{"id":4818,"date":"2024-02-06T09:44:17","date_gmt":"2024-02-06T09:44:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4818"},"modified":"2024-02-06T09:44:18","modified_gmt":"2024-02-06T09:44:18","slug":"pace-in-medio-oriente-la-forza-delle-citta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4818","title":{"rendered":"Pace in Medio Oriente: la forza delle citt\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>di <em>Patrizia Giunti<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Intervento per l&#8217;incontro promosso da \u00abAssisi pace giusta\u00bb lo scorso 4 febbraio a Firenze<\/em><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/PGiunti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/PGiunti.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4819\" width=\"244\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/PGiunti.jpg 553w, https:\/\/www.rosabianca.org\/wp-content\/uploads\/PGiunti-261x300.jpg 261w\" sizes=\"auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>\u00abMa perch\u00e9 dovremmo preoccuparci delle generazioni future che cosa hanno fatto loro per noi?\u00bb Con questo interrogativo, frutto della ironia dolente di un maestro del surreale, come fu Groucho Marx, un economista italiano, pi\u00f9 volte ministro della Repubblica, Enrico Giovannini, apre un suo volume recentissimo, di pochissimi anni fa, sul tema dello sviluppo sostenibile. L&#8217;intento \u00e8 chiaramente quello di lavorare sulla portata paradossale di questo interrogativo per far emergere immediatamente a quella che \u00e8 la conclusione nella quale tutti ci riconosciamo, ovverosia quella della necessit\u00e0 ineliminabile della solidariet\u00e0 intergenerazionale.<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p>Questo stesso interrogativo, insieme malinconico e graffiante, a mio avviso, potrebbe essere piegato per formulare una domanda di senso per la nostra presenza qui, questa mattina, popolo dell&#8217;associazionismo che si riunisce in questa che \u2013 \u00e8 stato ricordato \u2013 \u00e8 la sala simbolo e immagine della nostra citt\u00e0. Ma perch\u00e9 devo andare di domenica mattina a Palazzo Vecchio, rinunciando a quell&#8217;unica ora di sonno in pi\u00f9 che soltanto la domenica mi posso ritagliare, per andare a occuparmi del Medio Oriente e proclamare la pace in Medio Oriente: non \u00e8 il mio paese, non \u00e8 la mia guerra.<br>E anche in questo caso l&#8217;effetto retorico del paradosso fa emergere immediatamente la risposta nella quale ci sentiamo coinvolti ed \u00e8 una risposta che ci chiama in causa innanzitutto sul piano civico, perch\u00e9 come cittadini sappiamo di riconoscerci nella nostra Carta costituzionale e la Carta costituzionale dice che l&#8217;Italia ripudia la guerra come mezzo per la risoluzione delle controverse internazionali. E questo ripudio noi siamo chiamati ad interpretare costantemente, proclamandolo a tutta voce.<br>E la risposta ci accompagna ed emerge immediatamente anche sul piano sul piano religioso e ci coinvolge nella misura in cui siamo donne e uomini di Fede, perch\u00e9 sappiamo che la comunione, l&#8217;incontro con l&#8217;altro, passa anche, come ci dice il cardinale Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, attraverso l&#8217;ecumenismo della sofferenza, l&#8217;empatia del dolore.<br>Sono risposte forti, importanti. Eppure forse non bastano per darci conto della fatica, perch\u00e9 di autentica fatica si tratta, con la quale dobbiamo confrontarci nel momento in cui ci troviamo a dar conto e a spiegarci le ragioni di una conflittualit\u00e0 lunghissima che recuperiamo nei meandri di secoli, che ci riporta sicuramente alla fine della seconda guerra mondiale, a quella risoluzione 181 delle Nazioni Unite, che ormai tutti conosciamo, ma che ancora pi\u00f9 indietro nel tempo ci riporta alla fine della prima Guerra mondiale e alla caduta dell&#8217;impero ottomano e ancora indietro nei secoli sino all&#8217;impero romano.<br>E cos\u00ec dobbiamo studiare sul piano geografico le caratteristiche di territori bellissimi, ma difficili, perennemente attraversati da tensioni politiche culturali, dall&#8217;ingordigia delle brame di potere e della sete degli interessi economici.