietre viventi<\/em>, Immagini e testimonianze dei cristiani palestinesi, Claudiana, Torino 1990. Su Mubarak Awad e lo stato attuale delle correnti nonviolente in Palestina: Francesca Paci, <em>La non violenza \u00e8 viva<\/em>, in <em>La Stampa<\/em>, 22 agosto 2003. (Vedi sotto, il n. 58).<\/p>\n\n\n\n<p>* 12. Sull\u2019importantissimo contributo del movimento femminile e femminista ai metodi nonviolenti di lotta:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Birgit Brock-Utne, <em>La pace \u00e8 donna <\/em>(titolo che non rende bene l&#8217;originale <em>Educating for Peace. A Feminist Perspective<\/em>, Pergamon, New York 1985), introduzione di Elisabetta Donini, Ed. Gruppo Abele, Torino 1989. Descrive, dopo l&#8217;azione culturale e organizzativa di Bertha von Suttner (pp. 63-70) e le organizzazioni femminili per la pace, alcune tipiche lotte nonviolente condotte da donne (fino al 1985, data di pubblicazione dell\u2019originale): per la pace in Irlanda del Nord, 1976; contro le armi nucleari e per la pace in Danimarca, Finlandia, Groenlandia, Islanda, Norvegia, Svezia, 1979-1981; contro le violenze della dittatura militare e l&#8217;occupazione delle Malvine, le Madri della Plaza de Mayo in Argentina, dal 1977; contro l&#8217;installazione missilistica di Greenham Common, in Galles, dal 1981; contro le esercitazioni militari nella terra shibokusa, in Giappone, dal 1982; contro la corsa al riarmo le Donne Australiane per la Sopravvivenza, dal 1983; contro il Pentagono, simbolo di tutte le violenze maschili, donne statunitensi nel 1981; contro l&#8217;apartheid le donne sudafricane fino dal 1913, 1943, 1952, 1956, 1981 (pp. 72-88).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Monica Lanfranco e Maria G. Di Rienzo (a cura di), <em>Donne disarmanti<\/em>. Storie e testimonianze su nonviolenza e femminismo, Editrice Intra Moenia, Napoli 2003. Oltre la riflessione problematica sulla predisposizione delle donne alla nonviolenza, il libro \u2013 con contributi delle maggiori studiose e guide delle lotte femminili &#8211; richiama anche esperienze storiche e contiene un manuale di comportamento per l\u2019azione diretta nonviolenta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Si veda anche il n. 7 della seconda parte di questa bibliografia.<\/p>\n\n\n\n<p>13. Jan Zielonka, <em>Political Ideas in Contemporary Poland<\/em>, Gower Publishing Group, Aldershot UK, 1989. Volume ricco di informazioni storiche sull\u2019esperienza nonviolenta di Solidarnosc.<\/p>\n\n\n\n<p>14. Steven Duncan Huxley, <em>Constitutionalist Insurgency in Finland<\/em>, SHS, Helsinki, 1990, sulla resistenza non armata dei finlandesi alla Russia nell\u2019800.<\/p>\n\n\n\n<p>* 15. Su Islam e nonviolenza: Eknath Easwaran, <em>Badshah Khan, il Gandhi musulmano<\/em>, Ed. Sonda, Torino 1990 (1984). Il volume \u00e8 ripubblicato nel 2008 con prefazione di Elvio Arancio e Luisa Mondo, e Postfazione di Nanni Salio. Anche popolazioni guerriere e feroci come i Pathan della Frontiera indiana, musulmani,&nbsp; seppero adottare la nonviolenza contro le repressioni molto violente del dominio inglese. Il loro leader, Abdul Ghaffar Khan, trov\u00f2 nella sua fede islamica l&#8217;ispirazione alla nonviolenza. Gandhi osserv\u00f2 che proprio il violento coraggioso nella difesa di diritto e dignit\u00e0 \u00e8 il pi\u00f9 disponibile a capire e vivere la &#8220;nonviolenza del forte&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Chaiwat Satha-Anand, <em>Islam e nonviolenza<\/em>, ed. Gruppo Abele, Torino 1997. L&#8217;autore, studioso thailandese, musulmano, in questo libro, in cui sostiene la speciale attitudine della cultura islamica all&#8217;azione nonviolenta (nonostante fenomeni contrari vistosi ma limitati), narra ed analizza (pp. 24-31) un&#8217;azione nonviolenta nel Pattani (Thailandia) nel 1975.<\/p>\n\n\n\n<p>Sulla rivoluzione nonviolenta in Iran nel 1978-1979, posso segnalare:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Il n. 22 della collana <em>Quaderni della DPN<\/em>, col titolo <em>Resistenze civili: le lezioni della storia<\/em> (ed. La Meri-diana, Molfetta 1993, pp. 163) \u00e8 la traduzione&nbsp; della seconda edizione 1989 di <em>Les le\u00e7ons de l&#8217;histoire. R\u00e9sistances civiles et d\u00e9fense populaire non-violente<\/em>, in <em>Les dossiers de Non-violence Politique<\/em>, n. 2, che illustra ampiamente numerosi casi storici di lotte nonviolente (vedi sotto, al n. 23), tra cui anche Iran 1978-79. La traduzione italiana purtroppo esclude anche le tre ampie pagine 81-83 della rivista francese che descrivono il sollevamento popolare in Iran 1978-1979, il quale, opponendosi senz&#8217;armi all&#8217;esercito (in quel tempo il quinto al mondo per potenza) per lunghi mesi, port\u00f2 infine alla cacciata dello Sci\u00e0 senza compiere alcuna violenza, sebbene col sacrificio di centinaia di vittime della repressione. Solo dopo il ritorno dell&#8217;ayatollah Khomeiny dall&#8217;esilio in Francia ci furono violenze civili e statali. Queste pagine, tradotte da Simona Di Raimondo, dei Traduttori per la Pace, sono disponibili nel mio computer per chi le richiede.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; David Morrison, Philip Taylor, Shastri Ramachandaran, <em>Media, guerre e pace<\/em>, Ed Gruppo Abele, Torino 1996. Nella seconda parte del libro (<em>I mezzi di comunicazione come risorsa per la pace<\/em>), Ramachandaran, nel paragrafo <em>I mezzi di comunicazione dei popoli<\/em> (pp. 132-146), esamina in breve, sotto questo specifico aspetto, il caso Iran 1979, insieme a vari altri casi storici. Sull&#8217;Iran, l&#8217;Autore scrive, alle pp. 138-139: \u00abLa pi\u00f9 sorprendente rivoluzione basata sui mezzi di comunicazione del popolo \u2013 la cosiddetta &#8220;stampa di bazar&#8221; &#8211; per ironia qualificata &#8220;anti-moderna\u201d \u00e8 l&#8217;esperienza iraniana\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mouna Na\u00efm, <em>La fuite du chah d&#8217;Iran<\/em>, su <em>Le Monde<\/em>, 18 gennaio 1999, e col titolo <em>Vent&#8217;anni dopo<\/em>, su <em>Internazionale<\/em>, 19 febbraio 1999.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ryszard Kapuscinski ha scritto sull&#8217;Iran <em>Sha<\/em><em> in<\/em><em> Shah<\/em> (Feltrinelli, 2001). Nell&#8217;anno drammatico della rivoluzione, Kapuscinski, il grande viaggiatore, \u00e8 in Iran per uno dei suoi pi\u00f9 brillanti e memorabili reportage, in cerca di risposte: come avviene la rivoluzione in Iran? Quali sono le sue origini? Quali saranno gli esiti? E riesce a temperare la complessa ricostruzione storico-giornalistica con un&#8217;appassionante capacit\u00e0 narrativa.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sulla vicenda iraniana ha scritto anche Foucault. Devo ancora rintracciare le indicazioni precise dei suoi scritti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ho riunito alcuni miei scritti sull&#8217;argomento Islam, pace, nonviolenza in E. Peyretti, <em>La politica \u00e8 pace<\/em>, ed. Cittadella, Assisi 1998, nei capitoli <em>Islam e pace<\/em>, p. 124, <em>Studi su Islam e nonviolenza<\/em>, p. 127, <em>Uomini di pace nell&#8217;Islam<\/em>, p. 131.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mahmoud Mohamed Taha (1909 o 1911- 1985, <em>Il secondo messaggio dell&#8217;Islam<\/em>, Emi, Bologna 2002. Taha, detto il Gandhi del Sudan, imprigionato dagli inglesi, fu condannato e impiccato come eccessivo riformatore dell\u2019Islam. Il nuovo messaggio \u00e8 per lui quello della prima fase del Profeta, alla Mecca, libero dalle compromissioni con le esigenze politiche del periodo di Medina, perci\u00f2 pi\u00f9 spirituale e teso alla pace del musulmano \u00abcon s\u00e9 stesso, con il suo Signore, con ogni essere e ogni cosa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ramin Jahanbegloo, <em>Leggere Gandhi a Teheran<\/em>, I libri di Reset, Ed. Marsilio 2008. L\u2019autore, filosofo iraniano, incarcerato per 5 mesi nel 2006, lavora oggi alla Toronto University, Canada. La sua interpretazione politica di Gandhi ispira una versione del pluralismo che unisce la libert\u00e0 alle tradizioni spirituali dell\u2019oriente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cfr anche il n. 24 di questa prima parte della bibliografia, sulla resistenza nonviolenta della popolazione albanese del Kossovo, in gran parte musulmana.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cfr anche il n. 59 sulla resistenza civile della popolazione al terrorismo islamista in Algeria.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Nel corso del 2015, di fronte alle violenze dell&#8217;Isis\/Daesh, spettacolarizzate pi\u00f9 che in ogni altra guerra, stanno uscendo numerosi scritti, articoli e pi\u00f9 ampie pubblicazioni, che distinguono tra Isl\u00e0m religioso, civile, anche nonviolento, e abuso che ne viene fatto da chi conferisce una giustificazione ideologico-religiosa a feroci lotte di potere.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Siti consultabili anche sulle pubblicazioni recenti: <a href=\"http:\/\/www.transcend.org\/\">www.transcend.org<\/a> (col servizio settimanale di Transcend Media Service).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Jawdat Said, <em>Vie islamiche alla nonviolenza,<\/em> Cura e Introduzione di Naser Dumairieh, Prefazione di Adnane Mokrani, Edizioni Zikkaron, Marzabotto (Bo) (koinonia.montesole@gmail.com). Vedi la recensione nel blog&nbsp; http:\/\/enricopeyretti.blogspot.it\/<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Adel Jabbar, &#8220;L&#8217;Islam oggi. <em>Jihad<\/em>, nonviolenza e modernit\u00e0&#8221;, in Claudio Tugnoli (a cura di), <em>Maestri e scolari di non violenza. Riflessioni, testimonianze e proposte interattive<\/em>, Iprase Trentino, Annali 2000, Franco Angeli, Milano, 2000; Adel Jabbar, &#8220;I musulmani di oggi e le sfide globali&#8221;, in P. Naso, B. Salvarani (a cura di), <em>La rivincita del dialogo. Cristiani e musulmani in Italia dopo l&#8217;11 settembre<\/em>, EMI, Bologna, 2002.; Adel Jabbar, &#8220;Appartenenza e Alterit\u00e0 nell\u2019Islam&#8221;, , in Antonio Genovese (a cura di), <em>Intercultura e<\/em> <em>Nonviolenza, <\/em>Clueb,Bologna,2008; Adel jabbar, &#8220;Khan, Maestro musulmano di non violenza&#8221;, <em>Confronti, <\/em>Roma, anno XXXVI, n.9, 2009. ; Biancamaria Scarcia Amorettii, &#8220;Tolleranza e guerra santa nell&#8217;Islam&#8221;, Sansoni Editore, Firenze, 1974.<\/p>\n\n\n\n<p>16. Voce <em>Lotte sociali nonviolente<\/em>, stesa da Giorgio Giannini per <em>L&#8217;abecedario dell&#8217;obiettore<\/em>, a cura di Diego Cipriani e Guglielmo Minervini, Ed. La meridiana, Molfetta 1991, pp.82-89.<\/p>\n\n\n\n<p>* 17. Sulle lotte nonviolente per i diritti civili negli Stati Uniti il libro a cura di Paolo Naso, <em>L&#8217;altro Martin Luther King<\/em>, Claudiana, Torino 1993, contiene un&#8217;ampia bibliografia.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Powerful Days. The Civil Rights Photography of Charles Moore<\/em>, Yexu by Michael S. Durham. Introduction by Anfrew Young. Stewart, Tabori &amp; Chang. N. York, 1984.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>The Power of the People<\/em>. <em>Active Nonviolence in the USA.<\/em> Edited by Robert Cooney &amp; Helen Michalowski, New Society Publishers, Philadelphia 1987.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>King. A filmed Record Montgomery to Memphis<\/em>, Arte G.E.I.E., 2\/a rue de la Fonderie, F-67080 Strasbourg Cedex. In inglese con sottotitoli in francese, la videocassetta rende direttamente i grandi discorsi di M.L. King e mostra dal vivo sia le grandi manifestazioni, nel loro spirito e nei metodi organizzativi, sia gli episodi di repressione.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Una pagina di bibliografia su Martin Luther King \u00e8 comparsa in <em>Cahiers de la R\u00e9conciliation<\/em>, n.1, 1998.<\/p>\n\n\n\n<p>* 18. Sulle esperienze e ricerche di riconciliazione nella verit\u00e0 e giustizia, senza violenza, nei conflitti profondi, troviamo anzitutto lavori sul caso della lotta contro la segregazione razziale in Sudafrica, poi su altri casi nel mondo:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Eugenio Melandri, <em>I protagonisti<\/em>, Emi, Bologna 1984, contiene anche un breve profilo di Albert Luthuli.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Michael Cassidy, <em>Politics of Love<\/em>, con introduzione di Desmond Tutu, Hodder &amp; Stoughton, London 1991.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Steve Biko, <em>Black Consciousness in South Africa<\/em>, edited by Millard Arnold, Vintage Books, New York 1979.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Mary Benson, <em>Nelson Mandela<\/em>, biografia, ed. Agalev, Bologna 1988. Il capitolo 9 di questo libro descrive la separazione di Mandela da Luthuli, il capo spirituale e politico del movimento nero, sulla strategia di lotta, proprio nel 1961, quando Luthuli ricevette il premio Nobel per la pace per la cinquantennale tradizione nonviolenta dell&#8217;ANC (African National Congress); Mandela decise di adottare dapprima il sabotaggio, che non comportava perdita di vite umane, e poi anche la lotta armata, pur rispettando l&#8217;impegno di Luthuli per la nonviolenza<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; <\/em>Ruth First,<em> Un mondo a parte. 117 giorni<\/em>, Oscar Mondadori, Milano 1989<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Allan A. Boesak, <em>Se questo \u00e8 tradimento, sono colpevole<\/em>, Claudiana, Torino 1989. Sono discorsi e studi, del periodo 1979-1989, del pastore nero della Chiesa Riformata Missionaria Olandese, che si \u00e8 opposto all&#8217;ideologia giustificatrice dell&#8217;apartheid su basi teologiche, dominante in quella chiesa, fino ad ottenerne la condanna da parte dell&#8217;Alleanza Riformata Mondiale, di cui Boesak \u00e8 stato presidente.