{"id":4211,"date":"2022-05-05T17:01:59","date_gmt":"2022-05-05T17:01:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4211"},"modified":"2022-05-05T17:02:00","modified_gmt":"2022-05-05T17:02:00","slug":"a-un-passo-dal-punto-di-non-ritorno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4211","title":{"rendered":"A un passo dal punto di non ritorno?"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Diagnosi e consigli dei grandi vecchi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La crisi dei missili a Cuba e quella ucraina<\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/DODCMCBM-PX-66-20-11.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4212\" width=\"250\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/DODCMCBM-PX-66-20-11.jpg 1000w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/DODCMCBM-PX-66-20-11-300x251.jpg 300w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/DODCMCBM-PX-66-20-11-768x644.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Come anche voi certamente vedete, i termini del conflitto in corso stanno diventando sempre pi\u00f9 espliciti e preoccupanti. Nel contempo l\u2019opinione pubblica italiana non sembra essere posta nelle condizioni di rendersi conto di quanto sta accadendo. La situazione, da questo punto di vista, \u00e8 ben diversa da quella che vivemmo ai tempi della crisi dei missili a Cuba (1962). La ricordo chiaramente, anche se ero solo un ragazzo appena affacciato all\u2019adolescenza. Ponendo un ultimatum ai russi il presidente Kennedy aveva informato il mondo che se le navi cariche di missili avessero proseguita la loro rotta verso Cuba ci\u00f2 non sarebbe stato accettato e avrebbe scatenato una guerra che gli Usa non avevano cercato, ma che nemmeno avrebbero rifiutato. <\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>I giorni in cui scadeva l\u2019ultimatum, tutti, anche noi ragazzi, eravamo incollati alla radio e ci rimanemmo fino al momento in cui si seppe che le navi russe stavano invertendo la rotta. Per inciso: mi ha colpito la risposta data dalla nipote di Krusciov, che attualmente vive in America e insegna relazioni internazionali a New York, a una domanda sulle differenze tra la situazione di oggi e quella di allora. La signora Krusciova ne vede due, entrambe a sfavore del contesto attuale: \u201cKennedy e mio nonno si parlavano; Kennedy era meno ideologico di Biden\u201d. Oggi comunque la gente \u00e8 al bar, a bersi l\u2019aperitivo, spera che finalmente sia finita con le mascherine anti-covid, cerca di programmare le ferie non sempre riuscendovi, si preoccupa per il carovita. Non sembra molto consapevole dei rischi che stiamo correndo, n\u00e9 i leader politici e chi governa fanno molto per accrescere questa consapevolezza. Vedi la vacuit\u00e0 sul punto dell\u2019intervista a Enrico Letta su \u201cIl Manifesto\u201d del 30 aprile, per citare una delle figure migliori di leader in circolazione. Proprio in questi giorni, quasi a interrompere questa innocente sonnolenza, sono sopraggiunte potenti sollecitazioni da due grandi vecchi della filosofia europea, Edgar Morin e J\u00fcrghen Habermas, di cui ero sinceramente in attesa, che penso si farebbe bene ad ascoltare e di cui qui voglio parlare, introducendole con una premessa su Biden.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La richiesta di Biden<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un fatto ha destato la mia attenzione in questi giorni e immagino anche la vostra. Biden ha chiesto al congresso la disponibilit\u00e0 di 33 miliardi di dollari (di cui 20 per armamenti) per aiutare l\u2019Ucraina e battere Putin. Se si pensa che finora gli americani si stima abbiano speso solo un decimo di quella cifra, si comprende che la richiesta di Biden intende spostare la scala dimensionale del conflitto su un altro piano. Non pare che a Capitol Hill ci siano molte obiezioni a tale richiesta, anche