<br>Tutto questo sforzo di comprendere per arrivare a formulare una opzione di pace consapevole e credibile, per arrivare a chiedere un cessate-il-fuoco immediato, che apra ad una prospettiva di soluzione negoziata e finalmente politica, nelle forme dei riconoscimenti che si potranno costruire nei tavoli internazionali.<br>Ebbene tutto questo sforzo al quale siamo chiamati, sforzo di comprensione, sforzo di consapevolezza, tuttavia non ci esonera dal rischio di essere fraintesi nelle nostre proposizioni, dal rischio di essere anche criticati, censurati come portatori di un messaggio di debolezza, se non di ipocrisia, se non addirittura di connivenza, con le ragioni degli uni.<br>E dunque ne vale la pena essere qui? La risposta \u00e8 s\u00ec, ma \u00e8 la risposta che dobbiamo dare ad una domanda diversa, perch\u00e9 \u00e8 diversa la domanda che dobbiamo formulare. Ma siamo sicuri che questa guerra, cos\u00ec come le altre guerre che compongono la guerra mondiale a pezzi, di cui ancora ieri il Santo Padre ci ha parlato nella lettera inviata alle sorelle e ai fratelli ebrei, che questa guerra, che tutte le guerre non ci riguardino personalmente, non ci appartengano? Certo, non possiamo minimamente pensare di comparare la nostra sicurezza attuale con la condizione di chi si trovi sotto i bombardamenti di chi si trovi ostaggio privato della libert\u00e0, di chi abbia perso la vita in attacchi proditori.<br>E, tuttavia, siamo certi che invocando questa mattina la pace per il Medio Oriente noi la invochiamo anche per noi stessi. Dove possiamo dire che finisca una guerra? Quali sono i confini di una guerra? Tutti noi bene conosciamo le conseguenze sul piano delle migrazioni dei popoli, il dramma di intere popolazioni costrette a fuggire e l&#8217;urgenza di una risposta per la loro accoglienza da parte di altri paesi. Cos\u00ec come tutti bene conosciamo le tanto declamate conseguenze economiche collaterali di un conflitto. Lo abbiamo ben visto e lo vediamo tutt&#8217;ora con la guerra in Ucraina, il continente africano, lo vediamo ogni giorno con le conseguenze legate alla instabilit\u00e0 del Medio Oriente.<br>Eppure l&#8217;onda lunga della guerra, l&#8217;onda lunga di tutte le guerre, va ancora pi\u00f9 oltre, ben pi\u00f9 oltre. Nel suo intervento in occasione della celebrazione della Giornata della memoria, il presidente Mattarella ha detto: \u201cSiamo di fronte a un nuovo crinale apocalittico, per usare un&#8217;espressione cara a Giorgio La Pira\u201d. Sono particolarmente grata al presidente Mattarella per queste sue parole e certo non soltanto per il ricordo esplicito di La Pira e del suo impegno per la costruzione della pace nel mondo. Gli sono grata perch\u00e9 con questa affermazione, con queste parole, il Presidente ci ha ricordato e con l&#8217;autorevolezza sua propria della carica che ricopre, che la prospettiva di quell&#8217;abisso dell&#8217;orrore del quale pensavamo di esserci definitivamente liberati, del quale pensavamo di essere ormai definitivamente immuni, quella prospettiva in realt\u00e0 \u00e8 tornata ad abitare la nostra quotidianit\u00e0.<br>L&#8217;alternativa tra la pace e l&#8217;autodistruzione totale \u00e8 un&#8217;alternativa che ci pone di nuovo di fronte all&#8217;urgenza di una scelta ed \u00e8 una scelta difficile, perch\u00e9 la pace \u00e8 una dimensione complessa, che esige la costruzione di una civilt\u00e0 della pace, attraverso il dialogo e grazie al riconoscimento della giustizia e della libert\u00e0 per i singoli e per i popoli.<br>In un celebre discorso del 1969 diceva La Pira: \u201cGuardate, non basta non fare la guerra, ci vuole di pi\u00f9: dobbiamo cambiare qualitativamente la civilt\u00e0 del mondo, dobbiamo passare da una civilt\u00e0 costruita in vista della guerra ad una civilt\u00e0 costruita in vista della pace\u201d. \u201cUna civilt\u00e0 costruita in vista della pace\u201d. Sono le parole di La Pira nel 1969.