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Per un avvio alla conoscenza di Nadine Gordimer, <em>Vivere nell&#8217;interregno<\/em>, Feltrinelli, Milano 1990.<br>&#8211; Nelson Mandela, <em>Lungo cammino verso la libert\u00e0<\/em>, libro autobiografico, Feltrinelli, Milano 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Johan Galtung, <em>Giurisprudenza di riconciliazione in Sudafrica<\/em>,&#8221;Lectio magistralis&#8221; nell&#8217;Universit\u00e0 di Torino, 16 gennaio 1998, sulla Commissione Verit\u00e0 e Riconciliazione presieduta da Desmond Tutu. Il testo \u00e8 pubblicato in inglese col titolo <em>After the Violence: Truth and Reconciliation? South Africa, Latin America: Reflections on a New Jurisprudence<\/em>, sul Notiziario dell&#8217;Universit\u00e0 di Torino <em>L&#8217;Ateneo , <\/em>Anno XIV, n. 5, novembre-dicembre 1998, pp. 17-22; testo italiano presso il Centro Studi Sereno Regis di Torino. Galtung indica nell&#8217;esperienza sudafricana la possibilit\u00e0 di una modifica della concezione del processo penale nel senso di ridurre la violenza punitiva dello stato e di ricostruire il rapporto umano e sociale tra reo e vittima.<\/p>\n\n\n\n<p><em>&#8211; <\/em>Marcello Flores (a cura di), <em>Verit\u00e0 senza vendetta<\/em>. <em>L&#8217;esperienza della commissione sudafricana per la verit\u00e0 e la riconciliazione<\/em>, manifestolibri ed., Roma 1999. L&#8217;ampia introduzione del curatore premessa al rapporto finale della commissione, mostra, nella storia del Sudafrica, il carattere violento tanto della repressione governativa quanto della lotta anti-apartheid condotta in un secondo tempo dall&#8217;African National Congress, ma indica l&#8217;originaria ispirazione nonviolenta data all&#8217;ANC da Albert Luthuli negli anni &#8217;50 e &#8217;60 (p. 21); mostra la duplice de-escalation della violenza per merito di De Klerk e Mandela dal 1990 (pp. 16-17). Nel rapporto della commissione, introdotto dal presidente, il vescovo anglicano Desmond Tutu, si vede la scelta di evitare la &#8220;giustizia dei vincitori&#8221; e di basare la riconciliazione della societ\u00e0 sulla base della verit\u00e0 e della dignit\u00e0 restituita alle vittime, dell&#8217;amnistia personale in cambio della verit\u00e0 e ammissione di colpa, piuttosto che sulla base della pura giustizia retributiva.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Antonello Nociti, <em>Guarire dall&#8217;odio<\/em>, Franco Angeli editore, Milano 2000: lo straordinario insegnamento del Sudafrica per costruire una pace interrazziale, che \u00e8 problema della nostra societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; A.M. Gentili, A. Lollini, <em>L\u2019esperienza delle Commissioni per la verit\u00e0 e la riconciliazione: il caso sudafricano in una prospettiva giuridico-politica<\/em>, in G. Illuminati, L. Stortoni, M. Virgilio (a cura di), <em>Crimini internazionali fra diritto e giustizia<\/em>, Torino, Giappichelli 2000, pp. 163-215.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Desmond Tutu, <em>Non c\u2019\u00e8 futuro senza perdono<\/em>, Feltrinelli, Milano 2001: &#8220;Fare giustizia non significa punire bens\u00ec risanare&#8221; (p. 119-120). Arcivescovo anglicano di Citt\u00e0 del Capo e protagonista nella vicenda, Tutu racconta intensamente e documenta l\u2019esperienza sudafricana dall\u2019apartheid alla riconciliazione. Dello stesso autore e protagonista di questa vicenda, si veda pure: <em>Anch&#8217;io ho il diritto di esistere<\/em>, Queriniana, Brescia 1985; e <em>Anche Dio ha un sogno<\/em>, L&#8217;ancora del Mediterraneo, Napoli 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alejandro Benda\u00f1a, Charles Villa-Vicencio, <em>La riconciliazione difficile<\/em>. Dalla guerra a una pace sostenibile, Ed Gruppo Abele, Torino 2002. La prima parte del libro, stesa da Villa-Vicencio, direttore dell\u2019Institute for Justice and Reconciliation di Cape Town, analizza con acume critico l\u2019esperienza sudafricana.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; <\/strong>Enrico Peyretti, <em>Una giustizia ricostruttiva: la Commissione Verit\u00e0 e Riconciliazione in Sudafrica<\/em>, in <em>Minorigiustizia<\/em>, rivista interdisciplinare di studi giuridici, psicologici, pedagogici e sociali sulla relazione fra minorenni e giustizia, n. 1-2\/2002 (<a href=\"mailto:minorigi@dag.it\">minorigiustizia@dag.it<\/a> ), Pinerolo, febbraio 2003, pp. 214-222. Si tratta di una relazione e ulteriore riflessione attuale sul caso sudafricano e le indicazioni che offre. Ho ripreso e aggiornato queste considerazioni nello scritto <em>Sul processo \u201cVerit\u00e0 e Riconciliazione\u201d in Sudafrica per uscire dalle violenze dell\u2019apartheid<\/em>, seguito da schede sui film che trattano questa vicenda, nel libro collettivo <em>Teoria e pratica della riconciliazione<\/em>, Edizioni Qualevita 2009, pp. 39-50.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Danilo Franchi, Laura Miani, <em>La verit\u00e0 non ha colore<\/em>, Aguzzini e vittime dell\u2019apartheid testimoniano alla Commissione per la verit\u00e0 e la riconciliazione sudafricana, Edizioni Comedit 2000, Milano 2003. In 200 pagine su 270 il libro riporta ventuno drammatiche testimonianze rese alla Commissione, pi\u00f9 alcuni documenti tra cui le conclusioni di Desmond Tutu, presidente della TRC.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Nell\u2019aureo libretto di Carlo Maria Martini e Gustavo Zagrebelsky, <em>La domanda di giustizia<\/em>, Einaudi 2003, (una serie di <em>Note a margine<\/em> ho pubblicato in <em>il foglio<\/em>, n. 307, dicembre 2003, p. 6), il secondo dei due Autori dedica grande attenzione alla vicenda sudafricana (pp. 28-40), che valorizza acutamente. Egli fornisce anche una breve bibliografia, grazie alla quale integro la presente:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; R. A. Wilson, <em>The Politics of Truth and Reconciliation in South Africa. Legitimizing the Post-Apartheid State, <\/em>Cambridge University Press, Cambridge 2001.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; T. Groppi e X. Philippe, <em>La D\u00e9mocratie imparfaite en Afrique du Sud<\/em>, in S. Siccardi (a cura di), <em>Le democrazie imperfette<\/em>, Giappichelli, Torino 2002.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Missione oggi<\/em>, mensile dei missionari saveriani, n. 6\/2004, giugno-luglio 2004, \u00e8 tutto dedicato (pp. 3-47) agli atti del convegno <em>Verit\u00e0 e Riconciliazione. Lezioni dal Sudafrica<\/em>, Brescia, 8 maggio 2004, con relazioni di Massimo Toschi, Michael Lapsley, Valerio Onida, e altri, con indicazioni bibliografiche e sitografiche.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Il film di John Boorman <em>In my country<\/em>, (2004), racconta questa vicenda sudafricana, ed esprime bene, incarnato da diversi personaggi, il civile concetto africano di <em>Ubuntu<\/em>, che significa senso di umanit\u00e0, sentire gli altri come se stessi. Pur col legittimo carattere celebrativo di epopea nazionale, il film rende correttamente il singolare lavoro della Commissione Verit\u00e0 e Riconciliazione, attraverso toccanti storie personali di vittime e di aguzzini, ora posti faccia a faccia, e sono storie fedeli ai documenti. Il film pu\u00f2 servire bene a far conoscere al grande pubblico la nuova via sudafricana alla giustizia, nella trasformazione dei conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; A numerose altre ricerche e azioni di riconciliazione \u00e8 dedicato un numero della rivista teologica <em>Concilium<\/em>, n. 5\/2003 (<a href=\"http:\/\/www.queriniana.it\/\">www.queriniana.it<\/a>) . La prima parte tratta di esperienze in Per\u00f9, Nepal, Australia, Stati Uniti e Canada (popoli nativi), America Centrale; la seconda parte contiene riflessioni di autorevoli rappresentanti di buddhismo, induismo, ebraismo, cristianesimo; la terza parte offre articoli sulla prospettiva delle Nazioni Unite, sul processo di riconciliazione sociale, sulla religione come risorsa di riconciliazione, sull\u2019amore dei nemici nelle lotte sociali. Una conclusione fa il punto sul movimento verso una cultura di riconciliazione.<\/p>\n\n\n\n<p>19.<em> Trasforming Struggle. Strategy and Global Experience of Nonviolent Direct Action, <\/em>published by the Program on Nonviolent Sanctions in Conflict, Harvard University, 1992, pagg.142. Il libro \u00e8 recensito da Chiara Pent in <em>IPRI Newsletter <\/em>n.10, marzo 1994 (IPRI, Italian Peace Research Institute, via Garibaldi 13\/a, 10122 Torino, tel 011\/53.28.24).<\/p>\n\n\n\n<p>20. AA.VV. <em>La nonviolenza come strategia di mutamento sociale<\/em>, Cedam, Padova 1992. Alcuni dei saggi di tipo empirico raccolti in questo volume (altri saggi sono teorici) riguardano casi studio di lotte nonviolente.<\/p>\n\n\n\n<p>* 21. Il Comitato Scientifico dell&#8217;IPRI per la DPN (Progetto Nazionale di Ricerca sulla Difesa Popolare Nonviolenta, Comitato Scientifico, via S. Giovanni Maggiore Pignatelli 14, 80134 Napoli, tel 081\/55.10.286, fax Antonino Drago 081\/239.45.08) ha pubblicato gli atti di quattro dei cinque Convegni nazionali di ricerca, nei quali ricorrono anche esempi storici di lotte popolari nonviolente:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Una strategia di pace: la difesa popolare nonviolenta <\/em>(1\u00b0 convegno, Boves, novembre 1989), a cura di A. Drago e G. Stefani, Ed. Fuori Thema 1993;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>La difesa popolare nonviolenta in Italia e nelle crisi internazionali <\/em>(3\u00b0 convegno, Bologna, nov. 1991), a cura di Gino Stefani, Ed. Fuori Thema 1992;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Per un modello di difesa nonviolento:&nbsp; che cosa ci insegna il conflitto nella ex-Iugoslavia<\/em>, (4\u00b0 convegno, Vicenza, nov.1994), a cura di A. Drago e M. Soccio, Editoria Universitaria, Venezia 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>La difesa della pace con mezzi civili<\/em>, (5\u00b0 convegno, Roma, 4-5 novembre 1995), a cura di A. Drago, Ed. Qualevita, Torre dei Nolfi, 1997. Da notare la relazione di Andrea Riccardi sulla mediazione civile della Comunit\u00e0 di S. Egidio nella guerra in Mozambico.<\/p>\n\n\n\n<p>* 22. Sulle esperienze di Difesa Popolare Nonviolenta: <em>I Quaderni della Difesa Popolare Nonviolenta <\/em>(DPN) comprendono ormai oltre 30 titoli pubblicati prima dal Movimento Nonviolento, poi dalla Editrice La Meridiana, dei quali almeno una dozzina su precisi casi storici in Italia e nel mondo: Norvegia, Danimarca, Cecoslovacchia, Germania Est, Resistenza nel Bergamasco, Polonia, Filippine, Resistenza a Forl\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Il n. 21, <em>Volontari di pace in Medio Oriente<\/em>, uscito nel 1993, contiene il saggio di Alberto L&#8217;Abate, <em>Forze nonarmate e nonviolente di pace. I precedenti storici <\/em>(pp. 17-35), che raccoglie molti casi storici.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sui fatti dell\u2019Europa orientale nel 1989 (vedi anche sotto, al n. 28): il n. 27 della collana <em>Quaderni della DPN<\/em>, Q. Eglitis, <em>Azione nonviolenta nella liberazione della Lettonia, <\/em>pubblicato nel 1994; n. 29, G. Miniotaite, <em>Lituania: la storia della liberazione nonviolenta<\/em>, pubblicato nel 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>* 23. Il n.22 della collana <em>Quaderni della DPN<\/em>, col titolo <em>Resistenze civili: le lezioni della storia<\/em> (gi\u00e0 citato sopra, al n. 15), illustra ampiamente i casi: Ungheria 1859-67, Finlandia 1898-1905, India 1915-1948, Germania 1920, Ruhr 1923, Guatemala 1944, Sudafrica 1950-1960, Germania Est 1953, Congo-Zaire 1959, Algeri 1961, Cecoslovacchia 1968, Bolivia 1978, Iran 1978-79, Polonia 1980-83, Filippine 1986, Intifada 1987. La traduzione italiana esclude i capitoli, particolarmente ampi, sulla Resistenza per non interferire col libro di Semelin <em>Senz&#8217;armi di fronte a Hitler<\/em>, indicato nella seconda parte di questa bibliografia. Purtroppo la traduzione italiana esclude anche le tre ampie pagine 81-83 della rivista francese sul sollevamento popolare in Iran 1978-1979, che port\u00f2 alla cacciata dello Sci\u00e0 senza alcuna violenza. Solo dopo il ritorno dell\u2019ayatollah Khomeiny dall\u2019esilio in Francia ci furono violenze civili e statali.<\/p>\n\n\n\n<p>Si possono aggiungere i seguenti altri Quaderni DPN e altre pubblicazioni:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; n. 20 <em>Peace Brigades International: Dossier<\/em>, 1993<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; n. 32. M.G. Bonollo, <em>Solidariet\u00e0 e pace a Sarajevo, Un&#8217;esperienza di diplomazia popolare di &#8220;Beati i costruttori di Pace<\/em>&#8220;, 1997<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Due libri a cura di Francesco Tullio, <em>La difesa civile e il progetto Caschi Bianchi<\/em>, F. Angeli, Roma, 2000; <em>Le ONG e la trasformazione dei conflitti. Le operazioni di pace nei conflitti internazionali<\/em>. Analisi, esperienze, prospettive., Edizioni Associate, Roma, 2002<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Associazione Comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII,&nbsp; <em>L&#8217;attivit\u00e0 dei volontari civili a protezione delle popolazioni nei territori di guerra<\/em>, Atti del Convegno 29 marzo 2003, Repubblica di&nbsp; San Marino.<\/p>\n\n\n\n<p>* 24. Sulla straordinaria decennale resistenza nonviolenta di massa del 90% di popolazione albanese (in massima parte musulmana; vedi sopra, n. 15) del Kosovo al regime di occupazione militare serba, resistenza che, se fosse stata capita e sostenuta dalla comunit\u00e0 degli stati, avrebbe fatto evitare la guerra Nato alla Serbia del 1999, si possono vedere:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ibrahim Rugova, <em>La question du Kosovo<\/em>, Ed Fayard, Paris 1994.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Valentino Salvoldi, Lush Gjergji, <em>Resistenza nonviolenta nella ex-Jugoslavia. Dal Kossovo la testimonianza dei protagonisti<\/em>, Ed. EMI, Bologna 1993.