{"id":4214,"date":"2022-03-10T17:00:00","date_gmt":"2022-03-10T17:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4214"},"modified":"2022-05-10T18:32:59","modified_gmt":"2022-05-10T18:32:59","slug":"sophie-scholl-e-la-rosa-bianca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4214","title":{"rendered":"Sophie Scholl e la Rosa Bianca"},"content":{"rendered":"\n<p><em>L&#8217;articolo seguente \u00e8 stato pubblicato il 29 aprile 2021 su <em>\u201cDie Zeit\u201d<\/em>, ed \u00e8 stato  <strong>tradotto da Umberto Lodovici<\/strong>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Maximilian Probst<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/image-28.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3786\" width=\"169\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/image-28.png 149w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/image-28-50x50.png 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><em>Nel giugno del 1942 almeno un centinaio di persone a Monaco di Baviera trova nella buca delle lettere un volantino firmato dalla Rosa bianca. I destinatari non sono casuali, sono borghesi e intellettuali che i giovani del gruppo di resistenza attorno ad Hans Scholl e Alexander Schmorell considerano i responsabili morali di una nuova Germania. Per sei mesi cercheranno di diffondere un messaggio di ribellione contro un regime che considerano intollerabile e suicida recapitando altri volantini.&nbsp; Negli ultimi due si rivolgono a tutti i tedeschi e, infine, agli studenti: forse saranno loro a risvegliare quel popolo di sonnambuli. Invece, non accade nulla; solo in pochi rispondono, ma tra questi c\u2019\u00e8 Sophie Scholl, la sorella di Hans, studentessa di filosofia e biologia, ventun anni, oltre alla sua lucida intelligenza, Sophie mette a disposizione le sue competenze organizzative maturate aiutando il padre, Robert Scholl, consulente fiscale ed energico sindaco di Ulma, ma anche obiettore di coscienza durante la Prima guerra mondiale. <\/em><\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><em>Sar\u00e0 proprio lei la prima dei sei condannati per ghigliottina il 22 febbraio 1943, dopo che il gruppo della Rosa bianca era stato scoperto dalla Gestapo. Il 13 luglio verranno giustiziati Alexander Schmorell e il professor Kurt Huber. Quest&#8217;anno, il 9 maggio, ricorrono i cento anni dalla nascita di Sophie Scholl; in Germania \u00e8 stata consacrata come eroina della resistenza&nbsp;tedesca ed esempio per le giovani generazioni. Maximilian Probst \u2013 nipote di Christoph Probst, giustiziato lo stesso giorno dei fratelli Scholl \u2013 racconta come questa timida ragazza sia passata nella memoria collettiva da ombra del fratello a icona stessa del gruppo di opposizione della Rosa bianca.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esistenza di Sophie Scholl \u00e8 stata breve, si \u00e8 conclusa a 21 anni. Lunga \u00e8 invece la sua sopravvivenza nella memoria culturale, che dura ormai da 79 anni. Si sa praticamente tutto della sua breve vita. In molte occasioni l\u2019hanno raccontata testimoni, storici, giornalisti, oltre ad autori e registi. Solo in vista del suo centesimo compleanno, il 9 maggio 2021, sono state pubblicate due nuove biografie. Tutte le fonti sulla sua vita sono state consultate ed \u00e8 improbabile che se ne aggiungano di nuove.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 nonostante, la lunga vita di Sophie Scholl nella memoria collettiva, che inizia dopo la sua morte per ghigliottina il 22 febbraio 1943, \u00e8 relativamente inesplorata. Come ha fatto Sophie Scholl, che si \u00e8 unita tardi alla Rosa Bianca, a diventare il volto di questo gruppo di resistenza, se non addirittura il volto della resistenza per eccellenza, la donna pi\u00f9 famosa di tutta la storia tedesca?