da parte repubblicana, e il presidente spinge perch\u00e9 i fondi siano resi disponibili entro il mese di maggio. Nel contempo Biden sta facendo pressione sugli alleati europei perch\u00e9 partecipino all\u2019impegno con risorse proporzionali a integrare lo sforzo 2 americano. Per l\u2019Italia ci\u00f2 significherebbe circa 3 miliardi, cosa che ovviamente non suscita eccessivi entusiasmi. Sono gli europei in fondo a sopportare le conseguenze pi\u00f9 pesanti delle sanzioni. Ma la questione va ben al di l\u00e0 dei costi. Riguarda la disponibilit\u00e0 degli europei a seguire la strada implicita nella richiesta di Biden al congresso e, in un certo senso, la possibilit\u00e0 stessa per essi di seguirla o meno. In altre parole, sono gli europei nelle condizioni di discutere l\u2019impostazione americana ed eventualmente qualcuno di loro intende farlo? Allo scoppiare del conflitto Biden aveva detto che l\u2019America avrebbe aiutato l\u2019Ucraina, ma in forme tali (rifiuto della \u201cNo fly zone\u201d, no all\u2019invio di soldati) da impedire che scoppiasse una terza guerra mondiale. Formalmente queste condizioni sono rispettate anche oggi, ma se si tiene conto della dimensione verso cui si orienta l\u2019impegno americano \u00e8 facile capire che gli USA intendono entrare a piedi uniti nel conflitto, modificando sostanzialmente i suoi equilibri a favore dell\u2019Ucraina e degli occidentali. \u00c8 un caso classico in cui un mutamento quantitativo produce un cambiamento qualitativo. Di questo c\u2019\u00e8 ovviamente consapevolezza in quei commentatori russi che si spacciano \u2013 chiss\u00e0 poi se lo sono &#8211; come consulenti del Cremlino, i quali vedono nella determinazione degli occidentali il tentativo di ridimensionare la statura internazionale della Russia e parlano esplicitamente di un conflitto con la Nato. Nello stesso tempo, nonostante le difficolt\u00e0 incontrate, essi appaiono convinti di essere nelle condizioni di vincere e, ancor pi\u00f9, che non possono perdere, costi quello che costi. Se dovessero essere messi nelle condizioni di subire una sconfitta dunque, ci\u00f2 sarebbe dovuto all\u2019impegno esorbitante dei paesi Nato e a quel punto la reazione dei russi non potrebbe escludere \u201cnulla\u201d, dato che con ogni evidenza la Nato sarebbe diventata una forza belligerante. Del resto lo stesso Putin ha parlato della possibilit\u00e0 di una risposta \u201cimmediata e fulminea\u201d se si determinassero certe condizioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il pericoloso dilemma che sta davanti all\u2019Occidente. L\u2019intervento di Habermas<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il 28 aprile il filosofo ormai novantaduenne J\u00fcrghen Habermas ha pubblicato sulla S\u00fcddeutsche Zeitung un lungo articolo, molto importante, dal titolo \u201cGuerra e indignazione\u201d. Come molti di noi sanno Habermas non manca mai di intervenire negli snodi fondamentali della storia europea e spesso le sue parole ci sono parse chiarificatrici. Anche in questa occasione mi pare che esse ci consentano di fare un passo avanti nella comprensione di quanto sta accadendo, e aggiungo un preoccupante passo in avanti. Per inciso: in modo forse non casuale dell\u2019intervento di Habermas la stampa italiana non ha quasi parlato, salvo due sintesi piuttosto oscure apparse su \u201cDomani\u201d e su \u201cHuffington Post\u201d. La sintesi che propongo si basa su una traduzione dall\u2019inglese che mi ha gentilmente fatto avere Paolo Feltrin.