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; V. Salvoldi, <em>Kossovo, ex-Jugoslavia. Dove la nonviolenza \u00e8 vita<\/em>, Velar, Gorle (Bergamo), 1994.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giancarlo e Valentino Salvoldi,&nbsp; Lush Gjergji, <em>Kosovo, un popolo che perdona<\/em>, Presentazione di Bernhard Haering, Emi, Bologna 1997.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Kossovo. Conflitto e riconciliazione in un crocevia balcanico<\/em>, in <em>Religioni e societ\u00e0<\/em>, n. 29, anno XII, settembre-dicembre 1997.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alberto L&#8217;Abate (a cura di), <em>Prevenire la guerra nel Kossovo per evitare la destabilizzazione dei Balcani. Attivit\u00e0 e proposte della diplomazia non ufficiale<\/em>. Quaderni della DPN n. 33, Ed. La Meridiana, Molfetta 1997. Il quaderno \u00e8 stato ripubblicato, con l&#8217;aggiunta di un&#8217;ampia introduzione dell&#8217;Autore che lo aggiorna al 1999, nel volume <em>Kossovo, una guerra annunciata<\/em>, Ed. La Meridiana, Molfetta 1999. L\u2019Abate riprende tutta la vicenda nel suo contributo <em>Il Kossovo e la riconciliazione. Una speranza o una tradizione perduta?<\/em>, nel libro collettivo gi\u00e0 citato <em>Teoria e pratica della riconciliazione<\/em>, Edizioni Qualevita 2009, pp. 55-70. Ancora, L&#8217;Abate, nel suo libro <em>L&#8217;arte della pace<\/em>, Centro Gandhi Edizioni, Pisa 2014, ricapitola la sua esperienza in Kossovo (pp.56-58; 65-68; 93; 117) per la prevenzione della guerra e la trasformazione nonviolenta dei conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Campagna Kossovo, <em>Conflitto e nonviolenza. Dieci anni di impegno<\/em>, Cdrom a cura di M. Cucci, Bologna, 2003<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; P. Fumarola, G. Cartelloni, <em>Il Kossovo tra guerra e soluzioni politiche del conflitto. I care!<\/em>, Sensibili alle foglie, 2000<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; M. Cereghini, <em>Il funerale della violenza. La teoria del conflitto nonviolento e il caso del Kossovo<\/em>, Ist. Di Sociologia Internazionale, Gorizia 2000.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Una sintesi di tutta la vicenda storica fino ad oggi \u00e8 nell\u2019articolo di Alberto L\u2019Abate e Etta Ragusa, <em>Un\u2019occasione perduta<\/em>, in <em>Mosaico di pace<\/em>, giugno 2008, pp. 30-32.<\/p>\n\n\n\n<p>* 25. Fran\u00e7ois Vaillant, <em>La nonviolenza nel Vangelo<\/em>, prefazione di Filippo Gentiloni, Ed. Gruppo Abele, Torino 1994 (originale 1991). Vaillant, considerando la situazione storica e politica in cui visse Ges\u00f9, esamina alcune sue azioni tipicamente nonviolente, come la cacciata dei mercanti dal tempio (interpretata di solito come violenta!) (pp. 31-39), la donna adultera (pp. 42-46), il tributo a Cesare (pp. 46-49), la strategia decolpevolizzante che ritroviamo anche in Martin Luther King (pp. 49-58). Anche Ges\u00f9, minacciato e braccato, fu tentato dalla violenza, ma nella preghiera si convert\u00ec alla nonviolenza e alla pazienza forte fino ad accettare la morte e rovesciarne il potere (pp. 81-91).<\/p>\n\n\n\n<p>26. Gene Sharp, <em>Dopo la guerra fredda. La via della non-violenza<\/em>, in <em>Il Regno-attualit\u00e0<\/em>, n.14\/1994, 15 luglio 1994, pp. 435-445. Le realt\u00e0 storiche delle lotte nonviolente sono richiamate, in un rapido ed ampio giro d&#8217;orizzonte, a mostrare la possibilit\u00e0 della strategia nonviolenta.<\/p>\n\n\n\n<p>27. Christian Mellon et Jacques Semelin, <em>La non-violence<\/em>, Collection encyclop\u00e9dique &#8220;Que sais-je?&#8221;, Presses Universitaires de France, Paris 1994. In appendice, questo limpido e ricco libretto elenca 31 casi storici tra il 1770 e gli anni successivi al 1990 relativi a tutto il mondo (tra cui alcuni non ancora comparsi in questa bibliografia), e 11 casi riguardanti la Francia tra il 1957 e gli anni &#8217;90.<\/p>\n\n\n\n<p>* 28. Sulle rivoluzioni nell&#8217;Europa dell&#8217;Est del 1989, che sono un notevole esempio delle possibilit\u00e0 dell&#8217;azione nonarmata e nonviolenta:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giovanni Salio, <em>Il potere della nonviolenza. <\/em>Dal crollo del Muro di Berlino al Nuovo Disordine Mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995. Contiene la pi\u00f9 ampia rassegna critica delle interpretazioni di quegli avvenimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Johan Galtung, <em>Il nuovo disordine mondiale<\/em>, nel volume di atti sopra citato <em>Per un modello di difesa nonviolento: che cosa ci insegna il conflitto nella ex-Iugoslavia<\/em>, pp. 19-35.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sul maggio cinese, vedi sotto, n. 37.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; AA. VV., <em>Le rose sbocciano in autunno. La rivoluzione nonviolenta dell\u201989<\/em>, Quaderni Satyagraha n. 15, Gandhi Edizioni, Pisa 2009.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Pechino\/Berlino: i due Ottantanove<\/em>, fascicolo di Testimonianze, n. 466-467, luglio-ottobre 2009, pp. 31-134 (<a href=\"mailto:infotestimonianze@gmail.com\">infotestimonianze@gmail.com<\/a> )<\/p>\n\n\n\n<p>29. Jacques Semelin, <em>Quand les dictatures se fissurent&#8230; <\/em>R\u00e9sistances civiles \u00e0 l&#8217;Est et au Sud, Culture de paix, Descl\u00e9e de Brouwer, Paris 1995. Per ognuna delle quattro parti (Resistenza e religione; Resistenza e diritti dell&#8217;uomo; Resistenza e comunicazione; Resistenza e legittimit\u00e0) singoli studiosi esaminano un caso del Sud e uno dell&#8217;Est nel decennio precedente le rivoluzioni del 1989: Filippine 1986 e Polonia; dissidenza cecoslovacca dalla Carta 77 e Bolivia dal 1978; Benin 1987-1992 e Piazza Tiananmen a Pechino 1989; tentativi di colpi di stato in Spagna 1981 e a Mosca 1991.<\/p>\n\n\n\n<p>30. Giuliano Pontara, in discussione con Norberto Bobbio sulla nonviolenza e la politica, elenca circa 15 casi recenti in N. Bobbio <em>Elogio della mitezza e altri scritti morali<\/em>, Ed. Linea d&#8217;ombra, Milano 1994, p.44. Questo testo riveduto compare in G. Pontara, <em>Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza<\/em>, Ed. Gruppo Abele 1996, raccolta di saggi su etica e politica, pace e guerra (casi storici di difesa senza guerra a p. 94-95).<\/p>\n\n\n\n<p>31. Peter Ackerman &#8211; Christopher Kruegler, <em>Strategic Nonviolent Conflict. The Dynamics of People Power in the Twentieth Century<\/em>, Praeger, Westport Connecticut &#8211; London, 1994. Il volume esamina i seguenti casi: Prima rivoluzione russa, 1905; Ruhr, 1923; Lotte per l&#8217;indipendenza indiana 1930-1931; Resistenza danese 1940-1945; Salvador 1944; Soldarnosc 1980-1981.<\/p>\n\n\n\n<p>32. <em>Il puzzle della nonviolenza <\/em>(quasi un manuale per imparare a costruire un&#8217;azione nonviolenta), MIR, Centro Ricerche per la Difesa Popolare Nonviolenta, Padova 1994. Si tratta di un libro a schede, ampliabile, preparato da S. Bergami, F. Curinga, F. Tipolla, F. Varotto, A. Zangheri, per conto del Mir (via Cornaro 1\/a, 35128 Padova, tel e fax 049\/80.73.836). La prima parte presenta, in ampie schede con relativa bibliografia, undici casi tratti dalla storia del Novecento: India 1930, Bulgaria 1940-44, Montgomery 1955, Larzac 1970-81, Bolivia 1979, Polonia 1980-90, Comiso 1981-87, Filippine 1986, Pechino 1989, Mosca 1991, Madagascar 1991-93.<\/p>\n\n\n\n<p>33. Bojan Aleksov, <em>Disertori della guerra in ex-Jugoslavia<\/em>, a cura di Gianni Caligaris ed Emilio Rossi, Ed. Alfazeta, Parma 1995. Documenta la realt\u00e0 di oltre 100.000 disertori, che l&#8217;Europa non accoglie n\u00e9 riconosce come dovrebbe, quale forte risorsa umana contro quell&#8217;assurda guerra e le sue conseguenze. Esiste una buona legge italiana, di fatto non applicata alla frontiera.<\/p>\n\n\n\n<p>34. Corazon C. Aquino, <em>Martirio e redenzione sulla via filippina verso la pace<\/em>, in <em>Testimonianze <\/em>n. 380, dicembre 1995, pp. 84-96. La leader filippina racconta i precedenti e lo svolgimento della rivoluzione del 1986, con speciale riferimento al ruolo della religione.<\/p>\n\n\n\n<p>35. Andrew Rigby (Department of Peace Studies. University of Bradford), <em>Unofficial Nonviolent Intervention: Examples from the Israeli-Palestinian Conflict, <\/em>in <em>Journal of Peace Research<\/em>, vol 32, no. 4, 1995, pp. 453-467.&nbsp; L&#8217;articolo dimostra che le possibilit\u00e0 di intervento nonviolento sono molto pi\u00f9 ampie della sola interposizione testimoniale o sacrificale.<\/p>\n\n\n\n<p>36. Alexander Allan, <em>Le Larzac et apr\u00e8s: l&#8217;\u00e9tude d&#8217;un mouvement social novateur<\/em>, ed. L&#8217;Harmattan, Paris 1995. Sulla lotta delle 105 famiglie dell&#8217;altopiano del Larzac contro l&#8217;esproprio militare, lotta che coinvolse fino a 100.000 persone (1971-1981), infine vittoriosa e proseguita come movimento per unire il Nord col Sud del mondo (1981-1992).<\/p>\n\n\n\n<p>37. Rodolfo Venditti, <em>La difesa popolare nonviolenta: storia, teoria, esempi concreti. Aperture dell&#8217;ordinamento giuridico italiano<\/em>, Eirene, Studi per la pace, Bergamo 1996 (via F. Scuri 1\/C, 24100 Bergamo, tel 035\/26.00.73). Il fascicolo richiama o descrive 15 casi storici. Questo \u00e8 il 16\u00b0 opuscolo della collana &#8220;Ricerche e Documentazione&#8221;, che comprende anche: S. Cattaneo, J. Galtung, B. Jenkins, S. Piziali, G. Sharp, <em>La nonviolenza nel Maggio Cinese. Pechino 1989<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>38. Alberto Melandri, <em>Jos\u00e9 Ramos Horta e mons. Carlos Felipe Ximenes Belo, leaders della resistenza nonviolenta di Timor Est, <\/em>in <em>Azione Nonviolenta<\/em>, nov. 1996, pp. 6-7.<\/p>\n\n\n\n<p>* 39. <em>Nonviolenza nella storia. Casi di resistenza civile nel Novecento<\/em>. Materiale ancora inedito di un corso di aggiornamento per insegnanti, organizzato a Torino nei mesi a cavallo tra 1996 e 1997 dal Centro Studi &#8220;Domenico Sereno Regis&#8221; di Torino e dall&#8217;Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza e della Societ\u00e0 Contemporanea (via Fabro 6, 10122 Torino, tel. 011-56.28.836). Sono 15 lezioni distribuite nelle seguenti sezioni del corso: 1) La resistenza civile in Europa durante la seconda guerra mondiale (J. Semelin, A. Bravo, A.M. Bruzzone, E. Peyretti, A. Dogliotti Marasso, F. Levi);&nbsp; 2) Lotte di liberazione dai sistemi coloniali (G. Sofri);&nbsp; 3) Lotte politiche e civili nei paesi occidentali (G. Bouchard, E. Donini);&nbsp; 4) Lotte nei paesi dell&#8217;Est e forme di resistenza civile nell&#8217;ex-Jugoslavia (G. Salio, A. Zangheri, A. L&#8217;Abate, M. Granero);&nbsp; 5) I movimenti per la pace (S. Albesano, G. Salio).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>40. AA.VV., <em>Invece delle armi: obiezione di coscienza, difesa nonviolenta, corpo civile di pace europeo<\/em>, a cura della Segreteria per la Difesa Popolare Nonviolenta, con la collaborazione del Centro Eirene di Bergamo, ed. Fuorithema, Bologna 1996. Il volume contiene nella prima parte gli atti di una importante conferenza internazionale su &#8220;Difesa nonviolenta, Partecipazione Popolare, Obiezione di Coscienza&#8221; tenutasi a Firenze nel settembre 1992 con la presenza dei maggiori studiosi mondiali (Pontara, Papisca, Sharp, Ebert, Muller, Galtung); nella seconda parte i documenti del dibattito in corso &#8220;Per un corpo civile di pace europeo&#8221;. Nanni Salio (pp. 23-29) esamina i casi storici proponendone una classificazione per tipologie e strutture. Segue una mia bibliografia (pp. 29-31), molto meno aggiornata e completa della presente. Alberto L&#8217;Abate ricorda una mezza dozzina di casi storici &#8211; Algeria 1962, Aden 1967, Pechino 1968, Filippine 1986, Nicaragua 1989, Mosca 1991 (pp. 145-148) &#8211; e indica diversi studi ad essi relativi, apparsi su riviste internazionali di peace research.<\/p>\n\n\n\n<p>41. <em>Voci e azioni di nonviolenza nell\u2019antichit\u00e0 classica<\/em>, a cura di Rocco Campanella, Libreria Editrice Fiorentina, 1996. Nel libro leggiamo le pagine di Giuseppe Flavio (37-100 d.C.) sulla resistenza nonviolenta degli ebrei sotto gli imperatori Tiberio (14-37 d.C.) e Caligola (37-41 d.C.) e quelle di Tito Livio sulla secessione della plebe a Roma (nel 494 e nel 471 a.C.).<\/p>\n\n\n\n<p>* 42. David Morrison, Philip Taylor, Shastri Ramachandaran, <em>Media, guerre e pace<\/em>, Ed Gruppo Abele, Torino 1996. Nella seconda parte del libro (<em>I mezzi di comunicazione come risorsa per la pace<\/em>), Ramachandaran, nel paragrafo <em>I mezzi di comunicazione dei popoli<\/em> (pp. 132-146), raccoglie ed esamina in breve, sotto questo specifico aspetto, i casi Iran 1979, India 1975-77, OLP, Filippine 1986, Europa orientale 1989, America Latina in vari momenti. Si pu\u00f2 aggiungere qui la Resistenza danese, caratterizzata dal mezzo della comunicazione popolare&nbsp; (v. il n. 1 della seconda parte di questa bibliografia).<\/p>\n\n\n\n<p>* 43. Hildegard Goss-Mayr, <em>Come i nemici diventano amici<\/em>, Insieme per la nonviolenza, la giustizia e la riconciliazione, EMI, Bologna 1997. E&#8217; il racconto di vita di una coppia che ha lottato insieme per oltre 30 anni. Jean Goss (morto nel 1991) e sua moglie Hildegard, eminenti attivisti ed educatori del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione) hanno compiuto insieme azioni dirette nonviolente e lavoro di formazione, hanno avviato associazioni e opere culturali, hanno posto le basi di rivoluzioni nonviolente (come nelle Filippine, nel 1986), hanno sospinto vescovi e leaders sociali all&#8217;impegno per la giustizia col metodo della forza nonviolenta. Il campo della loro azione va dall&#8217;Unione Sovietica (gi\u00e0 nel 1961) alla Polonia, dal Concilio Vaticano II all&#8217;America Latina, dall&#8217;Asia all&#8217;Africa.