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Thomas Hartnagel pu\u00f2 dare una risposta a questa domanda. \u00c8 il figlio di Fritz Hartnagel, fidanzato per molti anni di Sophie Scholl. Fino alla fine, i due si sono scritti lunghe lettere che il figlio ha pubblicato dopo la morte del padre che si era sempre opposto a renderle pubbliche. Ma Thomas Hartnagel non \u00e8 legato a Sophie Scholl solo per motivi famigliari, ma anche per ragioni professionali, ha infatti studiato storia e l\u2019ha insegnata per quarant\u2019anni in un liceo di Amburgo. Durante una passeggiata si ferma e dice: \u201cSe Inge Scholl non avesse scritto il suo libro, Sophie Scholl, come tanti altri combattenti della resistenza, oggi sarebbe dimenticata\u201d. Inge Scholl \u00e8 la sorella maggiore di Sophie e la zia di Thomas Hartnagel; dopo la guerra il padre Fritz spos\u00f2 infatti Elisabeth Scholl, la terza sorella. Con \u201cil suo libro\u201d, si intende il primo resoconto sul gruppo di resistenza di Monaco, pubblicato nel 1952 da Inge.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo libro, che si intitola semplicemente&nbsp;<em>Die Weisse Rose<\/em>&nbsp;(<em>La rosa bianca<\/em>), ha raggiunto un pubblico enorme e ancora oggi influisce sull\u2019interpretazione del gruppo di resistenza di Monaco. Nella sua dissertazione sulla ricezione della Rosa Bianca, la storica Christine Hikel ha tracciato in dettaglio come \u00e8 nato e perch\u00e9 ha avuto tanto successo il libro di Inge Scholl. L\u2019autrice aveva gi\u00e0 concepito lo schema del racconto quando fu presa in custodia cautelare dai nazisti dopo l\u2019esecuzione dei suoi fratelli. Alcuni discorsi commemorativi, trasmissioni radio e appunti sono poi confluiti in questo testo pubblicato nell&#8217;immediato dopoguerra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Al centro del libro ci sono i due fratelli. In che contesto sono cresciuti, come si sono entusiasmati da adolescenti per il nazionalsocialismo, in che modo sono stati coinvolti nella Giovent\u00f9 hitleriana, prima di prenderne le distanze e di riscoprire la fede cristiana. Inge Scholl racconta la resistenza principalmente dal punto di vista di Sophie: si unisce alle serate di lettura del circolo di amici, scopre un volantino, sospetta che dietro ci sia suo fratello e diventa cos\u00ec partecipe dell\u2019azione di opposizione. Infine, come culmine del libro, si racconta la scena dell\u2019atrio in cui Hans e Sophie distribuiscono i volantini all\u2019universit\u00e0 di Monaco, vengono arrestati, interrogati e condannati a morte insieme a Christoph Probst davanti al cosiddetto Tribunale del popolo. Il libro si conclude con un cenno al secondo processo, in cui gli altri membri del gruppo \u2013 Alexander Schmorell, Willi Graf e il professore di filosofia Kurt Huber \u2013 vengono condannati alla pena capitale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Due chiavi di lettura rendevano questo racconto particolarmente attuale per la giovane Repubblica Federale. In primo luogo, l\u2019enfasi che Inge Scholl dava al fatto che la riflessione dei due fratelli ruotasse attorno al tema della libert\u00e0. Durante la guerra fredda, questo argomento era diretto anche contro la Repubblica democratica che aveva subito integrato la resistenza di Monaco nella sua memoria antifascista e molto presto aveva intitolato una scuola a Sophie Scholl.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Inge aveva elaborato e reso pubblica una seconda chiave di lettura della resistenza gi\u00e0 nelle fasi precedenti alla pubblicazione del suo libro. Ha ritratto i suoi fratelli come martiri di una morale superiore che, seguendo Cristo, avevano dato la loro vita per \u201criconciliare il popolo tedesco, per guarire la sua storia\u201d. Questa retorica rispondeva alle esigenze diffuse alla fine della guerra. Hitler e i suoi seguaci erano visti come una cricca di criminali incolti che erano spuntati dal nulla per sedurre le masse. La Rosa Bianca, invece, che citava Schiller, Goethe e Novalis nei suoi volantini, testimoniava l\u2019esistenza mai venuta meno di un\u2019\u201caltra Germania\u201d, caratterizzata dall\u2019interiorit\u00e0 cristiana e da un