<br>Per riprendere le parole del Segretario di stato Vaticano, cardinale Parolin, nel suo intervento del 12 gennaio scorso all&#8217;accademia dei Lincei, possiamo dire: la pace come metodo, la pace come traguardo. La pace \u00e8 metodo, \u00e8 il metodo della diplomazia, della diplomazia Vaticana in primo luogo: il dialogo, il rispetto, l&#8217;inclusione per qualsivoglia interlocutore. E la pace come traguardo: traguardo da inseguire sempre con maggior convinzione e sempre con maggiori difficolt\u00e0, perch\u00e9 oggi \u00e8 la guerra ad avere riconquistato il centro della scena e il centro della legittimazione politica, ma soprattutto culturale. \u00c8 la civilt\u00e0 della guerra, come la chiamava La Pira<br>La guerra, \u00e8 stato detto, \u00e8 stata rivalutata e rappresenta non pi\u00f9 soltanto una necessit\u00e0 sofferente, dolorosa, ma ineliminabile, bens\u00ec oggi si accredita anche sul piano etico perch\u00e9 la narrazione ci dice che la vera pace si potr\u00e0 costruire soltanto dopo l&#8217;annientamento militare dell&#8217;altro. Ed ecco, allora, che le grandi armi strategiche tornano a farsi oggetto di interesse ma anche di ammirazione estetica. Ecco che i bilanci statali e sovrastatuali vengono ridimensionati per lasciare pi\u00f9 spazio alle spese per gli armamenti militari. Ed ecco che prestigiose istituzioni universitarie, culturali, ospitano eventi scientifici nei quali si dibatte tranquillamente sulle opportunit\u00e0 offerte dall&#8217;impiego della intelligenza artificiale per rendere pi\u00f9 performanti le nuove strutture militari dal punto di vista della loro capacit\u00e0 distruttiva; una capacit\u00e0 distruttiva che \u00e8 destinata ai civili, in questo nuovo paradigma della guerra del Terzo Millennio, che ormai mette da parte gli eserciti, perch\u00e9 \u00e8 una guerra che si combatte con i civili, sui civili. Ed allora ci viene detto che c&#8217;\u00e8 bisogno \u2013 e ci si sta lavorando \u2013 di una bomba atomica 24 volte pi\u00f9 potente della bomba che distrusse Hiroshima e Nagasaki: 24 volte pi\u00f9 potente. Ma che ci serve? Ci basta molto di meno per segnare la fine della vita sulla terra.<br>Questo \u00e8 il vero effetto lungo della guerra, della guerra in atto, delle guerre in atto, e questa \u00e8 la situazione per la quale noi sappiamo di trovarci coinvolti in prima persona; sappiamo che queste guerre ci appartengono e sappiamo che tutto questo non ci consente di voltare lo sguardo dall&#8217;altra parte.<br>La guerra \u00e8 protagonista della nostra quotidianit\u00e0, la distruzione, la sopraffazione, la sofferenza, sono diventate, appunto, l&#8217;ordinaria follia, la banalit\u00e0 del male che di nuovo ogni giorno ci abita. \u00c8 la civilt\u00e0 della guerra, come ha detto il cardinale Pizzaballa nella sua prolusione di apertura dell&#8217;anno accademico all&#8217;Universit\u00e0 Cattolica nella sede romana di qualche giorno fa. Si tratta anche \u2013 mi permetterei di aggiungere \u2013 soprattutto di un problema di linguaggio, il linguaggio delle istituzioni, il linguaggio dei media \u00e8 un linguaggio che rivaluta la guerra e non si tratta semplicemente del linguaggio della propaganda che c&#8217;\u00e8 sempre stata: oggi c&#8217;\u00e8 molto di pi\u00f9. Nella societ\u00e0 della comunicazione e della comunicazione tecnologica quale noi siamo il linguaggio pieno di odio e di aggressivit\u00e0, il linguaggio che esprime un bisogno di vendetta, cos\u00ec come le immagini che rappresentano con compiacimento la violenza pi\u00f9 brutale sul corpo dell&#8217;altro, sono ben pi\u00f9 che un mezzo di propaganda per la guerra: sono esse stesse strumento di guerra e lo strumento pi\u00f9 pericoloso, perch\u00e9 pi\u00f9 pervasivo, pi\u00f9 capillare, capace di arrivare ovunque con una forza di convincimento che mai \u00e8 stata conosciuta nella storia dell&#8217;umanit\u00e0. \u00c8 il linguaggio che lavora sulla paura ed \u00e8 pertanto capace di alimentare senza limiti e senza controllo un&#8217;altrettanta risposta di violenza e di odio, come risposta alla paura. Ed ecco perch\u00e9, come ci dice il cardinale Pizzaballa, l&#8217;antidoto sta nell&#8217;educazione; ed ecco perch\u00e9 tutti siamo chiamati a fare la nostra parte: nessuno pu\u00f2 tirarsi indietro.<br>Ed \u00e8 educazione in primo luogo alla speranza. Ma cosa significa speranza? \u00c8 la speranza lapiranamente intesa, non \u00e8 certo l&#8217;auspicio di una coscienza fragile, la languida osservazione dell&#8217;altro, immaginando una risposta che in qualche modo arriver\u00e0. \u00c8 la speranza che La Pira coltiva contro la pi\u00f9 profonda delle disperazioni, \u00e8 la speranza che nasce dalla forza di una visione di pace autentica, profonda e nasce dalla fiducia che viene da un gesto concreto di pace: il dialogo, l&#8217;incontro, l&#8217;attenzione, il gesto della compassione, il gesto dell&#8217;empatia, il confronto con chi ha bisogno di noi.