<\/p>\n\n\n\n<p>I coniugi Goss trovano nel vangelo l&#8217;ispirazione alla lotta nonviolenta, ma sanno scoprire e valorizzare le analoghe potenzialit\u00e0 presenti nelle culture e religioni proprie dei diversi popoli: vediamo un bell&#8217;esempio nelle &#8220;regole nonviolente&#8221; individuate nella tradizione africana della &#8220;chiacchierata&#8221;, vero metodo di risoluzione nonviolenta dei conflitti (p. 230).<\/p>\n\n\n\n<p>Il capitolo conclusivo, raccogliendo l&#8217;esperienza, prospetta con lucida sintesi la resistenza nonviolenta all&#8217;impero liberalcapitalistico oggi impostosi al mondo,&nbsp; su varie linee d&#8217;impegno: l&#8217;incontro tra le religioni e il loro compito per la pace, il movimento per la pace e il servizio di pace (qualcosa di pi\u00f9 del servizio civile!), i mezzi di comunicazione nel mondo unito e la loro&nbsp; possibile funzione di \u00abportatori di speranza\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>44. Robert L. Holmes, <em>La sfida della non violenza nel nuovo ordine mondiale<\/em>, nel volume di James Burk, <em>La guerra e il militare nel nuovo sistema internazionale<\/em>, Franco Angeli, Milano 1998, pp. 211-229. Holmes esamina la tendenza ad un nuovo militarismo dopo che gli Usa sono rimasti unica superpotenza e, di contro, la lezione delle rivoluzioni nonviolente nell&#8217;Europa dell&#8217;est per una strategia e per istituzioni atte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti, ai fini di una maggiore tutela generale della societ\u00e0 dalla violenza diffusa.<\/p>\n\n\n\n<p>* 45. Emanuele Arielli &#8211; Giovanni Scotto, <em>I conflitti. Introduzione a una teoria generale<\/em>, Ed. Bruno Mondadori, Milano 1998. Questo studio scientifico fa il punto sulla ricerca interdisciplinare, promossa da molti studiosi e istituzioni in tutto il mondo, delle strategie per una trasformazione e risoluzione senza violenza dei conflitti. Il volume richiama tutti i casi pi\u00f9 significativi di lotte nonviolente, collocandoli opportunamente nel sistema teorico proposto, specialmente nella terza parte del libro (<em>Strategie di trasformazione costruttiva<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p>Una nuova edizione del lavoro, col titolo <em>Conflitti e mediazione. Introduzione a una teoria generale<\/em> \u00e8 uscita nel 2003 presso il medesimo editore.<\/p>\n\n\n\n<p>* 46. Jean-Marie Muller, <em>Vincere la guerra<\/em>, <em>Principi e metodi dell&#8217;intervento civile<\/em>, Ed. Gruppo Abele, Torino 1999 (1997). Lavoro descrittivo, ricco di informazioni sulle ingerenze davvero umanitarie e non belliche in zone di conflitto.&nbsp; Mancano alcune significative esperienze italiane, ma il panorama mondiale \u00e8 ampio e cos\u00ec il catalogo dei metodi. Tanto basta per vedere che le alternative alle guerre ci sono, se le si vuole conoscere e praticare. La prefazione di Antonino Drago critica il carattere che l&#8217;intervento civile ha nell&#8217;esperienza francese e nella proposta di Muller, non abbastanza alternativo al militare, ma dipendente da esso. Drago mostra le possibilit\u00e0 uniche al mondo ormai inserite nella legislazione italiana.<\/p>\n\n\n\n<p>47. Due esempi di resistenza nonviolenta alla violenza politica e a quella economica, mediante le nuove possibilit\u00e0 date dalla comunicazione informatica di base:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Rafal Robozinski, <em>Mapping Russian Cyberspace: Perspective on Democracy and the Net<\/em>, Paper presented at the United Nations Research Institute for Social Development (UNRISD) conference on Information Technology and Social Development, 22-24 June 1998, Geneva. L&#8217;Autore rileva, tra l&#8217;altro, il ruolo giocato dai fax e dalla iniziale rete informatica nel galvanizzare la resistenza dell&#8217;opinione pubblica russa al golpe del 1991 contro Gorbaciov.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Stephen Kobrin, <em>The MAI and the Clash of Globalization<\/em>, Foreign Policy 112(fall), 1998: 97-109. L&#8217;Autore esamina la vincente campagna informatica mondiale delle ONG nel 1998 contro il MAI, l&#8217;Accordo multilaterale sugli investimenti favorevole alle multinazionali. Queste due pubblicazioni sono citate a p. 78 del <em>Rapporto 1999 su Lo Sviluppo Umano<\/em>, dell&#8217;United Nations Development Programme, vol. 10, <em>La Globalizzazione<\/em>, Rosenberg &amp; Sellier, Torino 1999<\/p>\n\n\n\n<p>* 48. AA.VV., <em>Le periferie della memoria<\/em>. Profili di testimoni di pace, edito dal Movimento Nonviolento, Verona, e dall\u2019Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti, Torino, a cura di Sergio Albesano, Torino 1999. Il volume, di 180 pagine, raccoglie 22 \u201cmedaglioni\u201d esclusivamente di italiani\/e che, nel periodo dall\u2019unit\u00e0 ad oggi, hanno agito nell\u2019opposizione alla guerra. Fra loro personaggi noti, ma anche altri finora del tutto ignoti, anarchici e cattolici, valdesi e vescovi, scrittori e filosofi, pedagogisti e politici, soldati e disertori. La raccolta testimonia la presenza spesso ignorata di esperienze e metodi alternativi alla guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>* 49. Arundhati Roy, <em>Per il bene comune<\/em>, in <em>Internazionale<\/em>, n. 306, 22-28 ottobre 1999, pp. 17-25. L\u2019articolo, mentre denuncia la devastazione umana e ambientale causata dalle Grandi Dighe indiane nella valle della Narmada, racconta la lotta nonviolenta di resistenza delle popolazioni implicate. L\u2019autrice \u00e8 la pi\u00f9 famosa scrittrice indiana (<em>Il dio delle piccole cose<\/em>). Sono pubblicati in italiano i volumi <em>La fine delle illusioni<\/em>, Ugo Guanda, Parma 1999, e <em>Guerra \u00e8 pace<\/em>, Guanda, Parma 2002, che ricupera interamente il volume precedente ed aggiunge altri saggi.<\/p>\n\n\n\n<p>* 50. Centro di ricerca per la pace, Viterbo (<a href=\"mailto:nbawac@tin.it\">nbawac@tin.it<\/a>), ha pubblicato nel 1999 la <em>Guida pratica all\u2019azione diretta nonviolenta delle mongolfiere per la pace con cui bloccare i decolli dei bombardieri<\/em>. Questa tecnica nonviolenta del \u201cpallone frenato\u201d \u00e8 stata sperimentata efficacemente per alcune ore davanti all\u2019aeroporto militare di Aviano, da cui partivano nel 1999 gli aerei che bombardavano la Jugoslavia.<\/p>\n\n\n\n<p>* 51. Enrico Peyretti, <em>Per perdere la guerra<\/em>, Beppe Grande ed., Torino 1999. In questa raccolta di scritti pubblicati durante la guerra della Nato alla Serbia per il Kossovo, indicando le varie alternative alla guerra, praticate o praticabili, sono richiamate anche alcune esperienze storiche.<\/p>\n\n\n\n<p>* 52. Gilles Gesson, <em>La non-violence cr\u00e9e l&#8217;\u00e9v\u00e9nement \u00e0 Seattle<\/em>, in <em>Non-violence Actualit\u00e9<\/em> (janvier 2000, pp. 16-18). L&#8217;articolista, presente alle manifestazioni di &#8220;Nonviolent Direct Action&#8221; che hanno impedito la cerimonia di apertura del vertice della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO-OMC), il 30 novembre 1999, vertice fallito, scrive che l&#8217;avvenimento segna l&#8217;entrata dell&#8217;opinione pubblica internazionale sulla scena delle negoziazioni ufficiali relative all&#8217;economia globalizzata, in difesa degli aspetti umani (lavoro, giustizia, ambiente, salute, culture) trascurati e violati dal carattere finanziario e speculativo della globalizzazione. Contro alcune interpretazioni deformanti, testimonia il carattere nonviolento delle manifestazioni, accuratamente preparato, di cui espone le tecniche e le tattiche, concludendo: \u00abConsciamente o no, [i manifestanti] hanno agito come degni eredi dei teorici della resistenza civile. Questo \u00e8 forse il segno che essa \u00e8 oggi entrata nel costume\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>* 53. Sulla storia della pace, \u00e8 possibile segnalare:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Francisco A. Mu\u00f1oz, Mario L\u00f2pez Mart\u00ecnez (eds.), <em>Historia de la Paz. Tiempos, espacios y actores<\/em>, Instituto de la Paz y los Conflictos, Editorial Universidad de Granada, 2000. Questo volume, pioniere nella costruzione di una specifica storia della pace, percorre, attraverso i tempi e le culture umane, soprattutto le idee, situazioni, strutture, protagonisti di relazioni pacifiche tra differenti popoli e civilt\u00e0. Specialmente nei paragrafi sul pacifismo della nonviolenza (pp. 326-340), sul pacifismo antinucleare (pp. 340-349), sul pacifismo dopo la caduta del Muro di Berlino verso il muovo secolo (pp. 349-357) Mario L\u00f2pez Mart\u00ecnez raccoglie in una ampia bella sintesi pi\u00f9 o meno tutti i casi storici di interventi e soluzioni nonviolente dei conflitti a cui si riferiscono le opere segnalate in questa bibliografia.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Cruttwell, <em>A History of Peaceful Change in the Modern World<\/em>, Oxford University Press, 1937.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Johan Galtung, <em>Storia dell\u2019dea di pace<\/em>, Satyagraha, Torino 1995 (rapido excursus di 78 pagine).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alessandro e Daniele Marescotti, <em>L&#8217;altra storia. Percorsi alternativi alla guerra e alla violenza dall\u2019antichit\u00e0 a oggi<\/em>, in <a href=\"http:\/\/italy.peacelink.org\/storia\">http:\/\/italy.peacelink.org\/storia<\/a> . Si tratta di materiale per una <em>storia della pace<\/em>: un lungo testo (290 pagine in corpo 12), soggetto a revisione continua, che consiste in una grande quantit\u00e0 di schede sintetiche, ben curate, su eventi, movimenti, figure, testi che documentano fatti di pace rintracciati nella storia di tutti i tempi e popoli. Contatti con gli autori per fornire altri materiali da collegare alla storia della pace: 099-73.03.686 o 347-14.63.719; <a href=\"http:\/\/italy.peacelink.org\/storia\/articles\/art_2707.html\">http:\/\/italy.peacelink.org\/storia\/articles\/art_2707.html<\/a><\/p>\n\n\n\n<p><strong>&#8211; <\/strong>Renato Moro, <em>Storia della pace . Idee, movimenti, battaglie, istituzioni<\/em>. Il Mulino 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; A. Marrone, P. Sansonetti, <em>N\u00e9 un uomo n\u00e9 un soldo. Una cronaca del pacifismo italiano del Novecento<\/em>, Baldini Castoldi Dalai editore, Milano 2003.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Rina Gagliardi, <em>Un movimento per la pace. Per una storia del pacifismo<\/em>, Edizioni Alegre, Roma 2003.<\/p>\n\n\n\n<p>54. Laura Coppo, <em>Terra gamberi contadini ed eroi<\/em>, Emi, Bologna 2002. L\u2019Autrice ha trascorso due mesi nell\u2019 ashram di una straordinaria coppia di indiani, Krishnammal e Jagannathan, due delle figure piu&#8217; prestigiose della nonviolenza in cammino e ha ricostruito, con la freschezza e la vivacit\u00e0 della narrazione dei protagonisti, 70 anni di storia indiana, visti con gli occhi di chi, fin da giovanissimo, si affianc\u00f2 a Gandhi nelle grandi iniziative di lotta nonviolenta. Dopo la morte di Gandhi, essi continuarono a stare a fianco dei contadini, dei pescatori, delle comunit\u00e0 che, anche dopo l&#8217;indipendenza, si trovavano in situazioni di povert\u00e0 e pativano ingiustizie. La pi\u00f9 recente battaglia nonviolenta &#8211; che dura da una ventina di anni &#8211; \u00e8 quella intrapresa contro il dilagare degli allevamenti intensivi di gamberi nelle zone costiere del Sud dell&#8217;India: in terreni privati o demaniali, o acquistati a prezzi irrisori, industriali indiani o societ\u00e0 multinazionali hanno abbattuto le aree verdi dove crescevano le mangrovie &#8211; una vegetazione con importanti funzioni di protezione delle coste, che ospita una variet\u00e0 di specie viventi (pesci, crostacei, arbusti) utili alle popolazioni locali &#8211; per costruire vasche in cemento in cui vengono allevati gamberi per esportazione, quelli che troviamo nei nostri mercati e nei panini al bar. Contro queste attivit\u00e0 distruttive per l&#8217;ambiente e per le popolazioni, Krishnammal e Jagannathan organizzarono proteste, digiuni, petizioni, e vinsero anche una causa presso la Corte Suprema indiana. Il problema ha assunto una dimensione mondiale, e in questo impegno nonviolento si uniscono in tutto il mondo comunit\u00e0 di contadini e pescatori in difesa del loro ecosistema vitale contro le&nbsp; industrie che alimentano forzatamente il commercio internazionale dei gamberi.<\/p>\n\n\n\n<p>* 55. Enrico Euli e Marco Forlani (a cura di), <em>Guida all\u2019azione diretta nonviolenta<\/em>, ed. Berti 2003. La prima parte del volumetto riferisce sulle esperienze di Comiso 1981-83, Mostra navale bellica di Genova 1982-89, Genova Mobilitebio 2000, Genova G8 2001, Brescia Exa 2000, Missioni di pace all\u2019estero.<\/p>\n\n\n\n<p>* 56. Autori Vari, <em>Pace!<\/em>, Voci a confronto sulla lettera enciclica <em>Pacem in terris<\/em>, del 1963, di Giovanni XXIII, Ed. Paoline 2003. Giuliana Martirani, nel capitolo da lei curato (pp. 35-57) analizza la vicenda dell\u2019assedio della basilica della Nativit\u00e0 a Betlemme, per 39 giorni dal 2 aprile 2002, come un\u2019azione di difesa popolare nonviolenta, nella quale i frati francescani hanno svolto il ruolo di terza parte tra i palestinesi assediati e gli israeliani assedianti, e sono state attuate le cinque regole di Theodor Ebert (v. sopra, n. 6). Il caso di Betlemme \u00e8 analizzato e documentato nel libro di Giuseppe Buonavolont\u00e0 e Marc Innaro, giornalisti testimoni della vicenda, <em>L\u2019assedio della Nativit\u00e0<\/em>, Ponte alle Grazie, Milano 2002, che contiene anche il diario del francescano Ibrahim Faltas, uno dei protagonisti.