idealismo culturalmente radicato. Ma nessuno all\u2019epoca doveva porre la questione se non fosse stata proprio questa tradizione tedesca quella che aveva reso possibile Hitler. Posta invece nei termini di Inge Scholl, commemorare Hans e Sophie sortiva un effetto di sollievo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si tratta di uno schema che si ripete da allora. Ogni epoca riscopre gli aspetti di Hans e Sophie Scholl che meglio si adattano alla sua auto-percezione. Sophie Scholl \u00e8 diventata un mito che spesso rivela pi\u00f9 delle speranze, sensibilit\u00e0 e paure di chi di volta in volta ne interpreta la vicenda, piuttosto che della persona storicamente data.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Thomas Hartnagel, nipote di Inge Scholl, ricorda che gi\u00e0 da ragazzo aveva l\u2019impressione che il libro della zia si concentrasse troppo sui due fratelli: \u201cParlava degli amici in modo solo marginale, mentre era Sophie Scholl in realt\u00e0 una figura marginale nelle azioni del gruppo\u201d. Altri interpreti hanno fatto riflessioni simili ad Hartnagel. Nel 1968, il primo studio completo del gruppo di resistenza fu pubblicato dal giovane storico Christian Petry. Non era pi\u00f9 una raccolta di ricordi di famiglia, ma un\u2019opera di erudizione storica. Petry si concentr\u00f2 su Hans Scholl e Alexander Schmorell e allarg\u00f2 la cerchia delle persone coinvolte fino ad includere il ramo di Amburgo della Rosa Bianca. L\u2019importanza di Sophie Scholl per la resistenza si riduceva notevolmente in questo contesto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/71uf08fxhl.jpeg?itok=4z4dADqi\" alt=\"\" width=\"204\" height=\"310\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>La pubblicazione dell\u2019opera provoc\u00f2 uno scandalo. Inge Scholl arriv\u00f2 a negare al libro di Petry ogni legittimit\u00e0 non riuscendo a riconoscere pi\u00f9 i suoi fratelli nella ricostruzione offerta da Petr, che criticava la loro leggerezza sprezzante della morte. Thomas Hartnagel dice oggi che la reazione di sua zia \u00e8 stata estremamente negativa e rivela: \u201cCome parente, non puoi giocare a fare il censore, devi permettere agli storici di avere la loro opinione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il libro di Petry ha fatto scalpore soprattutto perch\u00e9 ha interpretato la resistenza in modo diverso dal solito. Non ha avuto paura di parlare di un suo fallimento. In particolare, la decisione di distribuire i volantini nell\u2019atrio dell\u2019universit\u00e0 dimostra, secondo lui, che i fratelli Scholl non erano in grado di valutare con razionalit\u00e0 politica la situazione in cui si erano trovati ad agire. Petry interpreta la loro azione come un atto deliberato di sacrificio da parte degli Scholl, deciso senza consultazione e che aveva portato anche il resto del gruppo alla morte. Dietro questo sacrificio, tuttavia, riconosce la tradizione idealista cristiana della borghesia tedesca che, dopo la fallita rivoluzione del 1848, aveva \u201cdisperato della sua capacit\u00e0 di agire politicamente ed era quindi giunta alla conclusione che la politica fosse una cosa sporca\u201d, a cui si contrapponeva come ideale positivo un atteggiamento di integrit\u00e0 morale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec, invece di rendere onore all\u2019\u201caltra Germania\u201d, preservata da Hans e Sophie, come aveva fatto Inge Scholl, Petry ha messo sotto accusa proprio questa Germania, la cui borghesia non era stata in grado di impedire l\u2019ascesa di Hitler e i cui tentativi di combatterlo erano falliti. La conclusione di Petry era allora che, moralmente, l\u2019atto degli Scholl non poteva essere cancellato dalla storia, ma da un punto di vista politico, non poteva rappresentare alcun esempio nel 1968. In quegli anni altre erano le istanze: gli studenti manifestavano nelle strade contro la guerra del Vietnam e contro la sottomissione del Terzo Mondo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo il 1968, il ricordo di Hans e Sophie Scholl si affievol\u00ec per alcuni anni. Christian Petry \u00e8 stato incolpato anche di questo. Aveva completamente relegato la resistenza della Rosa Bianca a un passato privo di punti di collegamento con il presente, senza i quali risultava impossibile una cultura viva della memoria. Tuttavia questa lettura non rende giustizia alle riflessioni di Petry. Non voleva soffocare il ricordo, semmai dargli una nuova direzione e impedire la glorificazione acritica, mentre, dopo la morte di Che Guevara, un nuovo mito vittimistico della lotta rivoluzionaria si imponeva alle menti degli studenti pi\u00f9 estremisti. In una presentazione del suo libro per la rivista&nbsp;<em>Stern<\/em>, Petry, insieme al suo amico Vincent Probst, figlio di Christoph Probst, si \u00e8 espresso contro questa forma di eroismo sacrificale, riassumendo il suo pensiero nella frase: \u201cVogliamo vivere per poter agire\u201d. In definitiva, Petry, lui stesso studente in quell\u2019epoca, voleva indicare ai suoi compagni galvanizzati dalla lotta un\u2019opposizione prudente verso quella \u201cmarcia attraverso le istituzioni\u201d suggerita da Rudi Dutschke, per la quale Hans e Sophie Scholl non potevano davvero servire da modello.<\/p>\n\n\n\n<p>Hermann Vinke ha seguito questo percorso in quegli anni. Nel 1968 entr\u00f2 nella sezione locale dell\u2019Opposizione extraparlamentare nella tranquilla citt\u00e0 di Papenburg e organizz\u00f2 manifestazioni contro la guerra del Vietnam. Alla fine della sua carriera di giornalista ha lavorato come corrispondente estero e direttore in un ente radiotelevisivo. Nella storia della ricezione della Rosa Bianca, Vinke \u00e8 considerato decisivo per la riscoperta di Sophie Scholl. Nel 1979 ebbe lunghe conversazioni non solo con Inge Scholl, ma anche con Fritz Hartnagel che fino ad allora non aveva quasi mai raccontato della sua fidanzata Sophie. Attraverso questi due testimoni, Vinke ha anche avuto accesso alle fotografie di Sophie e dei suoi amici, a lettere, annotazioni di diario e disegni che hanno rivelato come la la sorella di Hans fosse una giovane donna artisticamente dotata, estremamente intelligente ed emancipata.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Vinke trasform\u00f2 il materiale raccolto in un libro-collage coinvolgente per i giovani che fu pubblicato nel 1980 con il titolo&nbsp;<em>Das kurze Leben der Sophie Scholl<\/em>. \u00c8 la prima pubblicazione dedicata a una singola figura del gruppo della Rosa Bianca; Vinke si chiede per questo gi\u00e0 nella prima frase: \u201cSi pu\u00f2 scrivere solo di Sophie Scholl? I fratelli Hans e Sophie non sono fatti per stare insieme?\u201d Vinke giustifica comunque il suo libro sottolineando che Sophie era estremamente indipendente, come dimostrano le sue lettere e le pagine di diario stampate nel libro da cui si ricava una profondit\u00e0 \u201cche difficilmente permette la distanza da parte del lettore\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.doppiozero.com\/sites\/default\/files\/styles\/nodo767x\/public\/unnamed_2.jpeg?itok=Sr0m0su9\" alt=\"\"\/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nella sua casa in un sobborgo di Brema, Vinke dice che Sophie Scholl gli apparve come \u201cil cuore della Rosa Bianca\u201d. Dietro di lui c\u2019\u00e8 un giardino con un corso d\u2019acqua e dei vecchi alberi, racconta: \u201cQuello che mi \u00e8 piaciuto particolarmente di Sophie \u00e8 la sua vicinanza alla natura\u201d. Le foto del libro la mostrano arrampicata su un albero o in piedi in uno stagno con la sua gonna arruffata, col suo taglio di capelli corto che ricorda sia gli anni venti che la moda attuale. Sophie Scholl come una giovane femminista verde e anticonformista, questa era l\u2019identificazione che Vinke offriva ai suoi giovani lettori. E molti di loro, come rivela l\u2019enorme successo del libro, si sono riconosciuti nell\u2019immagine di questa giovane Sophie.