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il dibattito in Germania<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un paio di osservazioni sul contesto. Probabilmente perch\u00e9 noi amiamo le contrapposizioni semplici e \u201cassolute\u201d, in Italia il dibattito si \u00e8 concentrato sull\u2019alternativa \u201cinviare \u2013 non inviare armi all\u2019Ucraina\u201d. In Germania invece la discussione, pi\u00f9 seriamente a mio avviso, si \u00e8 svolta sulle modalit\u00e0 e l\u2019entit\u00e0 dell\u2019assistenza militare all\u2019Ucraina. Nella Repubblica Federale, sottolinea Habermas, si \u00e8 sviluppata una critica da parte di \u201caccusatori moralmente indignati\u201d, dai quali egli si dice \u201cinfastidito\u201d, nei confronti di un governo federale che al contrario gli appare positivamente \u201criservato e prudente\u201d. Il Cancelliere federale Olaf Scholz in un intervista a Der Spiegel ha sintetizzato cos\u00ec la linea di prudenza seguita: \u201cStiamo 3 affrontando le terribili sofferenze che la Russia sta infliggendo all\u2019Ucraina con tutti i mezzi possibili, senza creare un\u2019escalation incontrollabile che causerebbe sofferenze incommensurabili in tutto il continente, forse anche in tutto il mondo\u201d; una dichiarazione ad avviso di Habermas (e mio) equilibrata, che appariva in sintonia con quelle iniziali di Biden, ma che oggi pare ad alcuni, anche in Germania, troppo moderata e tale da suscitare reazioni non favorevoli del governo ucraino, oltre che di molti liberal d\u2019oltreatlantico. Queste critiche vengono fatte \u2013 osserva Habermas &#8211; soprattutto da personalit\u00e0 ex-pacifiste (il caso pi\u00f9 noto \u00e8 la ministra degli esteri Annalena Baerbock), che non hanno vissuto l\u2019esperienza della guerra fredda. Esse \u201csono state strappate dalle loro illusioni pacifiste dalla realt\u00e0 completamente nuova della guerra\u201d e oggi appaiono profondamente indignate dalle patenti violazioni del diritto internazionale e di quello umanitario operate da Putin. Si \u00e8 manifestato perci\u00f2 in Germania, pi\u00f9 fortemente che da noi (qualcosa del genere \u00e8 in realt\u00e0 presente anche qui), una dialettica accesa tra coloro che \u201csi sono affrettati con enfasi a fare propria la prospettiva di una nazione che lotta per la propria libert\u00e0\u201d e coloro che invece sono stati educati dalla guerra fredda a una visione diversa. \u201cI primi possono vedere la guerra solo attraverso la lente della vittoria o della sconfitta, mentre i secondi sanno che una guerra contro una potenza nucleare non pu\u00f2 essere vinta nel senso tradizionale della parola\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Posizioni rischiose degli ex pacifisti<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le \u201crichieste esagerate\u201d dei primi appaiono agli occhi di un uomo come Habermas, che ha vissuto di persona la guerra fredda, assai poco orientate da considerazioni di tipo \u201crealistico\u201d e viceversa \u201ctraboccanti di [un] idealismo\u201d che appare sempre pi\u00f9 stridere con la moderazione del governo tedesco. Queste persone appaiono sovrastate dal loro senso di indignazione e da ci\u00f2 indotte a non vedere i pericoli oggi presenti. Si tratta di posizioni a suo avviso assai rischiose sia sul piano strategico che su quello culturale. Habermas appare preoccupato anche su questo secondo piano, perch\u00e9 l\u2019atteggiamento manifestato da queste persone si spinge fino al punto di caldeggiare una \u201csvolta storica nella mentalit\u00e0 tedesca\u201d maturata nel dopoguerra (una visione non a caso sempre osteggiata dall\u2019estrema destra), orientata a porre la parola fine a quella predisposizione \u201cpro-dialogo e focalizzata sul mantenimento della pace\u201d che l\u2019ha caratterizzata. Qualcosa del genere non \u00e8 assente nemmeno da noi e lo si vede nel moltiplicarsi di testate giornalistiche sempre pi\u00f9 orientate a una cultura di guerra, che usano la giustificazione della critica ai pacifisti \u201cassoluti\u201d, per orientare quello che con linguaggio significativo viene chiamato \u201cil fronte interno\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Una soglia di rischio indeterminata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ma