<\/p>\n\n\n\n<p>* 57. Pierluigi Consorti (a cura di), <em>Senza armi per la pace<\/em>. Profili e prospettive del \u201cnuovo\u201d servizio civile, Edizioni PLUS, Universit\u00e0 di Pisa, 2003. Fra le esperienze di servizio civile, che con la caduta della leva diventa volontario, il volume riferisce su interventi, ovviamente disarmati, in situazioni di conflitto bellico, quali Sry Lanka, Mozambico, Burundi, Iraq, Kurdistan, ex-Yugoslavia, Timor Est, Chiapas, Turchia, Zambia, Cile, Kenia, Russia, Bolivia, Palestina, ed altre, ad opera di vari enti quali la Caritas italiana, Emergency, Medici senza frontiere, la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio, l\u2019Operazione Colomba, i Caschi Bianchi, l\u2019Unicef, Amnesty International, l\u2019Unicri, la Regione Toscana, la ASL fiorentina, le Misericordie d\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p>* 58. <em>Nonviolenza per Gerusalemme<\/em>, \u00e8 il tema del n. 5, giugno 2004, di <em>Satyagraha<\/em>, la rivista di studi scientifici su \u00abil metodo nonviolento per trascendere i conflitti e costruire la pace\u00bb, che esce a cura di Rocco Altieri, che ne \u00e8 il Direttore, nelle edizioni Plus, dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa (<a href=\"http:\/\/www.pdpace.interfree.it\/\">www.pdpace.interfree.it<\/a> , poi <a href=\"http:\/\/www.gandhiedizioni.com\/\">www.gandhiedizioni.com<\/a>). Ogni numero della rivista presenta elementi utili per la presente raccolta bibliografica. Questo n. 5 affronta l\u2019enorme drammatico conflitto Israele-Palestina, con uno spirito di intensa originale ricerca e documentazione sulle potenzialit\u00e0 e realt\u00e0 di una sua trasformazione nonviolenta. Dei dodici autori (Rocco Altieri, Giorgio La Pira, John Paul Lederach, Marc Gopin, Abdul Aziz Said, Ibrahim Faltas, Mohammed Abu-Nimer, Angela Dogliotti Marasso, Michal Reifen, Maria Chiara Tropea, Mouvement pour une alternative non-violente, Franz Amato), cinque partecipano a questa ricerca direttamente dall\u2019interno del conflitto, come israeliani o palestinesi. Nei loro scritti troviamo aspetti storici, religiosi, educativi, esperienze di percorsi di pace, azioni e riflessioni costruttive di nonviolenza, tradizioni di nonviolenza nelle culture e nelle religioni implicate, documenti di resistenza culturale e spirituale. (Vedi anche, sopra, il n. 11).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>Esperienze costruttive di pace e riconciliazione, oggi, tra Israeliani e Palestinesi<\/em>, di Angela Dogliotti Marasso, nel libro collettivo <em>Teoria e pratica della riconciliazione<\/em>, Edizioni Qualevita 2009, pp. 71-80.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; In generale, sulla resistenza nonviolenta palestinese all&#8217;occupazione israeliana, si possono vedere i siti seguenti: <a href=\"http:\/\/www.forumpalestina.org\/\">http:\/\/www.forumpalestina.org<\/a><em> <\/em>;&nbsp; <a href=\"http:\/\/www.operazionecolomba.com\/\">www.operazionecolomba.com<\/a> (oppure .it ). L&#8217; <em>Operazione Colomba<\/em>&nbsp; \u00e8 un Corpo Nonviolento di Pace della Comunit\u00e0 Papa Giovanni XXIII, Rimini, attiva in Palestina, in Albania, in Colombia.<\/p>\n\n\n\n<p>59. Su <em>La Stampa<\/em>, 2 ottobre 2004, in una intervista concessa a Barbara Spinelli, Khalida Toumi Messaoudi, ministro della cultura del governo algerino, descrive la vincente lotta civile della popolazione, e in particolare delle donne, contro la violenza estrema compiuta lungo gli anni \u201990 da gruppi terroristici mossi da fanatismo religioso contro i diritti umani. Disobbedendo agli ordini minacciosi degli integralisti, i civili, e specialmente le donne, ne hanno indebolito e superato l\u2019arroganza. L\u2019esempio dell\u2019Algeria, che ha condotto questa lotta senza alcun aiuto internazionale, vale come condanna dell&#8217;intervento Usa in Iraq, col pretesto della impossibile imposizione dall\u2019esterno della democrazia. Cfr anche , sopra, il n. 15.<\/p>\n\n\n\n<p>* 60. <em>Una forza pi\u00f9 potente<\/em>, 2006, cofanetto DVD (2 ore e 52 minuti, sottotitoli in italiano, distribuito da Movimento Nonviolento, via Spagna 8, Verona tel. 045 8009803, fax 045 8009212, email: <a href=\"mailto:redazione@nonviolenti.org\">redazione@nonviolenti.org<\/a>, sito: <a href=\"http:\/\/www.nonviolenti.org\/\">www.nonviolenti.org<\/a> ) contenente 6 filmati su lotte nonviolente del Novecento: <em>Nashville: eravamo guerrieri. India: la sfida alla Corona. Sud Africa: libert\u00e0 durante la nostra vita. Danimarca: vivere con il nemico. Polonia: abbiamo preso Dio per un braccio. Cile: sconfitta di un dittatore<\/em>. Il DVD <em>A force more powerful<\/em>, \u00e8 tra i video sulla nonviolenza pi\u00f9 diffusi al mondo, forse il pi\u00f9 conosciuto dopo il film su Gandhi. L&#8217;associazione che l&#8217;ha prodotto, Nonviolent Conflict, ha un intero sito internet per info sul DVD, il libro allegato, e addirittura un videogioco molto carino sulla strategia dell&#8217;azione nonviolenta. Trovi tutto su <a href=\"http:\/\/www.aforcemorepowerful.org\/\">http:\/\/www.aforcemorepowerful.org\/<\/a>&nbsp; Ne \u00e8 stata distribuita agli iracheni la versione in Arabo, ad Amman.<\/p>\n\n\n\n<p>61. Un eloquente documento sulla resistenza attiva nonviolenta religiosa delle donne nello Zimbawe si legge, nel maggio 2007, nel sito <a href=\"http:\/\/www.wozazimbabwe.org\/\">www.wozazimbabwe.org<\/a> . Proponiamo qui una sintesi del testo dal titolo <em>Per<\/em><em> chi<\/em><em> pregate<\/em><em>?<\/em>, tradotto da M.G. Di Rienzo<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;\u201cWomen of Zimbabwe Arise\u201d (WOZA), \u00e8 una delle poche organizzazioni dello Zimbabwe, composta da donne, che \u00e8 ostinatamente disposta a scendere in strada per protestare contro la mancanza di democrazia nel proprio paese, contro l\u2019instabilit\u00e0 economica e sociale, e le violazioni dei diritti umani. Le donne del WOZA dichiarano di ispirarsi al movimento per i diritti civili negli Usa, alle proteste contro l\u2019apartheid del Sudafrica, ed alla resistenza nonviolenta di Gandhi. Perci\u00f2 pregano, sfilano in corteo, e regalano rose a cui sono legati messaggi di pace. Dicono di prendere coraggio da uno slogan anti apartheid: \u201cColpire una donna \u00e8 come colpire una roccia\u201d. Quando la polizia interrompe le loro attivit\u00e0, obbediscono quietamente, sentendo che il loro atteggiamento svergogna costantemente le autorit\u00e0 per il maltrattamento di donne che potrebbero essere le loro madri, figlie e sorelle. Chiamano la loro coraggiosa resistenza \u201camore duro\u201d: \u201c&#8230; perch\u00e9 amiamo abbastanza il nostro paese da accettare il sacrificio di essere arrestate e picchiate.\u201d (Ndt.)<\/p>\n\n\n\n<p>Cinquecento aderenti a&nbsp; Women of Zimbabwe Arise (WOZA) ed alla&nbsp;nuova organizzazione \u201csorella\u201d Men of Zimbabwe Arise (MOZA) hanno tenuto una veglia di preghiera nella chiesa cattolica di Santa Maria a Bulawayo, sabato 31 marzo 2007. Le attiviste e gli attivisti rischiavano l\u2019accusa di violazione delle recenti norme sull\u2019ordine di pubblico che vietano simili raduni. Il giorno \u00e8 stato scelto per commemorare il 31 marzo 2005, la notte delle elezioni parlamentari, quando oltre 250 donne furono arrestate e molte di esse picchiate brutalmente ad Harare, mentre tenevano una veglia di preghiera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abCondurre di nuovo quest\u2019azione aveva per noi un significato speciale, giacch\u00e9 la violenza politica sta aumentando e centinaia di attiviste sono state arrestate e ferite nelle scorse settimane. Le preghiere si sono concentrare sulla necessit\u00e0 che i cittadini non aspirino alla vendetta, e che le forze dell\u2019ordine si rifiutino di far del male alle persone. Il servizio religioso si \u00e8 aperto con l\u2019inno \u201cNkosi Sikelela iAfrica\u201d (\u201cDio benedica l\u2019Africa\u201d), il canto anti-apartheid che oggi forma met\u00e0 dell\u2019inno nazionale sudafricano. Dopo di che abbiamo pregato perch\u00e9 gli abitanti dello Zimbabwe continuino a scegliere la nonviolenza e l\u2019amore a fronte della violenza e dell\u2019odio, ed usino la resistenza pacifica per costringere il governo e gli altri politici a rispondere della propria cattiva amministrazione della cosa pubblica. Le donne assalite nel 2005 hanno poi recato la loro testimonianza, chiedendo che i cittadini e le cittadine rimangano aderenti ai principi dell\u2019azione nonviolenta. Dopo un po\u2019 \u00e8 arrivata la polizia sui furgoni cellulari. Non sono entrati nella sala, ma sono rimasti all\u2019esterno ad osservare: fra loro, quindici ufficiali del dipartimento \u201cLegge ed Ordine\u201d. Uno dei sergenti ha afferrato una delle aderenti a WOZA in prossimit\u00e0 della soglia, e torcendole il collo e minacciandola la ha intimato di dire cosa stava accadendo all\u2019interno. Quando il servizio religioso \u00e8 terminato, i poliziotti erano ancora l\u00e0. Prima che uscissimo, l\u2019Arcivescovo Pius Ncube \u00e8 venuto a stringere le mani a tutti i partecipanti, dicendo parole di incoraggiamento e raccomandando loro di lasciare il luogo pacificamente. WOZA desidera ringraziare pubblicamente l\u2019Arcivescovo per il suo coraggio, e per il sostegno che ha dato a persone che dovevano passare in mezzo a membri della polizia gi\u00e0 ben conosciuti per aver commesso gravi atti di brutalit\u00e0. Infine anche le organizzatrici hanno cominciato a lasciare il posto, inclusa la presidente di WOZA, Jenni Williams. Uscendo, Jenni ha salutato gli ufficiali di polizia, che grazie alla ventina di arresti finora subiti conosce molto bene. Il sergente di cui sopra l\u2019ha affrontata accusandola di aver partecipato ad una riunione proibita. Jenni ha risposto che si trattava di una veglia di preghiera. \u201cAh s\u00ec?\u201d, ha detto ironico il sergente, \u201cE per chi stavate pregando?\u201d&nbsp; \u201cPer te.\u201d, ha risposto Jenni. Quella sera nessuno \u00e8 stato arrestato\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>II &#8211; OPERE SULLA RESISTENZA AL NAZIFASCISMO<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Desidero informare chi legge o utilizza questa bibliografia che essa verr\u00e0 ampiamente integrata, appena possibile, soprattutto grazie alla collaborazione di Peppe Sini, autore e responsabile del quotidiano telematico <em>La nonviolenza \u00e8 in cammino<\/em> (<a href=\"mailto:nbawac@tin.it\">nbawac@tin.it<\/a> ), grande raccoglitore e distributore di cultura di pace. (E. P.).<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;<br>Si vedano anche i riferimenti alla Resistenza compresi nelle opere elencate nella prima parte di questa bibliografia.<\/p>\n\n\n\n<p>* 1. Le prime ricerche in Italia sulle forme nonarmate di resistenza europea tra il 1940 e il 1945, compaiono in quella pi\u00f9 ampia serie di scritti storici, teorici, strategici, che sono i <em>Quaderni della Difesa Popolare Nonviolenta<\/em>, pubblicati fin dal 1978 a cura di IPRI (Italian Peace Research Institute), LOC (Lega Obiettori di Coscienza), MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione), con la collaborazione di altro volontariato culturale di pace, in parte ripubblicati come <em>Quaderni di Azione Nonviolenta<\/em> (la rivista del Movimento Nonviolento, fondata da Aldo Capitini nel 1964: <a href=\"mailto:redazione@nonviolenti.org\">redazione@nonviolenti.org<\/a>), e poi, dal 1990 circa, pubblicati dalla Editrice La Meridiana, di Molfetta, (<a href=\"mailto:edizionilameridiana@servizioinformazione.it\">edizionilameridiana@servizioinformazione.it<\/a>) del Movimento Pax Christi. Sono ormai usciti quasi trenta titoli, tutti in veste grafica molto semplice. I quaderni che documentano i casi storici pi\u00f9 chiari nel periodo qui considerato sono:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; n.1,&nbsp; M. Skodvin, <em>Resistenza nonviolenta in Norvegia sotto l&#8217;occupazione tedesca<\/em>, Napoli 1978 e Perugia 1979. Gli insegnanti norvegesi compatti si oppongono al programma del governo collaborazionista Quisling di nazificazione della scuola e lo frustrano completamente. Il governo deve ricondurli dalla deportazione e ammettere la sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; n. 3, J. Bennet, <em>La resistenza contro l&#8217;occupazione tedesca in Danimarca<\/em>, Napoli 1978 e Perugia 1979. Oltre il 90% dei 7.000 ebrei danesi furono salvati dai connazionali grazie ad un\u2019azione compatta e organizzata. Su questo caso esemplare: Bo Lidegaard, <em>Il popolo che disse no<\/em>, Garzanti 2014.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&#8211; n. 10, S. Piziali, <em>Resistenza non armata nella bergamasca, 1943-1945<\/em>, Padova 1984.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211;&nbsp; n. 18, R. Barbiero, <em>Resistenza nonviolenta a Forl\u00ec<\/em>, Molfetta 1992.<\/p>\n\n\n\n<p>* 2. Jacques Semelin, <em>Senz&#8217;armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa 1939-1943<\/em>, Ed. Sonda 1993 (Payot, Paris 1989). Il lavoro si limita al periodo 1939-1943 allo scopo di illustrare le sole forme di lotta nonarmata autonome dalla lotta armata, e non quelle successive, combinate con questa. Studiando le forme sociali della resistenza nonarmata al nazismo in tutti i paesi occupati e nella stessa Germania, ne realizza la raccolta storica finora pi\u00f9 ampia. L&#8217;edizione italiana contiene anche due appendici, una di Stefano Piziali, <em>Commento bibliografico. La resistenza nonarmata in Italia <\/em>(pp.227-234) e una mia (che successivamente ho disconosciuto, perch\u00e9 l\u2019ho molto riveduta e corretta in un testo inedito), <em>Un caso italiano: lo sciopero come strumento di lotta <\/em>(pp. 235-240), con un contributo di Sergio Albesano, sugli scioperi operai del &#8217;43 e &#8217;44 in Italia, trascurati da Semelin.