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano infatti lettori prevalentemente di genere femminile. Il libro \u00e8 stato pubblicato nella collana \u201cM\u00e4dchen &amp; Frauen\u201d dalla casa editrice Otto Meier Verlag Ravensburg. Ma come ha fatto Hermann Vinke ad arrivare a Sophie Scholl? Bene, la sua risposta ci ricorda la legge storica che dietro ogni uomo intelligente c\u2019\u00e8 una donna che \u00e8 almeno altrettanto intelligente. In questo caso, si tratta dell\u2019editore Elisabeth Raabe. Al telefono, l\u2019ormai 82enne racconta come ide\u00f2 un programma giovanile femminista nella casa editrice molto conservatrice. Aveva sentito parlare di Sophie Scholl in giovent\u00f9, ma non molto di pi\u00f9. \u00c8 arrivata a Sophie nel 1977 per vie traverse, ossia attraverso&nbsp;<em>Hitler \u2013 Eine Karriere<\/em>, un film documentario sul dittatore diretto da Joachim Fest, giornalista e biografo di Hitler.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il film ha scatenato una feroce polemica. Siccome le riprese di Hitler erano tratte da materiale di propaganda dei cinegiornali, Wim Wenders scrisse sul giornale Zeit che Fest aveva ceduto acriticamente al fascino del suo soggetto. Elisabeth Raabe era affascinata e al tempo stesso disturbata dal film. Se lo ricorda chiaramente: \u201cMi ha mostrato quanto poco conoscessi la storia del nazismo\u201d. Quando si \u00e8 diplomata al liceo negli anni cinquanta, \u201cle lezioni di storia si fermavano all\u2019anno 1918\u201d. Dopo aver visto il film, molto emozionante, si rese conto che mancava una biografia reale di Hitler per i giovani lettori e pens\u00f2 di affidarne il compito allo storico Peter Borowsky. In seguito, il suo sguardo sul passato tedesco si rese ancora pi\u00f9 attento e si appassion\u00f2 all\u2019idea di pubblicare un libro su Sophie Scholl.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Da Hitler a Sophie Scholl, questo passaggio riapparir\u00e0 pi\u00f9 tardi nella storia della ricezione. Per il successo del libro di Hermann Vinke, tuttavia, un altro elemento ha giocato un ruolo importante: la riscoperta della Shoah. Nel 1979 fu trasmessa alla televisione tedesca la serie americana&nbsp;<em>Holocaust<\/em>&nbsp;che, con grande coinvolgimento emotivo, raccontava la vita della famiglia ebrea Wei\u00df. Questa attenzione ai destini individuali dei perseguitati provoc\u00f2 un\u2019onda di interesse per le vittime del regime nazista. Di conseguenza, anche la lettura di Christian Petry riguardo a Hans e Sophie Scholl appariva improvvisamente fuori dal tempo. Aveva criticato il sacrificio dei fratelli, la scena dell\u2019atrio, come politicamente sbagliato, ma ora l\u2019attenzione si era spostata su chi era effettivamente caduto vittima del regime nazista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In questo contesto in cui la memoria della Sho\u00e0 diventa centrale, due film tedeschi sulla Rosa Bianca uscirono nel 1982. Sia&nbsp;<em>Die Wei\u00dfe Rose&nbsp;<\/em>di Michael Verhoeven che&nbsp;<em>F\u00fcnf letzte Tage<\/em>&nbsp;di Percy Adlon riprendono l\u2019approccio di Hermann Vinke, considerando Sophie Scholl come il cuore della resistenza. Questo approccio \u00e8 stato seguito nel 2005 anche dal film di Marc Rothemund&nbsp;<em>Sophie Scholl \u2013 die letzten Tage<\/em>&nbsp;che ha vinto l\u2019Orso d\u2019argento della Berlinale per la migliore regia ed \u00e8 stato successivamente presentato come candidato all\u2019Oscar tra i film stranieri. Hollywood stessa deve ancora occuparsi di Sophie Scholl, ma sembra quasi solo una questione di tempo. Soprattutto perch\u00e9 Sophie Scholl \u00e8 comunque ben conosciuta anche fuori dalla Germania.