la questione decisiva riguarda ovviamente la possibilit\u00e0 di un\u2019estensione e di una escalation del conflitto. L\u2019Occidente ha deciso, giustamente secondo Habermas, di sostenere la resistenza ucraina, ma lo ha fatto proponendosi di non intervenire nel conflitto come belligerante. Si tratta di una scelta \u201cmoralmente fondata\u201d di limitazione del conflitto, dalla quale per\u00f2 scaturisce inevitabilmente l\u2019esistenza di una soglia di rischio che \u201cpreclude un impegno illimitato nell\u2019armamento dell\u2019Ucraina\u201d. In altre parole, l\u2019Occidente si trova a dover scegliere tra due mali: il rischio di escalation verso una terza guerra mondiale e la possibilit\u00e0 di una sconfitta dell\u2019Ucraina. Il primo male. Da un lato la guerra fredda ha insegnato che \u201cuna guerra contro una potenza nucleare non pu\u00f2 pi\u00f9 essere \u00abvinta\u00bb in nessun senso ragionevole\u201d. Non si potr\u00e0 perci\u00f2 porre fine alla guerra attraverso una piena vittoria sul campo, ma nella migliore delle ipotesi \u201cattraverso un compromesso che permetta a entrambe le parti di salvare la faccia\u201d. Una potenza nucleare come la Russia, che non esclude un utilizzo di quel genere di armi (un\u2019ipotesi accreditata dalla stessa CIA, rileva Habermas), gode dunque di \u201cun vantaggio asimmetrico\u201d, perch\u00e9 induce forze come quelle rappresentate dalla Nato a non entrare direttamente nel conflitto. Qui Habermas si pone la domanda chiave del suo ragionamento: ma allora chi pu\u00f2 \u201cdecidere quando l\u2019Occidente avr\u00e0 varcato quella soglia, oltre la quale si potr\u00e0 considerare che il sostegno militare all\u2019Ucraina rappresenti un ingresso in guerra a tutti gli effetti\u201d? Costui non pu\u00f2 essere che Putin, risponde con realismo Habermas. Ora, l\u2019indeterminatezza di questa (sua) decisione \u201cnon consente alcun spazio per speculazioni rischiose\u201d. \u201cL\u2019Occidente deve quindi pesare attentamente ogni grado aggiuntivo di sostegno militare per valutare a quali condizioni potrebbe attraversare quel confine indeterminato\u201d, che lo porterebbe a un coinvolgimento diretto in guerra. Il secondo male. Dall\u2019altro lato non si pu\u00f2 pensare che l\u2019Occidente sia continuamente ricattato e da ci\u00f2 indotto a lasciare l\u2019Ucraina al suo destino. Perch\u00e9 in quel caso si dovrebbero accettare ulteriori futuri ricatti riguardanti altri paesi e ci\u00f2 ci condurrebbe in un \u201cvicolo cieco\u201d. In parole povere: se non si fa nulla si accetta la politica della paura perseguita da Putin e si finisce per lasciarlo libero di fare ci\u00f2 che vuole. Anche in questo caso si \u00e8 di fronte a una situazione che appare \u201cessenzialmente imprevedibile\u201d, di cui per\u00f2 occorre tener conto nelle considerazioni che precedono le decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Non oltrepassare un\u2019assistenza militare autolimitata<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 che noi si dia una interpretazione \u201cdel limite che ci siamo autoimposto\u201d tale da potere \u201cessere condivisa anche da Putin\u201d. Chi pensa invece di non tenere in nessun conto queste considerazioni si assume una grande responsabilit\u00e0. \u201cLa retorica bellicista \u00e8 inconsistente rispetto alle tragiche conseguenze a cui potrebbe condurre\u201d, perch\u00e9 non tiene in conto adeguato l\u2019imprevedibilit\u00e0 dell\u2019avversario. Habermas \u00e8 dunque per una sobria valutazione dell\u2019 \u201cassistenza militare autolimitata\u201d da fornire all\u2019 Ucraina. C\u2019\u00e8 un\u2019ulteriore difficolt\u00e0, che dipende dalle interpretazioni date in occidente delle ragioni che hanno portato all\u2019invasione. In esse prevale l\u2019idea di un Putin come eccentrico visionario che sogna la ricostruzione dell\u2019impero. In questo genere di