<\/p>\n\n\n\n<p>* 3. Il Centro Studi Difesa Civile (via della Cellulosa 112, 00166 Roma, tel 06\/61.55.07.68) ha organizzato alcuni convegni di cui gli atti sono pubblicati e disponibili:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>La lotta nonarmata nella Resistenza<\/em>, Roma, ottobre 1993, (contributi di Giannini, Parisella, Drago, Zerbino, Albesano, Vaccaro, Marescotti ed altri);<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>La Resistenza nonarmata<\/em>, Roma, novembre 1994, patrocinato dal Comitato nazionale per il 50ennale della Resistenza e della guerra di liberazione&nbsp; (contributi di Zerbino, Giannini, Parisella, Drago, Semelin, Klinkhammer, Peyretti, L&#8217;Abate, Menapace, Giuntella, ed altri). Atti pubblicati in <em>La Resistenza nonarmata<\/em>, a cura di G. Giannini, Ed. Sinnos, Roma 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; <em>L&#8217;opposizione popolare al fascismo<\/em>, Roma, ottobre 1995. Atti pubblicati con lo stesso titolo, a cura di G. Giannini, ed. Qualevita, Torre dei Nolfi 1996.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sull\u2019esperienza di resistenza non armata all\u2019occupazione e ai soprusi dell\u2019esercito tedesco, da parte di centinaia di persone nella tenuta Tor Mancina, a 30 km da Roma, dal settembre 1943 al giugno 1944, \u00e8 possibile leggere la testimonianza, di cui possiedo il testo, resa dal cav. Paolo Sabbetta (<a href=\"mailto:paolosabbetta@libero.it\">paolosabbetta@libero.it<\/a>). Un\u2019ampia scheda \u00e8 pubblicata in Catena di Sanlibero, n. 342, del 24 ottobre 2006 (<a href=\"mailto:libero@sanlibero.it\">libero@sanlibero.it<\/a>).&nbsp; Di Paolo Sabbetta (scomparso alla fine del 2008) \u00e8 comparso un libro <em>La cittadella degli eroi. La Resistenza non armata di Tor Macina<\/em>, Edizioni del Rosone, Foggia 2009. Il libro \u00e8 in sostanza una raccolta di documenti (informazione da Antonio Vigilante, febbraio 2009)<\/p>\n\n\n\n<p>4. G. Giannini, <em>La resistenza nonarmata nella lotta al nazifascismo, <\/em>in <em>Bozze 94<\/em>, n.2\/1994, pp.77-84.<\/p>\n\n\n\n<p>5. Jean-Marie Muller, <em>D\u00e9sob\u00e9ir \u00e0 Vichy<\/em>, La r\u00e9sistance civile de fonctionnaires de police, Presses Universitaires de Nancy, 1994. Nella collaborazione data ai nazisti dalla polizia francese della Francia occupata nel perseguitare gli ebrei, ci furono significative disobbedienze.<\/p>\n\n\n\n<p>6. Nell&#8217;aprile 1995 ho presentato gli studi disponibili a quella data in una relazione su <em>La resistenza civile nelle ricerche storiche<\/em>, pubblicata (con molti errori di stampa) in <em>Fascismo &#8211; Resistenza &#8211; Letteratura. Percorsi storico-letterari del Novecento italiano<\/em>, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, I Quaderni del Museo n. 2, Torino, febbraio 1997, pp. 61-87.<\/p>\n\n\n\n<p>* 7. Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone, <em>In guerra senza armi. Storie di donne 1943-1945<\/em>, Laterza 1995. Sono 125 interviste su diversi aspetti dell&#8217;opposizione delle donne alla guerra, p. es. il &#8220;maternage&#8221; di massa, la piet\u00e0 per i morti anche nemici, e sulla violenza di genere della guerra sulle donne. Il libro &#8211; introdotto da un ampio saggio critico di Anna Bravo, <em>Donne, guerra, memoria <\/em>&#8211; mostra la vasta realt\u00e0 della resistenza senz&#8217;armi attuata dalle donne e contribuisce a individuare un&#8217;immagine della difesa che supera la guerra, e della cittadinanza svincolata dalla figura del cittadino in armi. Questo libro ha portato ad un autorevole mutamento nella considerazione della resistenza civile da parte di uno storico quale Claudio Pavone. Infatti, \u00e8 interessante notare come Pavone, autore dell&#8217;importante e ampio volume <em>Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit\u00e0 nella Resistenza <\/em>(Bollati Boringhieri, Torino 1991), nel quale non si dimostrava sensibile alla ricerca sulla Resistenza non armata (tanto che trascurava del tutto la figura di Aldo Capitini, che da lungo tempo aveva combattuto il fascismo con insolita profondit\u00e0 di motivi, ma senza mai prendere le armi; e, attraverso una citazione di una testimone ebrea, presentava un&#8217;idea del tutto inadeguata della nonviolenza come una posizione \u00abmetastorica\u00bb e irresponsabile; cfr ivi, p. 414), introducendo invece, nel 1995, il numero della rivista <em>Il Ponte <\/em>dedicato al 50\u00b0 della Resistenza, si soffermi sul saggio di Anna Bravo contenuto nel fascicolo (corrispondente all&#8217;introduzione al libro <em>In guerra senza armi<\/em>), per rilevare il \u00abvalore euristico\u00bb del concetto di resistenza civile ivi proposto, che \u00e8 \u2013 scrive Pavone &#8211; \u00abqualcosa di pi\u00f9 ampio\u00bb della cosiddetta resistenza passiva, ma &#8211; come dice appunto Anna Bravo &#8211; una \u00abpratica di lotta\u00bb con mezzi diversi dalle armi (<em>I percorsi di questo speciale<\/em>, articolo introduttivo del fascicolo de <em>Il Ponte<\/em>, n.1\/1995, dedicato a <em>Resistenza. Gli attori, le identit\u00e0, i bilanci storiografici<\/em>, p. 13.). Il concetto di resistenza civile vale dunque a superare la tendenza, rilevata da Claudio Dellavalle nello stesso fascicolo, ad adottare \u00abil criterio militare come criterio prevalente\u00bb (ivi, p. 12). Pavone scrive ancora: \u00abLa Resistenza civile rimane una forma di Resistenza. I suoi confini con l&#8217;esercizio della violenza, anche di quella pi\u00f9 palesemente difensiva, non sono sempre sicuri. Sicura \u00e8 invece la sua distanza da quella &#8220;zona grigia&#8221; in cui si ritrovano coloro che i resistenti bollavano come &#8220;attesisti&#8221;\u00bb (ivi, p. 13). (Vedi anche, sotto, il n. 16 e il n. 12 della prima parte di questa bibliografia).<\/p>\n\n\n\n<p>* 8. Sul vasto e significativo fenomeno del coraggioso e determinante rifiuto di collaborazione con la Repubblica Sociale Italiana da parte di centinaia di migliaia di militari italiani internati in Germania dopo l&#8217;8 settembre 1943:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; AA.VV., <em>I militari italiani internati dai tedeschi dopo l&#8217;8 settembre 1943 <\/em>(atti del convegno 14-15 novembre 1985), Giunti, Firenze 1986.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>&#8211; <\/em><\/strong><em>Resistenza senz&#8217;armi<strong>. <\/strong><\/em>Un capitolo di storia italiana dal 1943 al 1945 (dalle testimonianze dei militari toscani internati nei lager nazisti), prefazione di Leonetto Amadei, Le Monnier, Firenze 1988.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Orlando Lecchini, <em>Per non chinare la testa<\/em>. Un Lunigianese nei lager nazisti, Edizioni \u201cIl Corriere Apuano\u201d, Pontremoli, 1988.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; AA.VV., <em>Fra sterminio e sfruttamento <\/em>(atti del convegno 23-24 maggio 1991), Ed. Le Lettere, Firenze 1992.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Gerhard Schreiber, <em>I militari italiani internati nei campi di concentramento del Terzo Reich 1943-1945<\/em>, a cura dell&#8217;Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell&#8217;esercito, 1992.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Luigi Collo, <em>La resistenza disarmata<\/em>, Introduzione di Nuto Revelli, Marsilio, Venezia 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giampiero Carocci, <em>Il campo degli ufficiali, <\/em>Giunti, Firenze 1995.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Alessandro Natta, <em>L&#8217;altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania<\/em>, Einaudi, Torino 1997.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Gabriele Hammermann, <em>Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945<\/em>, Il Mulino, Bologna 2004.<\/p>\n\n\n\n<p>* 9. Sulla Resistenza di cittadini tedeschi al nazismo, in Germania o nei territori assoggettati al Terzo Reich, si trovano nelle biblioteche 10-20 titoli, in gran parte sull&#8217;attentato del 20 luglio 1944. L\u2019Istituto Piemontese per la Storia della Resistenza conserva circa&nbsp; 80 titoli di cui 32 in tedesco, 3 in francese, 2 in inglese, 4 pubblicazioni promosse dal Consiglio Regionale Piemontese. Ho raccolto gli aspetti civili e nonviolenti che si possono rintracciare entro la realt\u00e0 limitata e prevalentemente militare della resistenza interna al nazismo, nella relazione <em>La Resistenza antinazista in Germania<\/em>, tenuta <strong>&nbsp;<\/strong>nel corso di aggiornamento per docenti &#8220;Nonviolenza nella storia. Casi di resistenze civili nel Novecento&#8221; (vedi sopra, prima parte, n. 39). Da questo lavoro traggo le indicazioni che rientrano nella presente bibliografia.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Jacques Semelin, <em>Senz&#8217;armi di fronte a Hitler<\/em>, La Resistenza civile in Europa, 1939-1943, Ed. Sonda, Torino 1993 (1989), p. 120-129, 171-172.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Uno degli episodi pi\u00f9 significativi di resistenza nonviolenta efficace da parte di cittadini tedeschi, donne in questo caso, contro la persecuzione razzista, \u00e8 quello della Rosenstrasse, a Berlino nel 1943, riferito in alcuni libri. L\u2019opera fondamentale \u00e8 quella di Nathan Stoltzfus, <em>Resistance of the Heart: intermarriage and the Rosenstrasse protest in Nazi Germany<\/em>, pubblicato nel 1996 (traduzione francese: <em>La R\u00e9sistance des coeurs<\/em>, <em>La r\u00e9volte des femmes allemandes mari\u00e9es \u00e0 des juifs, <\/em>Phoebus, Paris, 2002). Posso indicare anche Gernot Jochheim, <em>Frauenprotest in der Rosenstrasse<\/em>.<em>Gebt uns unsere M\u00e4nner wieder<\/em>, Rasch und R\u00f6hring, Berlin 1993 (Protesta delle donne nella via delle Rose. Restituiteci i nostri mariti). In italiano: Nina Schr\u00f6der, <em>Le donne che sconfissero Hitler<\/em>, Pratiche editrice, Milano 2001 (<em>Hitlers unbeugsame Gegnerinnen<\/em>, Wilhelm Heyne Verlag GmbH &amp; Co. KG, Munchen 1997). Un articolo, preciso e documentato, di Dominique Vidal, <em>Il coraggio delle donne della Rosenstrasse<\/em>, \u00e8 comparso in Le <em>Monde Diplomatique \u2013 il manifesto<\/em>, maggio 2005, p. 17, nell\u2019ambito del dossier <em>Il lato oscuro della seconda guerra mondiale<\/em>, pp. 11-17. Lo stesso Autore pubblica <em>Ces femmes courageuses de la Rosenstrasse <\/em>(probabilmente \u00e8 lo stesso articolo), in <em>Mani\u00e8re de voir<\/em>, n. 82, ao\u00fbt-septembre 2005 (bimestrel \u00e9dit\u00e9 par <em>Le Monde Diplomatique<\/em>).&nbsp;&nbsp; Rosenstrasse \u00e8 la via di Berlino in cui alcune migliaia di donne tedesche sostarono per protesta per sei giorni, nel marzo 1943, davanti all\u2019edificio&nbsp; dell\u2019organizzazione assistenziale ebraica, trasformato in prigione, costringendo infine G\u00f6bbels e Hitler, per timore che, dopo la sconfitta di Stalingrado, la protesta civile si estendesse, a liberare i 1.700-2.000 uomini ebrei, mariti o parenti delle donne, arrestati e destinati alla deportazione, alcuni dei quali gi\u00e0 internati in lager.&nbsp; Sullo stesso fatto la regista Margarethe von Trotta ha presentato nel settembre 2003 al Festival di Venezia il film <em>Rosenstrasse<\/em>. Dice la regista: &#8220;Il fatto dimostra che in quel periodo si poteva davvero agire contro il nazismo se si fosse stati pi\u00f9 coraggiosi&#8221; (<em>La Stampa<\/em>, 7 settembre 2003). Il film \u00e8 andato in programmazione in Italia (almeno a Torino) il 27 gennaio 2004, giornata della memoria della Sho\u00e0, ma subito ha sorpreso le persone attente perch\u00e9 il fatto risolutivo sembra nel film non la resistenza delle donne, ma la concessione dolorosa di favori sessuali da parte di Lena von Eschenbach (una delle mogli di ebrei, di famiglia altolocata) a G\u00f6bbels. Lo storico della Freie Universit\u00e4t di Berlino, Ekkehart Krippendorff, mi informa il 31 gennaio che in Germania c\u2019\u00e8 una forte polemica, fino dallo scorso autunno, per questa concessione della regista ad aspetti pruriginosi, riducendo la realt\u00e0 storica dal politico al personale privato. Il direttore del &#8220;Zentrum f\u00fcr Antisemitismusforschung&#8221; della Technische Universit\u00e4t, Wolfgang Benz ha scritto un articolo molto aspro contro il film e ha fatto riferimento a un&#8217;analisi molto approfondita sul caso fatto dal suo istituto che contraddice l&#8217;interpretazione sentimentale. Anche Jacques Semelin, il principale storico europeo delle lotte nonviolente, mi informa il 14 febbraio che l\u2019unica fonte storica valida \u00e8 il libro di Stoltzfus e che, a giudizio degli storici tedeschi, il film presenta una versione fantasiosa (<em>fantaisiste<\/em>) e non storica, dei fatti. Ci\u00f2 nonostante che, almeno nell&#8217;edizione italiana, all&#8217;inizio del film compaia una dichiarazione sulla storicit\u00e0 dei fatti. Storicit\u00e0 fondamentale che c&#8217;\u00e8, ma nella vicenda come \u00e8 narrata nel film, \u00e8 falsata nel punto essenziale (v. <em>il foglio<\/em>, n. 311, aprile 2004, p. 7). Anna Maria Bruzzone, autrice di indagini di storia orale, dopo una ricerca, conferma questo giudizio.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Enzo Collotti, <em>La Germania nazista<\/em>, (dalla Repubblica di Weimar al crollo del Reich hitleriano), Einaudi, Torino 1962, pp. 273-305.&nbsp; Dello stesso autore vedi anche l&#8217;articolo <em>Per una storia dell&#8217;opposizione antinazista in Germania<\/em>, in <em>Rivista storica del socialismo<\/em>, gennaio-aprile 1961, pp. 105-137, che contiene pi\u00f9 ampie referenze bibliografiche.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Giorgio Vaccarino, <em>Storia della Resistenza in Europa, 1938-1945<\/em>, Feltrinelli, Milano 1981, parte prima, pp. 17-152.