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Umberto Lodovici lo sa meglio di tutti. Lodovici, che ha un dottorato in filosofia, sta attualmente lavorando a una nuova e pi\u00f9 ampia storia della ricezione della Rosa Bianca. In una lunga passeggiata a Monaco lungo l\u2019Isar, davanti alla villa di Thomas Mann \u2013 che rese omaggio agli studenti resistenti in uno dei suoi discorsi alla radio della BBC dagli Stati Uniti, poco dopo loro esecuzione \u2013 il quarantenne racconta come la storia della Rosa Bianca e di Sophie Scholl venne accolta negli Stati Uniti, in Francia e in Italia. Come il&nbsp;<em>New York Times<\/em>, la rivista&nbsp;<em>Time<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>The Nation<\/em>&nbsp;ne hanno riferito all\u2019epoca. Racconta come a New York, in una cerimonia commemorativa per gli studenti assassinati, Eleanor Roosevelt e l\u2019attivista nera per i diritti civili Anna Arnold Hedgeman parlarono a nome di tutti i popoli oppressi. Come in Francia il ricordo della Rosa Bianca era servito negli anni sessanta alla riconciliazione con la Germania. Come, per le stesse ragioni, nel 1985 alla presenza di Inge Scholl sia stata inaugurata la Piazza Hans e Sophie Scholl a Marzabotto, dove le Waffen-SS compirono uno dei loro peggiori massacri in Europa occidentale. E come gli intellettuali di sinistra, da Altiero Spinelli all\u2019attuale presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, abbiano scoperto la Rosa bianca per il progetto di unificazione europea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Attraverso il Giardino Inglese a Schwabing, il veneziano Lodovici spiega che Sophie Scholl \u00e8 diventata un simbolo di umanit\u00e0, universalmente valido, al di l\u00e0 di un tempo storico concreto e di uno spazio geografico preciso. Alla breve vita di Sophie Scholl \u00e8 seguita la sua lunga vita nella memoria collettiva, pu\u00f2 questa trasformarsi in un mito valido per tutto?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Per Lodovici, anche questo ha le sue insidie. La memoria, dice, ha bisogno di un luogo. Arrivato in Franz-Joseph-Strasse, davanti all\u2019appartamento in cui Hans e Sophie Scholl hanno vissuto negli ultimi mesi, mostra una targa commemorativa. Poi riproduce un video sul suo cellulare all\u2019ingresso della casa, un\u2019intervista che ha guadagnato un pubblico di milioni di visualizzazioni, anche perch\u00e9 conclude il film&nbsp;<em>La caduta<\/em>&nbsp;sugli ultimi giorni di Hitler nel bunker, interpretato da Bruno Ganz. Il video mostra Traudl Junge, l\u2019ultima segretaria del dittatore che visse a Monaco dopo la guerra, che racconta: \u201cUn giorno sono passata davanti alla targa commemorativa che era stata fissata nella Franz-Joseph-Strasse per Sophie Scholl e l\u00ec ho visto che era nata il mio stesso anno e che era stata giustiziata l\u2019anno in cui mi ero messa al servizio di Hitler. E in quel momento ho capito che essere stata giovane non era una scusa\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi, si potrebbe trasmettere questo messaggio alle anime confuse che, come \u201cJana di Kassel\u201d che ha pubblicamente protestato a Kassel contro le misure imposte dal governo causa della pandemia, pensano di far parte della resistenza contro la \u201cdittatura Merkel\u201d sull\u2019esempio di Sophie Scholl. Ma Umberto Lodovici mira a qualcos\u2019altro, qualcosa di pi\u00f9 grande: non dobbiamo usare sempre Sophie Scholl per difendere lo status quo, per difendere la democrazia liberale contro la destra, non basta. Quello che \u00e8 successo a Traudl Junge nel luogo in cui ci troviamo, lui lo chiama: \u201cil risveglio della coscienza\u201d. E dovremmo chiederci, qui e ora, con Sophie Scholl, se non siamo anche noi parte di un problema. Se non ci possa essere un mondo radicalmente diverso, migliore, pi\u00f9 giusto, per cui valga la pena lottare. \u201cAltrimenti ci rendiamo la vita troppo facile con Sophie Scholl\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;articolo seguente \u00e8 stato pubblicato il 29 aprile 2021 su \u201cDie Zeit\u201d, ed \u00e8 stato tradotto da Umberto Lodovici. Maximilian Probst Nel giugno del 1942 almeno un centinaio di persone a Monaco di Baviera trova nella buca delle lettere un volantino firmato dalla Rosa bianca. 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