<br>\u00c8 il nostro essere \u2013 ancora una volta nelle parole di Papa Francesco \u2013 il nostro essere artigiani di pace. E questo \u00e8 compito che coinvolge ciascuno di noi.<br>La pace \u00e8 l&#8217;opzione pi\u00f9 ambita dai popoli, ma \u00e8 anche l&#8217;opzione pi\u00f9 avversata. I premi Nobel che sono stati assassinati erano i premi Nobel della pace ed erano i premi Nobel per la pace costruita in Medio Oriente: il presidente egiziano Sadat, assassinato nel 1981, premio Nobel per il suo contributo alla conclusione del conflitto Egitto-israeliano negli accordi di Camp David con il presidente Begin. E Rabin, primo ministro israeliano, assassinato per gli accordi di Oslo, conclusi con Arafat.<br>A questi due nomi si aggiunge il nome iconico del movimento di pace: Martin Luther King, il messaggero della pace. Ho un sogno. Sogno il giorno in cui tutti gli uomini, bianchi e neri, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le loro mani e cantare insieme. Luther King, Sadat, Rabin, un cristiano protestante, un musulmano, un ebreo, le tre fedi abramitiche riunite nel sacrificio della loro vita, ma anche nel gesto concreto della speranza di pace. Avrebbe detto La Pira in questa sala, nella quale port\u00f2 i Colloqui mediterranei: \u00e8 il dialogo della famiglia di Abramo, nella sua forma pi\u00f9 alta, nel sacrificio di s\u00e9 per il bene degli altri.<br>Ho iniziato questo il mio intervento con una con un richiamo tra il letterario e il cinematografico e concludo nello stesso senso. Agli inizi del Seicento un poeta religioso e inglese John Donne scrive un sonetto \u2013 \u00e8 una meditazione \u2013 con il quale \u00e8 rimasto contro le sue stesse aspettative incredibilmente celebre nel nostro tempo, perch\u00e9 in questo sonetto dice John Donne: \u201cPer chi suona la campana?\u201d, (il romanzo di Hemingway, il bellissimo film con una straordinaria giovanissima Ingrid Bergman). \u201cPer chi suona la campana?\u201d, dice John Donne, \u201cfaccio parte dell&#8217;umanit\u00e0, perch\u00e9 nessuno uomo \u00e8 un&#8217;isola e ogni morte mi diminuisce, ogni morte \u00e8 la mia morte e perci\u00f2 quando senti la campana non domandare per chi suona la campana, la campana suona per te\u201d. Ecco, quando sentiamo il grido di dolore di una vittima della guerra, quando avvertiamo in lontananza dalle trasmissioni televisive alle quali assistiamo il fragore dei bombardamenti o il crepit\u00eco delle mitragliatrici, non chiediamoci per chi sono, da dove vengono, sono per noi, riguardano noi e a noi ci chiedono di dire: \u201cfermate la guerra\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><em>E&#8217; possibile rivedere l\u2019intero incontro (<a href=\"https:\/\/youtu.be\/Xv9WlHTGwgw?fbclid=IwAR3pgamIOe_1Elg-EyWFce1sQq4R9hm7D7Lfhw3j62lbhMMgQ0i6IZKrPYM\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">https:\/\/youtu.be\/Xv9WlHTGwgw<\/a>).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Patrizia Giunti Intervento per l&#8217;incontro promosso da \u00abAssisi pace giusta\u00bb lo scorso 4 febbraio a Firenze \u00abMa perch\u00e9 dovremmo preoccuparci delle generazioni future che cosa hanno fatto loro per noi?\u00bb Con questo interrogativo, frutto della ironia dolente di un maestro del surreale, come fu Groucho Marx, un economista italiano, pi\u00f9 volte ministro della Repubblica, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.rosabianca.org\/?p=4818\" class=\"more-link\">Continua la lettura di <span class=\"screen-reader-text\">Pace in Medio Oriente: la forza delle citt\u00e0<\/span> <span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-4818","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-04-28 15:49:39","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category","extraData":[]},"publishpress_future_workflow_manual_trigger":{"enabledWorkflows":[]},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4818","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4818"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4818\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4820,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4818\/revisions\/4820"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4818"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4818"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.rosabianca.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4818"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}