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La \u00abparola nuda come arma di resistenza\u00bb (come dice Julian Aicher, in <em>Il Margine<\/em>, Trento, n.8\/1998) fino a pagare con la vita, fu il mezzo d&#8217;azione dei fratelli Hans e Sophie Scholl e dei loro compagni d\u2019azione nell&#8217;Universit\u00e0 di Monaco, su cui vedi Paolo Ghezzi, <em>La Rosa Bianca<\/em>, ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1994. Il libro di Ghezzi contiene una bibliografia di 53 titoli, dalla quale segnalo Inge Scholl, <em>Die Weisse Rose<\/em>, Fischer Taschenbuch Verlag, Frankfurt am Main 1982, edizione italiana non integrale <em>La Rosa Bianca<\/em>, a cura di Carlo Francovich, La Nuova Italia editrice, Firenze 1978, 4\u00aa edizione. Una profonda riflessione su questa esperienza \u00e8 il libro di Romano Guardini, <em>La Rosa Bianca<\/em>, Morcelliana, Brescia 1994 (scritti del 1946 e 1958). Il testo intero dei sei volantini scritti e diffusi dal gruppo di studenti resistenti \u00e8 commentato da vari qualificati scrittori in Paolo Ghezzi, <em>Noi non taceremo. Le parole della Rosa Bianca<\/em>, Morcelliana, Brescia 1997. Ancora di Paolo Ghezzi segnalo <em>Sophie Scholl e la Rosa Bianca<\/em>, Morcelliana, Brescia 2003, sulla limpida affascinante figura della pi\u00f9 giovane, 21 anni, componente del gruppo, con testimonianze dai suoi diari e lettere. <strong>Merita una visita il Museo della Rosa Bianca presso l&#8217;Universit\u00e0 di Monaco, dove si possono incontrare testimoni ancora viventi e vedere documenti. Nell\u2019ottobre 2005 va in programmazione in Italia il film <em>La Rosa Bianca. Sophie Scholl<\/em>, di Marc Rothemund, premiato al Festival di Berlino 2005 per la migliore attrice e la migliore regia. Ci riserviamo di valutarne la resa storica. Dispiace che un volantino di pubblicit\u00e0 del film, con belle foto di scena nell\u2019Universit\u00e0 di Monaco, parli soltanto di \u00abresistenza passiva\u00bb (termine, peraltro, usato anche dai resistenti della Rosa Bianca nei loro volantini), mentre quell\u2019azione lunga e intensa fu una attiva, forte, coraggiosa testimonianza e sfida morale e culturale alla violenta dittatura nazista.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La limpida grande figura di Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, contadino austriaco che, sostenuto solo dalla comprensione della moglie, rifiut\u00f2 per ragioni morali e religiose il servizio militare sotto il nazismo e fu decapitato il 9 agosto 1943, \u00e8 illustrata in due libri in lingua italiana, usciti a grande distanza di tempo: Gordon Zahn, <em>Il testimone solitario. <\/em>Vita e morte di Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, Gribaudi, Torino 1968; Erna Putz, <em>Franz J\u00e4gerst\u00e4tter<\/em>, Un contadino contro Hitler, Editrice Berti, Piacenza 2000. Il secondo libro (da me recensito in <em>Il Margine<\/em>, n. 6\/2002) \u00e8 pi\u00f9 preciso del primo nella documentazione. Il 9 agosto 2003 si \u00e8 tenuto un grande incontro a St Radegund, nel giorno stesso del 60\u00b0 anniversario della morte di J\u00e4gerst\u00e4tter, con sosta anche a Bolzano per Josef Mayr-Nusser e a Monaco per i giovani della Rosa Bianca: vedi il mio resoconto <em>Pellegrinaggio ai martiri anti-nazismo<\/em>, in <em>il foglio<\/em>, n. 305, ottobre 2003, p. 4. (Vedi sotto, rivista <em>Humanitas<\/em>). Le lettere dal carcere di Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, molto toccanti e profonde e coraggiose, sono pubblicate, insieme ad altri suoi scritti, col titolo <em>Scrivo con le mani legate<\/em>, (espressione contenuta in una lettera), a cura di Giampiero Girardi, Editrice Berti, Piacenza 2005. La chiesa cattolica ha riconosciuto nella vita e morte di J\u00e4gerst\u00e4tter il carattere di martirio per opporsi all\u2019idolatria nazista, che significava anche fedelt\u00e0 eroica all\u2019evangelo della pace: la cerimonia di beatificazione \u00e8 avvenuta a Linz il 26 ottobre 2007. Nell\u2019occasione, a cura di Giampiero Girardi, \u00e8 uscito <em>Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, il contadino contro Hitler. <\/em>Una testimonianza per l\u2019ogg<em>i<\/em>, con scritti di Tanzarella, Comina, Valpiana, Palini, Peyretti, Stabellini, Cipriani, Travisa, Perrini, ed. Berti, Piacenza 2007 (111 pagine di piccole dimensioni). In Italia l\u2019associazione degli interessati alla testimonianza di J\u00e4gerst\u00e4tter fa capo a Giampiero Girardi, cell. 347 4185 755, email: <a href=\"mailto:franzitalia@gmail.com\">franzitalia@gmail.com<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>Una nuova biografia di Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, narrativa e ben documentata, esce nel 2021: Francesco Comina, <em>Solo contro Hitler. Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, il primato della coscienza<\/em>, Ed.Emi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel maggio 2019 viene presentato a Cannes un film su Franz J\u00e4gerst\u00e4tter, del regista Malik: <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/videogallery\/spettacolo\/2019\/05\/20\/cannes-malick-dio-martirio-e-disobbedienza_c6e21148-6c6c-43d6-b119-0013a39f9be6.html\">http:\/\/www.ansa.it\/sito\/videogallery\/spettacolo\/2019\/05\/20\/cannes-malick-dio-martirio-e-disobbedienza_c6e21148-6c6c-43d6-b119-0013a39f9be6.html<\/a>&nbsp; Ma una recensione sul Corriere della Sera online lo critica perch\u00e9 pi\u00f9 attento alle bellezze naturali della montagna che alla vicenda di coscienza e di fede di Franz (cos\u00ec da una mail di mirsezpd@libero.it , del 20 maggio 2019). Un altro stravolgimento cinematografico di una azione nonviolenta \u00e8 il film sulla Rosenstrasse (vedi in questa bibliografia).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Francesco Comina, <em>Non<\/em><em> <\/em><em>giuro<\/em><em> <\/em><em>a<\/em><em> <\/em><em>Hitler<\/em>, La testimonianza di Josef Mayr-Nusser, San Paolo, Milano 2000. Altoatesino, fervente cattolico, arruolato d\u2019autorit\u00e0 nelle SS dopo l\u20198 settembre 1943, Mayr-Nusser&nbsp; si rifiut\u00f2 di giurare a Hitler par ragioni di fede, come J\u00e4gerst\u00e4tter. Dapprima internato in manicomio, muore di sfinimento durante il viaggio verso Dachau. Comina documenta la lucidit\u00e0 del suo precoce giudizio morale e poltico sul nazismo. Di Mayr-Nusser ha scritto anche Isabella Bossi Fedrigotti sul <em>Corriere<\/em><em> <\/em><em>della<\/em><em> <\/em><em>Sera<\/em>, 2 febbraio 2002, p. 29.&nbsp; La rivista &#8220;La Civilt\u00e0 Cattolica&#8221; nel numero 13 del 2008 ha pubblicato un ampio articolo di padre Piersandro Vanzan, S.I., <em>osef<\/em><em> <\/em><em>Mayr<\/em><em>&#8211;<\/em><em>Nusser<\/em><em>, <\/em><em>obiettore<\/em><em> <\/em><em>di<\/em><em> <\/em><em>coscienza<\/em><em> <\/em><em>e<\/em><em> <\/em><em>martire<\/em>, trasmesso dall\u2019agenzia Zenit.org sabato 26 luglio 2008.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sui resistenti, ribelli e disertori nell&#8217;esercito nazista ho raccolto dei fatti e dei dati in <em>Quelli dell&#8217;ultima ora<\/em>, uscito, come parte di una pi\u00f9 ampia relazione tenuta per l\u2019Iprase di Trento nell\u2019aprile 2000, nel volume <em>Maestri e scolari di nonviolenza<\/em>, a cura di Claudio Tugnoli, Franco Angeli ed., Milano 2000, pp. 243-256. Nel 2021 aggiungo il volume di Mirco Carrattieri e Iara Meloni, <em>Partigiani della Wehrmacht. Disertori tedeschi nella Resistenza italiana, <\/em>Le Piccole Pagine, 2021, pp. 359 (una breve recensione uscita su <em>il manifesto <\/em>nelle mie schede sulla Resistenza tedesca).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Ho raccolto parecchi casi di boicottaggio personale della Shoah, compiuto in vari paesi europei, ed anche da molti cittadini tedeschi, in un ampio scritto intitolato <em>Molti Schindler: dunque si poteva resistere al nazismo<\/em>, pubblicato sul quotidiano telematico <em>La nonviolenza \u00e8 in cammino <\/em>(<a href=\"mailto:nbawac@tin.it\">nbawac@tin.it<\/a> ), nn. 803 e 804, 8 e 9 gennaio 2005<em>.<\/em> Successivamente ho aggiornato la bibliografia l\u00e0 indicata. Sul particolare caso danese vedi qui sopra al n. 1.&nbsp; Devo ora aggiungere il caso del console portoghese a Bordeux, Aristides de Sousa Mendes, che &nbsp;nel 1940 salv\u00f2 30.0000 ebrei in fuga, firmando i loro documenti (articolo&nbsp; di Susanna Nirenstein in \u201cla Repubblica\u201d del 6 luglio 2020)<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sulla probabile obiezione degli scienziati tedeschi alla costruzione della bomba atomica: Leandro Castellani, <em>La grande paura<\/em>, Storia dell&#8217;escalation nucleare, Prefazione di Carlo Bernardini, ERI, Torino 1984, pp. 96-106; Thomas Powers, <em>La storia segreta dell&#8217;atomica tedesca<\/em>, Mondadori, Milano 1994 (1993), pp. 503-509.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Sul problema di coscienza relativo all&#8217;uccidere Hitler, cfr la mia recensione del libro di Peter Hoffmann, <em>Tedeschi contro il nazismo. La Resistenza in Germania<\/em>, Il Mulino, Bologna 1994 (1988), pubblicata&nbsp; in <em>Servitium<\/em>, n. 102, nov.-dic. 1995, fascicolo &#8220;Resistenza al male&#8221;, pp. 117 e 119-120.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Documenti di alta resistenza morale, che ricordano in qualche momento gli atti dei martiri cristiani sotto l\u2019impero romano, sono: Helmuth James von Moltke, <em>Futuro e resistenza <\/em>(dalle lettere degli anni 1926-1945), Morcelliana, Brescia 1985; Dietrich Bonhoeffer, <em>Dieci anni dopo. Un bilancio sul limitare del 1943, <\/em>in <em>Resistenza e resa. Lettere e scritti dal carcere<\/em>, Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 1989, pp. 59-74.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Max Josef Metzger, <em>La mia vita per la pace<\/em>. Lettere dalle prigioni naziste scritte con le mani legate, Traduzione e cura di Lubomir \u017dak, ed. San Paolo 2008. Metzger (1887-1944) era un prete cattolico impegnato in modo deciso per la pace politica, per l\u2019unione tra le chiese cristiane, riconoscendo ciascuna i propri errori. Sono qui raccolte le principali lettere che scrisse dal carcere, letteralmente con le mani legate, alla sua comunit\u00e0, ma anche a governanti nazisti perch\u00e9 riconoscessero la sconfitta prevedibile e riducessero i mali per il popolo tedesco, a Pio XII perch\u00e9 indicesse un concilio ecumenico per l\u2019unit\u00e0 cristiana e per la pace. Fu condannato a morte per la sua opposizione morale al nazismo e decapitato il 17 aprile 1944.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; La rivista bimestrale <em>Humanitas<\/em> (<a href=\"http:\/\/www.morcelliana.com\/\">http:\/\/www.morcelliana.com<\/a> ; <a href=\"mailto:redazione@morcelliana.it\">redazione@morcelliana.it<\/a> ), anno LVIII, n. 5, settembre-ottobre 2003, dedica il fascicolo a <em>Figure della resistenza al nazismo<\/em>. La Prefazione \u00e8 stesa da Wolfgang Huber, figlio di Kurt, il professore ispiratore dei giovani della Rosa Bianca (vedi sopra). Segue, pubblicata integralmente per la prima volta, l\u2019autodifesa di Kurt Huber nel processo che lo condann\u00f2 a morte, coraggiosa e franca sfida al totalitarismo nazista e allo stesso feroce presidente del tribunale, Freisler. Tra altre figure della rivolta morale contro la violenza del potere, un articolo di Anselmo Palini illustra la vicenda di Franz J\u00e4gerst\u00e4tter con alcuni documenti in pi\u00f9 anche rispetto al libro di Erna Putz (vedi sopra).<\/p>\n\n\n\n<p>&#8211; Aggiungo qualche riferimento (1998) in Germania sulla Resistenza antinazista: 1) DRAFD, Deutsche in der R\u00e9sistance, in den Streitkr\u00e4ften der Antihitlerkoalition und der Bewegung Freies Detschland (Tedeschi nella Resistenza, nelle forze armate della coalizione antihitleriana, nel movimento Libera Germania). Telefono sede centrale di Berlino: 0049\/30\/509.88.52. Contatto diretto con un partigiano del DRAFD: Peter Gingold, Reichsforststrasse 3, D-60528 Frankfurt, tel 0049\/69\/672.631.<\/p>\n\n\n\n<p>2) Bundesvereinigung Opfer der NS Milit\u00e4rjustiz (Associazione vittime dei tribunali militari nazisti), Freidrich Humbert Strasse 116, D-28758 Bremen, tel 0049\/421\/622.073, fax 621.422. Contatto diretto con il presidente Ludwig Baumann, Aumunder Flur 3, D-28757 Bremen, tel 0049\/421\/66.57.24.<\/p>\n\n\n\n<p>3) Antikriegsmuseum, Friedensbibliotek (Museo antiguerra, Biblioteca della pace), Bartolom\u00e4uskirche, Friedensstrasse 1, D-10249 Berlin, tel 0049\/30\/508.12.07.<\/p>\n\n\n\n<p>4) Mahn- und Gedenkst\u00e4tte f\u00fcr die Opfer der Nationalsozialistischen Gewaltherrschaft (ammonimento e memoria per le vittime del dominio nazista), M\u00fchlenstrasse 29, D-40591 D\u00fcsseldorf. Catalogo di 202 pagine <em>Verfolgung und Widerstand in D\u00fcsseldorf 1933-1945<\/em>, (Persecuzione e Resistenza a D\u00fcsseldorf , 1933-1945), D\u00fcsseldorf&nbsp; 1990.<\/p>\n\n\n\n<p>* 10. Ermes Ferraro, <em>La Resistenza napoletana e le Quattro Gior\u00adnate, <\/em>in <em>Una strategia di pace: la difesa popolare nonviolenta<\/em>, cit. (nella prima sezione al n. 16), pp. 89-95. Secondo l&#8217;ordine di Hitler, l&#8217;esercito dei guastatori doveva lasciare \u00abcenere e fango\u00bb al posto della citt\u00e0. Una popolazione in gran parte femminile, quasi senza armi, inflisse all&#8217;esercito tedesco \u00abl&#8217;unica sconfitta popolare da esso subita nel mondo\u00bb (A. Drago, <em>Una nuova interpretazione della Resistenza italiana secondo categorie storiche nonviolente<\/em>, dattiloscritto).<\/p>\n\n\n\n<p>11. <em>Lotte nonviolente nella storia<\/em>, materiale preparato per un volume non uscito, come proposta di lavoro rivolta a insegnanti e studenti. Contiene una parte metodologica generale e una parte storica limitata al periodo della Resistenza al nazifascismo, in diversi paesi europei, compresa la Germania. Il lavoro contiene molte ulteriori indicazioni bibliografiche che allungherebbero di molto il presente elenco. Esso \u00e8 stato compiuto da un gruppo di ricerca del Centro Studi e Documentazione &#8220;Domenico Sereno Regis&#8221; di Torino (www.serenoregis.org).<\/p>\n\n\n\n<p>12. Un episodio tipico, tra i molti sconosciuti, di resistenza senz&#8217;armi \u00e8 narrato brevemente in Neera Fallaci, <em>Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell&#8217;ultimo<\/em>. Prefazione di David Maria Turoldo, Bur, Milano 1993 (1974), p. 219, nota 13. Nel piccolo villaggio di Acone, nel Mugello fiorentino fu creato uno dei maggiori centri di smistamento e di raccolta dei prigionieri alleati fuggiti dai vari campi di concentramento. Poveri contadini analfabeti, inermi che aiutavano altri inermi per puro spirito evangelico, furono la base di questa azione animata dal pievano e da una organizzazione clandestina del Partito d&#8217;Azione.