letture non si dovrebbe eccedere, osserva il filosofo; esse non aiutano a progredire nella ricerca di una soluzione e quanto meno andrebbero affiancate da \u201cuna stima razionale degli interessi russi\u201d. Il punto di vista pacifico e orientato a risolvere i conflitti per via diplomatica, che si \u00e8 imposto nel dopoguerra in Europa, non implica \u201cla pace a qualsiasi prezzo\u201d, come vorrebbero i pacifisti radicali. \u201cL\u2019attenzione a porre fine alla distruzione, alla sofferenza umana e alla de-civilizzazione il pi\u00f9 rapidamente possibile non \u00e8 sinonimo della disponibilit\u00e0 a sacrificare un\u2019esistenza politicamente libera sull\u2019altare della mera sopravvivenza\u201d, ma nel contesto della guerra moderna non ci si deve far trascinare dall\u2019idealismo dei principi. \u201cNon che il criminale di guerra Putin non meriti di essere portato davanti alla Corte internazionale\u201d, ma gli idealisti dovrebbero tener conto del fatto che detto tribunale non \u00e8 riconosciuto nemmeno dagli USA e dalla Cina, oltre che dalla Russia, che Putin pu\u00f2 continuare a minacciare i suoi avversari con la guerra nucleare, che egli detiene ancora un diritto di veto nel Consiglio di sicurezza dell\u2019ONU, e che dunque \u201cuna fine della guerra, o almeno un cessate il fuoco, deve ancora essere negoziato con lui. Non vedo alcuna giustificazione convincente per le richieste di una politica che \u2013 nonostante le sofferenze strazianti e sempre pi\u00f9 insopportabili delle vittime &#8211; metterebbe a rischio la fondata decisione [iniziale] di non partecipare a questa guerra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Con estrema cautela e prudenza. Una sintesi<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Occidente ha di fronte un dilemma pericolosissimo, che \u201crichiede estrema cautela e prudenza\u201d (la formula \u00e8 della Frankfurter Allgemeine Zeitung). L\u2019Ucraina deve essere aiutata a \u201cnon perdere la guerra\u201d. Ma poich\u00e9 una potenza nucleare non pu\u00f2 essere davvero \u201cvinta\u201d \u00e8 \u201ccon questo Putin che si dovr\u00e0 alla fine negoziare la pace\u201d, una pace che dovr\u00e0 tener conto anche (non solo, ovviamente) di una comprensione razionale degli interessi strategici russi. Alle domande \u201cCome \u00e8 possibile ridimensionare l\u2019oligarchia che comanda in Russia? Come \u00e8 possibile evitare una escalation catastrofica della guerra?\u201d, purtroppo non \u00e8 possibile dare risposte entrambe positive, come farebbe piacere a Washington e a tutti coloro che sono giustamente disgustati dalle flagranti violazioni dei diritti fondamentali da parte di Putin e i suoi. E una scelta a un certo punto dovr\u00e0 essere fatta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>L\u2019errore della Nato secondo Sachs<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>A due giorni di distanza dalla pubblicazione dell\u2019articolo di Habermas, l\u20191\/05\/2022, Il Corriere pubblica un\u2019intervista a un intellettuale piuttosto noto, l\u2019economista della Columbia Jeoffrey Sachs, esperto di sviluppo economico sostenibile e lotta alla povert\u00e0, recentemente nominato dal Papa membro della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali. Si tratta di un intervento molto duro con gli Stati Uniti, cui Sachs assegna gravi responsabilit\u00e0 anche nello scoppio della guerra, andando perfino oltre quelle che tendo a pensare siano state le responsabilit\u00e0 americane effettive. Ma non \u00e8 questo quello che vorrei richiamare. L\u2019intervento di Sachs \u00e8 importante per alcuni elementi che ha in comune con Habermas. Innanzitutto l\u2019idea che non sia possibile battere la Russia: \u201cIl grande errore \u2013 scrive Sachs \u2013 \u00e8 credere che la Nato sconfigger\u00e0 la Russia: tipica arroganza e miopia americana. Difficile capire cosa significhi \u00absconfiggere la Russia\u00bb, dato che Vladimir Putin controlla migliaia di testate nucleari. (\u2026) Meglio fare la pace che distruggere l\u2019Ucraina in nome della \u00absconfitta\u00bb di Putin\u201d. Secondo Sachs negli Stati Uniti \u00e8 prevalsa l\u2019idea che questa sia l\u2019occasione per ridimensionare la Russia e perci\u00f2 gli americani appaiono oggi riluttanti nei confronti di una pace negoziata. Tant\u2019\u00e8 vero che essi non hanno mai chiarito quali potrebbero essere i contenuti di un eventuale accordo, n\u00e9 hanno dato segnali di disponibilit\u00e0 quando il presidente Zelensky ha provato a parlare di una possibile neutralit\u00e0 dell\u2019Ucraina. \u201cPer salvare l\u2019Ucraina dobbiamo porre fine alla guerra, e per porre fine alla guerra abbiamo bisogno di un compromesso\u201d, conclude Sachs. Quando poi egli prova a dire qualcosa sui termini di questo compromesso, a me sembra troppo facilone (ritiro della Russia in cambio di un non ingresso dell\u2019Ucraina nella Nato). Ma quello che qui interessa rilevare \u00e8 che secondo lui oggi gli USA stanno commettendo proprio quell\u2019errore che a parere di Habermas dovrebbe essere evitato: ritenere che sia ancora possibile ragionare in termini di vittoria e sconfitta, sottovalutare la base nucleare della potenza russa, e perci\u00f2 non tenere conto a sufficienza di quell\u2019 \u201cestrema cautela e prudenza\u201d che Habermas ritiene necessaria al fine di evitare l\u2019escalation della guerra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Morin e il \u201ccrollo dell\u2019umanit\u00e0\u201d<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Due giorni dopo, Il 3 maggio, esce un intervento dell\u2019ultracentenario Edgar Morin, pi\u00f9 sintetico di quello di Habermas, ma sostanzialmente convergente con esso e, se possibile, ancora pi\u00f9 tormentato. Morin vede chiaramente che, con la fornitura sempre pi\u00f9 nutrita di armi occidentali e le rappresaglie sempre pi\u00f9 ampie della Russia (\u2026) il carattere internazionale della guerra sta crescendo\u201d. Il conflitto, a suo avviso, va inquadrato \u201cnel peggioramento delle relazioni conflittuali tra gli Stati Uniti e la Russia\u201d. Si tratta di \u201cuna guerra indiretta\u201d, ma siamo ormai \u201cin piena escalation\u201d. Proprio come Habermas egli osserva che \u201cse una certa soglia non specificata di ostilit\u00e0 o interferenza minacciasse la Russia\u201d Putin ha gi\u00e0 detto, e pi\u00f9 volte, che vi sarebbe una risposta assai violenta. Ma, come anche Sachs ritiene, \u201cquesta minaccia non \u00e8 presa sul serio dagli Stati Uniti e dai loro alleati\u201d che gli appaiono vittime delle stesse argomentazioni con cui durante la guerra fredda si riteneva improbabile un conflitto nucleare e cio\u00e8 il disinteresse razionale a farne uso perch\u00e9 non ci sarebbero n\u00e9 vinti, n\u00e9 vincitori. Morin obietta esattamente come facevano a suo tempo i pessimisti e cio\u00e8 che \u201cl\u2019argomento razionale non tiene conto di una possibile accidentalit\u00e0 e di una possibile irrazionalit\u00e0\u201d. Per cui egli ritiene probabile, se non certo, che la guerra si estenda ad altri territori europei e impieghi armi non convenzionali e \u201ctattiche\u201d. Morin appare preoccupato anche dagli effetti che la guerra rischia di produrre, o sta gi\u00e0 producendo, nei nostri paesi in termini di \u201ccontrolli, sorveglianza, eliminazione di qualsiasi opinione che si discosti dalla linea ufficiale e lo scatenarsi della propaganda per giustificare permanentemente i propri atti e criminalizzare ontologicamente il nemico\u201d. E non si pu\u00f2 che essere d\u2019accordo con lui. Il timore di un allargamento del conflitto oramai inarrestabile \u00e8 molto forte in Morin ed egli si esprime con parole durissime, che probabilmente Papa Bergoglio condividerebbe: \u201cSiamo nell\u2019escalation della