<\/p>\n\n\n\n<p>* 13. Antonio Parisella, <em>Sopravvivere liberi<\/em>. Riflessioni sulla storia della Resistenza a cinquant&#8217;anni dalla Liberazione, Gangemi editore, Roma 1997, pp. 160. L&#8217;Autore, in questa raccolta di saggi, valorizza la lotta nonarmata, definita \u00abuna scoperta del Cinquantenario\u00bb (v. sopra, n. 7), partita dalla cultura nonviolenta e finalmente entrata sotto l&#8217;attenzione degli storici. Parisella mostra come la lotta per la sopravvivenza fisica e ideale, lungi dall&#8217;essere &#8220;attendismo&#8221;, \u00e8 componente essenziale e basilare della Resistenza al nazifascismo come di ogni lotta di resistenza. La liberazione \u00e8 il compimento della sopravvivenza, e questa \u00e8 l&#8217;inizio della liberazione. Parisella cita Collotti e Klinkhammer: \u00abQuando la resistenza civile assume forme collettive pu\u00f2 avere una forza anche superiore a quella di un gesto armato\u00bb. Si ricava l&#8217;immagine della resistenza nonarmata come un cerchio molto ampio, che comprende mille forme e modi autonomi, entro il quale sta il cerchio minore, per quanto importante, della resistenza armata; immagine che rovescia quella tradizionale tutta e solo armista.<\/p>\n\n\n\n<p>14. Bianca Ballesio, <em>La guerra di Kira<\/em>, La resistenza civile nel Canavese, prefazione di Ersilia Perona, L&#8217;Angolo Manzoni ed., Torino, 1999.<\/p>\n\n\n\n<p>15. Lidia Menapace, <em>Resist\u00e9<\/em>, Il dito e la luna, Milano 2001, pp. 90. L\u2019autrice racconta, in base alla propria esperienza partigiana, che nella Resistenza si poteva fare obiezione di coscienza all&#8217;uso delle armi, insomma che la vicenda fu molto pi\u00f9 ricca di quanto la tradizione della storiografia italiana (molto politico-militare e poco sociale e popolare) ci abbia trasmesso.<\/p>\n\n\n\n<p>* 16. Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, <em>La Resistenza taciuta<\/em>. Dodici vite di partigiane piemontesi, Bollati Boringhieri, Torino settembre 2003, pp. 312. Anna Maria Bruzzone \u00e8 autrice di vari libri sulla Resistenza e la Shoah. Questa edizione di <em>La Resistenza taciuta<\/em>, dopo la prima del 1976, apprezzatissima e da lungo tempo esaurita, compare in forma nuova e bella, arricchita da una intelligente prefazione di Anna Bravo (coautrice, con Anna Maria Bruzzone di <em>In guerra senza armi<\/em>; si veda il n. 7 della seconda parte di questa bibliografia).&nbsp; Queste opere d&#8217;inchiesta e testimonianza sulla partecipazione delle donne, effettiva ma per lo pi\u00f9 disarmata, alla lotta di Resistenza, hanno promosso tra gli storici l&#8217;individuazione e il riconoscimento, dapprima gravemente mancato, del fatto e del concetto di resistenza nonarmata e nonviolenta, concetto \u00abdi valore euristico\u00bb (Claudio Pavone, <em>Il Ponte<\/em>, n. 1\/1995), realt\u00e0 ben diversa dalla resistenza passiva. Chi lavora per la trasformazione nonviolenta della gestione dei conflitti acuti, e cio\u00e8 per l&#8217;eliminazione del disumano infelice giudizio delle armi nelle contese umane, trova in questi lavori storici, che danno il giusto riconoscimento al contributo delle donne alla civilizzazione umana, motivo di profonda gratitudine e ammirazione per l&#8217;insegnamento prezioso che da essi ci viene.<\/p>\n\n\n\n<p><br>17. Silverio Corvisieri, <em>La villeggiatura di Mussolini<\/em>. <em>Il confino da Bocchini a Berlusconi<\/em>, Baldini Castoldi Dalai, 2004. Il titolo allude all\u2019espressione ultrabenevola con cui Berlusconi ha qualificato le condanne degli antifascisti al confino. Il libro racconta, tra l&#8217;altro, di un ambulante deportato in quanto autore di una canzone in cui si chiedeva a sant&#8217;Antonio la grazia di non fare scoppiare la guerra, di rivolte al confino, tra cui quella contro l&#8217;imposizione del saluto romano, e di scioperi della fame. I confinati seppero organizzare una vera e propria resistenza, scrissero manifesti profetici, progettarono riviste, rischiarono e accumularono anni e anni di carcere o di confino aggiuntivo, ma senza piegarsi. In genere i cittadini delle isole e dei duecentosessantadue paesini scelti dal fascismo come luoghi di morte civile vollero loro bene e li protessero.<\/p>\n\n\n\n<p>18. <em>Die verborgene Tugend \u2013 La virt\u00f9 nascosta<\/em>, Eroi sconosciuti e dittatura in Austria; Catalogo bilingue della Mostra fotografica dell\u2019Associazione Biblioteca Austriaca di Udine, a cura di Francesco Pistolato, Europrint edizioni, Quinto di Treviso 2007, formato 21&#215;30, pp. 158. Con una cinquantina di fotografie ampiamente commentate, il catalogo documenta la Resistenza austriaca all\u2019Anschluss nazista, ancor meno conosciuta di quella tedesca. In Austria l\u2019opposizione fu pi\u00f9 difficile perch\u00e9 il nazismo ebbe consensi nella speranza di miglioramenti di vita, perch\u00e9 divisa tra socialisti e conservatori, perch\u00e9 non ebbe un gruppo dirigente. Eppure, quasi 70.000 persone furono arrestate nelle prime settimane, deportate alcune prima a Dachau poi a Mauthausen, il primo lager in Austria. La Resistenza ebbe molte forme popolari, morali e religiose, testimoniali, e nonviolente: basti ricordare Franz J\u00e4gerst\u00e4tter (v. sopra, al n. 9).<\/p>\n\n\n\n<p>19. <em>Oltre<\/em><em> <\/em><em>quel<\/em><em> <\/em><em>muro<\/em><em>. <\/em><em>La<\/em><em> <\/em><em>Resistenza<\/em><em> <\/em><em>nel<\/em><em> <\/em><em>lager<\/em><em> <\/em><em>di<\/em><em> <\/em><em>Bolzano<\/em><em>.<\/em> &#8211; Dario Venegoni e Leonardo Visco Gilardi, figli di deportati nel lager nazista di Bolzano tra il 1944 e il 1945, hanno realizzato per conto della Fondazione Memoria della Deportazione di Milano una mostra documentaria in 26 pannelli dal titolo \u201cOltre quel muro.&nbsp; La Resistenza nel lager di Bolzano\u201d.&nbsp; Nella mostra sono presentati per la prima volta diverse decine di immagini e circa un centinaio di documenti inediti che testimoniano dell\u2019intensissima attivit\u00e0 di resistenza di un comitato unitario interno al campo, in stretto collegamento con una struttura clandestina esterna e con il CLN Alta Italia di Milano. I due autori della mostra illustrano in questo video, realizzato da Vera Paggi, la struttura dell\u2019organizzazione di Resistenza, con i principali protagonisti di questa eccezionale pagina di storia italiana. (notizia del 4 marzo 2009). Per prenotare la mostra occorre prendere contatto con la Fondazione Memoria della Deportazione di Milano: 02 87383240 ; <a href=\"mailto:fondazionememoria@fastwebnet.it\">fondazionememoria@fastwebnet.it<\/a> ; sito: <a href=\"http:\/\/www.deportati.it\/\">http:\/\/www.deportati.it<\/a>&nbsp; ; <a href=\"http:\/\/www.anpi.it\/\">http:\/\/www.anpi.it<\/a><\/p>\n\n\n\n<p>20. Giorgio Vecchio, <em>La Resistenza delle donne, 1943-1945<\/em>, Cooperativa In Dialogo, Milano 2010.<\/p>\n\n\n\n<p>Giorgio Vecchio, <em>Le suore e la Resistenza<\/em>, Cooperativa In Dialogo, Milano 2010.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Anna Bravo, <em>La conta dei salvati. Dalla Grande Guerra al Tibet. Storie di sangue risparmiato<\/em>, Laterza 2013. Il sottotitolo \u00e8 il vero pi\u00f9 giusto titolo<em>. <\/em>Il libro&nbsp; raccoglie documentati fatti di pace-dentro-le-guerre, di arte del \u201cvivere e lasciar vivere\u201d in mezzo alla fiera dell&#8217;uccidere: \u00abTra uccidere e morire c&#8217;\u00e8 una terza via: vivere\u00bb (Christa Wolf). Dopo un&#8217;introduzione &#8220;Violenza, nonviolenza, storia&#8221;,&nbsp; i capitoli sono dedicati alle guerre evitate (anche da diplomazie e governi) tra 800 e 900, poi alle molte tregue spontanee e alle fraternizzazioni fra &#8220;nemici&#8221; da trincea a trincea nella guerra 1914-18; un capitolo su Gandhi; due capitoli su &#8220;Senza armi contro Hitler&#8221; in Italia e in Danimarca; un capitolo sul Kosovo e uno sul Tibet. \u00abLe guerre scoppiano quando si smette di cercare la pace\u00bb, chiarisce Anna Bravo. \u00abE&#8217; un&#8217;idea malsana che quando c&#8217;\u00e8 guerra c&#8217;\u00e8 storia, e non quando c&#8217;\u00e8 pace. Il sangue risparmiato fa storia come il sangue versato\u00bb.&nbsp; La nonviolenza non \u00e8 onnipotente, ma \u00e8 potente. C&#8217;\u00e8, anche dentro le guerre, una nonviolenza senza nome e senza teoria, senza saper nulla di Gandhi, che \u00e8 l&#8217;istinto umano profondo del non uccidere, del non distruggere, perch\u00e9 solo a questa condizione si vive da umani. Come quel fante tedesco traumatizzato che urla: \u00abVedete il nemico laggi\u00f9? Ha un padre e una madre. Ha una moglie. Io non lo uccido\u00bb.&nbsp; Il sistema internazionale pu\u00f2 essere pacifico, la guerra non \u00e8 mai inevitabile. Scoppia a causa dell&#8217;industria degli armamenti, e dell&#8217;idea fallace che le armi difendano.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>22. Ercole Ongaro, <em>Resistenza nonviolenta 1943-45<\/em>, I libri di Emil, Bologna 2013. L&#8217;Autore \u00e8 direttore dell&#8217;Istituto per la storia della Resistenza e dell&#8217;et\u00e0 contemporanea, di Lodi (Ilsreco). Nei diversi capitoli del volume, egli esamina quale memoria della Resistenza abbiamo oggi, l&#8217;aiuto ai soldati in fuga dopo l&#8217;8 settembre 1943, l&#8217;aiuto agli ex-prigionieri alleati, l&#8217;aiuto agli ebrei, le lotte nelle fabbriche, nelle campagne, nella scuola, la Resistenza degli internati militari, i deportati razziali e politici, i renitenti alla leva, la Resistenza delle donne, la stampa clandestina, i Comitati di Liberazione Nazionale, e nell&#8217;ultimo capitolo si chiede: quale senso per la Resistenza armata? Per ognuno di questi aspetti Ongaro porta dati, documenti, testimonianze generali, regionali e locali&nbsp; (Modenese e Reggiano, Valtellina, Comasco, Bresciano, Milanese, Roma, Torino, Genova, Milano, Toscana, Bolzano). Avendo Ongaro conosciuto e considerata la letteratura italiana sulla Resistenza nonarmata e nonviolenta, questo suo libro risulta il lavoro pi\u00f9 recente e riassuntivo e integrativo riguardo a questo aspetto della Resistenza italiana, scoperto e valorizzato anzitutto da storiche attente al contributo delle donne alla Resistenza, tardivamente in confronto all&#8217;aspetto armato di quella lotta.<\/p>\n\n\n\n<p>23. Amedeo Cottino, <em>C&#8217;\u00e8 chi dice di no. Cittadini comuni che hanno rifiutato la violenza del potere<\/em>, Prefazione di Marco Revelli, Ed. Zambon, 2015. A partire da una esperienza familiare, l&#8217;Autore raccoglie accurata documentazione su casi sia individuali sia collettivi, non di eroi ma di persone comuni, che hanno rifiutato obbedienza ad un potere violento: dal caso della Danimarca a quello di Le Chambon-sur-Lignon, pi\u00f9 noti, a isole di coscienza umana insopprimibile nel cuore stesso di un sistema strutturalmente e culturalmente violento. Il libro di storie pone il lettore di fronte alla domanda inquietante sulla attualit\u00e0: come ci atteggiamo di fronte alla \u201cscena della violenza\u201d? Alcuni hanno detto no.<\/p>\n\n\n\n<p>24. Giuliano Pontara, <em>Quale pace?. <\/em>Sei saggi su pace e guerra, violenza e nonviolenza, giustizia economica e benessere sociale, Ediz. Mimesis\/minimaphilosophica, 2016. In questo lavoro maturo della propria ricerca e riflessione, Giuliano Pontara dedica almeno le pagine 84-87 ad una rapida ma ampia rassegna delle lotte incruente nel mondo, dall&#8217;Asia alle due Americhe, al Sudafrica, all&#8217;Europa. I fatti storici richiamati da Pontara sono collocati entro una sviluppata riflessione nel cap. 4, <em>La nonviolenza come azione e come pensiero<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>25 Anna Doria, <em>Oggi sono venuti i tedeschi, <\/em>Vita quotidiana a Roma sotto l&#8217;occupazione nazista (10 settembre 1943 &#8211; 4 giugno 1944), Gangemi editore, Roma 2017. Nella letteratura storica sulle forme popolari nonviolente di resistenza alla violenza militare, si aggiunge ora questo volume di Anna Doria (collaboratrice del Gruppo Didattico del Museo della Liberazione di Roma di via Tasso). Nei nove mesi della occupazione nazista della citt\u00e0, un piccolo gruppo di donne cattoliche spagnole della Istituzione Teresiana, tiene un diario delle loro esperienze di soccorso e rifugio per ricercati, per le famiglie di resistenti, per ebrei, per senza casa e sfollati, per militari e carabinieri disobbedienti agli ordini dei tedeschi, documentando la loro partecipazione alle ansie e alla solidariet\u00e0 popolare di tanti romani. Il volume riproduce il diario in castigliano, tradotto e commentato dall&#8217;Autrice, ed \u00e8 illustrato da foto e documenti del tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Enrico Peyretti<\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <a href=\"mailto:enrico.peyretti@gmail.com\">enrico.peyretti@gmail.com<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>D I F E S A S E N Z A G U E R R Aa cura di Enrico Peyretti (Ultimo aggiornamento parziale e correzioni della bibliografia: 15 ottobre 2021) Questo testo sostituisce i precedenti ed \u00e8 sostituito dai successivi. \u00abGli storicisti debbono riconoscere che sul piano storico non \u00e8 vero che il nonviolento &hellip; <a href=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4131\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">bibliografia  storica  delle  lotte  nonarmate  e  nonviolente<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4131","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-28 10:14:19","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4131","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4131"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4131\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4132,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4131\/revisions\/4132"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}