disumanit\u00e0 e nel crollo dell\u2019umanit\u00e0, nell\u2019escalation del semplicismo e nel crollo della complessit\u00e0. Ma soprattutto, l\u2019escalation verso la guerra globale \u00e8 il crollo dell\u2019umanit\u00e0 nell\u2019abisso\u201d. L\u2019unica possibilit\u00e0 \u00e8 quella di giungere a un accordo i cui termini gi\u00e0 oggi sono chiari, ma \u201cla radicalizzazione e l\u2019ampliamento della guerra ne stanno innegabilmente riducendo le possibilit\u00e0\u201d. E conclude cos\u00ec: viviamo in un mondo \u201cdominato dagli antagonismi tra le superpotenze e consegnato a deliri etnici, nazionalisti, razzisti e religiosi. Per quanto le superpotenze possano essere ripugnanti, la distensione nei loro conflitti \u00e8 una condizione sine qua non per evitare disastri diffusi. Dobbiamo quindi sforzarci di raggiungere un compromesso. Questo non salverebbe l\u2019umanit\u00e0, ma ne guadagnerebbe una tregua e, forse, una speranza\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>E le opinioni pubbliche europee?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Se tutto questo ha un senso, se i consigli di Habermas, di Morin e di altri sono fondati e le decisioni di Biden non sembrano orientate a tenerne conto e quindi chi governa in America non d\u00e0 segnali rivelatori di un atteggiamento intenzionato a \u201cpesare attentamente ogni grado aggiuntivo di sostegno militare\u201d, ci\u00f2 significa che la decisone di stabilire quale \u00e8 la soglia oltrepassata la quale si possa ritenere che gli occidentali sono entrati in guerra con la Russia viene lasciata a Putin senza eccessive preoccupazioni. Ma ci\u00f2 ci espone sul serio al rischio di una escalation militare di vaste proporzioni, la cui decisione tra l\u2019altro non \u00e8 controllata a Ovest. Ci sono cio\u00e8 tutte le condizioni per cui un esito catastrofico sia il risultato di un meccanismo che nessuno controlla pi\u00f9. Mi pare che preoccupazioni di questo genere siano presenti anche nell\u2019intervista rilasciata il 3\/05 da papa Francesco, nell\u2019idea che si stia andando oltre la guerra mondiale a pezzettini, nei suoi ripetuti e insistenti tentativi di ottenere un incontro con Putin a Mosca, nella percezione che Putin non sia disponibile a fermarsi, nell\u2019accenno a quell\u2019 \u201cabbaiare della Nato alla porta della Russia\u201d che potrebbe aver \u201cfacilitato\u201d la sua ira e infine nell\u2019affermazione \u201cper la pace non c\u2019\u00e8 abbastanza volont\u00e0\u201d. E sorgono domande difficili: quanto e in quali paesi europei la consapevolezza cui Habermas e Morin richiamano \u00e8 presente? Se lo \u00e8 vi sar\u00e0 un tentativo concertato, tra alcuni paesi europei almeno, di far riflettere gli alleati americani (per non dire degli scapigliati inglesi\u2026) sui rischi impliciti nella situazione e di esortarli a un maggiore equilibrio tra esigenze di sostegno alla resistenza ucraina e tentativi di trovare una accettabile e necessaria via di uscita diplomatica? E infine: decisioni di questa natura, che riguardano il destino di tutti e di ciascuno, possono essere lasciate solo a chi governa, \u201ctecnico\u201d o politico che sia? Non vi \u00e8 uno spazio qui perch\u00e9 le opinioni pubbliche europee facciano sentire la loro voce come avvenne in occasione dell\u2019invasione dell\u2019Iraq? O andiamo tutti a berci l\u2019aperitivo al bar? <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Alessandro Castegnaro<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diagnosi e consigli dei grandi vecchi La crisi dei missili a Cuba e quella ucraina Come anche voi certamente vedete, i termini del conflitto in corso stanno diventando sempre pi\u00f9 espliciti e preoccupanti. Nel contempo l\u2019opinione pubblica italiana non sembra essere posta nelle condizioni di rendersi conto di quanto sta accadendo. 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